Guerra con la polvere da sparo

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« Queste incursioni non assunsero dimensioni significative fino all'Ottocento, quando giunsero alle isole Salomone le asce d'acciaio. Decapitare un uomo con un'ascia di pietra è infatti difficile, la lama dell'ascia perde rapidamente il filo ed è lunga da affilare. »

La Guerra con la polvere da sparo è un concetto associato all'inizio della diffusione della polvere da sparo ed allo sviluppo di armi "pratiche" per l'uso di esplosivo [1].
Esordì in Europa e Medio Oriente prima del XV secolo su scala limitata, divenendo dominante nell'Età moderna e continuando fino a metà del XIX secolo. Raggiunse il proprio apice con le Guerre napoleoniche, ossia tra il 1792 ed il 1815 (concludendosi poi nell'ultimo quarto di quel secolo).

Moschettiere che ricarica l'arma
Moschettiere che ricarica l'arma

Il filosofo inglese Ruggero Bacone fu considerato antesignano e sostenitore teorico della valenza innovativa della polvere nera, avendo discettato di aspetti strettamente tecnico-chimici in merito, pur nell'ambito di una produzione intellettuale che normalmente abbracciava argomenti apparentemente di maggior respiro generale.


Indice

[modifica] Introduzione: dal cannone alle armi da fuoco portatili

[modifica] II cannone

Polvere da sparo e cannoni furono utilizzati in Cina prima che in qualunque altro posto. I cannoni poi fecero la loro comparsa nel mondo musulmano e da lì a poco in Europa, verso il 1300, ma per lungo tempo si trattò di armi inaffidabili, poco maneggevoli e difficoltose da dispiegare sul terreno. Di conseguenza, in principio furono adoperati per attaccare castelli ed altre difese, un lavoro che peraltro poteva essere efficacemente svolto dalla guerra di mina e dall'impiego di altre armi non-esplosive. Lo sviluppo di cannoni da assedio ebbe davvero un importante effetto: rese in poco tempo obsoleta la progettazione strutturale dei castelli esistenti a quel tempo. Per alcuni decenni la guerra favorì grandemente gli attaccanti, ma (relativamente) presto furono elaborate nuove forme di fortificazione. Fortezze con mura inclinate, atte a deviare i colpi di cannone, restituirono all'assedio la dignità di aspetto centrale nelle vicende di guerra dell'epoca che commentiamo. Ciò che serviva era la ricostruzione delle fortezze in tutta Europa, il che comportava la disponibilità di ingenti risorse economiche. I piccoli Stati e gli aristocratici locali raramente possedevano il denaro necessario allo scopo, sicché tali gruppi persero progressivamente potere a vantaggio dei governi centralizzati. Le città-stato italiane, anticamente potenti, vennero fagocitate dalla Francia, o dal Sacro Romano Impero, mentre i piccoli Stati della Germania furono costretti al vassallaggio di maggiori potenze o coalizioni.

[modifica] L'archibugio

Gli armamenti sono spesso posti all'avanguardia dell'avanzamento tecnologico e difatti l'invenzione dell'archibugio scatenò una corsa al riarmo. quest'arma, utile ma ancora poco pratica, fu affinata e ridotta nelle dimensioni attraverso svariati rapidi sviluppi, culminanti nel moschetto a anima liscia intorno al 1600. Queste armi personali, piccole, portatili e che potevano scagliare proiettili con una gittata ed una precisione in rapido miglioramento, annunciarono l'avvento della guerra moderna.

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[modifica] A fattor comune

Gustavo Adolfo di Svezia fu il pioniere dell'uso dell'artiglieria campale leggera negli anni trenta del XVII secolo. Nella guerra navale il cannone mantenne la sua supremazia dovuta al fatto che le armi erano più spesso puntate da una posizione angolata della nave. Le armi portatili non ebbero mai - sul mare - che una piccola parte dell'importanza rivestita nella guerra terrestre.

Lo storico spagnolo Juan de Mariana (1536-1623) descrisse l'uso di polvere da sparo e cannoni nella presa di Algeciras. Ecco il suo racconto:

« Gli assediati facevano davvero gran danno ai cristiani con i proiettili di ferro che sparavano. Questa è la prima volta che troviamo una qualche menzione di polvere nera e palla nelle nostre storie. »

De Mariana riferisce altresì che all'assedio avessero partecipato i conti inglesi di Derby e di Salisbury. Richard Watson ritiene probabile che i due conti abbiano trasferito la conoscenza appresa circa la polvere da sparo, il cannone e relativo uso, agli inglesi, che ne fecero applicazione per la prima volta alla battaglia di Crecy (26 agosto 1346), non a caso considerata in qualche modo antesignana della guerra moderna. Inoltre, William H. Prescott, nel suo libro Ferdinando ed Isabella pone in risalto il fatto che gli spagnoli avevano acquisito la loro conoscenza della polvere da sparo dagli arabi di Granada, che erano avvezzi a tale tecnologia da molto tempo prima di trovare sulla propria strada gli spagnoli in occasione dell'assedio in parola.

[modifica] Argomenti specifici

[modifica] Nascita della fortificazione poligonale

Per approfondire, vedi la voce Fortificazione alla moderna.

Il periodo 1500-1801 vide un rapido progresso nella tecnica fortificatoria europea. Laddove i castelli medievali avevano fatto affidamento su alte mura per contrastare gli attaccanti, le prime fortificazioni alla moderna avevano la missione di resistere a bombardamenti di artiglieria. Per ottenere questo risultato, gli ingegneri svilupparono una tecnica nota in Italia come fortificazione alla moderna e all'estero come trace italienne ovvero "tracciato all'italiana". Dette fortezze avevano mura basse, spesse e dal profilo angolato, concepite per assorbire o deviare il fuoco dei cannoni ostili. In aggiunta, erano spesso costruite a forma di stella, con bastioni che si allungavano a formare angoli acuti. Tale linea era studiata allo scopo di assicurare che ciascun bastione fosse coperto dal fuoco di un bastione adiacente, eliminando le "zone morte" che avrebbero favorito l'azione degli attaccanti. Queste fortificazioni di ultima generazione annullarono rapidamente il vantaggio che il cannone aveva inizialmente assegnato agli assedianti dando inizio ad una corsa "cannone contro fortificazione" che sarebbe terminata con la vittoria definitiva dell'artiglieria e dei bombardamenti aerei solo dopo la Prima Guerra Mondiale. Infatti l'evoluzione architettonico-militare di questo stile è strettamente legata all'affermazione dell'ogiva esplosiva nel XVIII secolo:I complessi e sofisticati progetti dei "forti a stella", che precedettero la tipologia costruttiva di cui parliamo, si dimostrarono efficaci nella protezione da attacchi di artiglieria "della prima ora", ma non furono più in grado di competere con il tiro più preciso delle armi rigate, e con l'efficacia dirompente delle cariche esplosive.

In risposta alla vulnerabilità dei forti a stella, gli ingegneri militari svilupparono uno stile di fortificazione molto più semplice ma molto più robusto. Il nuovo stile fortificatorio, detto poligonale, introdotto da Marc René de Montalembert nel 1788, anche descritto come "fortificazione senza fianchi", permise alle fortezze ammodernate di garantire una accettabile resistenza. Furono costruiti molti forti di questo genere nel Regno Unito e nell'Impero britannico durante il governo di Lord Palmerston [2], e ad essi ci si riferisce nei paesi anglosassoni con il nome collettivo di "forti Palmerston". Ritroviamo un esempio di questo stile anche nel Fort McHenry di Baltimora (U.S.A.), teatro della battaglia[3] che ispirò The Star-Spangled Banner, testo dell'inno nazionale statunitense composto da Francis Scott Key (1814). Le trincee così largamente usate su tutti i fronti nella guerra Russo-Giapponese e nella Prima Guerra Mondiale seguivano ancora i principi fondamentali della fortificazione poligonale.

[modifica] Armi da fuoco

Per approfondire, vedi la voce Guerra_medievale#L'equilibrio sovvertito: la fanteria prende il sopravvento sulla cavalleria.

Il potere delle aristocrazie nell'Europa Occidentale - nel periodo che stiamo analizzando - finì per cedere di fronte alla preminenza del nuovo modello di Stato nazionale, che in detta epoca acquisiva sempre maggior prestigio. I castelli nobiliari, bicentenari o addirittura vecchi di 400 anni, non erano più una valida difesa di fronte alle artiglierie. Parallelamente, si registrava il declino della cavalleria medievale, spodestata nel suo ruolo egemone sul campo di battaglia. La cavalleria, composta dall'elite aveva gradualmente perso importanza nel tardo medioevo. Tiratori di longbow inglesi e picchieri svizzeri avevano entrambi dato prova di una temibile attitudine a devastare schiere avversarie superiori per numero. Tuttavia, l'uso corretto del longbow richiedeva un addestramento lungo quanto una vita, pertanto non poteva diventare un'arma di massa. Analogamente, l'uso ottimale della picca richiedeva complesse manovre di formazioni energiche e "moralmente compatte", pertanto escludendone un effettivo uso di massa. A partire dai primi anni 1300, piastre d'acciaio vennero aggiunte alla tradizionale armatura a maglia metallica, per offrire protezione contro i dardi scagliati da longbow e balestre. Verso il 1415, alcuni fanti furono dotati di "cannoni a mano", ed apparvero sul campo di battaglia i primi piccoli archibugi con acciarino a miccia.

[modifica] Ruolo dell'armatura a piastre

Per approfondire, vedi le voci Corazza#Armatura a piastre, 1400 - 1620 e Moschetto.

Per un intervallo di 250 anni (1400-1650), l'armatura a piastre completa fu indossata praticamente in ogni battaglia europea importante, sia da alcuni fanti (di solito picchieri), sia dai cavalieri. L'armatura a piastre era concepita per neutralizzare le armi da punta/taglio e per fermare una "palla" — di archibugio o di pistola — sparata da distanza adeguata[4], e di solito vi riusciva. La minaccia (arma da fuoco) ed il rimedio (corazza) vissero questa sorta di equilibrio finché la velocità ed il peso della palla rimasero piuttosto bassi, ma in prosieguo (ossia, dopo il 1650) armi più efficaci furono in grado di uccidere un uomo anche a 100 metri di distanza.
Il moschetto, imbracciato, dopo il 1650, dal grosso della fanteria — picchieri esclusi — sparava una carica di lancio ed una palla più pesanti rispetto all'archibugio. L'addestramento di una recluta all'uso del moschetto era questione di settimane. Poiché i moschetti erano intrinsecamente imprecisi, allenarsi al tiro di precisione era piuttosto inutile. Il moschettiere non doveva necessariamente avere la grande forza fisica richiesta al picchiere, né le esclusive doti di abilità di un cavaliere. I moschetti potevano neutralizzare anche le forze di cavalleria protette dalle più pesanti armature. Poiché un'arma da fuoco richiedeva un breve addestramento, come abbiamo detto, l'ordine ed il rispetto mantenuti dai reparti a cavallo in Europa (e dai loro equivalenti orientali) potevano essere vanificati da un contadino con la sua "nuova" arma.
Verso il 1670, l'armatura a piastre divenne del tutto obsoleta in caso di attacco frontale a grossi schieramenti di "fucilieri" [5] .

[modifica] La transizione dall'archibugio al moschetto in 150 anni di storia

L'archibugio, entrato "in servizio" intorno al 1410, fu una delle prime armi da fuoco relativamente[6] leggere ed utilizzabili da una sola persona. Si narra che gli archibugi siano stati adoperati per la prima volta alla battaglia di Agincourt (1415), benché, per molti versi, si trattasse ancora di una battaglia "medievale".

Baionetta
Baionetta

Inizialmente il moschetto era semplicemente un tipo di archibugio più pesante, capace di sparare un colpo che perforava le armature, anche se a breve distanza. Negli anni 1500, doveva essere montato su un bastone di sostegno per mantenerlo saldamente in posizione d'uso. Il caliver era il tipo più leggero di archibugio. Intorno al 1600, queste armi da fuoco furono rese obsolete dal più maneggevole moschetto. Per la maggior parte del 1500 e del 1600 i moschetti erano ancora muniti di acciarino a miccia. Comunque, tale dispositivo fu soppiantato verso il 1690 da quello a pietra focaia, meno incline ad incepparsi e più rapido da ricaricare. Per quest'epoca, solo le unità esploranti di cavalleria, "gli occhi dell'esercito", continuavano ad indossare piastre d'acciaio anteriori e posteriori per proteggersi da truppe col moschetto in avanguardia o comunque separate dal grosso del reparto.
Se i fanti col moschetto potevano arrecare gran danno alla cavalleria da una moderata distanza, nel corpo a corpo la cavalleria poteva massacrare i "moschettieri" quando riusciva a romperne lo schieramento, costingendoli allo scontro ravvicinato. Per molti anni le armi della fanteria saranno un misto di armi da fuoco e picche per la difesa. L'invenzione della baionetta permise che queste armi si fondessero in una, facendo della fanteria il vero nerbo di tutte le forze.

[modifica] Natura della guerra

Il periodo vide un grande aumento della dimensione e della scala della guerra. Il numero di combattenti coinvolti s'impennò energicamente dalla metà del '500 e si espanse vistosamente dopo gli anni 1660. Per esempio, il re di Francia poteva mettere in campo un totale di circa 20.000 uomini nelle sue guerre contro la Spagna negli anni 1550, ma era in grado di mobilitarne fino a 500.000 nel 1700 in occasione della Guerra di successione spagnola. Per di più, le guerre divennero sempre più letali in questo periodo. Ciò può essere in parte attribuito ai progressi tecnologici nelle armi e nella tecnica del relativo uso (per esempio le salve di fuoco "coordinato" della fanteria, in luogo degli spari "alla spicciolata").

[modifica] Logistica scadente

Comunque, la vera ragione era il fatto che gli eserciti — ora molto più numerosi — non godevano di un sostegno logistico adeguato. Di conseguenza, gli eserciti tendevano a devastare gli abitati civili nel tentativo di procurarsi i mezzi di sussistenza, provocando carestie e diaspore di profughi. Il tutto era esacerbato dalla crescente lunghezza dei conflitti, quali la Guerra dei trent'anni e la Guerra degli ottant'anni, che causavano la ripetuta devastazione delle aree funestate dalle operazioni. Questa situazione spiega perché questo periodo abbia conosciuto le guerre più sanguinose di tutta l'età moderna. Per esempio, la Guerra dei trent'anni appena nominata, e le contemporanee Guerre dei tre regni, furono le guerre (anteriori alla Prima guerra mondiale) che arrecarono più perdite, rispettivamente in Germania ed in Gran Bretagna. Un'ulteriore causa di spargimento di sangue era la carenza di un definito complesso di regole sul trattamento di prigionieri e "non combattenti". Anche se di consueto i prigionieri erano merce da riscattare con denaro o altri prigionieri, a volte essi erano semplicemente passati per le armi, come avvenne alla battaglia di Dungans Hill [7]nel 1647.

[modifica] Inconcludenza delle operazioni tattiche

Uno dei motivi dell'accresciuta perniciosità della guerra era la sua inconcludenza. Gli eserciti si muovevano a rilento a causa delle inefficienti infrastrutture di comunicazione del tempo. Le battaglie erano relativamente rare, e quindi gli schieramenti potevano girovagare per mesi senza contatto diretto. In aggiunta, le battaglie erano spesso rese irrilevanti dalla proliferazione di progredite fortificazioni bastionate. Per avere un reale dominio su un'area, gli eserciti dovevano prendere le piazzaforti, e non contava il fatto di aver sbaragliato il nemico sul campo. Pertanto, la maggior parte delle battaglie dell'era si trasformava prima o poi in assedi, faccende enormemente dispendiose sia finanziariamente, sia in termini di tempo. L'attacco ad una città fortificata si traduceva spesso in un gran massacro, e le città che avevano rifiutato di arrendersi — se conquistate — erano di regola saccheggiate brutalmente, come accadde, per esempio, a Magdeburgo nel 1631 e a Drogheda nel 1649. Per completare il micidiale scenario, si consideri che tanto gli assedianti quanto gli assediati erano afflitti da epidemie, dovute al prevedibile deterioramento di una situazione igienica già generalmente precaria.

L'inconcludenza della guerra causava, generava, ovviamente, conflitti annosi ed endemici. Essi si trascinavano per decenni, tanto che molti stati trascorrevano più tempo in guerra che in pace. Il tentativo spagnolo di riconquistare i Paesi Bassi dopo la Rivolta olandese s'impantanò in un assedio infinito. Le imponenti spese costrinsero la Corona di Spagna a dichiarare bancarotta ripetutamente, a partire dal 1577.

[modifica] Dai mercenari agli eserciti nazionali: gli stati hanno fatto le guerre, e viceversa?

« Le strutture dello Stato si sono formate soprattutto come prodotto secondario degli sforzi compiuti dai governanti per avere a disposizione i mezzi per la guerra. »

I mutamenti nella natura della guerra a lungo andare fecero sì che le forze mercenarie, che tanto avevano contraddistinto Medioevo e Rinascimento, si appalesassero obsolete. Si trattò, ribadiamo, di un fenomeno invero progressivo: al tempo della già citata Guerra dei Trent'anni (1618-1648), la maggior parte delle truppe era ancora composta da mercenari. Ad ogni modo, dopo questo conflitto, la maggior parte degli stati investì in eserciti permanenti, dotati di miglior disciplina e politicamente più affidabili. Per qualche tempo i mercenari conservarono importanti funzioni in qualità di addestratori o amministratori, ma in breve anche tali compiti furono avocati dallo stato.
La dimensione di massa dei nuovi eserciti richiedeva un notevole organico di amministratori. Gli stati centralizzati di nuova generazione furono costretti ad istituire vasti apparati burocratici per amministrare le strutture militari di cui si dotavano, e ciò — nel pensiero di alcuni storici — costituì la base per i moderni stati burocratici. L'effetto combinato di tasse inasprite e di un'accentuata centralizzazione del potere causò in tutta Europa una serie di rivolte, di cui sono esempi la Fronde francese e la Guerra Civile Inglese. In molti stati, la soluzione di queste crisi coincise con l'alba della monarchia assoluta. Solo in Inghilterra ed in Olanda il governo rappresentativo si sviluppò come alternativa all'autoritarismo che altrove imperava. A partire dal 1600, gli stati impararono a finanziare le loro guerre grazie a prestiti — a lungo termine e bassi interessi — erogati da istituti bancari nazionali quali la Banca d'Inghilterra. Il primo stato in grado di dominare un tale processo fu la Repubblica delle Sette Province Unite (attuale Olanda, 1581-1795).

La trasformazione negli eserciti europei ebbe un grande impatto sociale. È nota l'affermazione di John F.C. Fuller,

« Il moschetto creò il fante, ed il fante creò il democratico. »

Questo aforisma vuole indicare che — a partire dall'era in esame — la difesa dello stato era demandata all'uomo comune, non più agli ottimati; conseguentemente, le ribellioni del sottoproletariato, normalmente represse durante il Medioevo, ora non avrebbero potuto ragionevolmente minacciare il potere dello stato.
Nondimeno, gli aristocratici continuarono a monopolizzare la "casta" degli ufficiali (ovviamente, compresi i quartieri generali) praticamente di ogni moderno esercito, almeno nelle sue prime manifestazioni. Inoltre, si consideri che storicamente le rivolte popolari sono fallite quasi sempre, quando non godevano della "sponsorizzazione" delle classi nobiliari o latifondistiche.
I nuovi eserciti, con le ingenti spese che comportavano, dipendevano non secondariamente dal gettito fiscale, ed anche per questo il ceto mercantile prese ad assumere un ruolo sociale vieppiù eminente. In particolar modo, i potentati finanziari conquistarono un peso sempre più considerevole nella formazione delle politiche militari britanniche ed olandesi.

Abbiamo già accennato al fatto che il moschetto richiedeva un periodo di addestramento piuttosto breve[8], come pure alla sua scarsa precisione, che lo rendeva efficace solo se impiegato simultaneamente da una consistente fila di tiratori. Tutto ciò condusse ad una rapida "ipertrofia" degli eserciti. Per la prima volta, enormi masse di popolazione — e non più solo una ristretta cerchia di esperti professionisti — avevano modo di prendere parte al combattimento. È anche stato sostenuto in proposito che il trarre dall'intera nazione uomini da inquadrare in un corpo organizzato abbia concorso ad alimentare il senso di unità nazionale e di patriottismo. La moderna nozione di stato-nazione sarebbe nata in questo periodo. Ad ogni modo, il fenomeno si sarebbe manifestato soltanto con la Rivoluzione francese. In tale epoca, la Levée en masse sarebbe divenuta il paradigma distintivo della guerra moderna. Prima di quel momento, la maggior parte dei cosiddetti eserciti nazionali in realtà si componeva di svariate provenienze etniche.
Alcuni esempi:

  • Se pure l'esercito svedese sotto Gustavo Adolfo era originariamente il risultato di una sorta di coscrizione nazionale, le pesante perdite arrecate dalla Guerra dei Trent'anni implicarono la conseguenza che verso il 1648 almeno quattro soldati "svedesi" su cinque fossero in realtà mercenari stranieri.
  • L' Armada spagnola traeva i suoi effettivi da tutti i possedimenti iberici in Europa, ovvero anche da Italia, Vallonia e Germania.
  • I francesi non erano da meno, attingendo da Germania, Svizzera e molti altri territori non "gallici".
  • La Gran Bretagna reclutò soldati assiani fino a quasi tutto il Settecento.
  • I cattolici irlandesi trovavano comunemente impiego negli eserciti di molti paesi europei.
Per approfondire, vedi la voce Volo delle oche selvatiche.

[modifica] Formazioni della fanteria

Colonna — era preferita dai francesi. Soprattutto ai tempi di Napoleone, ciò era dovuto all'inettitudine dei coscritti. La disposizione a colonna impediva che i moschetti sparassero tutti assieme, riducendo il numero di colpi sparati in un minuto. Era efficace per penetrare in formazioni a "linea" di eserciti indisciplinati.

Linea — usata principalmente dagli inglesi, consentiva che tutti i moschetti sparassero all'unisono, e poteva decimare la formazione a colonna.

Quadrato — era tipicamente usata contro la cavalleria. Inastate le baionette, la prima fila di fanti si doveva piegare su un ginocchio, tenendo il moschetto obliquo verso l'alto (il che ricordava da vicino l'impiego della picca). La seconda e la terza fila avrebbero aperto il fuoco sui cavalieri nemici quando fossero arrivati a distanza ravvicinata. Questa disposizione era particolarmente inefficace se doveva fronteggiare simultaneamente cavalleria e fanteria.

Armati alla leggera — la fanteria leggera doveva avanzare e prendere contatto per prima con il nemico. I tiratori scelti [9] non avrebbero mirato ai soldati qualunque, ma agli ufficiali, per "decapitare" la linea di comando avversaria.

[modifica] Cavalleria

L'affermarsi della polvere da sparo ridimensionò l'importanza della cavalleria, che tuttavia rimase efficace in un un nuvo ruolo fino a tutto il diciannovesimo secolo. Al pari della fanteria, la cavalleria si professionalizzò in quest'epoca, mantentendo tuttavia un maggior prestigio rispetto all'arma appiedata. Fu introdotta la cavalleria leggera per le scaramucce e all'interno dei reparti esploranti, in modo da capitalizzarne la velocità e la mobilità. Si "inventò" un nuovo profilo di soldato a cavallo: il dragone, ossia il fante "montato". I dragoni erano concepiti per spostarsi a cavallo, ma combattere a piedi[10] ed erano armati di carabina e pistola. Anche la cavalleria più tradizionale portava armi da fuoco, soprattutto pistole, che usavano in una tattica denominata caracollo. La classica carica alla sciabola poteva andar bene contro fanti isolati, ma era quasi una pazzia contro un reparto inquadrato di moschettieri e picchieri.
A partire dal sedicesimo secolo, era più probabile che la cavalleria caricasse la cavalleria avversaria disposta sulle "ali" della propria formazione di fanteria, ed in tal modo tentasse di "lavorare" dal retro tale fanteria. Quando riuscivano nell'intento e si mettevano all'insegumento di un nemico in fuga, i cavalieri potevano ancora distruggere un esercito nemico.

Comunque, l'aspetto centrale della questione è che l'egemonia della cavalleria sul campo di battaglia si avviava inesorabilmente al tramonto. Per la prima volta dopo millenni[11], i popoli stanziali delle terre coltivate potevano sconfiggere i cavalieri della steppa in uno scontro in campo aperto. Il potere dei mongoli era incrinato in Russia e, non più minacciata da oriente, quella regione cominciò ad imporsi quale entità di prima grandezza negli affari europei. Mai più sarebbe accaduto che nomadi asiatici minacciassero di sovvertire l'Europa o il Medio Oriente.

L'unica eccezione era costituita dall'Impero ottomano, fondato dai cavalieri turchi, ma integratosi nell'organizzazione dell'Impero bizantino ed arricchito dalle conquiste tecnologiche dell'Impero arabo. Ragionevolmente la più grande potenza mondiale per diversi secoli dell'età moderna, gli ottomani furono tra i primi ad adottare le armi da fuoco, implementandole nelle loro potenzialità belliche, peraltro già notevolissime anche in precedenza. Di pari passo con i miglioramenti tecnico-tattici delle fanterie (pertanto, intorno al 1700), si registrarono sconfitte sempre più regolarmente inflitte agli ottomani, per opera degli Asburgo d'Austria e di altri.

[modifica] Fuori d'Europa

Molte regioni extra-europee parteciparono nei medesimi anni alla guerra con la polvere da sparo. Abbiamo già ricordato che la prima civiltà ad usare la polvere da sparo in guerra fu la Cina medievale, a partire dal periodo delle Cinque dinastie e dieci regni (907960).

[modifica] Cina

La spinta a sviluppare l'impiego di armi da fuoco in Cina fu determinato dai sempre più frequenti sconfinamenti subiti per opera di tribù limitrofe[12]. Dal X secolo al XIII secolo, i progressi nella tecnologia militare aiutarono la Dinastia Song a difendersi dai suoi nemici ostili del nord: tangut, khitan, manciù e — da ultimi — i mongoli.

La scoperta della polvere nera negli anni 800 e la conseguente invenzione delle armi da fuoco negli anni 1100 coincisero entrambe con lunghi periodi di frazionamento politico, durante i quali vi fu una discreta occasione di sperimentare armi da fanteria e da assedio[13].

Intorno al 904, si conobbe l'uso di proiettili incendiari (fei-huo)[14]. Secondo Needham[15], la polvere da sparo fu usata per la prima volta in Cina nel 919, come innesco per un altra sostanza incendiaria, il fuoco greco. La prima rappresentazione di un'arma da fuoco è uno striscione di seta della metà del X secolo proveniente da Dunhuang che mostra una "lancia da fuoco", antenata del fucile[16].

Le più antiche formule per la polvere da sparo arrivate sino a noi si trovano nel Wujing Zongyao [17] del 1044, che ne contiene tre: due per bombe incendiarie da usare con le macchine da assedio, ed una che doveva costituire il propellente per bombe fumogene-avvelenanti. Una di queste formule descrive una "palla di fuoco spinata" progettata con artigli per agganciare, incollandovisi, i bersagli ed incendiarli. Richiedeva una miscela di zolfo, salnitro, carbone ed altri ingredienti di riempimento e combustibili da comprimere in una palla che veniva accesa immediatamente prima di essere scagliata da un trabucco.

Le formule del Wujing Zongyao variano da un 27 ad un 50 per cento di nitrato. Le sperimentazioni con diverse quantità di salnitro portarono nel tempo alla produzione di bombe, granate e mine, oltre a ridare nuovo smalto alle frecce incendiarie. Per la fine del XII secolo, esistevano granate fuse nel ferro riempite con miscele di polvere da sparo capaci di deflagrare attraverso i loro contenitori metallici. Lo Huolongjing del XIV secolo contiene formule con quote di nitrato comprese tra il 12% ed il 91%, sei delle quali si avvicinano alla composizione che teoricamente raggiunge la massima forza esplosiva. Zhang[18] sostiene che l'uso della polvere da sparo in artiglieria come esplosivo (e non già come mera sostanza incendiaria) fu resa possibile dai miglioramenti nella raffinazione della pirite di zolfo durante la Dinastia Song.

Nelle battaglie di Tangdao e Caishi, entrambe del 1161, i combattenti utilizzarono sia granate sia bombe in contenitori morbidi confezionate con calce e zolfo. Nel 1221 sono menzionate bombe metalliche lanciate a mano, con la fionda o la catapulta, ed ancor prima (1161) i trabucchi erano usati dalla Dinastia Song nelle battaglie navali che la contrapponevano alla Dinastia Jīn.

Il Tê-An Shou Chhêng Lu, una cronaca dell'assedio di De'an (1132), riferisce che i Song abbiano usato le lance da fuoco contro i manciù.

La prima raffigurazione di arma da fuoco è una scultura proveniente da una caverna nello Sichuan risalente al 1100, rappresenta un uomo che porta una bombarda a forma di vaso, da cui escono fiamme ed una palla di cannone. La più antica arma da fuoco scoperta, risalente al 1288, aveva un calibro di 2,5 cm. La seconda per antichità raggiungeva i 10,5 cm.

Nel suo poema "L'affare del cannone di ferro" (1341), uno dei primi racconti dell'uso dell'artiglieria con la polvere da sparo, Zhang Xian scrisse che una palla di cannone sparata da un "eruttore" poteva "trapassare il cuore o lo stomaco quando colpisce un uomo o un cavallo, e può anche trafiggere più persone in una volta". In guerra, i cinesi usarono i primi cannoni per difendersi dai mongoli, e successivamente l'arma fu adottata dagli stessi mongoli conquistatori. Un racconto di una battaglia del 1389 presso Hangzhou annota che sia i cinesi Ming sia i mongoli erano dotati di cannoni.

Il XIII secolo salutò gli albori del razzo, sia nel suo impiego bellico, sia in quello pacifico.

A metà del XIV secolo, Jiao Yu, che era stato ufficiale d'artiglieria di Zhu Yuanzhang e ne era divenuto un consigliere di fiducia, redasse un trattato militare (Huolongjing). Oltre a descrivere consolidati "pilastri" dell'arte della guerra orientale, come formule per la polvere nera, frecce incendiarie, lance da fuoco, cannoni e bombarde, l'opera citata illustra formule per bombe velenose, mine navali, mine terrestri che impiegavano acciarini a ruota e meccanismi a botola/trabocchetto, lanciarazzi e perfino razzi multistadio. Needham (op. cit.) ipotizza che gli arcaici bossoli raffigurati nel Huolongjing possano essere tra i primi manufatti di tale tipo.

[modifica] Mondo islamico

[modifica] Periodo medievale

Il nitrato di potassio (salnitro) era noto nell'alchimia e chimica arabe fin dall'VIII secolo, con varie denominazioni: natrun, barud, o "neve cinese". La prima opera araba contenente un processo di purificazione del salnitro è al-Muqaddimat, un testo di medicina scritto da un cultore di quella branca dello scibile — Ibn Bakhtawayh — nel 1029. Nelle opere successive il salnitro divenne conosciuto con il nome di "neve cinese" (thalj al-Sīn), ed in breve chimici ed ingegneri musulmani appresero della polvere da sparo, ed altresì dei fuochi d'artificio ("fiori cinesi") e dei razzi ("frecce cinesi").

Il primo processo completo di purificazione del nitrato di potassio è descritto nel 1270 dal chimico-ingegnere arabo Hasan al-Rammah, un siriano, nel suo libro al-Furusiyya wa al-Manasib al-Harbiyya ("Il libro dell'arte equestre militare e degli ingegnosi apparecchi bellici"), dove si spiega per la prima volta l'uso del carbonato di potassio (nella forma di ceneri di legno) per togliere il carbonato di calcio e i sali di magnesio dal nitrato di potassio.[19] [20]. Al-Rammah riporta anche le più antiche formule conosciute per un effetto esplosivo con la polvere da sparo, ed alcune sono praticamente identiche alla composizione ideale impeigata in tempi recenti (75% salnitro, 10% zolfo, 15% carbonio), come nel "razzo" tayyar (75% salnitro, 8% zolfo, 15% carbonio) e nel "razzo illuminante" tayyar buruq (74% salnitro, 10% zolfo, 15% carbonio). Lo scrittore afferma che molte di queste formule fossero state note a suo padre e a suo nonno, così facendole risalire quanto meno alla fine del XII secolo. Le più antiche applicazioni militari di queste composizioni esplosive con la polvere da sparo sono i "cannoni a mano" usati per la prima volta dagli egiziani per respingere i mongoli alla battaglia di Ain Jalut nel 1260 ed ancora nel 1304. C'erano quattro diverse composizioni di polvere da sparo usate nei cannoni in battaglia, e la più esplosiva (74% salnitro, 11% zolfo, 15% carbonio) era ancora una volta praticamente identica alla composizione ideale. Composizioni di questo genere rimarrano ignote in Cina o Europa fino al XIV secolo [21][22].
Hasan al-Rammah, nel testo che abbiamo ricordato, descrive anche il primo siluro (1270): è un sistema a razzo riempito di materiale esplodente e con tre punti di innesco.

[modifica] Impero ottomano

L'impero ottomano fu uno dei primi stati dell'area mediterranea ad usare con successo le armi da fuoco, e ciò si rivelò specialmente proficuo nella conquista di gran parte del Medio Oriente, Nord Africa e Balcani. La sua fortuna tese tuttavia al declino nel XVII secolo, quando tardò ad aggiornare la propria tecnologia bellica, in particolare in questi settori[23] :

  • innovazioni nella fusione dei cannoni;
  • conversione del meccanismo di innesco delle armi portatili (dalla miccia alla pietra focaia);
  • alleggerimento degli affusti e dei carriaggi per uso campale in genere.

In parte questa inerzia deriva dal fatto che l'elite militare era diventata un "potere forte" nell'impero, e si preoccupava un primo luogo — secondo il tipico meccanismo della legge ferrea dell'oligarchia — che le innovazioni potessero inficiare la sua posizione. David Nicolle aggiunge l'ipotesi che gli ottomani fossero riluttanti ad aggiornare i loro moschetti per il timore che il nuovo sistema non fosse affidabile nel clima polveroso del Medio Oriente.

Soprattutto, si è sostenuto che l'impero ottomano tra il '400 ed il '700 fosse un produttore militare di "terzo livello", ossia uno che produce copie di tecnologia esistente, senza coglierne il sottostante processo d'innovazione ("primo livello") o di adattamento ("secondo livello"). Altre ricerche sostengono interpretazioni più complesse del fenomeno. Un manuale militare cinese del 1644 svolge questo paragone tra ottomani ed Occidente:

Le armi da fuoco sono state usate dal principio della dinastia, e gli eserciti da campagna in formazione di battaglia hanno ritenuto conveniente portarle con sé… Da quando i moschetti sono stati portati in Cina, queste armi hanno perso la loro efficacia… Nella formazione di battaglia, a parte vari cannoni come i "tre generali", l'arma accoppiata a retrocarica, ed il "tuono da cento leghe", niente ha più gittata o potenza che il moschetto ottomano. Subito dopo viene quello europeo.

Il fatto che le armi da fuoco ottomane fossero considerate dagli scrittori seicenteschi cinesi superiori alle contemporanee europee dimostra che l'impero ottomano del tempo fosse almeno un produttore di "secondo livello". Tuttavia, vi è chi sostiene che le armi "europee" esaminate da quei ricercatori cinesi altro non fossero che "repliche" nipponiche, ricavate da archibugi portoghesi di cinquant'anni prima. Il progetto dell'acciarino ottomano è sostanzialmente diverso da quello europeo coevo, e pare abbia influenzato la corrispondente produzione nell'Iran dei Safavidi e nell'India del Gran Mogol.

[modifica] XV secolo

L'impero ottomano fu uno dei primi stati ad impiegare diffusamente armi da fuoco. I famosi giannizzeri adoperavano moschetti a miccia già verso il 1440 [24]. L'esercito del Sultano della Fede Mehmet, che conquistò Costantinopoli nel 1453, comprendeva artiglieria e fanti muniti entrambi di armi da fuoco [25]. Gli ottomani portarono all'assedio 69 "pezzi" in quindici separate batterie e le trainarono fino alle mura. Il martellamento dei cannoni ottomani si protrasse per 40 giorni: si è calcolato che abbiano sparato 19 320 volte.

[modifica] XVI secolo

Il '500 vide il primo uso generalizzato del moschetto a pietra focaia come arma risolutiva sul campo di battaglia, ed i turchi si affermarono come leader sotto tale profilo. La prima di queste campagne fu contro i persiani nel 1514, sotto la guida del sultano Selim I. Grazie anche alle armi da fuoco, il suo esercito sconfisse i persiani alla battaglia di Chaldiran [26]. Dopo aver vinto i safavidi, Selim si volse contro la dinastia mamelucca in Egitto. Lo scontro decisivo di tale campagna — e quello che esaltò l'importanza del moschetto negli ambienti militari ottomani — fu la battaglia di Raydaniyah, svoltasi nel 1517. In quell'occasione, Selim aggirò l'artiglieria mamelucca, ed attaccò le forze mamelucche mediante i giannizzeri. Quest'ultimi, dotati di armi da fuoco, distrussero gli avversari, che per lo più disponevano soltanto dell'armamento tradizionale: spada e giavellotto [27].

João de Barros riferì di una battaglia a largo di Jiddah, (1517), tra vascelli portoghesi ed ottomani. I musulmani, sotto la guida di Salman Reis, avevano "tre o quattro basilischi che sparavano palle di trenta palmi di circonferenza"[28].

Alla morte di Selim, il figlio, Kanuni Sultan Suleiman, (in Occidente chiamato Solimano il Magnifico), gli successe sul trono ottomano. Anche sotto il suo imperio, le armi da fuoco continuarono ad essere usata proficuamente. Ne fu importante esempio la Battaglia di Mohács (1526). Nell'occorso, artiglieria ottomana e giannizzeri-moschettieri riuscirono ad inchiodare le cariche della cavalleria ungherese [29] .

[modifica] XVII secolo

Sebbene cannone e moschetto fossero stati usati dagli ottomani già molto tempo prima, fu nel XVII secolo che apparve in tutta evidenza quanto fossero inefficaci le tradizionali cariche di cavalleria al confronto di salve concentrate di fucileria-artiglieria. In un rapporto del 1602, un generale ottomano confessava che l'esercito era in crisi per il fatto che le forze europee puntavano molto sull'uso del moschetto, mentre gli ottomani facevano affidamento soprattutto sulla cavalleria. Perciò fu suggerito che i giannizzeri — già dotati di moschetto ed avvezzi al suo uso — fossero maggiormente integrati nell'esercito imperiale, pur restando alle dipendenze del loro agha (comandante).

Dalla metà del XVII secolo, i comandanti europei avevano individuato un punto debole nel continuato affidamento degli ottomani su un apparato militare eccessivamente pesante. Raimondo Montecuccoli, il condottiero che portò alla vittoria gli Asburgo contro gli ottomani nella battaglia del San Gottardo (1664), espresse questo commento sul cannone ottomano:

« Questa enorme artiglieria produce gran danno quando va a segno, ma è terribile da spostare, troppo lunga da ricaricare e mettere in posizione. Per di più, consuma gran quantità di polvere, oltre a spezzare o danneggiare le ruote, i carriaggi e perfino le fortificazioni su cui è collocato… la nostra artiglieria è più maneggevole e più efficiente, in questo risiede il nostro vantaggio sul cannone dei turchi[30]»

[modifica] Impero safavide

Poco dopo l'impero ottomano, apparvero altri due imperi musulmani della polvere della sparo: quello safavide in Persia e l'impero mogol in India. Entrambi esordirono al principio del XVI secolo, e tramontarono nel XVIII.

Il rifiuto, da parte dei guerrieri Qizilbash, di adottare le armi da fuoco contribuì alla rotta safavide nella battaglia di Chaldiran.

Malgrado questa iniziale riluttanza, i persiani appresero assai presto l'arte di costruire ed usare armi da fuoco portatili. Un inviato veneziano, Vincenzo di Alessandri, in un rapporto presentato al Consiglio dei Dieci il 24 settembre 1572 osserva:

« Usavano come armi, spade, lance, archibugi, che ogni soldato porta ed usa; le loro armi sono anche superiori e meglio temperate che quelle di ogni altra nazione. Le canne degli archibugi di solito sono lunghe sei spanne, e contengono una palla che pesa poco meno di tre once. Le usano con tale facilità che non patiscono intralcio nel tendere gli archi, né nel maneggiare le spade, e tengono queste ultime agganciate alla sella finché non è il caso di usarle. L'archibugio è poi gettato dietro la schiena, così che un'arma non impedisca l'uso dell'altra. »

[modifica] Impero mogol

Babur, il fondatore dell'impero mogol sul subcontinente indiano, impiegava armi da fuoco, carri muniti di armi ed artiglieria mobile in battaglia. In particolare, li usò alla prima battaglia di Panipat (1526), per sconfiggere le preponderanti forze di Ibrahim Lodhi, l'ultimo sovrano del sultanato di Delhi. Altre battaglie in cui fece uso delle armi da fuoco furono la battaglia di Khanwa nel 1527 contro Rana Sanga e la battaglia di Ghaghra nel 1529.

Anche i suoi discendenti fecero altrettanto, impegnati nell'espansione dell'impero mogol: Akbar il Grande alla seconda battaglia di Panipat (1556) contro Adil Shah Suri, e Hemu della Dinastia Sur.

[modifica] Regno di Mysore

Il sultano Tippu inventò i primi razzi di ferro a Mysore, India.
Il sultano Tippu inventò i primi razzi di ferro a Mysore, India.

I primi razzi di ferro furono sviluppati dal sultano Tippu, un sovrano musulmano del regno di Mysore (India meridionale). Usò vittoriosamente questi razzi contro le forze più numerose della Compagnia Inglese delle Indie Orientali durante le guerre anglo-misore. I razzi mysore di questo periodo erano molto più avanzati di quanto gli inglesi avessero mai visto, principalmente per l'uso del ferro per contenere il propellente; ciò permetteva maggior spinta, ed un raggio più lungo per il missile (fino a 2 km.). Dopo la sconfitta finale di Tippu nella Quarta guerra anglo-mysore (17981799), i razzi di ferro catturati ai mysore furono determinanti nello sviluppo dei razzi inglesi, prontamente impiegati nelle Guerre napoleoniche [31].

[modifica] Appendice: aspetti controversi[32] (reali e fittizi) della categoria logica

[modifica] Sinossi critica

La nozione di "guerra con la polvere da sparo", qui richiamata, proviene dalle opere di Michael Roberts, il quale sostenne che si fosse verificata una rivoluzione militare nel XVI secolo. Tale rivoluzione avrebbe cambiato per sempre la guerra, e la società in generale. Si tratta di una teoria elaborata negli anni cinquanta, cui si aggiunsero contributi di altri studiosi (ma anche critiche di esperti che ne dissentivano). È peraltro controverso sia quando si sia avviata una tale rivoluzione, sia - perfino - se in realtà non sia più corretto considerare il fenomeno una graduale evoluzione, piuttosto che un repentino cambiamento[33] .

[modifica] A scanso di equivoci

Bisogna prestare speciale attenzione al fatto che "polvere da sparo" non è sinonimo di "esplosivo" [34]. È semmai evidente che tra la prima ed il secondo esiste un rapporto da specie a genere.

L'utilizzo della polvere nera, in ogni caso, termina concretamente negli anni 1870 con le scoperte di Alfred Nobel e con l'introduzione di esplosivi più moderni.

[modifica] Note

  1. ^ L'invenzione della polvere nera comportò l'introduzione delle armi da fuoco ed il loro utilizzo bellico, anche se - in realtà - la sostanza chimica nominata era conosciuta da secoli in Estremo Oriente.
  2. ^ È stato Primo Ministro del Regno Unito due volte: dal 6 febbraio 1855 al 20 febbraio 1858 e dal 12 giugno 1859 al 18 ottobre 1865.
  3. ^ Svoltasi nella poco nota Guerra del 1812, che oppose per la seconda volta gli States alla Gran Bretagna.
  4. ^ Ovvero: non a bruciapelo.
  5. ^ Ciò nonostante, il tramonto dell'armatura a piastre fu assai più lungo di quel che ragionevolmente ci si doveva attendere.
  6. ^ In realtà, il tiratore era ancora costretto a servirsi di una sorta di cavalletto per mantenere l'arma in una posizione idonea all'impiego.
  7. ^ Un episodio della ricordata Guerra dei tre regni.
  8. ^ Almeno, se paragonato ai tempi di apprendimento imposti dal longbow.
  9. ^ In realtà, sarebbe più esatto, nella specie, usare il termine marksman.
  10. ^ A somiglianza dell'odierna fanteria meccanizzata.
  11. ^ Si veda, in proposito, il paragrafo Origini della guerra medievale, in apertura della specifica voce, ed anche il successivo dedicato particolarmente ai mongoli.
  12. ^ , Jack Kelly, Gunpowder: Alchemy, Bombards, & Pyrotechnics: The History of the Explosive that Changed the World - Basic Books, 2004
  13. ^ Chase, Kenneth (2003), Firearms: A Global History to 1700, Cambridge University Press
  14. ^ Gernet, Jacques (1996). A History of Chinese Civilization, Trans. J. R. Foster & Charles Hartman, 2nd, Cambridge University Press, p. 311. "La scoperta trasse origine dalle ricerche alchemiche condotte da circoli taoisti nell'era T'ang, ma fu presto tradotta nell'uso militare verso il 904-6. Possiamo datare a quell'epoca i proiettili incendiari chiamati 'fuochi volanti' (fei-huo)."
  15. ^ Needham, Joseph (1986). Science and Civilization in China, Volume 4, Part 3. Taipei: Caves Books, Ltd.
  16. ^ Needham, op. cit.
  17. ^ Chase, Kenneth (2003), Firearms: A Global History to 1700, Cambridge University Press
  18. ^ Zhang, Yunming , Ancient Chinese Sulfur Manufacturing Processes, (1986) Isis 77 (3): 487–497
  19. ^ Ahmad Y Hassan, Potassium Nitrate in Arabic and Latin Sources, History of Science and Technology in Islam.
  20. ^ Ahmad Y Hassan, Gunpowder Composition for Rockets and Cannon in Arabic Military Treatises In Thirteenth and Fourteenth Centuries, History of Science and Technology in Islam.
  21. ^ Ahmad Y Hassan, Gunpowder Composition for Rockets and Cannon in Arabic Military Treatises In Thirteenth and Fourteenth Centuries, History of Science and Technology in Islam.
  22. ^ Ahmad Y Hassan, Technology Transfer in the Chemical Industries, History of Science and Technology in Islam.
  23. ^ Jonathan Grant, "Rethinking the Ottoman Decline: Military Technology Diffusion in the Ottoman Empire, Fifteenth to Eighteenth Centuries", Journal of World History, Vol. 10, No. 1 (1999) 179-201 (182)
  24. ^ David Nicolle. The Janissaries. Osprey, 1995. 22
  25. ^ David Nicolle. Constantinople 1453: The end of Byzantium. , 2000. 29-30
  26. ^ Lord Kinross. The Ottoman Centuries: The Rise and Fall of the Turkish Empire. HarperCollins, 1977. 166-167
  27. ^ David Nicolle. Armies of the Ottoman Turks 1300-1774. Osprey, 1983. 31
  28. ^ Secondo calcoli moderni, ciò corrisponde ad una più "familiare" indicazione di "proiettili da 453 kg.
  29. ^ Lord Kinross. The Ottoman Centuries: The Rise and Fall of the Turkish Empire. HarperCollins, 1977. 186-187
  30. ^ Jonathan Grant, "Rethinking the Ottoman Decline: Military Technology Diffusion in the Ottoman Empire, Fifteenth to Eighteenth Centuries", Journal of World History, Vol. 10, No. 1 (1999) 179-201 (191)
  31. ^ Roddam Narasimha (1985). Rockets in Mysore and Britain, 1750-1850 A.D. National Aeronautical Laboratory and Indian Institute of Science.
  32. ^ La legittimità della mera esistenza del concetto che qui si espone è, in effetti, oggetto di dibattito perfino tra gli estensori di Wikipedia, com'è agevole apprendere dall' apposita pagina.
  33. ^ La parziale sovrapposizione temporale del fenomeno che qui discutiamo con la guerra medievale e con la guerra moderna ne fa sostanzialmente una categoria diacronica, piuttosto che sincronica. Si tratta soprattutto di una chiave interpretativa che enfatizza i riflessi di uno sviluppo tecnologico, fino a farli assurgere a pietra miliare di un differente modo di concepire e praticare la guerra: esso, di fatto, condizionò la società nel suo complesso, e perfino i rapporti di forza tra i diversi ceti.
  34. ^ Ammesso che in generale abbia senso parlare di sinonimi in senso stretto.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia (inglese e tedesca)

  • Keegan, John. The face of battle : a study of Agincourt, Waterloo, and the Somme. London : Barrie & Jenkins, 1988.
  • Paret, Peter. Gordon A. Craig. Felix Gilbert. ed. Makers of modern strategy : from Machiavelli to the nuclear age. Princeton, N.J. : Princeton University Press, c1986.
  • Townsend, Charles. The Oxford History of Modern War Oxford: Oxford University Press, 2000.
  • Parker Geoffrey, The Military Revoltion and the rise of the West, 1988
  • Parker Geoffrey, Empire War and Faith in Early Modern Europe,Penguin Books, London 2003.
  • Tallet, Frank, War and Society in Early Modern Europe 1495-1715, Routledge, London 1992.
  • Sturdy, David, Fractured Europe, 1600-1721, Blackwell, Oxford 2002.
  • Gartz, Jochen. Vom griechischen Feuer zum Dynamit. Eine Kulturgeschichte der Explosivstoffe. E.S.Mittler& Sohn.Hamburg (Germany) 2007.ISBN 978-3-8132-0867-2.

[modifica] Bibliografia italiana

[modifica] Collegamenti esterni

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