Totò, Peppino e... la dolce vita

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Totò, Peppino e... la dolce vita
Paese di produzione Italia
Anno 1961
Durata 87 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere comico
Regia Sergio Corbucci
Soggetto Steno, Lucio Fulci
Sceneggiatura Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi, Mario Guerra
Produttore Mario Mariani, Gianni Buffardi per MB film
Fotografia Alvaro Mancori
Montaggio Renato Cinquini
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Piero Filippone
Costumi Maria Baroni
Trucco Nilo Jacoponi (trucco), Carlo Sindici (parrucco)
Interpreti e personaggi

Totò, Peppino e... la dolce vita è un film del 1961 diretto da Sergio Corbucci ed interpretato da Totò e Peppino De Filippo. Il film è stato realizzato negli stabilimenti Titanus Farnesina su negativi Dupont S.2, sviluppo e stampa Istituto N.Luce.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Antonio Barbacane viene mandato dal ricco nonno a Roma per cercare di corrompere dei politici affinché spostino il tracciato di un'autostrada sulle proprie terre al fine di aumentarne il valore. Egli, invece di provvedere, si abbandona ai piaceri della capitale pur non avendo un lavoro fisso. Per controllarne l'operato viene inviato lì suo cugino Peppino, segretario comunale del paese, moralista ed integerrimo a tal punto da far rimuovere i manifesti del film La dolce vita. Sulle prime Peppino non è disponibile alla missione ma si convince una volta che Pasquale un suo compaesano gli legge una lettera di Antonio in cui dava posti, si negava ad Anita Ekberg e dava consigli a Fanfani. Antonio invece sta sbarcando il lunario come posteggiatore abusivo a via Veneto dove però è conosciuto da tutti. Arrotonda infatti gli incassi con i servizi che procura ai nobili, frequentatori di quel posto: vende a credito pacchetti di sigarette, presta denaro con interessi anticipati anche a babbo morto, procura donnine allegre a chi ha voglia di divertirsi, mette in contatto i venditori coi clienti interessati all'acquisto di automobili di lusso. Un certo presidente della S.p.a. tramite un amico, il conte Oscar, è in attesa di ricevere una partita di coca. I venditori sono pedinati dalla polizia e poco prima di essere arrestati riescono a liberarsi della merce facendola scivolare nella tasca del cappotto del conte. Questi per evitare problemi avvicina Antonio, suo conoscente, con un pretesto, gli fa indossare il cappotto e lo invita al 'Pipistrello', un night-club alla moda, con quel vestito. Questo abito lo fa apparire benestante al cospetto di Peppino che, dopo essere stato coinvolto involontariamente in una scazzottata prontamente fotografata dai paparazzi, trova Antonio su quella strada. Rifiutati i rimproveri del nonno portati da Peppino, Antonio lo porta in giro. Due belle straniere dopo aver litigato con i loro uomini per ripicca li abbandonano e vanno a fare la conoscenza dei due Barbacane seduti a un tavolino. Antonio sfrutta l'ignoranza di Peppino per parlare in un ipotetico inglese ma per loro fortuna le ragazze comprendono l'italiano e accettano con entusiasmo la proposta di portarle a ballare al 'Pipistrello'. Sebbene i due non siano frequentatori di locali non mostrano alcun disagio divertendo le ragazze e portando confusione. A un certo punto della serata arriva Oscar che si fa notare da Antonio per recuperare la scatola, ma lui finge di non vederlo. Il conte a questo punto lascia andare Elena la sua amante a perquisire Antonio impegnato in pista con la straniera, ma invano. Antonio infatti ha aperto l'astuccio e credendo che fosse borotalco ne ha diffuso il contenuto nell'aria eccitando tutti i presenti. Il nonno intanto sta sorvegliando i nipoti di nascosto e depreca i loro comportamenti. È notte alta e Peppino è ubriaco e stanco. Antonio lo colloca nel bagagliaio di un'auto in sosta nella quale si accomoda per riposare. Ma la macchina non rimane lì tutta la notte: il suo proprietario, l'avvocato Guglielmo detto Guco, infatti la porta via accompagnato dalla sua amante Magda. Svegliatosi Antonio, su richiesta della ragazza alla ricerca di un posto tranquillo e originale, li conduce a casa sua, una dimora allagata e abbandonata. Mentre sono lì due ladri tentano di rubare la ruota di scorta dell'auto in sosta ma alla vista di Peppino nel bagagliaio, temendo che sia morto, fuggono impauriti. La ragazza intanto dopo i primi entusiasmi si è annoiata e all'insaputa di Antonio i due amanti vanno via portando con loro il dormiente Peppino. Il giorno dopo Antonio arringa 300 dimostranti tutti posteggiatori abusivi per sollecitare la regolarizzazione della categoria. Alla vista della polizia il comizio non autorizzato si interrompe e Antonio viene condotto dinanzi al ministro a cui manifesta il desiderio di autorizzare almeno la sola sua posizione. Intanto Peppino si sveglia e liberato da Guco riconosce nella di lui moglie Elena l'amante del conte al 'Pipistrello'. Antonio è alla vana ricerca di Peppino tra i bagagliai delle auto in sosta quando s'imbatte nel ministro intento a recarsi negli studi di un programma televisivo. Antonio lo insegue osservato dal nonno e mescolandosi tra i giornalisti della tribuna elettorale, manifesta in tivù il suo disagio, sostenuto dai giornalisti stessi e poi cacciato dalla trasmissione. Tornato a via Veneto Peppino, che aveva visto il cugino in tivù, con sua sorpresa lo ritrova questa volta in tenuta da posteggiatore. Antonio si giustifica con la scusa di mimetizzarsi agli agenti delle tasse per non pagare troppe tasse e continua a illuderlo di avere parlato al ministro del problema della strada. Intanto arriva Renata Francesca, la baronessa che lo invita con lei a un party col proposito segreto di fargli pagare il pieno dell'auto. Il nonno, che è sempre sulle loro tracce, li segue in taxi. Fanno benzina e qui Antonio ritrova il ministro che sotto pressione gli dà la sua parola d'onore di dargli l'agognato posto, quando la radio informa che il governo era caduto già da un'ora. Alla festa ci sono tutti: Magda, Guco, il presidente della S.p.a., Oscar, Elena in attesa di festeggiare il centesimo amante di Jacqueline. Giunti sul posto Antonio confessa a Peppino di non avere più una lira, di sopravvivere facendo il posteggiatore e che la S.p.a., di cui è presidente, significa società posteggiatori abusivi. Peppino si sente perso, su quell'aiuto contava molto. Antonio lo persuade prima a spararsi, poi a dimenticare i suoi problemi almeno per quella notte, invitandolo a partecipare a quella festa malgrado il rischio di perdere l'eredità. I comportamenti degli invitati sono disinibiti e promiscui, annoiati e infantili. I due cugini, invitati alla seduta spiritica condotta dalla medium Norma per stabilire un contatto con le anime dei morti, vengono terrorizzati dalla comparsa di un fantasma. Reagiscono allo scherzo di Franco con parole grosse alle quali devono porre rimedio con una sfida a duello con un tal de' Pitoni. Ma anche questo in realtà è uno scherzo e il festino riprende. Irrompe furibondo il nonno che li rimprovera di aver abbandonato le consegne ricevute e di essersi dati alla brutta vita. Spediti al paese i nipoti, mentre vivono tra le pecore, ricevono una lettera del nonno. Sarà lui a occuparsi degli affari di famiglia iniziando proprio da via Veneto dove anche lui però si è lasciato travolgere dalla dolce vita.

Ambientazione[modifica | modifica sorgente]

Il film è una parodia della pellicola girata l'anno precedente da Federico Fellini La dolce vita riutilizzando gran parte della costosa scenografia di via Veneto allestita per quel film.

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