Stefano Bontate

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Stefano Bontate

Stefano Bontate (Palermo, 23 aprile 1938Palermo, 23 aprile 1981) è stato un criminale italiano, boss di Cosa Nostra. Erroneamente, talune fonti riportano il cognome "Bontade".[1]

Stefano Bontate amava farsi chiamare anche "Principe di Villagrazia", malgrado non vantasse alcun titolo nobiliare.

Indice

[modifica] Biografia

Figlio di uno dei più autorevoli capimafia siciliani degli anni Sessanta - Francesco Paolo Bontate meglio noto come "don Paolino Bontà" - il giovane "don" Stefano frequenta il liceo Gonzaga presso i padri Gesuiti e, successivamente, insieme al fratello Giovanni, segue le orme paterne, divenendo pienamente organico della famiglia mafiosa comandata dal padre e inserita nel mandamento di Croceverde, alla periferia orientale di Palermo. Diventa capo della "famiglia" di Santa Maria di Gesù, a soli 20 anni, con l'aggravarsi delle condizioni di salute del padre.[2].

Viene tratto per la prima volta in arresto con l'accusa di traffico di stupefacenti durante le indagini che seguono l'uccisione del procuratore capo Pietro Scaglione, operata dai Corleonesi di Luciano Leggio, detto "Liggio". All'inizio degli anni settanta regge un triumvirato con Liggio e Gaetano Badalamenti. Pochi anni dopo, quando viene ricostituita la Commissione provinciale di Cosa Nostra, che ha il compito di pacificare e garantire i rapporti tra le varie famiglie mafiose del palermitano, ne entra a far parte insieme ai più autorevoli uomini d'onore dei vari "mandamenti" mafiosi.[3].

Lasciando in secondo piano il traffico clandestino di tabacchi, è tra i primi a sperimentare il commercio internazionale di stupefacenti con il Medio Oriente, da cui ricava ingenti patrimoni; stringe intensi rapporti di collaborazione con i clan napoletani e con la "fratellanza" corsa; ingaggia i migliori raffinatori di eroina marsigliesi e li porta a lavorare in Sicilia. Alla fine degli anni settanta la sua influenza in Cosa Nostra raggiunge l'apice e nel 1979 accoglie e protegge il banchiere Michele Sindona durante la sua fuga in Sicilia.[4]

L'omicidio di Stefano Bontate

Nel corso del processo per mafia che ha visto imputato il senatore Giulio Andreotti, i collaboratori di giustizia Francesco Marino Mannoia e Angelo Siino hanno rievocato gli incontri tra Bontate e l'uomo politico di cui sarebbero stati diretti testimoni, e in occasione dei quali si sarebbe discusso del comportamento tenuto dal presidente democristiano della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella, ritenuto in stridente contrasto con gli interessi di Cosa Nostra.[5]
Le testimonianze dei due collaboratori sono state ritenute attendibili dalla Corte d'Appello di Palermo, che ha assolto Andreotti per il reato di associazione mafiosa per il periodo successivo alla primavera del 1980, ritenendo - tuttavia - comprovato il reato per il periodo di tempo precedente, anche se coperto dalla prescrizione. La sentenza è stata confermata dalla Corte di Cassazione nell'ottobre del 2004.[6]

Agli inizi degli anni ottanta, il potere ed il prestigio di Bontate e dei suoi alleati - in particolare di Salvatore Inzerillo - è enorme. All'interno della Commissione però i Corleonesi vogliono sovvertire gli equilibri e conquistare posizioni di supremazia, e Bontate invita Riina nella sua villa per ucciderlo, perché stava diventando troppo potente, ma Riina (avvertito dal boss Michele Greco) non venne e così decide di eliminare Bontate e i suoi alleati. L'assassinio viene consumato nel 1981, il giorno del quarantatresimo compleanno di Bontate: il "principe di Villagrazia" viene ucciso alle ore 23:30 a colpi di fucile Kalashnikov e di lupara da due killer in moto mentre si trova fermo con la sua automobile, un'Alfa Romeo Giulietta 2000 super antiproiettile, ad un semaforo di via Aloi, a Palermo. L'omicidio, che inaugura la seconda guerra di mafia, viene portato a termine dal più fidato e temibile killer di Riina, Pino Greco detto "Scarpuzzedda", che verrà anch'egli eliminato a metà degli anni ottanta per ordine dello stesso Riina, da Giuseppe Lucchese detto "Lucchiseddu".

[modifica] Famiglia

  • Giovanni Bontate: fratello di Stefano Bontate, esercitava a Palermo la professione di avvocato. Durante la Seconda guerra di mafia si schierò con i corleonesi, quindi contro il fratello, nonostante questo venne ucciso nel 1988 insieme alla moglie Francesca Citarda.[7]
  • Francesco Paolo Bontate: figlio di Stefano Bontate venne arrestato nel 2003 per traffico di droga e condannato a 8 anni. Nel 2007 ha ottenuto gli arresti domiciliari in virtù del buon percorso universitario intrapreso.[8][9]

[modifica] Bibliografia

  • Alessandra Dino, "Stefano Bontate e la mafia transnazionale", in AA.VV. La mafia esiste ancora. Mafia e antimafia prima e dopo le stragi del 1992, Roma, l’Unità, 2004, pp. 97–99.

[modifica] Note

  1. ^ Tribunale di Palermo, II Sezione, Sentenza nel Proc. pen. a carico di Dell’Utri Marcello +1. La sentenza di primo grado a carico di Marcello Dell'Utri riporta correttamente il cognome come "Bontate".
  2. ^ Alessandra Dino, Mutazioni. Etnografia del mondo di Cosa Nostra, prefazione di Giovanni Fiandaca, Palermo, La Zisa, 2002, ISBN 888121071
  3. ^ Cfr. Alessandra Dino, Cupola, in Manuela Mareso – Livio Pepino (a cura di), "Nuovo dizionario di mafia e antimafia", Torino, Ega, 2008, ISBN 978876706684
  4. ^ Corrado Stajano (a cura di), Mafia: l'atto d'accusa dei giudici di Palermo, Roma, Editori Riuniti, 1986.
  5. ^ Livio Pepino, Andreotti, la mafia, i processi, Torino, Ega Libri, 2005. ISBN 8876705430
  6. ^ Cfr. anche Corte d’Appello di Palermo, I Sezione, Sentenza nel Proc. pen. n. 2774/00 a carico di Andreotti Giulio.
  7. ^ archivio-repubblica
  8. ^ Repubblica.it-Mafia, Bontate junior ai domiciliari "Potrà laurearsi e cambiare vita"
  9. ^ Guidasicilia.it-Il figlio del boss Stefano Bontade, ai domiciliari per traffico di droga, è riuscito a diventare dottore

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Predecessore:
Salvatore "Ciaschiteddu" Greco
Commissione di Cosa Nostra
Gaetano Badalamenti, Luciano Leggio, Stefano Bontade
1970 - 1975
Successore:
Gaetano Badalamenti
Predecessore:
Gaetano Badalamenti
Commissione di Cosa Nostra
Gaetano Badalamenti, Salvatore Riina, Stefano Bontade
1978 - 1981
Successore:
Seconda guerra di mafia
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