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M78 (astronomia)

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M78
Nebulosa a riflessione
M78a.jpg
Scoperta
ScopritorePierre Méchain
Anno1780
Dati osservativi
(epoca J2000)
CostellazioneOrione
Ascensione retta05h 46m 45,8s
Declinazione+00° 04′ 45″
Distanza1600 a.l.
(490 pc)
Magnitudine apparente (V)8,3
Dimensione apparente (V)8′ × 6′
Caratteristiche fisiche
TipoNebulosa a riflessione
Altre designazioni
NGC 2068, Ced 55u, vdB 59
Mappa di localizzazione
M78
Orion IAU.svg
Categoria di nebulose a riflessione

Coordinate: Carta celeste 05h 46m 45.8s, +00° 04′ 45″

M 78 (nota anche come NGC 2068) è una nebulosa diffusa visibile nella costellazione di Orione. Scoperta da Pierre Méchain nel 1780, fu inclusa da Charles Messier nel suo celebre catalogo di oggetti astronomici nello stesso anno.

Osservazione[modifica | modifica wikitesto]

Mappa per individuare M78.

M78 si individua molto facilmente, partendo dalla stella Mintaka, una delle tre stelle della Cintura di Orione, e spostandosi di 3° verso est e mezzo grado a nord. L'oggetto è anche alla portata di un binocolo 10x50, sebbene occorra un cielo molto nitido per la sua osservazione, come pure osservandolo con un telescopio da 60-80mm di apertura; si vede invece molto ben chiaramente in un 140mm, dove si mostra come una macchia ampia di colore grigiastro o azzurrognola e circondante una coppia di stelle. In un 300mm il lato settentrionale possiede un bordo netto, causato dalla presenza di una banda oscura.[1]

M78 può essere osservata da entrambi gli emisferi terrestri, grazie alla sua posizione praticamente equatoriale: l'oggetto infatti raggiunge la medesima altezza in cielo da ogni coppia di latitudini opposte (ad esempio 30°N e 30°S), pertanto nessun emisfero risulta privilegiato rispetto all'altro per la sua osservazione.[2] Il periodo migliore per la sua individuazione nel cielo serale è quello compreso fra novembre e aprile.

Storia delle osservazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1780 Charles Messier descrive quest'oggetto, scoperto poco tempo prima da Pierre Méchain, come un gruppo di poche stelle circondate da molta nebulosità; l'ammiraglio Smyth trovò al suo interno una stella doppia, mentre la nebulosa viene definita come una singolare massa di materia e nebulosa capelluta.[1]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

M78 e i dintorni, con in evidenza alcune nebulose a riflessione.

M78 è la nebulosa a riflessione più brillante del cielo; fa parte di un gruppo di nebulose che comprende NGC 2064, NGC 2067 e NGC 2071, lontano 1.600 anni luce dalla Terra. Le due stelle che illuminano la nube di polvere in M78 sono catalogate come HD 38563A e HD 38563B e sono di magnitudine 10; l'estensione reale della nebulosa è pari a circa 4 anni luce.[1]

Sono conosciute circa 45 stelle variabili del tipo T Tauri, ossia stelle giovani in formazione, come pure 17 oggetti Herbig-Haro all'interno di M78;[1] fa parte del complesso nebuloso molecolare di Orione e non è che un frammento del gas presente in questa regione, illuminato da stelle vicine.

Poco a sudovest di M78, in una regione molto oscurata del complesso di LDN 1630, si osservano tre oggetti HH connessi fra loro, catalogati come HH 24, HH 25 e HH 26; questa sezione di nube presenta una complessa morfologia a causa degli intensi fenomeni di formazione stellare che qui hanno luogo.[3] Come conseguenza di ciò, la regione è ricca di oggetti stellari giovani, fra cui sono state individuate due giovanissime protostelle di classe 0,[4] la protostella di classe 1 HH26IR, dalla forte emissione di radiazione infrarossa[5] e quattro ulteriori sorgenti infrarosse riosservate dall'IRAS e già note negli anni settanta,[6] che possiedono una luminosità compresa fra le 15 e le 25 L.[3] Dai bozzoli gassosi delle due protostelle di classe 0 fuoriescono dei getti di materia molto densi lungo il cui asse si trovano dei fasci di idrogeno molecolare; i nuclei dei bozzoli sono allo stesso modo molto densi.[3]

Nel gennaio del 2004 la stella V1647 Orionis, una giovane variabile eruttiva situata sul bordo nordoccidentale della nube, subì un improvviso picco di luminosità, illuminando una parte dei gas della nube, che fu chiamata Nebulosa di McNeil dal nome del suo scopritore: questo evento ebbe notevole importanza nello studio delle dinamiche correlate alle giovani stelle di pre-sequenza principale e fu intensamente studiata per due anni, corrispondenti al periodo in cui mantenne una luminosità superiore alla norma; nell'ottobre del 2005 la sua luminosità scese bruscamente.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Federico Manzini, Nuovo Orione - Il Catalogo di Messier, 2000.
  2. ^ Una declinazione di 0° equivale ad una distanza angolare dal polo sud celeste di 90°; il che equivale a dire che ai due poli l'oggetto è sempre rasente l'orizzonte, mentre all'equatore può essere osservato allo zenit.
  3. ^ a b c Benedettini, M.; Giannini, T.; Nisini, B.; Tommasi, E.; Lorenzetti, D.; Di Giorgio, A. M.; Saraceno, P.; Smith, H. A.; White, G. J., The ISO spectroscopic view of the HH 24-26 region, in Astronomy and Astrophysics, vol. 359, luglio 2000, pp. 148-158. URL consultato il 6 luglio 2009.
  4. ^ Bontemps, S.; Andre, P.; Ward-Thompson, D., Deep VLA serach for the youngest protostars: A Class 0 source in the HH24-26 region, in Astronomy and Astrophysics, vol. 297, nº 1, maggio 1995, pp. 98-105. URL consultato il 6 luglio 2009.
  5. ^ Davis, C. J.; Ray, T. P.; Eisloeffel, J.; Corcoran, D., Near-IR imaging of the molecular outflows in HH24-26, L1634(HH240-241), L1660(HH72) and RNO15FIR, in Astronomy and Astrophysics, vol. 324, agosto 1997, pp. 263-275. URL consultato il 6 luglio 2009.
  6. ^ Strom, K. M.; Strom, S. E.; Vrba, F. J., Infrared surveys of dark-cloud complexes. I. The Lynds 1630 dark cloud, in Astronomical Journal, vol. 81, maggio 1976, pp. 308 - 313, 385, DOI:10.1086/111888. URL consultato il 6 luglio 2009.
  7. ^ Acosta-Pulido, J. A.; Kun, M.; Ábrahám, P.; Kóspál, Á.; Csizmadia, Sz.; Kiss, L. L.; Moór, A.; Szabados, L.; Benkő, J. M.; Delgado, R. Barrena; Charcos-Llorens, M.; Eredics, M.; Kiss, Z. T.; Manchado, A.; Rácz, M.; Almeida, C. Ramos; Székely, P.; Vidal-Núñez, M. J., The 2004-2006 Outburst and Environment of V1647 Ori, in The Astronomical Journal, vol. 133, nº 5, maggio 2007, pp. 2020-2036, DOI:10.1086/512101. URL consultato l'8 luglio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Stephen James O'Meara, Deep Sky Companions: The Messier Objects, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-521-55332-6.

Carte celesti[modifica | modifica wikitesto]

Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume II - The Southern Hemisphere to +6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-15-8.

  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0 - Second Edition, Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.
  • Tirion, The Cambridge Star Atlas 2000.0, 3ª ed., Cambridge, USA, Cambridge University Press, 2001, ISBN 0-521-80084-6.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


Orion Nebula - Hubble 2006 mosaic 18000.jpg    New General Catalogue:    NGC 2066  •  NGC 2067  •  NGC 2068  •  NGC 2069  •  NGC 2070   
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