Zenone di Bisanzio
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Zenone o Tarasis[1] o Trascalisseo (ca. 425 – 9 aprile 491) è stato un imperatore bizantino, in carica dal 9 febbraio 474 fino alla morte.
Fu uno dei più importanti tra i primi imperatori di Bisanzio. Rivolte interne e dissensi afflissero il suo regno che, ciononostante, ebbe qualche successo nelle questioni estere. Zenone presiedette alla fine ufficiale dell'Impero romano d'Occidente, contribuendo molto, al tempo stesso, alla stabilizzazione dell'impero ad Oriente.
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[modifica] Origini e primo regno
Tarasis, figlio di Kodisas, era originario dell'Isauria; gli Isauri venivano considerati come barbari dai Romani, anche se erano cittadini romani da ormai più di due secoli. Nonostante ciò, un fortunato volgersi degli eventi portò Zenone sul trono di Costantinopoli.
Ben noto come guerriero, Tarasis attirò l'attenzione dell'imperatore Leone I a metà degli anni 460, quando Leone stava cercando delle alternative all'utilizzo dei sempre meno affidabili mercenari alani nel suo esercito. Nel 466, Tarasis svelò il tradimento di Ardabur, figlio del magister militum orientale Aspare, rendendosi così ancor più indispensabile. Per il 468, quando i generali incompetenti (e forse traditori) di Leone portarono la flotta bizantina al disastro nella campagna contro i Vandali, Tarasis salì nella considerazione dell'imperatore, divenendo il miglior generale di Leone. Durante una campagna in Tracia sfuggì di poco ad un tentativo di assassinio istigato da Aspare. Al ritorno di Tarasis nella capitale, Aspare venne ucciso su ordine di Leone e Tarasis prese il suo posto come magister militum.
Per rendersi più accettabile alla gerarchia di lingua latina ed alla popolazione greca di Costantinopoli, Tarasis adottò il nome greco di Zenone (in onore del suo conterraneo Flavio Zenone, che era stato console e patricius)[2] e lo usò per il resto della sua vita dopo il matrimonio con la figlia di Leone, Ariadne, nel 468, voluto dall'imperatore Leone per assicurarsi l'appoggio degli Isauri contro l'ambizioso ministro Aspare; Zenone ebbe un figlio da Ariadne, che sarebbe diventato l'imperatore Leone II alla morte del nonno nel 474.
Nel frattempo, Zenone continuò a guidare l'esercito in campagne vittoriose, tra le quali spicca la cacciata dei Vandali dall'Epiro, che essi avevano invaso nel 469 come parte della rappresaglia del re Genserico per essere stato attaccato un anno prima in Africa. Zenone guidò, inoltre, le truppe in incursioni contro gli Unni ed i Gepidi a sud del Danubio. Poiché Leone II era troppo giovane per governare, Ariadne e la di lei madre Verina incoronarono Zenone come co-imperatore, cosa che avvenne il 9 febbraio 474. Quando Leone II si ammalò e morì il 17 novembre, Zenone divenne il solo imperatore.
Egli continuò ad essere impopolare presso la popolazione e presso il Senato a causa delle sue origini "straniere". Una rivolta fomentata da Verina in favore del fratello Basilisco, nel gennaio del 475, e l'ostilità verso i suoi soldati isaurici e verso gli amministratori di Costantinopoli, lo costrinsero a lasciare la capitale per la città di Antiochia, portandovi anche il tesoro imperiale. Zenone si rinchiuse in una fortezza e spese i venti mesi successivi nella costituzione di un esercito, in gran parte composta da Isaurici a lui fedeli. Marciò infine su Costantinopoli nell'agosto 476. Il crescente malgoverno e l'impopolarità di Basilisco alla fine permisero a Zenone di rientrare nella capitale, senza opposizione, dopo che un'armata guidata dal generale Illo disertò in suo favore. Il suo rivale venne esiliato in Frigia dove venne lasciato morire di fame.
[modifica] Secondo regno
La lotta tra Basilisco e Zenone ostacolò un intervento deciso dell'imperatore romano d'Oriente in occasione della caduta dell'Impero d'Occidente, avvenuta nel settembre 476. Quando il generale romano di origine scira Odoacre, al comando dei mercenari Eruli, depose l'imperatore d'occidente Romolo Augusto, inviò le insegne imperiali (ornamenta palatii) a Costantinopoli e chiese per sé solo il titolo di patricius della corte bizantina, per poter governare quel che restava dell'impero romano d'Occidente (in pratica solo l'Italia), in nome dell'imperatore d'Oriente. Zenone che aveva appena recuperato il proprio trono, ed essendo ancora in vita Giulio Nepote, titolare legittimo del trono dell'impero romano d'Occidente, pur non riconoscendo mai ufficialmente a Odoacre il titolo di patricius , il 4 settembre 476 gli conferì il titolo di magister utriusque miliciae, che gli attribuiva i poteri di dux d'Italia : quel giorno terminò de facto l'Impero romano d'Occidente. Dal punto di vista di Zenone quello poteva essere il modo migliore per riunificare l'impero romano sotto la guida di un solo imperatore, ma in realtà sancì solo la perdita del controllo dei territori occidentali da parte dell'imperatore d'Oriente.
Nello stesso periodo, Zenone inviò una missione a Cartagine, con l'intento di trovare un accordo permanente di pace con Genserico, che stava ancora compiendo incursioni continue sulle città orientali e sui bastimenti mercantili. Riconoscendo Genserico come re indipendente, con tutte le sue conquiste, Zenone fu in grado di stabilire una pace che durò per più di cinquant'anni, ponendo fine agli attacchi dei Vandali ad est e portando la libertà di religione ai cattolici posti sotto il governo vandalo.
Dal 472 la contesa tra i due capi degli Ostrogoti, Teodorico il Grande e Teodorico Strabone, era stata una costante fonte di pericolo. Anche se Zenone riuscì, talvolta, a far si che si scontrassero l'uno con l'altro, questi furono in cambio capaci di approfittare delle sue rivalità dinastiche, e fu solo con l'offerta di un pagamento e dell'alto comando che riuscì a trattenerli dall'attaccare Costantinopoli.
Zenone sopravvisse ad un'altra rivolta nel 478, quando sua suocera Verina tentò di uccidere Illo per essersi rivoltato contro Basilisco. La rivolta fu guidata dal genero di Verina, Flavio Marciano, e dal signore ostrogoto Teodorico Strabone, ma Illo dimostrò nuovamente la sua fedeltà a Zenone sopprimendola.
Dopo la morte di Teodorico Strabone, nel 481, il futuro Teodorico il Grande divenne re dell'intera nazione ostrogota e iniziò ad essere una fonte di problemi per la Penisola Balcanica. Zenone si liberò del problema mandandolo in Italia a combattere Odoacre (487/488), ma senza riuscire ad eliminare la presenza germanica ad oriente. Anche quest'atto fu funesto per l'impero romano, perchè pose le premesse della successiva guerra greco-gotica del 535-557 che devastò l'Italia.
Illo e Zenone ruppero le relazioni nel 484, e ancora una volta Zenone dovette sedare una rivolta sanguinosa ad oriente; Illo, dopo aver elevato al trono Leonzio, si rinchiuse nella fortezza isaurica di Papurius, dove resistette per quattro anni, ma alla fine venne catturato e decapitato insieme a Leonzio (488).
Zenone morì il 9 aprile 491, dopo aver regnato per diciassette anni e due mesi. Poiché lui e Ariadne non avevano avuto altri figli, la sua vedova scelse un suo favorito della corte imperiale, Anastasio, come suo successore.
Zenone viene descritto come un governante indolente e lassista, ma sembra abbia rafforzato le risorse dell'impero tanto da lasciarle apprezzabilmente accresciute alla sua morte. Nella storia ecclesiastica Zenone è associato con l'Henotikon o "strumento di unione", da lui promulgato e firmato da tutti i vescovi orientali, con lo scopo di risolvere la controversia monofisita. Fu anche convinto sostenitore e finanziatore di costruzioni con novità architettoniche, come la cruciforme Chiesa di San Simeone Stilita.
[modifica] Note
- ^ Il nome tradito dalle fonti è Tarasicodissa Rousoumbladiotes; "Kodisas" è il genitivo di "Kodisa", mentre "Tarasis" è un nome attestato in Isauria, dunque "Tarasicodissa" dovrebbe significare "Tarasis figlio di Kodisa" (Grillmeier, Aloys, Christ in Christian Tradition, Westminster John Knox Press, ISBN 0664221602, p. 235).
- ^ Jones, Arnold Hugh Martin, John Robert Martindale, John Morris, "Fl. Zenon 6", The Prosopography of the Later Roman Empire, volume 2, Cambridge University Press, 1980, ISBN 0521201594, p. 1199.
[modifica] Bibliografia
- Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Milano, Einaudi, 1968. ISBN 8806173626
- Gerhard Herm, I bizantini, Milano, Garzanti, 1985.
- John Julius Norwich, Bisanzio , Milano, Mondadori, 2000. ISBN 8804481854
- Silvia Ronchey, Lo stato bizantino , Torino, Einaudi, 2002. ISBN 8806162551
- Alexander P Kazhdan, Bisanzio e la sua civiltà , 2a ed, Bari, Laterza, 2004. ISBN 8842046914
- Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio , Roma, Jouvence, 2004. ISBN 8878013536
- Ralph-Johannes Lilie, Bisanzio la seconda Roma , Roma, Newton & Compton, 2005. ISBN 88-541-0286-5
- Alain Ducellier, Bisanzio (IV-XV secolo) , Milano, San Paolo, 2005. ISBN 8821553663
- Giorgio Ravegnani, Introduzione alla storia bizantina , Bologna, il Mulino, 2006. ISBN 8821553663
- Giorgio Ravegnani, Imperatori di Bisanzio , Bologna, Il Mulino, 2008. ISBN 978-88-15-12174-5
[modifica] Collegamenti esterni
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| Predecessore: | Imperatore bizantino | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Leone II | 474-475 | Basilisco | I |
| Basilisco | 476-491 | Anastasio I | II |

