Carlo Petrini (calciatore)

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Carlo Petrini
Carlo Petrini (calciatore).jpg
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Attaccante
Carriera
Giovanili
1964-1968 Genoa Genoa
Squadre di club1
1965-1966 Lecce Lecce 20 (3)
1966-1968 Genoa Genoa 58 (9)
1968-1969 Milan Milan 9 (2)
1969-1971 Torino Torino 17 (1)
1971-1972 Varese Varese 19 (5)
1972-1974 Catanzaro Catanzaro 71 (22)
1974-1975 Ternana Ternana 21 (3)
1975-1976 Roma Roma 24 (6)
1976-1977 Verona Verona 17 (2)
1977-1979 Cesena Cesena 50 (10)
1979-1980 Bologna Bologna 5 (0)
1982-1983 Savona Savona 26 (7)
1983-1984 Cuneo Cuneo 21 (7)
1984-1985 Rapallo Ruentes Rapallo Ruentes 25 (7)
Carriera da allenatore
1985-1986 Rapallo Ruentes Rapallo Ruentes
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Carlo Petrini (Monticiano, 29 marzo 1948Lucca, 16 aprile 2012) è stato un calciatore e scrittore italiano, di ruolo attaccante.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giocatore[modifica | modifica sorgente]

Attaccante attivo soprattutto nella seconda metà degli anni sessanta e negli anni settanta e cresciuto nelle giovanili del Genoa, passò al Lecce (Serie C 1965-1966), tornò al Genoa (Serie B, 1966-1968), quindi cominciò l'avventura ai vertici del calcio italiano: al Milan di Nereo Rocco nel 1968-1969, al Torino dal 1969 al 1971, con cui vinse la Coppa Italia 1970-1971, al Varese nella stagione successiva, nel Catanzaro dal 1972 al 1974, alla Ternana nel 1974-1975, nella Roma di Nils Liedholm durante l'annata 1975-1976, al Verona sempre in Serie A (1976-1977), al Cesena dal 1977 al 1979 e al Bologna nel 1979-1980.

La carriera di Petrini stava già volgendo al termine, quando nella stagione 1979-1980 scoppiò il noto scandalo del calcioscommesse del 1980: Petrini fu ritenuto uno dei calciatori responsabili dello scandalo e venne squalificato per tre anni e sei mesi. Solo dopo la riduzione della squalifica, concessa dalla FIGC nel 1982 in seguito alla vittoria dell'Italia al Mondiale spagnolo, il calciatore tornò a giocare nel Savona in Serie C2, prima di chiudere con il Rapallo Ruentes nel Campionato Interregionale 1984-1985.

In carriera ha totalizzato complessivamente 112 presenze e 19 reti in Serie A e 179 presenze e 41 reti in Serie B.

Allenatore[modifica | modifica sorgente]

Ha avuto anche una breve esperienza da allenatore alla guida del Rapallo Ruentes nel Campionato Interregionale 1985-1986, conclusa con la retrocessione del club in Promozione.

Dopo il ritiro[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver chiuso la carriera nel calcio a metà degli anni ottanta si dedicò agli affari, gestendo per qualche tempo una propria società finanziaria. Dopo un iniziale successo, l'attività fu compromessa dall'accumulo di debiti nei confronti di usurai e dal coinvolgimento dell'ex calciatore in un giro malavitoso. Per sfuggire ai creditori abbandonò l'Italia e si rifugiò in Francia, dove visse per alcuni anni nel completo anonimato.

Le cronache tornarono a occuparsi di Petrini nel 1995, allorché il diciannovenne figlio Diego, morente per un tumore al cervello all'ospedale "Galliera" di Genova, lanciò un appello attraverso i media, chiedendo di poter rivedere un'ultima volta il padre prima di morire, di cui non aveva notizie da ormai sei anni. Diego, promettente calciatore, morì senza aver rivisto Petrini, il quale aveva deciso di non tornare in Italia preferendo non perdere i soldi accumulati all'estero piuttosto che esaudire l'ultimo desiderio del figlio morente[1]. Su questa triste vicenda Petrini scriverà più tardi un toccante libro di poesie, dopo il suo definitivo ritorno in Italia nel 1998.

Ha abitato fino alla fine dei suoi giorni nella natia Monticiano, ed è stato affetto da una grave forma di glaucoma, che gli ha procurato la quasi completa cecità dell'occhio sinistro e la seria compromissione del destro. A detta dei medici che lo hanno curato nel corso degli anni, sottoponendolo a ben cinque interventi chirurgici, la malattia potrebbe essere stata correlata all'assunzione dei tanti farmaci dopanti e no, avvenuta durante la carriera di calciatore.

Nel 2000 Petrini pubblicò la sua autobiografia, intitolata Nel fango del dio pallone (KAOS Edizioni), in cui narrò in prima persona fatti e trascorsi nel mondo del calcio. In particolare, il libro denunciò la pratica del doping che già negli anni sessanta/settanta era dilagante: Petrini scrisse di esservi ricorso più volte con la complicità dei medici sportivi, ma è l'intero sistema-calcio che nel libro viene messo sotto accusa, con le partite già decise in anticipo dalle stesse società, i pagamenti in nero, l'estrema bassezza morale del calciatore tipo.

Successivamente Petrini pubblicò un altro libro intitolato Il calciatore suicidato, dove indagò approfonditamente sulla misteriosa morte di Donato Bergamini, calciatore del Cosenza, ritrovato morto nel 1989 sulla Statale 106, presso Roseto Capo Spulico; Petrini sostenne che la morte del calciatore fosse avvenuta per mano della criminalità locale, nonostante la magistratura ordinaria avesse imputato la scomparsa di Bergamini a un suicidio. Successivamente ha pubblicato altri otto libri, l'ultimo dei quali è intitolato Lucianone da Monticiano, uscito nel 2012. Tutte le pubblicazioni sono edite da Kaos edizioni.

È morto il 16 aprile 2012 all'età di 64 anni[2].

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Critiche al processo sul caso Totonero (2000)[modifica | modifica sorgente]

Pur essendo condannato dalla giustizia sportiva per combinare l'incontro tra il Bologna e l'Avellino, Petrini denunciò alcune irregolarità sul processo celebrato a Milano nell'autobiografia pubblicata nel 2000. Nel 1980 la Juventus e il Bologna furono processate dal Tribunale di Milano per una presunta combine nella partita disputata nello Stadio Renato Dall'Ara il 13 gennaio dello stesso anno, terminata 1-1. In tale incontro dopo circa un'ora di gioco, la Juventus passò in vantaggio grazie ad un errore del portiere rossoblù Giuseppe Zinetti su un tiro dalla distanza di Franco Causio. Dopo una decina di minuti i padroni di casa pareggiarono con un'autorete di Sergio Brio. La partita terminò così in parità fra i fischi del pubblico.

Secondo il racconto postumo di Carlo Petrini, all'epoca giocatore felsineo, le due società si erano accordate per ottenere un pareggio, e quasi tutti i giocatori bolognesi, assieme all'allenatore Marino Perani scommisero sull'incontro tramite Massimo Cruciani, uno dei protagonisti dello scandalo del Totonero. Nel dibattimento processuale la versione dei fatti e la ricostruzione degli avvenimenti in campo fornite da Petrini furono giudicate non veridiche, ed il 26 maggio 1980 entrambe le società furono assolte con formula piena dalle accuse,[3] verdetto che venne confermato in appello dalla CAF il 24 luglio 1980.[4] Petrini contestò nella sua autobiografia il processo sportivo e, tra altri, sostenne che la non testimonianza di Cruciani, a suo dire decisiva per l'esito favorevole agli imputati del processo, fu dovuta all'intervento del presidente bianconero Giampiero Boniperti il quale avrebbe convinto, appunto, Cruciani a non presentarsi in aula, dietro compenso milionario.[5] Il Procuratore Federale Carlo Porceddu dichiarò comunque che le eventuali dichiarazioni di Cruciani sarebbero state ininfluenti.[3]

Nel 2012 gli ex calciatori rossoblù Angelo Castronaro, Renato Sali (che all'epoca avrebbero rifiutato di partecipare alla presunta combine) e Arcadio Spinozzi, intervistati per conto della trasmissione televisiva Le Iene, poco tempo prima della morte di Petrini, affermarono che la partita tra il Bologna e la Juventus fu «effettivamente combinata» per accordo tra le due società, affiancandosi alle dichiarazioni precedentemente fornite dall'allora loro compagno di squadra, ma vennero smentiti da Franco Causio e Roberto Bettega.[6] A tal proposito va detto che la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) non ha inteso riaprire un'indagine per confermare la veridicità di tali affermazioni.

Accuse di doping nel calcio italiano (2000-2006)[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni Petrini si è mostrato preoccupato sul dilagare delle pratiche dopanti tra i giovanissimi, affermando: «Una recente indagine ha dimostrato che un adolescente su tre è disposto a fare uso di sostanze illecite pur di raggiungere il successo nel mondo del calcio. La cosa ancora più inquietante è che il 10% di loro si dichiara ‘pronto a morire per uso di questo sostanze’, pur di assomigliare al proprio idolo sportivo».

Nel 2006, insieme ad altri ex calciatori tra cui Aldo Agroppi, ha aderito all'Associazione vittime del doping fondata da Claudia Beatrice, figlia di Bruno Beatrice, ex centrocampista della Fiorentina morto di leucemia nel 1987 a soli 39 anni.

L'attore Alessandro Castellucci ha tratto dalla vicenda biografica di Nel fango del dio pallone una trasposizione teatrale che è stata rappresentata in tutto il Nord Italia ed in Toscana, riscuotendo un vasto consenso di critica e un notevole apprezzamento da parte del pubblico.

Il regista Gian Claudio Guiducci ha dedicato alla vita di Carlo Petrini un film intitolato Centravanti nato, prodotto da Barbara Balzaretti, in cui con interviste e filmati d'epoca si ripercorre la vita del calciatore, sia in ambito sportivo che a livello personale.

Causa civile intentata da Luciano Moggi[modifica | modifica sorgente]

Luciano Moggi ha intentato una causa civile a Petrini e alla Kaos Edizioni per alcune frasi presenti nel libro Calcio nei coglioni del tipo: “Ci sono voluti i carabinieri per fermare il boss Luciano Moggi”, “il potere delinquenziale dell’amico Lucianone ha permesso al caro Marcello… (Lippi, ndr)”, “la banda Moggi”[7]. Secondo il tribunale di Milano tali frasi non sono diffamatorie ma desumibili dal rapporto dei Carabinieri diffuso anche dai giornali sull’indagine Off-Side del 2005[7]. Nel rapporto erano riportate espressioni tipo “l’influenza di Luciano Moggi sulla gestione della Nazionale italiana di calcio”. Inoltre, sempre secondo il tribunale “Boss”, “banda” e “delinquenziale” sono la “mera trasposizione dei gravi fatti-reato descritti nella denuncia di polizia”. Luciano Moggi è stato condannato a pagare le spese processuali[7].

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Milan: 1968-1969
Torino: 1970-1971

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mi spiace per Diego, ma non posso tornare
  2. ^ Morto ex giocatore Roma Carlo Petrini Corriere.it
  3. ^ a b Il pm Porqueddu: ecco perché la Juventus è stata assolta
  4. ^ La Lazio in B
  5. ^ Nel Fango del dio pallone
  6. ^ "Bologna-Juventus taroccata" le Iene riaprono il caso del 1980 - Bologna - Repubblica.it
  7. ^ a b c L’ultima soddisfazione di Petrini: da morto, ha vinto la causa contro Moggi – Il Fatto Quotidiano

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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