Elezioni politiche italiane del 1992

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Elezioni politiche italiane 1992
Stato Italia Italia
Data 5-6 aprile 1992
Legislatura XI legislatura
Legge elettorale Proporzionale classico
Affluenza 87,07 % (Red Arrow Down.svg 1,53 %)
Democrazia Cristiana.svg Partito Democratico della Sinistra.svg Partito Socialista Italiano (1990-1993).svg
Partito Democrazia
Cristiana
Partito Democratico
della Sinistra
Partito Socialista Italiano
Camera dei deputati
Voti 11 640 265
29,66 %
6 321 084
16,11 %
5 343 930
13,62 %
Seggi
206 / 630
107 / 630
92 / 630
Differenza % Red Arrow Down.svg 4,65 nuovo partito[1] Red Arrow Down.svg 0,65
Differenza seggi Red Arrow Down.svg 28 nuovo partito[1] Red Arrow Down.svg 2
Senato della Repubblica
Voti 9 088 494
27,27 %
5 682 888
17,05 %
4 523 873
13,57 %
Seggi
107 / 315
64 / 315
49 / 315
Differenza % Red Arrow Down.svg 6,35 nuovo partito[1] Green Arrow Up.svg 2,66
Differenza seggi Red Arrow Down.svg 18 nuovo partito[1] Red Arrow Down.svg 5
Elezioni Camera 1992 Comuni.png
Presidente del Consiglio uscente
Giulio Andreotti (DC)
Left arrow.svg 1987 1994 Right arrow.svg

Le elezioni politiche italiane del 1992 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 5 e lunedì 6 aprile 1992. Convenzionalmente vengono ritenute le ultime elezioni della cosiddetta Prima Repubblica, ovvero quel periodo che va dalla nascita della Repubblica Italiana al 1992, e caratterizzate per essere le prime dal 1946 senza la presenza del Partito Comunista Italiano (rinominatosi Partito Democratico della Sinistra)[2][3][4] e le ultime alle quali prese parte la Democrazia Cristiana[5][6].

Sistema di voto[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni politiche del 1992 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale.

Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un unico candidato, anziché per un massimo di quattro come nelle precedenti elezioni (effetto del referendum sulla preferenza unica).

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.

Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art. 57). Ogni Regione era suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi ad essa assegnati. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hondt delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

Circoscrizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali e al Senato della Repubblica in 20 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Circoscrizioni della Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Le circoscrizioni per la Camera dei deputati.

Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti:

  1. Torino (Torino, Novara, Vercelli);
  2. Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti);
  3. Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona);
  4. Milano (Milano, Pavia);
  5. Como (Como, Sondrio, Varese);
  6. Brescia (Brescia, Bergamo);
  7. Mantova (Mantova, Cremona);
  8. Trento (Trento, Bolzano);
  9. Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo);
  10. Venezia (Venezia, Treviso);
  11. Udine (Udine, Belluno, Gorizia);
  12. Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì);
  13. Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia);
  14. Firenze (Firenze, Pistoia);
  15. Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara);
  16. Siena (Siena, Arezzo, Grosseto);
  17. Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno);
  18. Perugia (Perugia, Terni, Rieti);
  19. Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone);
  20. L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo);
  21. Campobasso (Campobasso, Isernia;
  22. Napoli (Napoli, Caserta);
  23. Benevento (Benevento, Avellino, Salerno);
  24. Bari (Bari, Foggia);
  25. Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto);
  26. Potenza (Potenza, Matera);
  27. Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria);
  28. Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna);
  29. Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta);
  30. Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano);
  31. Valle d'Aosta (Aosta);
  32. Trieste (Trieste).

Circoscrizioni del Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Le circoscrizioni per il Senato della Repubblica.

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica invece erano le seguenti:

  1. Piemonte;
  2. Valle D'Aosta;
  3. Lombardia;
  4. Trentino-Alto Adige;
  5. Veneto;
  6. Friuli-Venezia Giulia;
  7. Liguria;
  8. Emilia-Romagna;
  9. Toscana;
  10. Umbria;
  11. Marche;
  12. Lazio;
  13. Abruzzo;
  14. Molise;
  15. Campania;
  16. Puglia;
  17. Basilicata;
  18. Calabria;
  19. Sicilia;
  20. Sardegna.

Quadro politico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Svolta della Bolognina, Mani pulite e Pentapartito.

Le elezioni politiche del 1992 furono le ultime svoltesi con sistema elettorale proporzionale con preferenze[7].

Come effetto della svolta della Bolognina, sono le prime elezioni politiche senza il Partito Comunista Italiano e Democrazia Proletaria e le prime col Partito Democratico della Sinistra e il Partito della Rifondazione Comunista[8].

La Lega Lombarda che aveva già partecipato alle elezioni politiche del 1987[9][10], vi partecipa dopo il congresso del 1991 con il nuovo nome di Lega Nord guidata da Umberto Bossi[11][12].

Il 1991 fu l'anno che segnò la fine del pentapartito, quando il PRI uscì dalla coalizione senza più rientrarvi, facendo nascere il governo Andreotti VII.

Principali forze politiche[modifica | modifica wikitesto]

Partito Collocazione Ideologia principale Segretario Foto
Democrazia Cristiana (DC) Centro Cristianesimo democratico Arnaldo Forlani Arnaldo Forlani 2.jpg
Partito Democratico della Sinistra (PDS) Sinistra Post comunismo Achille Occhetto Achille Occhetto.jpg
Partito Socialista Italiano (PSI) Sinistra Socialdemocrazia Bettino Craxi Bettino Craxi-1.jpg
Lega Nord (LN) Destra Federalismo Umberto Bossi Umberto Bossi 1996.jpg
Partito della Rifondazione Comunista (PRC) Estrema sinistra Comunismo Sergio Garavini Sergio Garavini 1952.jpg
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) Estrema destra Neofascismo Gianfranco Fini Gianfranco Fini 1992.jpg
Partito Repubblicano Italiano (PRI) Centro Repubblicanesimo Giorgio La Malfa Giorgio La Malfa 2.jpg
Partito Liberale Italiano (PLI) Centro-destra Liberalismo Renato Altissimo Renato Altissimo.jpg
Federazione dei Verdi (FdV) Sinistra Ambientalismo Gianni Mattioli Gianni mattioli.jpg
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) Centro-sinistra Socialdemocrazia Antonio Cariglia Antonio cariglia.jpg
Movimento per la Democrazia - La Rete (MPD-LR) Sinistra Lotta alla mafia Leoluca Orlando Leoluca Orlando 1992.jpg
Lista Pannella (LP) Centro-sinistra Radicalismo Marco Pannella Marco Pannella 1992.jpg

Campagna elettorale[modifica | modifica wikitesto]

La campagna elettorale del 1992 si aprì in un contesto assai ostile ai partiti che per anni si erano trovati al governo del Paese: oltre all'uscita dei repubblicani dalla coalizione di governo e alle continue «picconate» del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga contro i partiti (in particolare contro la DC e il PDS)[13], era agli albori l'inchiesta Mani pulite, che stava per fare scandalo verso i partiti di governo e dell'opposizione (a Milano verranno arrestati anche diversi dirigenti del PCI-PDS e un militante del MSI)[13]. Dopo la scissione del PCI si presentarono le liste dei due partiti che ne erano nati: quella del PDS e quella del PRC. Le destre erano invece in fortissima ascesa e, accanto alla sostanziale tenuta del MSI, il successo della Lega Nord, nata dall'unione di varie leghe regionaliste attive da qualche anno, con ideale secessionistico, sembrava inevitabile. Dal forte rischio di ingovernabilità scaturì un dibattito generale sull'eventuale modifica della legge elettorale.

Il pentapartito, diventato intanto quadripartito, riuscì comunque a ottenere una lieve maggioranza in entrambe le Camere, ma dalle divisioni interne alla maggioranza, miste ai pochi seggi di vantaggio sulle opposizioni, scaturiva l'incertezza sulla stabilità politica[14].

Scoppiato lo scandalo Tangentopoli, la delegittimazione della classe politica raggiunse il suo apice e si tornò al voto appena due anni dopo con un nuovo sistema elettorale perlopiù maggioritario.

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grafico delle elezioni politiche italiane.

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Deputati dell'XI legislatura della Repubblica Italiana ed Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 1992.
Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Risultati delle elezioni politiche italiane del 1992 (Camera dei deputati)
Italian Chamber of Deputies, 1992.svg
Partito Voti % Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 11.640.265 29,66 206 Red Arrow Down.svg4,66 Red Arrow Down.svg28
Partito Democratico della Sinistra (PDS) 6.321.084 16,11 107 - -
Partito Socialista Italiano (PSI) 5.343.930 13,62 92 Red Arrow Down.svg0,65 Red Arrow Down.svg2
Lega Nord (LN) 3.396.012 8,65 55 Green Arrow Up.svg8,65 Green Arrow Up.svg55
Partito della Rifondazione Comunista (PRC) 2.204.641 5,62 35 - -
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) 2.107.037 5,37 34 Red Arrow Down.svg0,54 Red Arrow Down.svg1
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 1.722.465 4,39 27 Green Arrow Up.svg0,69 Green Arrow Up.svg6
Partito Liberale Italiano (PLI) 1.121.264 2,86 17 Green Arrow Up.svg0,76 Green Arrow Up.svg6
Federazione dei Verdi (FdV) 1.093.995 2,79 16 Green Arrow Up.svg0,28 Green Arrow Up.svg3
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 1.064.647 2,71 16 Red Arrow Down.svg0,24 Red Arrow Down.svg1
Movimento per la Democrazia - La Rete (LR) 730.171 1,86 12 - -
Lista Marco Pannella (LMP) 485.694 1,24 7 Red Arrow Down.svg1,32 Red Arrow Down.svg6
Sì Referendum (SR) 319.812 0,81 0 - -
Partito Pensionati (PP) 246.379 0,63 0 - -
Lega delle Leghe 220.559 0,56 0 - -
Partito Popolare Sudtirolese (PPST) 198.447 0,51 3 - -
Caccia Pesca Ambiente (CPA) 192.799 0,49 0 - -
Federalismo - Pensionati Uomini Vivi (FPUV) 154.621 0,39 1 - -
Lega Autonomia Veneta (LAV) 152.301 0,39 1 - -
Lega Casalinghe Pensionati (LCP) 133.717 0,34 0 - -
Liste Autonomiste 94.583 0,24 0 - -
Lega d'Azione Meridionale (LAM) 53.759 0,14 0 - -
Veneto Autonomo (VA) 49.035 0,12 0 - -
Verdi Federalisti (VF) 42.647 0,11 0 - -
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme (VA-APF) 41.404 0,11 1 - -
Altre Liste 116.007 0,30 0 - -
Totale[15] 39.247.275 100,00 630

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Senatori dell'XI Legislatura della Repubblica Italiana ed Eletti al Senato della Repubblica nelle elezioni politiche italiane del 1992.
Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Risultati delle elezioni politiche italiane del 1992 (Senato della Repubblica)
Italian Senate, 1992.svg
Partito Voti % Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 9.088.494 27,27 107 Red Arrow Down.svg5,35 Red Arrow Down.svg18
Partito Democratico della Sinistra (PDS) 5.682.888 17,05 64 - -
Partito Socialista Italiano (PSI) 4.523.873 13,57 49 Green Arrow Up.svg2,16 Green Arrow Up.svg6
Lega Nord (LN) 2.732.461 8,20 25 Green Arrow Up.svg8,20 Green Arrow Up.svg25
Partito della Rifondazione Comunista (PRC) 2.171.950 6,52 20 - -
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) 2.171.215 6,51 16 Red Arrow Down.svg0,03 Straight Line Steady.svg
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 1.565.142 4,70 10 Green Arrow Up.svg0,85 Green Arrow Up.svg2
Federazione dei Verdi (FdV) 1.027.303 3,08 4 Green Arrow Up.svg1,12 Green Arrow Up.svg2
Partito Liberale Italiano (PLI) 939.159 2,82 4 Green Arrow Up.svg0,66 Green Arrow Up.svg1
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 853.895 2,56 3 Green Arrow Up.svg0,20 Red Arrow Down.svg3
Sì Referendum (SR) 332.318 1,00 0 - -
Movimento per la Democrazia - La Rete (LR) 239.868 0,72 3 - -
Partito Pensionati (PP) 215.889 0,65 0 - -
Federalismo - Pensionati Uomini Vivi (FPUV) 174.713 0,52 1 - -
Partito Popolare Sudtirolese (PPST) 168.113 0,50 3 - -
Lista Marco Pannella (LMP) 166.708 0,50 0 Red Arrow Down.svg1,27 Red Arrow Down.svg3
Per la Calabria 143.976 0,43 2 - -
Lega Autonomia Veneta (LAV) 142.446 0,43 1 - -
Lega Casalinghe-Pensionati (LCP) 134.327 0,40 0 - -
Lega Alpina Lumbarda (LAL) 119.153 0,36 1 - -
Caccia Pesca Ambiente (CPA) 116.395 0,35 0 - -
Liste Autonomiste 95.687 0,29 0 - -
Veneto Autonomo (VA) 50.938 0,15 0 - -
Lega d'Azione Meridionale (LAM) 49.769 0,15 0 - -
Per il Molise 48.352 0,15 1 - -
Verdi Federalisti (VF) 47.051 0,14 0 - -
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme (VA-APF) 34.150 0,10 1 - -
Altre Liste 151.170 0,45 0 - -
Totale[16] 33.328.581 100,00 315

Analisi territoriale del voto[modifica | modifica wikitesto]

Partiti maggioritari nelle singole province per la Camera.

Rispetto alle precedenti elezioni, si hanno le seguenti variazioni:

Conseguenze del voto[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni furono segnate dal crescere dell'astensione e dell'indifferenza della popolazione nei confronti di una politica chiusa e ingabbiata negli stessi schemi dai tempi del dopoguerra, incapace di rinnovarsi malgrado gli epocali cambiamenti storici di quegli anni.

Dal punto di vista storico-politico queste elezioni segnarono alcune importanti novità:

  • La prima netta affermazione della Lega Nord e della Rete, due formazioni di recente fondazione, sviluppatesi una nell'Italia settentrionale, l'altra nel Meridione, che registrarono un vero e proprio boom, facendo della moralizzazione e del rinnovamento politico dei veri e propri cavalli di battaglia[17]: il movimento leghista passò da 2 parlamentari (un deputato e un senatore) a 80 (55 eletti alla Camera, 25 eletti al Senato), mentre quello fondato dall'ex democristiano Leoluca Orlando ottenne buoni risultati soprattutto a Palermo e Torino[18], eleggendo 15 parlamentari su scala nazionale (12 deputati e 3 senatori)[13].
  • Il calo di consensi investì quasi tutti i maggiori partiti: la DC calò dal 34,31% al 29,66% ottenendo il suo minimo storico, non superando il 30% dei consensi per la prima volta in un'elezione di rilevanza nazionale[19]; il PSI, che nelle precedenti consultazioni aveva toccato i suoi massimi storici, scese di un punto percentuale, subendo per la prima volta dal 1979 una flessione[20]; PRI, PLI e PSDI conservarono le loro posizioni. Il PDS e il PRC, eredi del disciolto PCI, persero quasi il 5% dei voti[18].
  • Il quadripartito al governo (DC, PSI, PSDI e PLI)[18], conservò comunque la maggioranza assoluta dei seggi, ma si fermò al 48,85% pari a 331 seggi alla Camera e 163 al Senato, risultato che rese difficile la formazione di una forte maggioranza parlamentare[21]. La maggioranza era ridotta al lumicino, ma in sostanza lo era anche l'opposizione tradizionale. Si era arrivati al capolavoro di non avere più il governo che c'era (la vecchia maggioranza aveva perso), e di non avere il governo di una nuova maggioranza, che non si era coagulata e non esisteva. Nessuno dei commentatori politici si rese conto della fortuna toccata al «sistema», che teneva ancora[18].

Quando, a maggio, le Camere appena riunite furono chiamate a eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, le votazioni si tennero in un clima di fortissima tensione politica (in quegli stessi giorni veniva ucciso il giudice Giovanni Falcone) e fu affossata dapprima la candidatura di Arnaldo Forlani, poi quella di Giulio Andreotti. Alla fine, fu eletto il democristiano Oscar Luigi Scalfaro, candidato dei moralizzatori. Scalfaro si rifiutò di concedere incarichi ai politici vicini agli inquisiti: Bettino Craxi, che aspirava a tornare alla presidenza del Consiglio, dovette rinunciare in favore di Giuliano Amato[18]. Il quasi contestuale scoppio del caso Tangentopoli, con l'ondata di arresti e di avvisi di garanzia, portò dopo soli due anni alla fine della legislatura e più in generale della Prima Repubblica.

Vi furono poi le dimissioni del governo Amato, falcidiato dalle comunicazioni giudiziarie, appena dopo il referendum abrogativo del 18 e 19 aprile 1993, che aveva ad oggetto la legge elettorale in senso proporzionale del Senato. Successivamente il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro incaricò il governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi per la formazione di un nuovo esecutivo, col mandato di contrastare la grave crisi economica e riscrivere la legge elettorale. Venne approvata una legge elettorale in senso prevalentemente maggioritario sia per la Camera sia per il Senato: secondo le norme approvate, dei 629 seggi di Montecitorio, 474 verranno assegnati con i collegi uninominali, e 155 su base proporzionale. A Palazzo Madama i seggi «uninominali» saranno 232 su 315, i proporzionali 83. La nuova legge elettorale approvata dal Parlamento, nella sua veste costituente, ha avuto la qualifica di Minotauro[18].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Il PDS non è confrontabile con il PCI poiché si verificò la scissione del PRC.
  2. ^ Paolo Bellucci, Marco Maraffi e Paolo Segatti, PCI, PDS, DS. La trasformazione dell'identità politica della sinistra di governo, Roma, Donzelli, 2000. URL consultato il 6 marzo 2018.
  3. ^ Valdo Spini, La buona politica: Da Machiavelli alla Terza Repubblica. Riflessioni di un socialista, Venezia, Marsilio, 2013. URL consultato il 6 marzo 2018.
  4. ^ Claudio Martelli, Ricordati di vivere, Milano, Bompiani, 2013. URL consultato il 6 marzo 2018.
  5. ^ Saverio Francesco Regasto, La forma di governo parlamentare fra «tradizione» e «innovazione», Milano, Giuffrè, 2008. URL consultato il 6 marzo 2018.
  6. ^ Carlo Maria Martini, Giustizia, etica e politica nella città, Milano, Bompiani, 2017. URL consultato il 6 marzo 2018.
  7. ^ Fernando Proietti, La rivoluzione del 4 agosto, in Corriere della Sera, 5 agosto 1993. URL consultato il 17 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 5 giugno 2015).
  8. ^ Vittorio Monti, Il popolo rosso tradisce la "svolta", in Corriere della Sera, 7 aprile 1992. URL consultato il 17 marzo 2011 (archiviato dall'url originale l'8 luglio 2012).
  9. ^ Oskar Peterlini, Funzionamento dei sistemi elettorali e minoranze linguistiche, Milano, FrancoAngeli, 2012. URL consultato l'8 marzo 2018.
    «La Lega Nord, o Lega Lombarda fino al 1991, alle elezioni per il Parlamento del 1987 conquistò soltanto un mandato alla Camera e uno al Senato con lo 0,5% dei voti a livello nazionale.».
  10. ^ Roberto Cornelli, Paura e ordine nella modernità, Milano, Giuffrè, 2008. URL consultato l'8 marzo 2018.
  11. ^ Simona Colarizi, Storia politica della Repubblica. 1943-2006: Partiti, movimenti e istituzioni, Roma-Bari, Laterza, 2007. URL consultato l'8 marzo 2018.
  12. ^ Gilda Sensales e Marino Bonaiuto, La politica mediatizzata. Forme della comunicazione politica nel confronto elettorale del 2006, Milano, FrancoAngeli, 2008. URL consultato l'8 marzo 2018.
  13. ^ a b c Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio, Mani pulite. La vera storia, 20 anni dopo, Milano, Chiarelettere, 2012.
  14. ^ Ugo Intini, Il nullismo al potere (PDF), in Mondoperaio, n. 6-7/2016. URL consultato il 15 giugno 2016. «Nelle elezioni del 1992, il quadripartito guidato da Craxi e Forlani fu dichiarato sconfitto e delegittimato dai media. E questa fu la premessa della successiva rivoluzione. Ma il quadripartito aveva ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento con il 49,36 per cento e 19 milioni di voti (senza contare il 4,39 per cento del Pri che non poteva certo essere considerato un voto “rivoluzionario”).».
  15. ^ a b c d Archivio Storico delle Elezioni – Camera del 5 aprile 1992, in Ministero dell'interno. URL consultato il 16 aprile 2013.
  16. ^ Archivio Storico delle Elezioni – Senato del 5 aprile 1992, in Ministero dell'interno. URL consultato il 16 aprile 2013.
  17. ^ Alessio Altichieri, "Il dato dovrebbe far riflettere chi sta a Roma", in Corriere della Sera, 7 aprile 1992. URL consultato il 17 marzo 2011 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2015).
  18. ^ a b c d e f Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango, Milano, Rizzoli, 1993.
  19. ^ Orazio Maria Petracca, Finita l'epoca della "diga anticomunista", la formula s'inceppa, in Corriere della Sera, 7 aprile 1992. URL consultato il 17 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2012).
  20. ^ Fernando Proietti, Il Gran Decisionista cade in piedi, in Corriere della Sera, 7 aprile 1992. URL consultato il 17 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 5 giugno 2015).
  21. ^ Stefano Folli, Comincia l'era dell'ingovernabilità, in Corriere della Sera, 7 aprile 1992. URL consultato il 17 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 1º luglio 2012).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Costituzione della Repubblica Italiana.
  • Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio, Mani pulite. La vera storia, 20 anni dopo, Milano, Chiarelettere, 2012, ISBN 88-6190-053-4.
  • Paolo Bellucci, Marco Maraffi e Paolo Segatti, PCI, PDS, DS. La trasformazione dell'identità politica della sinistra di governo, Roma, Donzelli, 2000, ISBN 88-7989-547-8.
  • Simona Colarizi, Storia politica della Repubblica. 1943-2006: Partiti, movimenti e istituzioni, Roma-Bari, Laterza, 2007, ISBN 978-88-58-12426-0.
  • Roberto Cornelli, Paura e ordine nella modernità, Milano, Giuffrè, 2008, ISBN 978-88-14-14209-3.
  • Carlo Maria Martini, Giustizia, etica e politica nella città, Milano, Bompiani, 2017, ISBN 978-88-58-77447-2.
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  • Gilda Sensales e Marino Bonaiuto (a cura di), La politica mediatizzata. Forme della comunicazione politica nel confronto elettorale del 2006, Milano, FrancoAngeli, 2008, ISBN 978-88-46-49820-5.
  • Valdo Spini, La buona politica. Da Machiavelli alla Terza Repubblica. Riflessioni di un socialista, Venezia, Marsilio, 2013, ISBN 978-88-31-73545-2.

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