M84 (astronomia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
M84
Galassia lenticolare
Messier84.jpg
Immagine di “M84”
Scoperta
ScopritoreCharles Messier
Data1781
Dati osservativi
(epoca J2000)
CostellazioneVergine
Ascensione retta12h 25m 03.7s[1]
Declinazione+12° 53′ 13″[1]
Distanza60 milioni[2] a.l.
(18,36 milioni pc)
Magnitudine apparente (V)10,1[1]
Dimensione apparente (V)6′,5 × 5′,6[1]
Velocità radiale1060[1] km/s
Caratteristiche fisiche
TipoGalassia lenticolare
ClasseE1[1]
Massa500 miliardi di M
Altre designazioni
NGC 4374, UGC 7494, PGC 40455, VCC 763[1]
Mappa di localizzazione
M84
Virgo IAU.svg
Categoria di galassie lenticolari

Coordinate: Carta celeste 12h 25m 03.7s, +12° 53′ 13″

M 84 (nota anche come NGC 4374) è una galassia lenticolare visibile nella costellazione della Vergine; fu scoperta da Charles Messier nel 1781 e appartiene all'Ammasso della Vergine. Fa coppia con la vicina galassia M86, con cui condivide pure l'aspetto e la maggior parte delle caratteristiche fisiche.

Osservazione[modifica | modifica wikitesto]

Mappa per individuare M84.

M84 si trova in una regione di cielo priva di stelle di riferimento, fra le costellazioni della Vergine e della Chioma di Berenice; si può individuare quasi a metà via partendo dalla stella Denebola e raggiungendo Vindemiatrix. Fa coppia con M86, con cui appare visibile in quasi tutti gli oculari a medio campo montati su un telescopio amatoriale fino a 150mm di apertura; al binocolo invece non è osservabile, se non in casi di cieli perfettamente nitidi e in condizioni atmosferiche ottimali. L'alone diventa ben visibile con strumenti da 200mm di apertura, in cui si mostra come una macchia chiara che sfuma gradualmente sul fondo cielo; il nucleo appare invece brillante. Nei dintorni è possibile osservare anche numerose altre galassie, come NGC 4388 e NGC 4402.[3]

M84 può essere osservata con facilità da entrambi gli emisferi terrestri e da tutte le aree abitate della Terra, grazie al fatto che la sua declinazione non è eccessivamente settentrionale; dalle regioni boreali è maggiormente osservabile e si presenta estremamente alto nel cielo nelle notti di primavera, mentre dall'emisfero australe appare mediamente più basso, ad eccezione delle aree prossime all'equatore.[4] Il periodo migliore per la sua osservazione nel cielo serale è quello compreso fra marzo e agosto.

Storia delle osservazioni[modifica | modifica wikitesto]

Charles Messier fu il primo ad osservare questa galassia, che la descrisse come una nebulosa tonda e senza stelle, con un centro brillante e circondato da un alone debole; la inserì nel suo catalogo col numero 84; John Herschel la descrisse assieme alla vicina M86 come una nube molto brillante larga e di forma rotondeggiante, molto luminosa al centro e non risolvibile.[3]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo di M84 osservato dal Telescopio Spaziale Hubble, con in evidenza i due getti di materia.

M84 e si trova estremamente vicina al centro dell'Ammasso della Vergine, alla distanza di circa 60 milioni di anni luce da noi; secondo la sequenza di Hubble M84 è di classe S0, ossia una galassia lenticolare, peraltro vista di faccia, a metà via fra le spirali e le ellittiche. Nel 1957 è stato scoperto che emette onde radio e mostra due piccoli getti che fuoriescono dalle regioni centrali, visibili appunto alla lunghezza d'onda delle onde radio;[5] la sua massa è stimata sui 500 miliardi di masse solari e il suo diametro è stimato essere di 125000 anni luce. La galassia possiede un gran numero di ammassi globulari.[3]

Nel 1957 è stata osservata al suo interno una supernova, catalogata come SN 1957, che raggiunse la magnitudine 12,2;[6] anni dopo ne fu osservata un'altra, catalogata come SN 1980I, in una posizione apparentemente esterna alla galassia, fra questa e M86, che raggiunse la magnitudine 14.[7] Nel 1991 se ne osservò una terza (SN 1991bg), sempre di quattordicesima grandezza.[8] Osservazioni radio del Telescopio Spaziale Hubble hanno rivelato che due getti di materia vengono lanciati dall'esterno della galassia verso il centro indicando la presenza di un grande buco nero di circa 300 milioni di masse solari.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g NASA/IPAC Extragalactic Database, su Results for NGC 4374. URL consultato il 14 novembre 2006.
  2. ^ J. L. Tonry, A. Dressler, J. P. Blakeslee, E. A. Ajhar, A. B. Fletcher, G. A. Luppino, M. R. Metzger, C. B. Moore, The SBF Survey of Galaxy Distances. IV. SBF Magnitudes, Colors, and Distances, in Astrophysical Journal, vol. 546, nº 2, 2001, pp. 681–693, DOI:10.1086/318301.
  3. ^ a b c d Federico Manzini, Nuovo Orione - Il Catalogo di Messier, 2000.
  4. ^ Una declinazione di 13°N equivale ad una distanza angolare dal polo nord celeste di 77°; il che equivale a dire che a nord del 77°N l'oggetto si presenta circumpolare, mentre a sud del 77°S l'oggetto non sorge mai.
  5. ^ Ly, C.; Walker, R. C.; Wrobel, J. M., An Attempt to Probe the Radio Jet Collimation Regions in NGC 4278, NGC 4374 (M84), and NGC 6166, in The Astronomical Journal, vol. 127, nº 1, 2004, pp. 119–124, DOI:10.1086/379855.
  6. ^ Götz, W., Supernova in NGC 4374 (= M 84), in Astronomische Nachrichten, vol. 284, 1958, p. 141, DOI:10.1002/asna.19572840308.
  7. ^ Smith, H. A., The spectrum of the intergalactic supernova 1980I, in Astronomical Journal, vol. 86, luglio 1981, pp. 998–1002, DOI:10.1086/112975.
  8. ^ Kosai, H.; Kushida, R.; Kato, T.; Filippenko, A.; Newberg, H., Supernova 1991bg in NGC 4374, in IAU Circ., vol. 5400, 1958, p. 1.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Stephen James O'Meara, Deep Sky Companions: The Messier Objects, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-521-55332-6.

Carte celesti[modifica | modifica wikitesto]

  • Toshimi Taki, Taki's 8.5 Magnitude Star Atlas, su geocities.jp, 2005. - Atlante celeste liberamente scaricabile in formato PDF.
  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume I - The Northern Hemisphere to -6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-14-X.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0 - Second Edition, Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.
  • Tirion, The Cambridge Star Atlas 2000.0, 3ª ed., Cambridge, USA, Cambridge University Press, 2001, ISBN 0-521-80084-6.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


Orion Nebula - Hubble 2006 mosaic 18000.jpg    New General Catalogue:    NGC 4372  •  NGC 4373  •  NGC 4374  •  NGC 4375  •  NGC 4376   
Oggetti del profondo cielo Portale Oggetti del profondo cielo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di oggetti non stellari