Battaglia di Radzymin

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Battaglia di Radzymin
Un carro armato tedesco Panzer IV; Le esperte Panzer-Division tedesche ebbero un ruolo decisivo nell'arresto della impetuosa offensiva sovietica dell'estate 1944
Un carro armato tedesco Panzer IV; Le esperte Panzer-Division tedesche ebbero un ruolo decisivo nell'arresto della impetuosa offensiva sovietica dell'estate 1944
Data 1º agosto 1944 - 10 agosto 1944
Luogo Radzymin e Wolomin, Polonia orientale
Esito vittoria tedesca
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
numero di soldati sconosciuto, circa 300 carri armati[1]. numero di soldati sconosciuto, circa 670 carri armati
Perdite
dati non disponibili circa 3.000 morti e feriti, 6.000 prigionieri[2]; 284 mezzi corazzati
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La Battaglia di Radzymin fu un grande scontro di carri armati verificatosi nella prima settimana di agosto del 1944, durante la seconda guerra mondiale sul fronte orientale, alla periferia di Varsavia sulla riva destra della Vistola (a Radzymin, Wolomin e nel sobborgo di Praga), tra alcune agguerrite Panzer-Division tedesche del 39º Panzerkorps, e le unità meccanizzate della II Armata corazzata dell'Armata Rossa (1º Fronte Bielorusso del maresciallo Rokossovskij).

L'aspra e combattuta battaglia, il più grande scontro di mezzi corazzati verificatosi in territorio polacco durante la guerra, avvenne alla fine della impetuosa avanzata generale sovietica conseguente al clamoroso successo dell'operazione Bagration che aveva provocato il catastrofico crollo dell'Heeresgruppe Mitte tedesco. Alla periferia della capitale polacca e in procinto di attraversare la Vistola, le unità corazzate sovietiche, vennero contrattaccate dalle Panzerdivision tedesche, freneticamente raccolte dal feldmaresciallo Model per impedire l'irruzione nemica in Polonia. La battaglia si concluse con un rilevante successo tedesco, con pesanti perdite di carri armati per i sovietici e con la momentanea ritirata delle unità di testa dell'Armata Rossa.

Inoltre, contemporaneamente a questa furiosa battaglia di carri, era esplosa alle spalle del fronte tedesco la rivolta di Varsavia, che sarebbe drammaticamente proseguita per due mesi fino alla resa finale delle forze polacche dell'Armia Krajowa. Rimane oggetto di aspre discussioni se la inattesa sconfitta di Radzmin e Wolomin, subita dalle forze corazzate sovietiche contro i panzer tedeschi alle porte della capitale polacca, abbia realmente influito sulla decisione sovietica di non intervenire in aiuto dei rivoltosi sulla riva sinistra della Vistola[3].

L'offensiva d'estate sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi operazione Bagration e offensiva Lublino-Brest.

L'offensiva generale sovietica dell'estate 1944 aveva avuto fin dall'inizio un andamento disastroso per la Wehrmacht; l'operazione Bagration aveva praticamente distrutto l'intero Heeresgruppe Mitte schierato in Bielorussia, e aperto un enorme squarcio nel fronte tedesco, rapidamente sfruttato dalle colonne corazzate e meccanizzate sovietiche, sia verso il Mar Baltico sia verso il Niemen, il Bug occidentale e la Vistola. Dopo il crollo tedesco a Minsk, l'Armata Rossa aveva progressivamente esteso la sua offensiva sferrando le nuove operazioni Lvov-Sandomierz e Lublino-Brest che condussero a nuovi rilevanti successi sovietici e ad altre gravi sconfitte tedesche[4].

Nella seconda metà di luglio la situazione del feldmaresciallo Model, che comandava contemporaneamente i resti dell'Heeresgruppe Mitte e l'Heeresgruppe Nordukraine, schierato più a sud, appariva quasi disperata. Nonostante il progressivo afflusso di notevoli riserve corazzate provenienti dagli altri Gruppi d'armate o da altri fronti, la progressione sovietica sembrava inarrestabile[5].

A nord il 1º Fronte Baltico del generale Bagramjan avanzava su Tukums e sembrava in grado di tagliare le comunicazioni dell'Heeresgruppe Nord schierato nei Paesi Baltici[6]; al centro il generale Cerniakovskij (3º Fronte Bielorusso) aveva superato il Niemen e si avvicinava a Kaunas e alla Prussia orientale; infine, più a sud, il potente 1º Fronte Bielorusso del generale Rokossovskij avanzava da due direzioni differenti: da Pinsk-Baranovici verso Brėst (raggiunta il 28 luglio), e da Lublino (liberata il 23 luglio) verso la Vistola e Varsavia. Il feldmaresciallo Model doveva inoltre contenere anche la potente offensiva del 1º Fronte Ucraino del maresciallo Konev in Volinia, che aveva provocato la caduta di Lvov e Brody e una nuova pericolosa marcia sovietica verso la Vistola, 150 km a sud di Varsavia[7].

Alle porte di Varsavia[modifica | modifica wikitesto]

Le Panzerdivision disponibili o in afflusso si stavano prodigando da settimane per cercare di rallentare o frenare la poderosa avanzata sovietica, e al momento le Divisioni SS Wiking e Totenkopf (appena arrivate dal Gruppo d'armate Ukraina Süd) si battevano aspramente per contenere, a ovest di Brėst (che stava per essere liberata dalla 70ª Armata), la spinta dell'11º Corpo corazzato, del 2º Corpo di cavalleria della Guardia e della 47ª Armata, che premevano su Siedlce e minacciavano di tagliare fuori le ingenti forze tedesche ancora attardate a Brėst e a Białystok[8]. Altre pericolose forze sovietiche marciavano più a settentrione, per aggirare Varsavia da nord passando per Serock (65ª e 28ª Armata, rinforzate con il 1º Corpo corazzato della Guardia, il 9º Corpo corazzato e il 1º Corpo meccanizzato)[9].

La minaccia più grande per i tedeschi, tuttavia, proveniva da sud, dove le armate del fianco sinistro del 1º Fronte Bielorusso del generale Rokossovskij (8ª Armata della Guardia del famoso generale Čuikov, 69ª Armata e 1ª Armata polacca) si avvicinavano alla Vistola, che raggiunsero il 25 luglio cercando subito di attraversarla, e soprattutto da sud-est dove i tre corpi corazzati della 2ª Armata corazzata sovietica (passata al comando del generale Radzievskij dopo il ferimento del generale Bogdanov), dopo aver liberato Lublino, il 28 luglio arrivarono a 40 km a sud-ovest di Varsavia, contrastate solo dalla 73. Divisione fanteria (che subì una grave sconfitta) e da elementi della Panzer-Division "Hermann Göring", trasferita dall'Italia[10].

Mappa della battaglia di Radzymin-Wolomin.

In realtà anche la posizione delle forze sovietiche era pericolosamente esposta: le punte corazzate della 2ª Armata corazzata avanzavano incessantemente dal 18 luglio e presentavano importanti problemi logistici e di rifornimento; inoltre, marciando in direzione nord-ovest, esponevano il loro fianco destro, non solidamente collegato con il raggruppamento sovietico impegnato in duri scontri contro le Waffen-SS a Siedlce[11].

Nonostante queste difficoltà, le direttive dello Stavka del 28 luglio imponevano ottimisticamente di continuare l'avanzata su tutto il fronte e ordinavano al generale Radzievskij di marciare in direzione della capitale polacca, schierando il 16º Corpo corazzato sulla sinistra, verso la Vistola e in collegamento con la 8ª Armata della Guardia in azione più a sud (che aveva già conquistato una prima testa di ponte sul fiume a Magnuszew), mentre il 3º Corpo corazzato sarebbe avanzato al centro per puntare da Dęblin su Wolomin, Radzymin e il sobborgo sulla riva destra di Praga, supportato sulla destra, attraverso Mińsk Mazowiecki, dall'8º Corpo corazzato della Guardia e da alcuni elementi di fanteria e cavalleria meccanizzata[12]. Si prevedeva in questo modo di aggirare Varsavia da nord e di costringere alla ritirata le forze tedesche; alla vigilia della battaglia i tre corpi corazzati della 2ª Armata corazzata contavano ancora oltre 600 carri armati, ma accusavano gravi carenze di carburante e rifornimenti[13].

Contrattacco tedesco[modifica | modifica wikitesto]

Carri Panther della Panzer-Division SS "Totenkopf" durante i combattimenti in Polonia.

Il feldmaresciallo Model e l'Oberkommando des Heeres, nonostante la grave crisi provocata dall'attentato a Hitler e dal peggioramento della situazione sull'Invasionfront in Normandia (il 1º agosto le forze americane avrebbero sfondato le difese tedesche a Avranches[14]), non intendevano affatto rinunciare alla lotta e abbandonare Varsavia[15]. Al contrario, sfruttando le difficoltà logistiche sovietiche, alcuni vantaggi tattici temporanei e la possibilità di raggruppare alcune eccellenti Panzerdivision affluite dagli altri fronti, intendevano contrattaccare le punte sovietiche e stabilizzare finalmente la situazione, disimpegnando le cospicue forze ancora attardate a est della Vistola e sperando anche di schiacciare le pericolose teste di ponte sul fiume in via di costituzione sui fronti di Konev e Rokossovskij[16].

Secondo questi piani, la 9ª Armata tedesca (generale von Vormann), che difendeva la linea della Vistola, avrebbe raggruppato una massa corazzata sui due fianchi della pericolosa puntata sovietica a est e sud-est di Varsavia, impegnando, sotto il comando del 39º Panzerkorps dell'esperto generale von Saucken, la 19. e la 4 Panzer-Division (ritirate dal fronte sul Narew e dirottate verso ovest), la Panzer-Division "Hermann Göring", già presente sul posto, e le divisioni corazzate SS "Wiking" e "Totenkopf", che si sarebbero disimpegnate dall'area di Siedlce e avrebbero attaccato da est verso ovest, sul fianco destro delle colonne meccanizzate sovietiche[17]. Circa 300 panzer avrebbero preso parte all'attacco[18]

Fin dal 26 luglio, i primi segni della volontà tedesca di non abbandonare Varsavia e del concentramento di mezzi corazzati in corso di organizzazione, avevano sollevato grande nervosismo nel comando del 1º Fronte Bielorusso del generale Rokossvoskij; nonostante i segni di panico presenti nelle truppe di retrovia tedesche stanziate nella capitale polacca, la situazione rimaneva poco chiara e ordini vennero diramati per mantenere concentrati i corpi corazzati della 2ª Armata corazzata, ed anche per tenere pronta ad intervenire la 8ª Armata della Guardia del generale Čuikov[11].

Il 30 luglio, avendo raggruppato la 19. Panzer-Division e la "Hermann Göring" sul fianco sinistro del 3º Corpo corazzato sovietico in avanzata su Okuniew, Wolomin e Radzymin, Model e Saucken sferrarono il contrattacco in forze, dando inizio ad una settimana di furiose battaglie di carri proprio alla periferia di Varsavia (in cui era in procinto di esplodere la tragica insurrezione dell'Armia Krajowa).

Un Panzer IV di una Panzerdivision impegnata in Polonia nell'agosto 1944.

I primi attacchi tedeschi furono lanciati dalla 19. Panzer-Division (maggior generale Hans Källner) e dalla Panzer-Division "Hermann Göring" (maggior generale Wilhelm Schmalz) contro il fianco sinistro del 3º Corpo corazzato sovietico (maggior generale N.D.Vedeneev) a nord di Wolomin; colta di sorpresa, la formazione sovietica respinse, tuttavia, i primi attacchi e per tre giorni, a partire dal 30 luglio, fece fronte ai ripetuti colpi dei panzer, pur subendo dure perdite[19]. Mentre il 16º Corpo corazzato sovietico (maggior generale I.Dubovoi) rimaneva a sud, lungo la Vistola, alla periferia sud-orientale di Varsavia, senza essere coinvolto in pieno dai contrattacchi tedeschi, l'8º Corpo corazzato della Guardia (tenente generale A.F.Popov), sul fianco destro della 2ª Armata corazzata, procedeva a nord di Minsk-Mazowiecki, arrivando fino a 20 km a est di Varsavia prima di essere attacco alle spalle dai primi elementi della Panzer-Division SS "Totenkopf" (maggior generale Hellmuth Becker) che si erano sganciati dall'area di Siedlce[20].

Il momento decisivo del contrattacco tedesco si verificò il 2 agosto con l'intervento da nord-est e da est del grosso della 4. Panzer-Division (maggior generale Clemens Betzel), in avanzata lungo l'autostrada di Wyszkow, e di una parte della Panzer-Division SS "Wiking" (maggior generale Rudolf Muhlenkamp), proveniente da Siedlce: il 3º Corpo corazzato sovietico venne preso a tenaglia dalla 4. Panzer-Division, che attaccava da nord, e dalla 19. Panzer-Division, ripartita all'offensiva sul fianco sinistro [21]. I reparti corazzati sovietici vennero respinti da Radzymin e Wolomin e praticamente distrutti, nonostante una coraggiosa resistenza, in tre giorni di battaglia[20].

Le perdite di carri sovietici furono pesanti (quasi 300 mezzi corazzati, di cui almeno 113 carri distrutti definitivamente[22]) sotto il fuoco dei panzer tedeschi e colpiti anche da numerosi interventi della Luftwaffe che mantenne la superiorità aerea locale sul campo di battaglia (per mancanza di strutture logistiche adeguate l'aviazione sovietica perse in questa fase la schiacciante superiorità raggiunta in precedenza[23]). Anche l'8º Corpo corazzato della Guardia subì pesanti perdite, contro la "Hermann Göring", la SS "Totenkopf" ed elementi della SS "Wiking"[24], e dovette a sua volta ripiegare verso sud, abbandonando il terreno momentaneamente conquistato e rinunciando a ogni manovra per raggiungere Varsavia[20].

Fanteria tedesca impegnata negli scontri alla periferia di Varsavia.

Il 5 agosto la 2ª Armata corazzata, in grave difficoltà, era in piena ritirata dopo aver perso le posizioni raggiunte a Okuniew, Radzymin, Wolomin e Minsk-Mazowiecki, mentre intervenivano i primi reparti della 47ª Armata per stabilizzare la situazione. Mentre i corpi corazzati sovietici venivano ritirati dal fronte per essere riequipaggiati, i corpi di fucilieri della 47ª Armata furono rapidamente schierati su posizioni difensive per 80 km, dalla periferia meridionale di Varsavia a Siedlce: il 1º Fronte Bielorusso del generale Rokossovskij, dopo la brillante ma estenuante avanzata, passava sulla difensiva in gran parte dei settori, il sobborgo di Praga era ora saldamente in mano tedesca, e Varsavia (in cui infuriava già da alcuni giorni la rivolta) era ormai lontana dagli obiettivi sovietici, e quindi esposta alla repressione tedesca[25].

Il riuscito contrattacco dei panzer aveva anche stabilizzato il fronte settentrionale, mantenendo le comunicazioni con le forze in ripiegamento sul Narew e con quelle schierate in difesa della Prussia orientale. La precarietà della situazione complessiva del fronte tedesco, rese inevitabile, tuttavia, una rapida sospensione dei contrattacchi del 39º Panzerkorps (10 agosto), dopo aver ottenuto i risultati indispensabili a salvaguardare Varsavia: le preziose Panzerdivision sarebbero state rapidamente inviate a nord (in Prussia orientale e nel Baltico) e a sud (contro le teste di ponte sulla Vistola) per salvare la situazione anche negli altri settori pericolanti dell'Ostfront, abbandonando l'area della capitale polacca (tranne alcune formazioni della 19. Panzer-Division)[26].

Bilancio e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Le aspre battaglie di carri alla periferia di Varsavia si conclusero quindi con un rilevante successo tedesco e con un'inattesa sconfitta sovietica, dopo oltre un mese di schiaccianti vittorie e di apparentemente inarrestabili avanzate dell'Armata Rossa. Il successo tattico locale delle forze tedesche, precipitosamente raccolte dal feldmaresciallo Model, giunse inaspettato, pochi giorni prima regnava ancora un sentimento di euforia nei comandi sovietici e di panico nelle retrovie tedesche, ed ebbe importanti conseguenze anche strategiche costringendo le forze sovietiche a sospendere ulteriori manovre offensive in direzione della Polonia e della Germania, che erano sembrate possibili solo pochi giorni prima[27].

In realtà, a causa degli enormi problemi logistici, dell'accumularsi delle perdite di uomini e mezzi, e delle enormi distanze percose dai russi dopo l'inizio, il 22 giugno 1944, dell'offensiva d'estate, ulteriori avanzate in profondità presentavano enormi problemi tattico-operativi difficilmente sormontabili in breve tempo[28].

Combattenti dell'Armia Krajowa, durante la Rivolta di Varsavia.

Dal punto di vista tattico le battaglie di carri di Radzymin e Wolomin, confermarono ancora una volta l'abilità e l'esperienza delle migliori Panzerdivision tedesche, in grado, in situazioni favorevoli, di infliggere severi scacchi al nemico, come sarebbe stato ancora confermato sul Fronte est anche in Prussia orientale e nei Paesi Baltici[29].

Dopo la sconfitta e la ritirata delle unità corazzate sovietiche alle porte della capitale polacca, la sanguinosa rivolta dell'Armia Krajowa era inevitabilmente destinata alla sconfitta. Interminabili polemiche esplosero immediatamente (scontri tra Churchill e Stalin[30]) sul mancato intervento dei sovietici in aiuto delle forze insurrezionali; tuttavia è evidente che le truppe dell'Armata Rossa, dopo la sconfitta a Praga, non erano più in grado di proseguire subito oltre la Vistola, anche se gran parte delle Panzerdivision abbandonarono immediatamente l'area per essere impegnate più a nord e a sud[31]. Il tentativo intrapreso dalla 47ª Armata e dalla 1ª Armata polacca (reclutata dall'Armia Ludowa, le forze militari favorevoli alla stretta alleanza con i sovietici), dal 3 al 23 settembre, di superare la Vistola e conquistare i sobborghi di Varsavia terminò con un fallimento[32].

È indubbio tuttavia che Stalin, alle prese con la costituzione di un governo e un esercito polacco alleato dell'Unione Sovietica in aspra contrapposizione con il governo in esilio di Londra, auspicava il fallimento della rivolta e la distruzione dell'esercito polacco nazionalista; quindi per molte settimane non collaborò con gli alleati nell'invio di aiuti aerei e polemizzò duramente con i dirigenti alleati sull'opportunità e sui fini politici dell'insurrezione[33].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AA.VV., Das Deutsche Reich und der Zweite Weltkrieg, band 8, p. 581.
  2. ^ E.Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. VI, p. 250.
  3. ^ A.Werth, La Russia in guerra, pp. 837-852.
  4. ^ J.Erickson, The road to Berlin, pp. 215-239.
  5. ^ E.Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. VI, pp. 244-246.
  6. ^ D.Glanz/J.House, When titans clashed, pp. 226-227.
  7. ^ D.Glanz/J.House, When titans clashed, pp. 208-211.
  8. ^ J.Erickson, The road to Berlin, pp. 244-245.
  9. ^ J.Erickson, The road to Berlin, p. 240.
  10. ^ J.Erickson, The road to Berlin, pp. 245-246.
  11. ^ a b J.Erickson, The road to Berlin, p. 246.
  12. ^ J.Erickson, The road to Berlin, p. 247.
  13. ^ D.Glanz/J.House, When titans clashed, pp. 211.213.
  14. ^ E.Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. VI, pp. 268-270.
  15. ^ R.Cartier, La seconda guerra mondiale,p. 375.
  16. ^ E.Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. VI, pp. 249-250; J.Erickson, The road to Berlin, p. 271.
  17. ^ J.Erickson, The road to Berlin, pp. 270-272.
  18. ^ La divisione corazzata più fornita era la 4. Panzer-Division con 78 carri armati, la 19. Panzer-Division aveva 72 mezzi, la "Göring" 64, la "Wiking" 66; in AA.VV., Das Deutsche Reich und der Zweite Weltkrieg, band 8, p. 581
  19. ^ D.Glanz/J.House, When titans clashed, pp. 212-213.
  20. ^ a b c D.Glanz/J.House, When titans clashed, p. 213.
  21. ^ M.Afiero, Wiking, p. 125.
  22. ^ Le fonti tedesche rivendicano la distruzione di 425 mezzi corazzati sovietici; in M.Afiero,Wiking, p. 128.
  23. ^ E.Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. VI, pp. 249-250.
  24. ^ M.Afiero, Wiking, p. 125-126.
  25. ^ D.Glanz/J.House, When titans clashed, pp. 213-214.
  26. ^ R.Cartier, La seconda guerra mondiale, pp. 375-376.
  27. ^ E.Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. VI, pp. 249-255.
  28. ^ G.Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, vol. II, p. 215 e p. 232.
  29. ^ W.Haupt, A History of the Panzer Troops, p. 113.
  30. ^ A.Werth, La Russia in guerra, pp. 840-842.
  31. ^ A.Werth, La Russia in guerra, pp. 837-852; G.Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, vol. II, pp. 231-233.
  32. ^ D.Glanz-J.House, When titans clashed, pp. 213-214; J.Erickson, The road to Berlin, pp. 287-290.
  33. ^ G.Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, vol. II, pp. 231-233; E.Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. VI, pp. 255-258.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Das Deutsche Reich und der Zweite Weltkrieg, band 8, Deutsche Verlags-Anstalt 2007
  • AA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. IV, C.E.I. 1978
  • M.Afiero, Wiking, Marvia edizioni 2003
  • Richard N.Armstrong, Red Army tank commanders, Schiffer publ. 1994
  • Eddy Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. VI, DeAgostini 1971
  • Giuseppe Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, vol. II, Mondadori 1979
  • Raymond Cartier, La seconda guerra mondiale, Mondadori 1993
  • John Erickson, The road to Berlin, Cassell 1983
  • David Glantz/Jonathan House, When titans clashed, 2001
  • Werner Haupt, A history of the Panzer troops, Schiffer publ. 1990
  • Alexander Werth, La Russia in guerra, Mondadori 1964
  • Earl Ziemke, Stalingrad to Berlin, 1993

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]