Presidente della giunta regionale

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Il presidente della giunta regionale (o presidente della regione) è, secondo l'art. 121 della Costituzione italiana, uno degli organi della regione; è al contempo presidente della regione, e come tale preposto ad un organo monocratico dell'ente, e presidente (oltre che membro) di un organo collegiale del medesimo ente, la giunta regionale. Dopo l'introduzione della sua elezione popolare diretta, similmente alla figura del governatore statale negli Stati Uniti, si è diffusa nel gergo politico e giornalistico l'abitudine di denominarlo impropriamente governatore.[1]

Per le regioni a statuto ordinario, alle quali si farà riferimento nel seguito, la figura del presidente è disciplinata essenzialmente dalla Costituzione (artt. 121, 122, 126) e dallo statuto regionale.

Per le regioni a statuto speciale è invece disciplinata dallo statuto, che ha forza di legge costituzionale, peraltro in termini generalmente non dissimili rispetto alle regioni a statuto ordinario; va altresì notato che gli statuti di queste regioni adottano per lo più la denominazione "presidente della regione", in luogo di "presidente della giunta regionale" usata solitamente nelle regioni a statuto ordinario.[2]

Elezione[modifica | modifica wikitesto]

L'art. 122 della Costituzione prevede che il sistema di elezione (e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità) del presidente sono disciplinati con legge della regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge statale, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi. Peraltro, secondo il 5° comma dello stesso articolo, il presidente della giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto.

La legge 2 luglio 2004, n. 165, include tra i principi ai quali deve attenersi la legge regionale:

  • la non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del presidente della giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto (art. 2);
  • la contestualità dell’elezione del presidente della giunta regionale e del consiglio regionale, se il presidente è eletto a suffragio universale e diretto; la previsione, negli altri casi, di termini temporali tassativi, comunque non superiori a novanta giorni, per l’elezione del presidente e per l’elezione o la nomina degli altri componenti della giunta (art. 4).

Ne segue che, sebbene la Costituzione mostri una chiara preferenza per l'elezione diretta, è lasciata la possibilità alle singole regioni di optare per una diversa soluzione e, in particolare, per l'elezione da parte del consiglio regionale, come avveniva prima della riforma operata dalla legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1. Tale possibilità di scelta va ricondotta alla previsione dell'art. 123 della Costituzione, secondo il quale lo statuto regionale determina la forma di governo della regione. In effetti, l'elezione diretta tende ad avvicinare la figura del presidente regionale a quella del presidente di una repubblica presidenziale; viceversa, l'elezione da parte del consiglio regionale tende ad avvicinarlo al primo ministro di un governo parlamentare.

Allo stato attuale la totalità degli statuti regionali ordinari ha optato per l'elezione diretta. Quanto alle regioni a statuto speciale, in Valle d'Aosta e nel Trentino - Alto Adige, nella prima il presidente della regione è ancora eletto dal consiglio regionale, ma nella seconda tale carica è ricoperta alternativamente dai presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano; nelle rimanenti è eletto direttamente dalla popolazione.

L'art. 122, 2° comma, della Costituzione stabilisce che nessuno può appartenere a un consiglio o a una giunta regionale e, contemporaneamente, ad una delle camere del Parlamento, ad un altro consiglio o ad altra giunta regionale, oppure al Parlamento europeo.

Eleggibilità ad un terzo mandato[modifica | modifica wikitesto]

È sorta una controversia sulla ricandidatura ad un terzo mandato dei presidenti di giunta regionale eletti con suffragio universale e diretto prima dell'entrata in vigore della legge n. 165/2004. Alle elezioni regionali del 2010 si trovavano in questa condizione Roberto Formigoni e Vasco Errani, poi risultati vincitori nelle rispettive regioni (Lombardia il primo, Emilia-Romagna il secondo).

La loro ricandidatura è stata contestata a livello accademico,[3][4] in quanto contrastante con l'art. 2, lett. f), legge n. 165/2004,[5] che stabilisce la non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del presidente della giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto. Per altra dottrina, tale normativa di principio non sarebbe invece immediatamente applicabile in assenza di una legge elettorale regionale di recepimento [Brunetti L., Sulla pretesa ineleggibilità al terzo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale, sul sito http://www.forumcostituzionale.it/site/images/stories/pdf/documenti_forum/paper/0201_brunetti.pdf] ovvero il mandato in corso nel 2004 non sarebbe computabile, perché già iniziato all'entrata in vigore della legge n. 165/2004.

Pure escludendo il mandato 1995-2000, in cui venne eletto dal consiglio regionale e non a suffragio universale e diretto, Formigoni aveva governato per i successivi due mandati (2000-2005 e 2005-2010). Chi sosteneva la candidabilità di Formigoni per un quarto mandato la giustificava affermando che il mandato in corso nel 2004 non avrebbe dovuto essere preso in considerazione, perché già iniziato all'entrata in vigore della legge 165/2004, posticipando, quindi, al 2015 l'effettiva operatività del divieto di rielezione. Discorso analogo poteva essere fatto per Vasco Errani.[6]

Va al riguardo ricordato che una sentenza della Corte Suprema di Cassazione (la n. 2001 del 2008) aveva escluso la possibilità di ricandidatura per i sindaci in una fattispecie analoga.[4]

I Giudici sia per Vasco Errani[7] che per Roberto Formigoni si sono espressi con diverse pronunce a favore dell'elezione dei due Presidenti per il terzo mandato poiché la legge n.165/2004 non è immediatamente applicabile ma richiede un recepimento a livello regionale (che né in Emilia né in Lombardia è stato adottato).

In Sicilia lo statuto speciale prevede espressamente che "la carica di Presidente della Regione può essere ricoperta per non più di due mandati consecutivi".

Mandato[modifica | modifica wikitesto]

Se eletto dai cittadini, il presidente della regione rimane in carica per l'intera durata della legislatura, fissata in cinque anni (art. 5 della L. 165/2004). Tuttavia il mandato presidenziale può cessare prima di tale termine in due casi, previsti entrambi dall'art. 126 della Costituzione.

Secondo il primo comma dell'art. 126 con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del consiglio regionale e la rimozione del presidente della giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto è adottato sentita una commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge statale. Si tratta, dunque, di una misura eccezionale, volta a fronteggiare situazioni di particolare gravità che, finora, non è mai stata adottata.

Il secondo comma dell'art. 126 stabilisce invece che il consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del presidente della giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione di sfiducia qui prevista è un istituto tipico della forma di governo parlamentare, assente invece in quella presidenziale; la Costituzione, tuttavia, prevede la sfiducia anche nel caso in cui lo statuto abbia optato per l'elezione diretta del presidente, introducendo così una rilevante deviazione dal modello presidenziale classico; d'altra parte, l'effetto della sfiducia è diverso a seconda della forma di governo scelta, poiché, nel caso di elezione diretta del presidente, opera il principio simul stabunt vel simul cadent, applicazione più stringente del concetto di sfiducia distruttiva.

Tale principio è sancito sempre nell'art. 126 laddove prevede che l'approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del presidente della giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l'impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della giunta e lo scioglimento del consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il consiglio. Ne segue che, se lo statuto ha optato per l'elezione del presidente da parte del consiglio regionale, la sfiducia costringe in presidente alle dimissioni, secondo la tipica dinamica della forma di governo parlamentare; se, invece, lo statuto ha optato per l'elezione a suffragio universale, la sfiducia determina la simultanea decadenza del presidente e del consiglio regionale.

Funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'art. 121 della Costituzione il presidente della giunta rappresenta la regione; dirige la politica della giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica. Ha, quindi, a livello regionale un ruolo paragonabile a quello di capo del governo. In tutte le regioni il presidente è, inoltre, membro del consiglio regionale.

Secondo l'art. 122 della Costituzione: "Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta".

Gli statuti regionali precisano le attribuzione delineate dai predetti articoli della Costituzione, prevedendo altresì che il presidente presenta al consiglio regionale i disegni di legge e gli altri provvedimenti di iniziativa della giunta; indice le elezioni regionali e i referendum previsti dallo statuto; convoca e presiede la giunta, stabilendone l'ordine del giorno; assegna ad ogni assessore funzioni ordinate organicamente per gruppi di materia (le cosiddette "deleghe") e dirime i conflitti di attribuzione tra gli stessi.

Nell'esercizio delle sue funzioni il presidente della regione adotta provvedimenti amministrativi, solitamente in forma di decreto. Va tuttavia rammentato che, in virtù del principio di separazione tra funzioni di indirizzo politico-amministrativo e di gestione, i provvedimenti presidenziali, come quelli degli altri organi politici, non possono invadere l'ambito delle funzioni di gestione, riservate ai dirigenti, salve le eccezioni espressamente previste dalla legge. Per lo stesso motivo, il presidente non è più titolato a stipulare contratti per la regione (mentre può stipulare gli accordi di programma, data la loro natura politica); gli statuti regionali hanno invece generalmente conservato in capo al presidente la rappresentanza processuale dell'ente.

Il presidente della giunta regionale è autorità sanitaria regionale. In questa veste, ai sensi dell'art. 32 della legge n. 833/1978 e dell'art. 117 del D.Lgs. n. 112/1998, può anche emanare ordinanze contingibili ed urgenti, con efficacia estesa all'intero territorio regionale o parte di esso comprendente più comuni, in caso di emergenze sanitarie e di igiene pubblica.

Regioni a statuto speciale[modifica | modifica wikitesto]

I presidenti delle regioni a statuto speciale hanno diritto di partecipare alle sedute del Consiglio dei ministri in cui si trattano questioni riguardanti interessi che, distaccandosi da quelli generali e comuni a tutte le regioni o ad una categoria di esse, si configurano come propri delle rispettive regioni. Tuttavia, mentre i presidenti di Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige hanno solo voto consultivo, al Presidente della Regione Siciliana è riconosciuto diritto di voto deliberativo e rango di ministro (d.lgs 21 gennaio 2004, n. 35).

In alcune regioni a statuto speciale (Valle d'Aosta, Sicilia e Sardegna) il presidente è anche investito di funzioni dell'autorità di pubblica sicurezza.

Il presidente della Sardegna fa parte della delegazione italiana all'Unione europea o in altre organizzazioni internazionali quando vi sono in gioco interessi rilevanti per la regione.

Presidenti in carica[modifica | modifica wikitesto]

Regione Foto Presidente Mandato Partito
Inizio Fine
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Valle d'Aosta
Augusto Rollandin.jpg Augusto Rollandin 1º luglio 2008 2018 Union Valdôtaine
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Piemonte
Chiamparino.jpg Sergio Chiamparino 25 maggio 2014 2019 Democratico
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Liguria
Giovanni Toti 1º giugno 2015 2020 Forza Italia
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Lombardia
Roberto Maroni, Premio lotta alla mafia, 2010.jpg Roberto Maroni 18 marzo 2013 2018 Lega Nord
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Veneto
Luca Zaia 2011.jpg Luca Zaia 13 aprile 2010 2020 Lega Nord
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Trentino-Alto Adige
Ugo Rossi - Festival Economia 2013.JPG Ugo Rossi 27 febbraio 2014 2019 PATT
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Friuli-Venezia Giulia
Debora serracchiani2.JPG Debora Serracchiani 22 aprile 2013 2018 Democratico
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Emilia-Romagna
Stefano Bonaccini 2014.jpg Stefano Bonaccini 23 novembre 2014 2019 Democratico
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Toscana
Enrico Rossi.JPG Enrico Rossi 16 aprile 2010 2020 Democratico
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Marche
Luca Ceriscioli 31 maggio 2015 2020 Democratico
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Umbria
Catiuscia Marini.jpg Catiuscia Marini 30 marzo 2010 2020 Democratico
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Lazio
Nicola Zingaretti - Festa Unità Roma 2012.JPG Nicola Zingaretti 12 marzo 2013 2018 Democratico
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Abruzzo
Luciano D'Alfonso 25 maggio 2014 2019 Democratico
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Molise
Paolo Di Laura Frattura 26 febbraio 2013 2018 Democratico
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Campania
Vincenzo De Luca.jpg Vincenzo De Luca 1º giugno 2015 2020 Democratico
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Basilicata
Marcello Pittella 18 novembre 2013 2018 Democratico
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Puglia
Michele Emiliano.jpg Michele Emiliano 1º giugno 2015 2020 Democratico
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Calabria
Mario Oliverio.jpg Mario Oliverio 22 novembre 2014 2019 Democratico
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Sicilia
Rosario Crocetta2012.jpg Rosario Crocetta 10 novembre 2012 2017 Democratico
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Sardegna
Francesco Pigliaru 17 febbraio 2014 2019 Democratico

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si tratta di una denominazione non presente in alcun atto formale e impropria anche perché, essendo gli Stati Uniti una federazione, i loro governatori, a differenza dei presidenti delle regioni italiane, dispongono di alcune prerogative tipiche di un capo di Stato, quali il potere di grazia per i reati di competenza statale o il potere di veto sulle leggi approvate dal parlamento statale. Oltretutto, nella tradizione giuridica italiana, il titolo di governatore è stato in passato utilizzato per una figura del tutto diversa: l'antenato dell'attuale prefetto.
  2. ^ La Regione Lombardia nello "Statuto d'Autonomia della Lombardia" utilizza la dizione "Presidente della Regione".
  3. ^ Angiolini V., Raveraira M. Il limite del doppio mandato alla immediata rielezione del Presidente della giunta regionale: una questione complessa sul sito Federalismi.it
  4. ^ a b Ainis M., La terza via di Errani e Formigoni su La Stampa del 25 gennaio 2010
  5. ^ Legge 2 luglio 2004, n. 165, "Disposizioni di attuazione dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione"
  6. ^ Formigoni ed Errani non possono ricandidarsi?, wittgenstein.it. URL consultato il 28-01-2010.
  7. ^ bur —

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]