Massacro d'Odessa

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Il massacro d'Odessa fu lo sterminio della popolazione ebraica della città ucraina di Odessa e delle zone circostanti nel quadro dell'Olocausto. L'episodio di maggior efferatezza avvenne tra il 22 ottobre ed il 24 ottobre 1941 quando, come rappresaglia per un attentato terroristico, un numero compreso tra 25.000 e 34.000 ebrei vennero uccisi a colpi di arma da fuoco o bruciati vivi dalle forze di occupazione rumene e tedesche. In termini più generali il massacro di Odessa può essere riferito allo sterminio di oltre 100.000 ebrei ucraini residenti nella zona compresa tra i fiumi Nistro e Bug.

Odessa prima del massacro[modifica | modifica wikitesto]

Durante la seconda guerra mondiale, Odessa fu occupata dopo 73 giorni dall'esercito romeno. Il generale Nicolae Macici, comandante del secondo corpo d'armata romeno, con la complicità del professor Gheorghe Alexianu, governatore di Transnistria e Odessa (nominato dal generale Ion Antonescu, primo ministro della Romania negli anni 1941-1944), diede l'ordine di massacrare oltre 5.000 civili, la maggior parte ebrei, nella notte del 22 ottobre 1941 e, successivamente, altri 20.000, prevalentemente donne, vecchi e bambini[1]. Prima della seconda guerra mondiale Odessa era abitata da una cospicua comunità ebraica composta da circa 180.000 uomini e donne, pari al 30% della popolazione totale. Ancora nel breve periodo antecedente all'invasione rumena la città contava tra gli 80.000 e i 90.000 ebrei che non erano fuggiti all'avvicinarsi delle forze naziste. Durante i massacri tutti gli ebrei della zona vennero concentrati a Odessa in un ghetto e nei campi di concentramento limitrofi gestiti dalle forze rumene.

Il 16 ottobre 1941 i rumeni e i tedeschi entrarono a Odessa dopo la ritirata dell'esercito sovietico. Nonostante non venisse effettuata nessuna forma di resistenza, le truppe si abbandonarono ad un massacro indiscriminato degli abitanti uccidendo circa 8.000 persone, per la maggior parte ebrei.

La settimana successiva, il 22 ottobre 1941, venne fatto esplodere un ordigno contro il quartier generale rumeno. L'esplosione uccise 67 persone, tra cui il governatore militare di Odessa, 16 ufficiali rumeni, 4 ufficiali della marina tedesca, e 46 tra altri soldati e civili.

Il generale Ion Antonescu, dittatore rumeno, ordinò da Bucarest una spietata rappresaglia: per ogni ufficiale rumeno o tedesco ucciso si sarebbero dovuti massacrare 200 ebrei o comunisti, e per ogni soldato semplice 100. Tutti i comunisti avrebbero dovuto essere imprigionati, ed un membro di ogni famiglia ebrea avrebbe dovuto essere trattenuto come ostaggio. L'ordine esecutivo n. 302.826 ordinò una «immediata azione di rappresaglia, la liquidazione di 18.000 ebrei del ghetto e l'impiccagione nelle piazze della città di almeno 100 ebrei per ogni quartiere».

I massacri del 23 - 24 ottobre 1941[modifica | modifica wikitesto]

Accusando ingiustamente gli ebrei dell'attentato terroristico del 22 ottobre, le forze rumene iniziarono, il 23 ottobre 1941, una serie di esecuzioni sommarie nei confronti di un gruppo di circa 5.000 ebrei che vennero impiccati o fucilati a gruppi di 30-40 per volta.

Nel pomeriggio, oltre 25.000 ebrei vennero costretti ad una marcia fino alle porte della città di Dalnik. Lungo la strada, lunga circa 30 chilometri, vennero uccisi tutti coloro che non riuscivano a tenere il ritmo di marcia della colonna: bambini, anziani ed invalidi. Raggiunto Dalnik, i rumeni iniziarono a fucilare gli ebrei: il tenente-colonnello Nicolae Deleanu uccise personalmente 50 persone. A questo punto le forze rumene si resero conto che l'eliminazione di tutti i prigionieri avrebbe richiesto troppo tempo così, i restanti (circa 22.000) vennero portati in quattro grandi magazzini dove vennero praticati dei fori per il passaggio delle canne delle mitragliatrici. Dopo aver chiuso le porte il tenente colonnello Nicolae Deleanu ordinò ai suoi uomini di sparare dentro agli edifici. Alle ore 17:00, per avere la certezza che nessuno fosse sopravvissuto, i rumeni appiccarono fuoco ai magazzini ed il giorno successivo vennero lanciate anche diverse bombe. Altri ebrei vennero trascinati nella piazza della città e cosparsi di benzina alla quale venne dato fuoco. Oltre 22.000 corpi vennero ritrovati nelle fosse comuni dopo la fine della guerra.

I circa 35.000 - 40.000 ebrei rimasti a Odessa vennero internati all'interno del ghetto situato nella periferia di Slobodka, dove la maggior parte degli edifici erano stati distrutti. Tra il 25 ottobre ed il 3 novembre vennero lasciati tutti all'aperto, esposti alle intemperie, e molti di loro, principalmente bambini ed anziani, morirono di congelamento.

Successivi massacri ad Odessa[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 ottobre 1941, 4.000-5.000 ebrei vennero fucilati. Per la fine di dicembre vennero uccisi oltre 50.000 ebrei internati nel campo di concentramento di Bogdanovka.

In gennaio lo sterminio riprese con la liquidazione del ghetto di Slobodka. Tra il 13 ed 23 gennaio 1942 gli ultimi 19.582 ebrei rimasti vennero inviati via ferrovia, in vagoni scoperti, a Berezovka dalla quale effettuarono una marcia della morte fino ai campi di concentramento di Golta. Diciotto mesi dopo il loro arrivo quasi nessuno di loro era ancora in vita[2].

Al 10 aprile 1942 restarono in Odessa solamente 703 ebrei vivi[3].

Controversie sul numero di uccisioni effettuate[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante nessuno storico contesti lo svolgimento dei fatti avvenuti ad Odessa, spesso esistono notevoli differenze sul numero di ebrei uccisi. Queste discrepanze nascono dalla diversa interpretazione del termine massacro di Odessa che contrappone una versione di uccisioni effettuate solo all'interno della città di Odessa con una più ampia che vede coinvolte tutte le operazioni di genocidio effettuate nella regione di Transnistria.

Il rapporto ufficiale, accettato dal governo rumeno, sul ruolo ricoperto da esso durante l'Olocausto riporta l'uccisione da parte delle proprie forze, coadiuvate da autorità locali, nel periodo ottobre 1941 - marzo 1942 di circa 25.000 ebrei e la deportazione di altri 35.000 (nella maggior parte uccisi successivamente). Il rapporto indica inoltre la morte di 50.000 ebrei a Bogdanovka e di altri 10.000 circa nei campi di concentramento di Golta.

La Libreria virtuale ebraica riporta l'uccisione di 34.000 ebrei nel periodo 22 ottobre - 25 ottobre 1941. Il Museo dell'Olocausto americano riporta che «le forze rumene e tedesche uccisero almeno 100.000 ebrei ad Odessa durante l'occupazione della città.»

Il processo ai criminali di guerra[modifica | modifica wikitesto]

Il processo che riguardava anche i crimini perpetrati ad Odessa e Dalnic tra il 23 ed il 24 ottobre 1941 fu il primo effettuato presso il Tribunale del popolo di Bucarest. Alla sua conclusione, il 22 maggio 1945, il generale Nicolae Macici, il maresciallo Ion Antonescu, il professor Gheorghe Alexianu, governatore romeno della Transnistria e di Odessa, il professor Mihai Antonescu, vice-primo ministro e ministro degli esteri e il generale "Piky" Vasiliu, comandante della gendarmeria, vennero giudicati tutti colpevoli per i massacri e condannati a morte. Altri ventotto imputati vennero condannati a pene detentive comprese tra l'ergastolo ed un anno. Il 1º luglio 1945 il re Michele I commutò la sentenza di morte di Macici all'ergastolo; questi morì nella prigione di Aiud nel 1950. In realtà, nel processo contro Ion Antonescu, l'accusa principale che portò alla condanna a morte e all'esecuzione del dittatore romeno non era incentrata solamente sui massacri di ebrei compiuti dall'esercito romeno, ma anche sulla partecipazione della Romania all'operazione Barbarossa contro l'Unione sovietica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (RO) Rotaru, J., Burcin, O., Zodian, V., Moise, L., Mareşalul Antonescu la Odessa, Editura Paideia, 1999
  2. ^ (RO) Giurescu, C., România în al doilea război mondial
  3. ^ (FR) Raul Hilberg, la destruction des Juifs d'Europe, Tome 1, Foliohistoire, 2006, p. 678

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