Scandalo del calcio italiano del 1980

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Lo scandalo del calcio-scommesse 1980 è uno scandalo che colpì il calcio italiano nella stagione agonistica 1979-1980 e vide coinvolti giocatori, dirigenti e società di Serie A e B, i quali truccavano le partite di campionato attraverso scommesse clandestine che per la FIGC rappresentavano casi di illecito sportivo. Le società coinvolte nell'inchiesta erano Milan,[1] Lazio,[1] Bologna, Avellino, Perugia e Pescara in Serie A, Palermo e Taranto in Serie B. Il Pescara fu l’unica società ad essere prosciolta dall’inchiesta.

Si trattò del primo grande scandalo di illeciti sportivi e partite truccate nella storia del calcio italiano, tanto che il presidente federale Artemio Franchi (all'epoca anche presidente dell'UEFA) decise, in seguito, di rassegnare le dimissioni dalla carica che ricopriva e il tutto avveniva a soli tre mesi dall'inizio del Campionato europeo di calcio 1980, che si sarebbe disputato proprio in Italia, il che faceva perdere molta credibilità al calcio nazionale, sia in patria che all'estero.

Indice

[modifica] Gli arresti

Il 1º marzo 1980, un commerciante all'ingrosso di ortofrutta, Massimo Cruciani, presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, sostenendo di essere stato truffato. Egli, tramite Alvaro Trinca, proprietario di un ristorante di cui era fornitore, era venuto in contatto con alcuni giocatori della Lazio, che lo avevano indotto a scommettere su alcune partite di Serie A che erano state "combinate". Tuttavia, non tutti i risultati concordati si erano verificati, facendo perdere a Cruciani somme ingenti (centinaia di milioni di lire).

In seguito alla denuncia di Cruciani e di Trinca, il 23 marzo 1980 (24° turno di Campionato di Serie A e 27° turno di Campionato di Serie B) la magistratura fece effettuare una serie di arresti proprio sui campi di gioco, a fine incontri. Le manette scattarono per i giocatori Stefano Pellegrini dell'Avellino, Sergio Girardi del Genoa, Massimo Cacciatori, Bruno Giordano, Lionello Manfredonia e Giuseppe Wilson della Lazio, Claudio Merlo del Lecce, Enrico Albertosi e Giorgio Morini del Milan, Guido Magherini del Palermo, Gianfranco Casarsa, Mauro Della Martira e Luciano Zecchini del Perugia. Altri ricevettero ordini di comparizione, tra cui Paolo Rossi del Perugia, Giuseppe Dossena e Giuseppe Savoldi del Bologna, e Oscar Damiani del Napoli.

Di Morini si accertò la consegna a Roma di 20 milioni, forniti dal presidente rossonero Felice Colombo, avvolti in carta da giornale per far tacere Fabio Trinca e Massimo Cruciani a seguito della partita contro la Lazio, giocata il 6 gennaio e vinta dal Milan 2-1[2], mentre Paolo Rossi venne accusato d'aver concordato il pareggio dell'incontro tra Avellino e Perugia, giocato il 30 dicembre 1979 e finito 2-2.

Le immagini degli arresti e delle camionette di Polizia e Guardia di Finanza presenti negli stadi sono famose ancora oggi per essere state riprese in diretta nel corso della trasmissione sportiva 90º minuto[3].

Il 23 dicembre 1980 tutti gli indagati vennero prosciolti poiché il fatto, a livello penale, non costituiva reato. Vennero invece presi provvedimenti in ambito calcistico, in quanto venne provata l'accusa di illecito sportivo[4].

[modifica] Sentenza di primo grado

La sentenza di primo grado fu resa pubblica dalla Commissione Disciplinare della Lega Nazionale Professionisti tra la fine di maggio e la prima metà di giugno, a campionati conclusi, con l’eccezione del calciatore Giuseppe Wilson per la gara tra Milan e Lazio del 6 gennaio, che fu giudicato il 13 luglio, e con le eccezioni di Giancarlo Antognoni e Piergiorgio Negrisolo, che furono giudicati il 24 luglio per l’incontro tra Pescara e Fiorentina del 10 febbraio, vinto dalla Fiorentina 2-1[5].

[modifica] Serie A

Società

  • 600px Bianco e Rosso (Croce) e Rosso e Nero (Strisce).svg Milan: retrocessione in Serie B.
  • 600px Verde e Bianco con lupo.png Avellino: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
  • 600px Rosso e Blu (Strisce) con croce Rosso e Giallo.svg Bologna: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
  • 600px Rosso con grifone Bianco.png Perugia: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
  • 600px Bianco e Celeste con aquila.svg Lazio: multa di 10 milioni con diffida.

Tesserati società

Calciatori

[modifica] Serie B

Società

Calciatori

[modifica] Sentenza d'appello

Nel processo d'appello la CAF, con sentenze inappellabili rese pubbliche tra il 19 e il 31 luglio 1980, con l’eccezione dei calciatori Giuseppe Wilson, per la gara tra Milan e Lazio del 6 gennaio, Giancarlo Antognoni e Piergiorgio Negrisolo, per l’incontro tra Pescara e Fiorentina del 10 febbraio, che furono giudicati il 29 settembre. Furono confermate la maggior parte delle decisioni di primo grado con sconti di pena in alcune situazioni e con un aumento della pena in altre[3][5][6].

[modifica] Serie A

Società

  • 600px Bianco e Celeste con aquila.svg Lazio: retrocessione in Serie B.
  • 600px Bianco e Rosso (Croce) e Rosso e Nero (Strisce).svg Milan: retrocessione in Serie B.
  • 600px Verde e Bianco con lupo.png Avellino: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
  • 600px Rosso e Blu (Strisce) con croce Rosso e Giallo.svg Bologna: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
  • 600px Rosso con grifone Bianco.png Perugia: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.

Tesserati società

Calciatori

[modifica] Serie B

Società

  • 600px Rosa e Nero in diagonale con aquila.png Palermo: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
  • 600px Blu e Rosso (Strisce).png Taranto: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.

Calciatori

[modifica] Stagione 1980-1981

In seguito alle sentenze, il quadro iniziale dei campionati di Serie A e B nella stagione 1980-1981 si presentava così:

[modifica] Serie A

[modifica] Serie B

[modifica] Amnistia

Dopo la vittoria dell'Italia nel Campionato mondiale di calcio 1982, la FIGC fece una sorta di amnistia, condonando due anni di sospensione ai calciatori che in quel momento erano squalificati (Pellegrini, Cacciatori, Della Martira, Albertosi, Giordano, Wilson, Manfredonia, Petrini, Savoldi e Zecchini in Serie A, Magherini e Massimelli in Serie B)[2]. Ci furono cambiamenti anche a livello di squalifica dei tesserati: il massimo periodo di squalifica era limitato a cinque anni con proposta di radiazione, e la radiazione dei tesserati poteva deciderla il presidente federale anziché i giudici sportivi.

[modifica] Conseguenze

  • Per il Milan la retrocessione del 1980 fu la prima nella sua storia. Dopo aver vinto il Campionato di Serie B 1980-1981, retrocesse nuovamente tra i cadetti, al termine della stagione 1981-1982, a causa del terzultimo posto in classifica.
  • La Lazio tornò in Serie B dopo otto anni (e dopo aver vinto uno Scudetto nel 1974) ma dovette aspettare il 1983 per ritornare in Serie A.
  • L'Avellino e il Bologna non risentirono dei cinque punti di penalizzazione.
  • Il Perugia, partendo con cinque punti di penalizzazione, retrocesse in Serie B al termine della stagione successiva.
  • Il Palermo, senza penalizzazione, avrebbe ottenuto una salvezza tranquilla senza soffrire fino alle ultime gare, mentre il Taranto, retrocesso in Serie C1, si sarebbe salvato.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Altri progetti

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ a b Italian FA under emergency rule, BBC Sport, 16 maggio 2006 (vedi ultimo capoverso).
  2. ^ a b Quando il calcio fini' in carcere Nel 1980 Lazio e Milan in B, 20 squalificati
  3. ^ a b E quel giorno dell' 80 il pallone finì in galera (Repubblica)
  4. ^ Il calcio ha deciso: ritorna lo straniero
  5. ^ a b Paolo Carbone, Il pallone truccato - L'illecito nel calcio italiano, Milano, Libri di Sport Editore, 2003. ISBN 978-88-87676-39-6
  6. ^ Allenatori, agenti e procuratori molti vivono ancora nel pallone
  7. ^ UEFA target betting mob, Daily Mail, 2 dicembre 2007.
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