Tabula

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Illustrazione del XIII secolo raffigurante giocatori di tabula, dal Codex Buranus
Partita di tabula giocata dall'imperatore romano Zenone nel 480 e registrata nel 530 circa da Agazia a causa dell'estrema sfortuna del lancio di Zenone. Il gioco è molto simile al backgammon; Zenone ottenne 2, 5 e 6 dai tre dadi e fu obbligato a lasciare otto pedine da sole.[1]

Tabula era un antico gioco da tavolo, ritenuto l'antenato diretto del moderno backgammon.

La descrizione più antica di tabula è contenuta in alcuni epigrammi di Agazia (527–567), tramandati dall'Antologia Palatina, dedicati all'imperizia dell'imperatore romano d'Oriente Zenone (476-481): Agazia descrive una partita in cui Zenone passò da una posizione molto forte ad una estremamente debole dopo un lancio di dadi estremamente sfortunato

« Noi, che in nessun conto siamo fra gli uomini, anche se abbiamo compiuto azioni grandi nel ricordo di nessuno durevolmente entrano. I personaggi potenti invece, anche se nulla fecero, basta che respirino ed ecco, come disse l'uomo di Libia, che ciò resiste allo stesso modo dell'acciaio. Quando infatti una volta Zenone, re protettore della città compiva il gioco degli irragionevoli dadi, si trovò in tale posizione di gioco molto complessa: dalla parte del bianco, che può muoversi anche all'indietro, sette pedine avevano la VI casella ed una la IX, ma "il sommo" abbracciando due pedine era uguale al X e quello che sta dopo "il Sommo" ne aveva due. Un'altra unità, come ultima pedina, l'abbracciava "il Divo". Ma il nerò lasciò due pedine nell' VIII casella ed altrettante nell' XI posizione. Intorno alla XII casella ne apparivano altrettante e nella XIII si trovava una sola pedina. Due pedine regolavano la posizione "di Antigono" ma a questa uguale era la situazione della XV casella ed in tutto simile alla XVIII. il più il quartultimo ne aveva altre due. Ma l'Imperatore, avuti in sorte i segni del dado bianco, e non ponendo mente alla futura trappola, improvvisamente gettati dal crivello, rimanendo nascosti i gradi del bossolo di legno ne trasse sul tavolo 2,6 e 5. Cosicché subito vaganti aveva tutte quelle otto pedine che prima erano fra loro legate. Dalla tavola di gioco state tutti lontani, dal momento che neppure l'Imperatore riuscì a sfuggire alle sue irragionevoli forze »
(Agazia, Epigrammi, 100)

La testimonianza di Agazia è molto importante perché permette di ricostruire le regole del gioco, dimostrando che coincidono con quelle moderne[2]: le regole di tabula furono infatti ricostruite nel XIX secolo da Becq de Fouquières proprio a partire da questo epigramma.[3][4]

Molto probabilmente, tabula era una tarda evoluzione del ludus duodecim scriptorum, da cui era stata rimossa la fila centrale di caselle, lasciando solo le due righe esterne.[4] La configurazione del tavoliere era così identica a quella del gioco noto come alea[2] ed era praticamente identica a quello del moderno backgammon;[3] ciascun giocatore aveva 15 pedine, che muoveva in direzioni opposte lungo il tavoliere, in base al risultato di tre dadi.[3][4] Un pezzo rimasto solo su di una punta rischiava di essere espulso.[3]

Il tabula, per la sua natura, andò incontro a deprecazioni e divieti ecclesiastici (canone 79 del Concilio di Elvira, Spagna, 307; Isidoro di Siviglia, Etymologiae, XVIII)) e civili (Codice giustinianeo, 739‑742)[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Robert Charles Bell, Board and table games from many civilizations, Courier Dover Publications, 1979, ISBN 0486238555, pp. 33–35.
  2. ^ a b c P. Canettieri, [1] all'edizione del Libro de los juegos, da Knol
  3. ^ a b c d Austin, Roland G. "Zeno's Game of τάβλη", The Journal of Hellenic Studies 54:2, 1934. pp 202-205.
  4. ^ a b c Austin, Roland G. "Roman Board Games. II", Greece & Rome 4:11, February 1935. pp 76-82.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]