Steve Bannon

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Steve Bannon
Steve Bannon by Gage Skidmore.jpg

Capo stratega della Casa Bianca
Durata mandato 20 gennaio 2017 –
18 agosto 2017
Predecessore nessuno

Consigliere anziano del Presidente degli Stati Uniti d'America
Durata mandato 20 gennaio 2017 –
18 agosto 2017
Presidente Donald Trump
Predecessore John Podesta (fino al 2015)
Successore Kellyanne Conway

Dati generali
Partito politico Repubblicano
Tendenza politica Alt-right
Populismo di destra
Protezionismo
Nazionalismo
Non-interventismo
Sovranismo
Identitarismo[1]

Steve Bannon, nome completo Stephen Kevin Bannon (Norfolk, 27 novembre 1953), è un giornalista, politico, produttore cinematografico e politologo statunitense, ex banchiere d'investimento, direttore esecutivo di Breitbart News e capo stratega del presidente degli Stati Uniti Donald Trump dal 20 gennaio al 18 agosto 2017; importante personalità della cosiddetta alt-right, è tuttora da molti visto come l'ideologo della linea politica ed economica generale del 45º Presidente americano[2]. Ha fondato l'associazione internazionale The Movement.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Stephen Kevin Bannon è nato a Norfolk, Virginia figlio di Doris Herr e Martin Bannon, posatore di cavi telefonici[3]. La famiglia faceva parte della "working class", cattolica di origine irlandese e democratica[4][5]. Laureato in pianificazione urbana nel 1976 presso l'università di Virginia Tech, consegue in seguito un master in Studi sulla Sicurezza nazionale presso la Georgetown University. Nel 1985 ottiene un MBA con lode presso la Harvard Business School[6]. Dalla fine degli anni '70 ai primi anni '80 fu ufficiale di marina per circa 7 anni, durante i quali prestò servizio sul cacciatorpediniere USS Paul F. Foster. Successivamente, ha lavorato presso la Goldman Sachs come banchiere d'investimento[7], lasciando da vicepresidente. Inoltre, è stato un produttore esecutivo di Hollywood, producendo tra il 1991 e il 2016 diciotto film.

Proteste contro la nomina di Bannon

Prima di intraprendere la carriera politica è stato direttore esecutivo di Breitbart News, un sito di opinioni, notizie e commenti accusato d'essere di estrema destra[8][9], che lo stesso Bannon definisce la piattaforma internet del movimento Alt-right[10].

È stato co-fondatore e vicepresidente del consiglio di amministrazione della società di analisi di dati Cambridge Analytica, la stessa società che ha lavorato alla campagna elettorale di Donald Trump utilizzando dati di utenti Facebook ottenuti illegalmente[11][12], finanziata principalmente dalla Mercer Family Foundation, comproprietaria di Breitbart[13].

Nel corso delle elezioni 2016 è stato direttore esecutivo della campagna elettorale di Trump, e il 29 gennaio 2017 è diventato membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Presidenza Trump[14][15].

Il 5 aprile del 2017 Steve Bannon viene rimosso dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale[16][17]. Gli osservatori hanno attribuito questa scelta a una vittoria della corrente moderata guidata da Ivanka Trump, figlia del presidente Trump, entrata a far parte ufficialmente dello staff della Casa Bianca nella settimana precedente all'estromissione di Bannon[18][19][20].

Il 18 agosto 2017 Bannon viene sollevato dall'incarico di capo stratega alla Casa Bianca[21][22][23]. Il giorno successivo Bannon è tornato come presidente esecutivo in Breitbart News[24].

Il 9 gennaio 2018 lascia Breitbart News; ciò a causa delle rivelazioni riportate nel libro "Fire and fury" in cui lui criticava Ivanka Trump e suo marito Jared Kushner. La decisione derivò dalla minaccia di perdere il maggiore finanziatore della piattaforma, la miliardaria Rebekah Mercer, la quale non approvò le considerazioni di Bannon sulla famiglia Trump e sul Russiagate.[25][26][27]

Dopo aver lasciato la Casa Bianca, Bannon ha dichiarato le sue intenzioni di diventare "l'infrastruttura, a livello globale, del movimento populista"[28]. Ad oggi, Bannon sostiene molti movimenti di destra e populisti europei come il Rassemblement National francese[29], il Partito per la Libertà olandese[30], l'Alternativa per la Germania[31], la Lega italiana[32][33], e, sempre in Italia, il Movimento 5 Stelle[33][34] e Fratelli d'Italia, oltre al Partito della Libertà Austriaco, i Democratici Svedesi e l'UDC svizzera[35][36][37][38]. Secondo Bannon, infatti, sarebbe in corso un sommovimento nazional-populista mondiale da assecondare e incoraggiare in tutte le maniere possibili[39].

Bannon crede che i precedenti movimenti, insieme al presidente del Brasile Jair Bolsonaro[40], il Giappone di Shinzo Abe, l'India di Narendra Modi, la Russia di Vladimir Putin, l'Arabia Saudita di Mohammad bin Salman, la Cina di Xi Jinping (con molte critiche sul livello economico condivise da Trump), la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, e naturalmente gli USA di Donald Trump, includendo anche i diversi leader di Egitto (Abdel Fattah al-Sisi), Filippine (Rodrigo Duterte), Polonia (Beata Szydło e Mateusz Morawiecki) e Corea del Sud (Moon Jae-in e Lee Nak-yeon), facciano parte di uno spostamento globale verso il nazionalismo e contro la globalizzazione[41][42].

Vita personale[modifica | modifica wikitesto]

Bannon si è sposato tre volte: con Cathleen Houff Jordan (fino al 1988), con Mary Piccard (1995–1997) ed infine Diane Clohesy (2006–2009), da cui è attualmente divorziato per la terza volta. Ha tre figlie.

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990 una collega di lavoro accusò Bannon di molestie sessuali. Si dice Bannon abbia detto alla querelante, mentre si riferiva a un'altra dipendente di sesso femminile, che si trattava di "una donna nel lavoro di un uomo", oltre a riferire "osservazioni oscene", "osservazioni sprezzanti sulle donne" e "osservazioni sessualmente allusive." Bannon ha dichiarato a BuzzFeed che la causa legale è stata ritirata e ha negato qualsiasi azione illecita, al momento dell'azione legale.[43]

Nel 1997, durante le udienze di divorzio, è stato accusato di violenza domestica dalla seconda moglie, tuttavia venne prosciolto, poiché la Piccard non si presentò all'udienza preliminare in aula, facendo cadere le accuse.[44]

Convinzioni politiche e religiose[modifica | modifica wikitesto]

Steve Bannon è uno dei principali esponenti dell'alt-right, o "destra alternativa", ed è stato descritto come nazionalista, sovranista, populista di destra, paleoconservatore, mentre lui sostiene avere posizioni tipiche del "conservatorismo americano classico", avverse ai neoconservatori e ai liberisti più estremi, ma tipicamente critiche verso temi come aborto, multietnicità ed unioni omosessuali.[45][46][47]; è registrato come elettore del Partito Repubblicano. È stato descritto anche come un identitario[1] e un "nazionalista bianco" ma Bannon ha rifiutato questo appellativo, esprimendo anzi distanza per il suprematismo bianco e le personalità, legate al razzismo (peraltro cosa di cui lui stesso è stato accusato), definiti da lui come "perdenti", mentre è più vicino al teorico neo-reazionario e del dark enlightment Curtis Yarvin detto Mencius Moldbug. Altri membri della sua macro-area politica sono esplicitamente infatti vicini, come Richard Spencer (il giornalista che coniò il termine alt-right) e talvolta anche ex membri del Ku Klux Klan come David Duke, al Potere bianco e al neonazismo.[48][49] Donald Trump ha invece definito Bannon come "più libertario di chiunque altro", definendolo alt-left ("sinistra alternativa").[50] Ha dichiarato che il populismo è la vera razionalità.

Per quanto riguarda il suo background culturale, Bannon è nominalmente cattolico, e frequentava in gioventù le funzioni con rito tridentino in latino (una tradizione della sua famiglia) ripristinate di recente, su richiesta dei fedeli, da papa Benedetto XVI; si considera tuttora parte della Chiesa cattolica romana, seppur critico verso le posizioni politiche dell'attuale papa Francesco; crede nella civiltà occidentale giudeo-cristiana e che tale etica debba guidare anche il mondo della finanza.[39] Partito da una posizione originale di tradizionalismo cattolico ostile al Concilio Vaticano II, affascinato poi dal misticismo cristiano, tuttavia è stato in seguito, nel suo percorso spirituale, molto influenzato dalle filosofie orientali, specialmente dal buddhismo zen; un'altra importante lettura fu per lui il filosofo tradizionalista neopagano italiano Julius Evola, importante pensatore europeo ma noto anche per i suoi legami ideologici con il fascismo di Mussolini, e per l'ammirazione verso il nazionalsocialismo di Hitler; secondo lo studioso evoliano Gianfranco de Turris tuttavia, l'elitismo di Evola non è compatibile col populismo bannoniano.[39] Un articolo del 2016 apparso sul Los Angeles Times sostenne che la tecnica filmica di Bannon, come regista di documentari, risente di quella della regista tedesca nazista Leni Riefenstahl.[51] Secondo BBC News, Bannon abbracciò anche la teoria della storia della scrittrice greca simpatizzante del nazismo Savitri Devi, vista "come una battaglia ciclica tra il bene e il male".[52] Nel 2018 Bannon disse a un intervistatore di essere "affascinato da Mussolini", notando che «era chiaramente amato dalle donne, era apprezzato dagli uomini. Era così virile. Aveva persino un buon gusto nel vestire, basta pensare a quelle uniformi».[53]

Bannon è un ex praticante della meditazione buddhista zazen, e ammira politicamente soprattutto le figure di Andrew Jackson, Alexander Hamilton, Henry Clay, James K. Polk, Theodore Roosevelt e quella di Donald Trump, oltre che la dottrina di papa Pio XI della sussidiarietà e del solidarismo, espresse dal pontefice nell'enciclica Quadragesimo Anno del 1931 (pubblicata da papa Ratti per i 40 anni dell'enunciazione della dottrina sociale della Chiesa, in materia di lavoro operaio e sindacalismo, ad opera di Leone XIII con la Rerum Novarum).[54][55]

Illustrazione per la Bhagavadgīta, testo sacro hindu che Bannon ha dichiarato come fondamentale per la sua formazione.

Soprattutto, durante la sua formazione etico-filosofica e politica, Bannon fu profondamente colpito e influenzato dal testo induista della Bhagavadgītā al punto da citare spesso nei discorsi il termine religioso dharma[39][54], inteso come "compito, dovere innato", uno dei cardini dottrinali del citato testo sacro visnuista-krishnaita. Bannon è invece avverso a molte manifestazioni dell'Islam, ritenuto da lui incompatibile con l'Occidente, a differenza delle religioni orientali dell'Asia e dell'Estremo Oriente, come il Vedanta, ma è uno studioso anche della cristianità medievale.[39] Noto per consigliare le sue letture predilette ai suoi ascoltatori, un altro libro da lui citato a questo proposito è il classico manuale strategico L'arte della guerra di Sun Tzu.[39] Scherzando con un giornalista ha detto che "l'oscurità è buona...è il potere".[56]

Allo stesso tempo ammira anche René Guenon, intellettuale francese tradizionalista che divenne infine un musulmano vicino però al sufismo.[39] Considera il fondamentalismo islamico e il jihadismo, forme di "fascismo" (in accezione anglosassone), il cosiddetto islamofascismo, con cui l'Occidente condurrebbe e deve continuare a condurre una guerra globale ed "esistenziale" inevitabile. Ha sostenuto apertamente il muslim ban di Trump, diretto principalmente contro Iran e paesi musulmani con rapporti nulli o critici (escludendo quindi i sauditi) con la diplomazia americana, paesi ritenuti a rischio terrorismo.[39]

A livello politico è anche anticomunista e moderatamente capitalista (pur essendosi definito anche un "forte capitalista che crede nei valori del capitalismo", è avverso al capitalismo finanziario apolide[39]), ma ha tuttavia anche attaccato spesso il neoliberismo, la scuola austriaca, il capitalismo clientelare, e l'oggettivismo di Ayn Rand, pur credendo nella riduzione della burocrazia centralista.[57] Più che dalla terza via fascista, il pensiero economico e strategico di Bannon è stato influenzato dalla teoria della Fourth Turning di Neil Howe e William Strauss, che sostiene che "il populismo, il nazionalismo e l'autoritarismo statale saranno presto in aumento, non solo in America ma in tutto il mondo. Si eliminano gli incidenti estranei e la tecnologia, si rimane con un numero limitato di stati d'animo sociali, che tendono a ripresentarsi in un ordine fisso. [...] Le foreste hanno bisogno di incendi periodici, i fiumi hanno bisogno di alluvioni periodiche" secondo un passo di questi autori. Lo stesso Neil Howe ha sottolineato come Bannon abbia adottato la sua teoria.[58]

Come intellettuale di destra, ha tratto ispirazione politologica da Edmund Burke, scrittore e politico britannico del XVIII secolo, liberal-conservatore e old whig (nonché teorico dell'estetica del romanticismo europeo), autore del celebre saggio controrivoluzionario Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia (1790).[39] Seguendo Burke, di fede anglicana, Bannon ha argomentato anche contro l'eccessivo secolarismo, il femminismo e l'egualitarismo introdotti nella società di massa soprattutto dagli anni '60, con la rivoluzione sessuale in favore delle donne, il movimento per i diritti civili degli afroamericani e il Sessantotto, preferendo ad essi valori come la famiglia, la gerarchia, il nazionalismo, il rispetto delle tradizioni, secondo lui cardine di una società stabile, mentre i primi, sempre secondo l'interpretazione bannoniana, hanno distorto anche la democrazia americana e i valori originari dei Padri Fondatori.[39] Bannon ha solitamente evitato nei discorsi temi sensibili che sono cavalli di battaglia dei Repubblicani, tipo pena di morte o lotta all'aborto, rimanendo sul vago.

Sempre in contrasto col classico conservatorismo fiscale, Steve Bannon sostiene una tassa sul reddito del 44% per i patrimoni di chi guadagna sopra i 5 milioni di dollari statunitensi all'anno[59]. Bannon è inoltre scettico sull'intervento militare degli USA verso l'estero, promotore nel mondo di movimenti di "unione leggera di libere nazioni e stati" in stile confederato (come l'ex Confederazione americana sudista) e non federale come gli USA attuali (come vorrebbero molti europeisti, per cui è vicino ai movimenti euroscettici contro l'Unione europea), e si è opposto all'espansione del coinvolgimento statunitense in Afghanistan, Siria e Venezuela nelle rispettive guerre civili e crisi (l'America fu coinvolta spesso dalle precedenti amministrazioni in Afghanistan, Iraq, Siria e Libia, interventi militari diretti a cui Bannon fu contrario), pur essendo secondo i suoi critici un avversario del regime venezuelano di Nicolás Maduro, che dovrebbe essere abbattuto però da un sommovimento interno e non dall'intervento statunitense.[60]

Si riferisce a sé stesso come un "orgoglioso sionista cristiano" in riferimento al suo supporto nei confronti di Israele, in contrasto con l'antisionismo di molti altri alt-righters, sebbene la seconda moglie, durante l'istanza di divorzio lo abbia accusato di opinioni antisemite espresse in privato.[61]

Seguendo le parole del commentatore conservatore David French, Bannon ha "fatto più di chiunque nell'introdurre [...] il movimento alt-right nella vita comune americana"[62].

Protezionismo contro Cina e Messico[modifica | modifica wikitesto]

Auto-descrittosi "nazionalista economico", Bannon è promotore di una riduzione dell'immigrazione[63], restrizioni nel libero commercio con Cina e Messico[49][64]; nonostante abbia parzialmente lodato in passato il nazionalismo del segretario generale del Partito Comunista Cinese Xi Jinping, Bannon è noto per la sua criticità verso la Repubblica Popolare Cinese, che considera un nemico dell'Occidente mentre sostiene l'asse eurasiatico con la Russia, appoggiandosi ad alcune idee di Alexander Dugin[39]; nel 2019, in visita in Italia, ha parlato di una pericolosa "strategia predatoria" di Xi nei confronti del resto del mondo.[65]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Produttore[modifica | modifica wikitesto]

Regista e sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

  • In the Face of Evil: Reagan's War in Word and Deed, con Tim Watkins (2004)
  • Generation Zero (2010)
  • Fire from the Heartland (2010)
  • Battle for America (2010)
  • The Undefeated (2011)
  • The Hope & the Change (2012)
  • Occupy Unmasked (2012)
  • District of Corruption (2012)
  • Torchbearer (2016)

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b "Breitbart's European coverage gives Identitarians the full embrace". Southern Poverty Law Center. Retrieved March 30, 2018.
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  3. ^ (EN) Combative, Populist Steve Bannon Found His Man in Donald Trump, su nytimes.com, 27 novembre 2016. URL consultato il 5 febbraio 2017.
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  5. ^ (EN) Steve Bannon: Who is Donald Trump's chief strategist and why is he so feared?, su telegraph.co.uk, 14 novembre 2016. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  6. ^ (EN) Stephen K. Bannon, su bloomberg.com. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  7. ^ Salvini, Meloni e lo zio d’America. Si chiama Steve Bannon, ma è senza soldi, su l'Espresso, 2 ottobre 2018. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  8. ^ (EN) Steve Bannon and the alt-right: a primer, su cbsnews.com, 19 agosto 2016. URL consultato il 5 febbraio 2016.
  9. ^ (EN) Inside Donald Trump’s Chaotic Transition, su time.com, 21 novembre 2016. URL consultato il 5 febbraio 2016.
  10. ^ (EN) White nationalism, a term once on the fringes, now front and center, su cnn.com, 17 novembre 2016. URL consultato il 5 febbraio 2016.
  11. ^ Marshall Cohen, CNN, Trump. Cambridge Analytica. WikiLeaks. The connections, explained., in CNN. URL consultato il 12 marzo 2018.
  12. ^ (EN) Emma Graham-Harrison, Carole Cadwalladr, Revealed: 50 million Facebook profiles harvested for Cambridge Analytica in major data breach, su the Guardian, 17 marzo 2018. URL consultato il 25 giugno 2018.
  13. ^ (EN) Breitbart reveals owners: CEO Larry Solov, the Mercer family and Susie Breitbart, in POLITICO, 25 febbraio 2017. URL consultato il 25 giugno 2018.
  14. ^ Bannon, l’alfiere dell’estrema destra, nel Consiglio della sicurezza nazionale, in Il Sole 24 ORE. URL consultato il 5 aprile 2017.
  15. ^ Donald Trump difende il Muslim ban (ma nei fatti lo depotenzia): "Servono controlli, guardate al caos in Europa", su L’Huffington Post. URL consultato il 5 aprile 2017.
  16. ^ Cade il teorico del Trumpismo, su L’Huffington Post. URL consultato il 5 aprile 2017.
  17. ^ Steve Bannon rimosso dal Consiglio per la sicurezza nazionale, in ilGiornale.it. URL consultato il 5 aprile 2017.
  18. ^ Trump, Steven Bannon rimosso dal Consiglio di sicurezza nazionale, su Il Fatto Quotidiano, 5 aprile 2017. URL consultato il 5 aprile 2017.
  19. ^ Usa, Steve Bannon rimosso da Consiglio sicurezza nazionale - Nord America, in ANSA.it, 5 aprile 2017. URL consultato il 5 aprile 2017.
  20. ^ Usa, Stephen Bannon rimosso dal Consiglio di sicurezza nazionale, in Repubblica.it, 5 aprile 2017. URL consultato il 5 aprile 2017.
  21. ^ Usa, Trump caccia anche il suo consigliere strategico Bannon. L'annuncio della Casa Bianca, su Il Fatto Quotidiano, 18 agosto 2017. URL consultato il 18 agosto 2017.
  22. ^ Andrea Marinelli, Usa, Trump ha licenziato il capo stratega Steve Bannon, voce dell'ultradestra, in Corriere della Sera. URL consultato il 18 agosto 2017.
  23. ^ Steve Bannon è fuori dalla Casa Bianca, su Il Post, 18 agosto 2017. URL consultato il 18 agosto 2017.
  24. ^ Bannon torna a Breitbart. "La presidenza Trump per la quale abbiamo combattuto e vinto è finita", su L’Huffington Post, 19 agosto 2017. URL consultato il 22 agosto 2017.
  25. ^ La caduta di Steve Bannon: lascia anche il sito Breitbart News, in Corriere della Sera. URL consultato il 9 gennaio 2018.
  26. ^ Dopo il caso «Fire and Fury», Bannon viene “licenziato” anche dal suo magazine ultraconservatore, in LaStampa.it. URL consultato il 9 gennaio 2018.
  27. ^ Bannon lascia il timone del sito ultraconservatore Breitbart, in rainews. URL consultato il 9 gennaio 2018.
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  29. ^ (EN) Adam Nossiter, ‘Let Them Call You Racists’: Bannon’s Pep Talk to National Front, in The New York Times, 10 marzo 2018. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  30. ^ (EN) Ronald Radosh, Steve Bannon’s Shout-Out to a Left-Wing Terror Group, 4 febbraio 2017. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  31. ^ (EN) David Charter Berlin, German AfD party seeks Steve Bannon’s help to fight ‘fake news’, in The Times, 7 marzo 2018. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  32. ^ (EN) Tom Porter, Reuters On 3/10/18 at 10:20 AM, Steve Bannon, frozen out in the U.S., wants to foment a European populist uprising, su Newsweek, 10 marzo 2018. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  33. ^ a b Steve Bannon sogna un'alleanza fra Lega e Movimento 5 Stelle, su Il Post, 3 marzo 2018. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  34. ^ Darren Loucaides, What Happens When Techno-Utopians Actually Run a Country, in Wired, 14 febbraio 2019. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  35. ^ (EN) ‘Intrigued’ Steve Bannon heads to Rome for Italian vote, in POLITICO, 1º marzo 2018. URL consultato il 25 giugno 2018.
  36. ^ (EN) Asawin Suebsaeng|Christopher Dickey, Steve Bannon’s Dream: A Worldwide Ultra-Right, in The Daily Beast, 13 novembre 2016. URL consultato il 25 giugno 2018.
  37. ^ (EN) 'History is on our side': former Trump aide Steve Bannon in Zurich, 7 marzo 2018. URL consultato il 25 giugno 2018.
  38. ^ (SV) Bannon: ”We’ve studied the Sweden Democrats for a while” - DN.SE, in DN.SE, 28 marzo 2018. URL consultato il 25 giugno 2018.
  39. ^ a b c d e f g h i j k l Giacomo Maria Arrigo, Steve Bannon e il progetto di un'internazionale populista, su L'intellettuale dissidente, 26 giugno 2018. URL consultato il 14 maggio 2019.
  40. ^ (PT) Depois de Trump, Bannon ajuda na campanha de Bolsonaro, su www.dn.pt. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  41. ^ (EN) Joshua Green, Inside the Secret, Strange Origins of Steve Bannon’s Nationalist Fantasia, su The Hive. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  42. ^ (EN) Erdoğan “most dangerous guy in the world” – former Trump advisor Bannon, su Ahval. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  43. ^ 5 Steve Bannon Quotes About Women That Will Make You Wince
  44. ^ Gold, Hadas; Bresnahan, John. "Trump campaign CEO once charged in domestic violence case". POLITICO. Retrieved April 23, 2019.
  45. ^ "Trump pressured to dump nationalist wing". The Hill. August 15, 2017.
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  53. ^ Farrell, Nicholas (March 14, 2018). "'I'm fascinated by Mussolini': Steve Bannon on fascism, populism and everything in between". The Spectator. Retrieved March 16, 2018
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  55. ^ "Steve Bannon's Long Love Affair With War". The Daily Beast. January 31, 2017
  56. ^ Steve Bannon: 'Darkness is good' - CNNPolitics - CNN.com
  57. ^ "Ringside With Steve Bannon at Trump Tower as the President-Elect's Strategist Plots "An Entirely New Political Movement"". The Hollywood Reporter. November 18, 2016.
  58. ^ Howe, Neil. "Where did Steve Bannon get his worldview? From my book". The Washington Post. Retrieved September 16, 2017.
  59. ^ Bannon Calls for 44% Tax on Incomes Above $5 Million, su bloomberg.com.
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  62. ^ (EN) Trump’s Decision to Cut Ties with Steve Bannon Is One of the Best Moves of His Presidency, su National Review, 3 gennaio 2018. URL consultato il 16 febbraio 2019.
  63. ^ (EN) Trump's go-to man Bannon takes hardline view on immigration, in Reuters, 31 gennaio 2017. URL consultato il 16 febbraio 2019.
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  65. ^ Steve Bannon contro la Cina: "Strategia predatoria di Xi"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

In italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Mancini, La visione degli alt-right secondo Steve Bannon, GoWare, 2017
  • Joshua Green, Il diavolo. Steve Bannon e la costruzione del potere, postfazione di G. Orsina, traduttore M. V. Lo Prete, Luiss University Press, 2018 (originale: Devil's Bargain: Steve Bannon, Donald Trump, and the Nationalist Uprising 2017)
  • Maurizio Blondet, Andrea Marcigliano, Gianluca Marletta e Claudio Mutti, Inganno Bannon, Raido, RigenerAzione Evola, Cinabro Edizioni, 2019., libro di teorici "complottisti" della destra italiana che criticano l'approccio bannoniano

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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