Luciano Moggi

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Luciano Moggi (Monticiano, 10 luglio 1937) è un ex dirigente sportivo e manager calcistico italiano. Personaggio controverso e discusso del calcio italiano, è stato dirigente di Roma, Lazio, Torino, Napoli e Juventus. Nel maggio 2006 il suo nome è stato collegato ad un'inchiesta giudiziaria per truffa in ambito sportivo, detta Calciopoli.

Indice

[modifica] Biografia

Dipendente delle ferrovie, Moggi entra nel calcio maggiore negli anni settanta.

Luciano Moggi muove i primi passi come osservatore e scopritore di nuovi talenti per la Juventus alle dipendenze del direttore generale Italo Allodi, ma ben presto, dopo la rottura con il presidente Giampiero Boniperti che non gli consente neppure l’accesso in sede, passa a fare il consulente di mercato per la Roma del presidente Gaetano Anzalone. Le sue quotazioni salgono dopo avere “soffiato” Roberto Pruzzo alla Juventus, ma le cose cambiano con l’arrivo alla presidenza della società giallorossa di Dino Viola che lo allontana dopo essere venuto a conoscenza del fatto che “Lucianone”, alla vigilia della partita con l’Ascoli, è stato a cena con l’arbitro dell’incontro Pieri.

Nel 1980, dopo lo scandalo del calcio scommesse viene assunto dalla Lazio per "moralizzare" la squadra coinvolta nell'inchiesta e qui riveste la carica di Direttore Sportivo. La fallita promozione della società, che a seguito dello scandalo era stata retrocessa in Serie B, ed una gestione disastrosa, lo costringono a “cambiare aria” e si trasferisce al Torino del presidente Sergio Rossi e dell’amministratore delegato Luciano Nizzola. Al Torino rimane per sei anni subendo anche la contestazione dei tifosi forse a causa dei disastrosi colpi di mercato portati a termine (come l’argentino Patricio Hernandez) o saltati (lo jugoslavo Safet Sušić ed il catanzarese Borghi).

Dal Torino passa al Napoli, tra le cui fila giocava Diego Armando Maradona. Dopo la prima storica vittoria dello Scudetto da parte della squadra partenopea, nel 1991 Moggi torna al Torino del presidente Gian Mauro Borsano. Qui, tra fondi neri e frodi fiscali legate alla compravendita di giocatori inesistenti, Moggi viene inquisito insieme al suo collaboratore Pavaresi per illecito sportivo e favoreggiamento della prostituzione per le “squillo” fornite agli arbitri in occasione delle partite di Coppa UEFA della squadra granata[1]. La sentenza è però di proscioglimento anche perché Pavaresi si è assunto tutte le responsabilità. Anche dal lato sportivo, la frode non sussiste in quanto la frode sportiva non si applica alle gare UEFA, che chiude velocemente le proprie indagini. Moggi viene condannato a tre mesi di reclusione e tre milioni di multa per evasione fiscale[2].

Lasciato il Torino, Moggi torna alla Roma di Franco Sensi.

Nel 1994 dalla capitale “Lucky Luciano” (altro soprannome di Moggi dovuto ad un'opera del giornalista Marco Travaglio) passa alla Juventus dell’amministratore delegato Antonio Giraudo e dove verrà definito dall’avvocato Gianni Agnelli, che non lo ama troppo ma lo sopporta per alcuni colpi di mercato e per i successi della squadra, “lo stalliere del re, che deve conoscere tutti i ladri di cavalli”[3] . Qui rimane fino al maggio 2006 quando viene collegato ad un'inchiesta giudiziaria per truffa in ambito sportivo, detta Calciopoli. Questo gli ha valso diverse citazioni in varie canzoni, la più nota delle quali è Siamo una squadra fortissimi di Checco Zalone, e addirittura durante le ultime elezioni per il Presidente della Repubblica, c'è stato un deputato che ha scritto sulla scheda il nome "Luciano Moggi" (voto valido, come per tutti i cittadini italiani in possesso dei requisiti previsti dalla Costituzione).

Anche suo figlio Alessandro è stato un manager sportivo che curava gli interessi di numerosi giocatori attraverso la società Gea World (prima che la Gea si sciogliesse).

Nel 2007 Luciano Moggi ha pubblicato la sua autobiografia (scritta con Enzo Bucchioni e Mario D'Ascoli) intitolata: Un calcio nel cuore, pubblicata dalla TEA.

Attualmente collabora con il quotidiano Libero e con l'emittente televisiva campana Telecapri Sport.

[modifica] Lo scandalo Calciopoli

Il 4 maggio 2006 furono pubblicate su alcuni giornali alcune intercettazioni telefoniche di un'inchiesta archiviata dal tribunale di Torino (i cui faldoni erano stati trasmessi all'allora presidente della Figc, Franco Carraro) in cui alcuni dirigenti (Luciano Moggi e Giacinto Facchetti), si informavano con il designatore arbitrale Pierluigi Pairetto, delegato arbitrale Uefa, sui nomi di alcuni direttori di gara che dovevano essere (o erano stati, nel caso di Facchetti) sorteggiati per dirigere le partite della prossima Champions League.

Da qui, l'uscita a cadenza giornaliera sui quotidiani di ulteriori intercettazioni provenienti da un'inchiesta ancora in corso della Procura di Napoli (Indagine Offside) aperta nel 2004 per indagare su un giro di scommesse clandestine.

Scoppiò quindi uno scandalo mediatico che portò il 16 maggio alle dimissioni di Moggi e degli altri due dirigenti Antonio Giraudo e Roberto Bettega, in un'inchiesta che teorizzava il reato di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva.

Inoltre, sempre stando alle intercettazioni, Moggi intratteneva singolari rapporti con alcuni soggetti (tra cui Fabio Baldas, ex arbitro e all'epoca moviolista de Il Processo di Biscardi, trasmissione che andava in onda su La7) che gravitavano attorno al giornalismo sportivo italiano, grazie alla condiscendenza dei quali poteva esercitare pressioni atte a mettere in buona o cattiva luce l'operato di arbitri e società a seconda delle convenienze del caso.

È stato accusato di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minacce e violenza privata nell'ambito dell'inchiesta GEA. Secondo i pm romani Palaia e Palamara, Luciano e Alessandro Moggi, nonché Franco Zavaglia, sarebbero stati i promotori del sistema di potere che avrebbe portato la Gea World ad esercitare una funzione dominante nel mondo del calcio. Nel capo di imputazione si afferma che i tre avrebbero creato la Gea per "acquisire il maggior numero di procure sportive, tramite esse, ottenere un potere contrattuale in grado di incidere in maniera determinante sul mercato calcistico, per condizionare la gestione dei calciatori e, di riflesso, quella di svariate squadre del campionato di calcio". Tale accusa è venuta a cadere l'8 gennaio 2009 con la sentenza di primo grado emessa dalla X sezione del tribunale di Roma.

In data 11 maggio 2006, ha rassegnato, insieme agli altri membri del CdA, le proprie dimissioni da Direttore Generale della Juventus, decretando così la fine della cosiddetta "Triade" formata da lui stesso, Antonio Giraudo e Roberto Bettega.
A luglio, la Corte Federale della FIGC conferma la squalifica di Moggi per 5 anni con richiesta di radiazione.

Il 3 ottobre del 2008 è stato rinviato a giudizio insieme ad altri 24 imputati nell'inchiesta. Al relativo processo, l' 11 novembre 2008 il PM ha chiesto una condanna a 6 anni per Moggi per associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minaccia e violenza privata, senza le attenuanti del caso per il pessimo comportamento tenuto in aula. 5 anni di condanna sono stati richiesti per suo figlio.

L'8 gennaio 2009 la X sezione del tribunale di Roma ha assolto Luciano Moggi e tutti gli altri componenti della GEA World dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza, sconfessando così le tesi dei PM Palaia e Palamara. Essa, tuttavia, ha condannato Luciano Moggi a 1 anno e 6 mesi di reclusione per violenza privata nei confronti dei calciatori Blasi ed Amoruso. Con Luciano Moggi è stato condannato anche il figlio Alessandro. In quest'occasione il presidente della Juventus Cobolli Gigli ha affermato che se saranno pronunciate nuove sentenze miti sul conto della società torinese, "allora dovremo avere la coscienza che gli scudetti della Juventus sono 29 e non due di meno, che ci sono stati tolti".[4]

Il 20 gennaio 2009 è iniziato a Napoli il processo di Calciopoli che vede Moggi come imputato. A causa delle mancate notifiche ad alcuni degli imputati, si è avuto un primo rinvio al 24 marzo, mentre il 9 febbraio, il procedimento avrà inizio per gli undici imputati che hanno scelto di avvalersi del rito abbreviato.

Il 14 maggio 2009 c'è stata la prima sentenza ordinaria riguardo al cosiddetto scandalo Calciopoli. Il Giudice di Pace di Lecce ha assolto Luciano Moggi e l'arbitro Massimo De Santis accusati di frode sportiva, in concorso per aver alterato l'andamento delle gare Lecce-Juventus e Lecce-Fiorentina del campionato 2004-2005, come sancito dalle sentenze sportive. In particolare il giudice ha stabilito che: «non è stato in alcun modo prova­to il fatto descritto», «il Giudicante non ri­tiene inoltre pienamente util­izzabili le sentenze rese da­gli organi di giustizia sporti­va essendo quest’ultimo giu­dizio strutturalmente diver­so rispetto al giudizio ordina­rio. Né si ritiene che le intercettazioni telefo­niche richiamate nel corso del giudizio possano avere valenza pro­batoria, non essendo utiliz­zabili in un procedimento di­verso da quello nel quale es­se sono disposte» .[5]

[modifica] Carriera dirigenziale

[modifica] Note

  1. ^ http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/sport/calcio/crollo-triade/crollo-triade/crollo-triade.html visto il 21 gennaio 2009
  2. ^ http://www.rubentus.it/index.php?option=com_content&view=article&id=445:uso-terapeutico&catid=53:caratteristiche&Itemid=60 dove è consultabile parte del testo del libro di Marco Travaglio (visto il 21 gennaio 2009)
  3. ^ http://archiviostorico.corriere.it/2006/maggio/18/Ora_scopriremo_conti_all_estero_co_9_060518060.shtml visto il 21 gennaio 2009
  4. ^ Corriere della Sera "Processo Gea, condannati solo i Moggi"
  5. ^ [1]

[modifica] Bibliografia

  • Marco Travaglio, Lucky Luciano – Intrighi, maneggi e scandali del padrone del calcio italiano Luciano Moggi, 3, Milano, Kaos edizioni, 2006. ISBN 8879531646
  • Moggi L., Bucchioni E., D'Ascoli M., Un calcio nel cuore, TEA, 2007, 250 p..

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