All the Young Dudes (singolo)

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All the Young Dudes
Artista Mott the Hoople
Tipo album Singolo
Pubblicazione luglio 1972
Durata 3 min : 33 s
Album di provenienza All the Young Dudes
Genere[1] Glam rock
Pop rock
Etichetta CBS
Formati 7"
Note Lato B: One of the Boys
Mott the Hoople - cronologia
Singolo precedente
Downtown
(1971)
Singolo successivo
(1972)

All the Young Dudes è una canzone scritta da David Bowie e pubblicata come singolo dai Mott the Hoople nel luglio 1972, con One of the Boys come lato B. Due mesi dopo, quando uscirà l'album eponimo, avrà raggiunto la 3ª posizione nelle classifiche inglesi.[2] Definito da Nicholas Pegg in The Complete David Bowie come l'inno glam definitivo, una glorificazione di tre minuti dell'estetica hot tramp della nuova generazione, All the Young Dudes rivela l'eco di brani come My Generation degli Who («Don't want to stay alive when you're twenty-five», «Non ti accontenti di sopravvivere quando hai venticinque anni») che fanno del brano un grido di battaglia per i disillusi figli della Gran Bretagna di Edward Heath, un panorama nuovamente reazionario caratterizzato da valori anti-permissivi e riarmo morale. Nel 2004 la rivista Rolling Stone l'ha inserita alla posizione 253 nella lista delle 500 migliori canzoni.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. All the Young Dudes (Bowie) - 3:32
  2. One of the Boys (Ralphs, Hunter) - 6:46

La canzone[modifica | modifica wikitesto]

Quando, nel marzo 1972, la strada dei Mott the Hoople incrociò quella del cantante inglese, il gruppo era sul punto di sciogliersi. David Bowie, che in questo periodo era in giro con lo Ziggy Stardust Tour, stava continuando a distribuire nuove composizioni ad altri artisti e aveva mandato alla band un demo di Suffragette City.[3][4] Il bassista dei Mott the Hoople Pete Overend Watts, ricordava: «Aveva scarabocchiato sulla scatola "Questo forse può esservi di qualche utilità, volete farne una cover?". Provammo a suonarlo e non ci sembrava che andasse molto bene». Watts chiamò Bowie per ringraziarlo dicendogli che la band si era ormai sciolta, «mi richiamò dopo due ore dicendomi che aveva parlato con Tony Defries, il suo manager alla MainMan, il quale era disposto a tirarci fuori da quella situazione. Disse "Non solo, dopo che ci siamo parlati ho scritto per voi una canzone che potrebbe essere fantastica"». Dopo qualche giorno David incontrò Watts. «Bowie mi suonò questa canzone, All the Young Dudes, sulla sua chitarra acustica. Non aveva ancora completato il testo ma la canzone mi mandò fuori di testa, soprattutto il ritornello». Watts non perse tempo e presentò Bowie agli altri componenti del gruppo ai quali fece ascoltare il brano.

Come afferma Nicholas Pegg in The Complete David Bowie, la canzone (che Bowie scrisse al culmine del supposto "periodo bisessuale") è stata letta anche come una sorta di manifesto per la liberazione gay, un colpo alla mentalità bigotta secondo la quale l'omosessualità non avrebbe nessun significato al di là dell'atto sessuale in se («We can love, we can really love» / «Siamo capaci di amare, di amare veramente»). Ma secondo Bowie il tenore della canzone era più dark, strettamente legato alla parabola fantascientifica di Ziggy Stardust. In un'intervista a Rolling Stone nel 1973, il cantante spiegava che il bollettino sull'imminente apocalisse rivelata dai "tizi dell'informazione" in Five Years conteneva le stesse notizie comunicate da All the Young Dudes: «è una canzone incentrata su queste notizie, non è un inno per i giovani intesi come nazione a sé stante. È esattamente l'opposto».[5]

La versione definitiva dei Mott the Hoople, prodotta da Bowie e Mick Ronson, fu registrata agli Olympic Studios di Londra il 14 maggio 1972 e il 45 giri fu pubblicato nel mese di luglio con One of the Boys come lato B. La registrazione della performance di Bowie insieme ai Ian Hunter e compagni al Tower Theatre di Philadelphia del 29 novembre 1972 fu inserita nella compilation All the Way From Stockholm to Philadelphia del 1998. Nell 2003, una versione mono è stata inserita come bonus track nella riedizione di Aladdin Sane di David Bowie.

Cover[modifica | modifica wikitesto]

Numerosi sono gli artisti che hanno pubblicato nel corso degli anni una cover di All the Young Dudes. Tra questi:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) All the Young Dudes su Discogs
  2. ^ Classifiche, www.officialcharts.com. URL consultato il 18 dicembre 2013.
  3. ^ Suffragette City, www.5years.com. URL consultato il 18 dicembre 2013.
  4. ^ Suffragette City, www.5years.com. URL consultato il 18 dicembre 2013.
  5. ^ Five Years, rockoddity.com. URL consultato il 18 dicembre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicholas Pegg, The Complete David Bowie, Roma, Arcana, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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