Steve Bannon

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Steve Bannon
Steve Bannon by Gage Skidmore.jpg

Capo stratega della Casa Bianca
Durata mandato 20 gennaio 2017 –
18 agosto 2017
Predecessore nessuno

Consigliere anziano del Presidente degli Stati Uniti d'America
Durata mandato 20 gennaio 2017 –
18 agosto 2017
Presidente Donald Trump
Predecessore John Podesta (2015)

Dati generali
Partito politico Repubblicano
Tendenza politica Alt-right

Steve Bannon (Norfolk, 27 novembre 1953) è un giornalista, politico e produttore cinematografico statunitense, capo stratega del presidente degli Stati Uniti Donald Trump dal 20 gennaio al 18 agosto 2017.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Stephen Kevin Bannon è nato a Norfolk, Virginia figlio di Doris Herr e Martin Bannon, posatore di cavi telefonici[1]. La famiglia faceva parte della "working class", cattolica di origine irlandese e democratica[2][3]. Laureato in pianificazione urbana nel 1976 presso l'università di Virginia Tech, consegue in seguito un master in Studi sulla Sicurezza nazionale presso la Georgetown University. Nel 1985 ottiene un MBA con lode presso la Harvard Business School[4]. Dalla fine degli anni '70 ai primi anni '80 fu ufficiale di marina, prestò servizio sul cacciatorpediniere USS Paul F. Foster.

Protesta contro la nomina di Bannon.

Prima di intraprendere la carriera politica è stato direttore esecutivo di Breitbart News, un sito di opinioni, notizie e commenti accusato d'essere di estrema destra[5][6], che lo stesso Bannon definisce la piattaforma internet del movimento Alt-right[7].

È stato membro del consiglio di amministrazione della società di analisi di dati, Cambridge Analytica, la stessa società che ha lavorato per il candidato Trump a strutturare la campagna digitale sul web.[8]

Nel corso delle elezioni 2016 è stato coordinatore della campagna elettorale di Trump, e il 29 gennaio 2017 è diventato membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Presidenza Trump[9][10].

Il 5 aprile del 2017 Steve Bannon viene rimosso dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale[11][12]. Gli osservatori hanno attribuito questa scelta a una vittoria della corrente moderata guidata da Ivanka Trump, figlia del presidente Trump, entrata a far parte ufficialmente dello staff della Casa Bianca nella settimana precedente all'estromissione di Bannon[13][14][15].

Il 18 agosto 2017 Bannon viene sollevato dall'incarico di capo stratega alla Casa Bianca[16][17][18]. Il giorno successivo Bannon è tornato come presidente esecutivo in Breitbart News[19].

Il 9 gennaio 2018 lascia Breitbart News; ciò a causa delle rivelazioni riportate nel libro "Fire and fury" in cui lui criticava Ivanka Trump e suo marito Jared Kushner. La decisione derivò dalla minaccia di perdere il maggiore finanziatore della piattaforma, la miliardaria Rebekah Mercer, la quale non approvò le considerazioni di Bannon sulla famiglia Trump e sul Russiagate.[20][21][22]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Produttore[modifica | modifica wikitesto]

Regista e sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

  • In the Face of Evil: Reagan's War in Word and Deed, con Tim Watkins (2004)
  • Generation Zero (2010)
  • Fire from the Heartland (2010)
  • Battle for America (2010)
  • The Undefeated (2011)
  • The Hope & the Change (2012)
  • Occupy Unmasked (2012)
  • District of Corruption (2012)
  • Torchbearer (2016)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Combative, Populist Steve Bannon Found His Man in Donald Trump, su nytimes.com, 27 novembre 2016. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  2. ^ Usa, ecco Steve Bannon: lʼuomo che sussurra allʼorecchio di Trump, su tgcom24.mediaset.it, 31 gennaio 2017. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  3. ^ (EN) Steve Bannon: Who is Donald Trump's chief strategist and why is he so feared?, su telegraph.co.uk, 14 novembre 2016. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  4. ^ (EN) Stephen K. Bannon, su bloomberg.com. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  5. ^ (EN) Steve Bannon and the alt-right: a primer, su cbsnews.com, 19 agosto 2016. URL consultato il 5 febbraio 2016.
  6. ^ (EN) Inside Donald Trump’s Chaotic Transition, su time.com, 21 novembre 2016. URL consultato il 5 febbraio 2016.
  7. ^ (EN) White nationalism, a term once on the fringes, now front and center, su cnn.com, 17 novembre 2016. URL consultato il 5 febbraio 2016.
  8. ^ Marshall Cohen, CNN, Trump. Cambridge Analytica. WikiLeaks. The connections, explained., in CNN. URL consultato il 12 marzo 2018.
  9. ^ Bannon, l’alfiere dell’estrema destra, nel Consiglio della sicurezza nazionale, in Il Sole 24 ORE. URL consultato il 05 aprile 2017.
  10. ^ Donald Trump difende il Muslim ban (ma nei fatti lo depotenzia): "Servono controlli, guardate al caos in Europa", su L’Huffington Post. URL consultato il 05 aprile 2017.
  11. ^ Cade il teorico del Trumpismo, su L’Huffington Post. URL consultato il 05 aprile 2017.
  12. ^ Steve Bannon rimosso dal Consiglio per la sicurezza nazionale, in ilGiornale.it. URL consultato il 05 aprile 2017.
  13. ^ Trump, Steven Bannon rimosso dal Consiglio di sicurezza nazionale, su Il Fatto Quotidiano, 05 aprile 2017. URL consultato il 05 aprile 2017.
  14. ^ Usa, Steve Bannon rimosso da Consiglio sicurezza nazionale - Nord America, in ANSA.it, 05 aprile 2017. URL consultato il 05 aprile 2017.
  15. ^ Usa, Stephen Bannon rimosso dal Consiglio di sicurezza nazionale, in Repubblica.it, 05 aprile 2017. URL consultato il 05 aprile 2017.
  16. ^ Usa, Trump caccia anche il suo consigliere strategico Bannon. L'annuncio della Casa Bianca, su Il Fatto Quotidiano, 18 agosto 2017. URL consultato il 18 agosto 2017.
  17. ^ (IT) Andrea Marinelli, Usa, Trump ha licenziato il capo stratega Steve Bannon, voce dell'ultradestra, in Corriere della Sera. URL consultato il 18 agosto 2017.
  18. ^ Steve Bannon è fuori dalla Casa Bianca, su Il Post, 18 agosto 2017. URL consultato il 18 agosto 2017.
  19. ^ Bannon torna a Breitbart. "La presidenza Trump per la quale abbiamo combattuto e vinto è finita", su L’Huffington Post, 19 agosto 2017. URL consultato il 22 agosto 2017.
  20. ^ (IT) La caduta di Steve Bannon: lascia anche il sito Breitbart News, in Corriere della Sera. URL consultato il 09 gennaio 2018.
  21. ^ (IT) Dopo il caso «Fire and Fury», Bannon viene “licenziato” anche dal suo magazine ultraconservatore, in LaStampa.it. URL consultato il 09 gennaio 2018.
  22. ^ Bannon lascia il timone del sito ultraconservatore Breitbart, in rainews. URL consultato il 09 gennaio 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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