Vlad III di Valacchia

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Vlad III di Valacchia
Vlad Tepes 001.jpg
Voivoda di Valacchia
Stemma
In carica 1448
1456-1462
1476
Nascita Sighisoara, novembre o dicembre 1431
Morte Bucarest, novembre o dicembre 1476
Sepoltura Ignota
Dinastia Basarabidi
Padre Vlad II Dracul
Madre Cneajna di Moldavia (presunta)
Consorte Jusztina Szilágyi de Horogszeg (presunta prima moglie)
Ilona Szilágyi (seconda moglie)
Cnaejna di Bathory (presunta terza moglie)
Figli *Vlad Tepelus
  • Mihnea
  • Mircea
Firma Wladislaus Dragwlya.JPG

Vlad III di Valacchia (Sighișoara, novembre o dicembre 1431[1]Bucarest, novembre o dicembre 1476) fu membro della Casa dei Drăculești, un ramo della Casa di Basarab, molto conosciuto anche con il suo nome patronimico: Dracula. Noto anche come Vlad Țepeș (IPA: /'tsepeʃ/) (Vlad "l'Impalatore"), fu tre volte voivoda (principe) di Valacchia (nel 1448, dal 1456 al 1462 e infine nel 1476). Suo padre, Vlad II Dracul, fu membro dell'Ordine del Drago, fondato per proteggere il Cristianesimo in Europa orientale. Vlad III è venerato come eroe popolare in Romania così come in altre parti d'Europa per aver protetto la popolazione rumena sia a sud che a nord del Danubio.

Il soprannome 'l'Impalatore' deriva dalla sua pratica di impalare i nemici.[2] Durante la sua vita, la reputazione di essere un uomo crudele e sanguinario si diffuse in Germania e in tutta Europa.

Vlad III fu celebre fonte d'ispirazione per lo scrittore irlandese Bram Stoker nella creazione del suo personaggio più famoso, il conte Dracula, protagonista dell'omonimo romanzo.[2]

Nome[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Casa dei Drăculești.
Busto di Vlad l'Impalatore a Sighișoara, suo luogo di nascita

Durante la sua vita Vlad scrisse il suo nome in documenti latini come Wladislaus Dragwlya, vaivoda partium Transalpinarum (1475).[3]

Il suo patronimico rumeno Dragwlya (o Dragkwlya)[3] Dragulea, Dragolea, Drăculea,[4][5] è un diminutivo dell'epiteto Dracul portato da suo padre Vlad II, che nel 1431 divenne membro dell'Ordine del Drago.[1], un ordine cavalleresco fondato da Sigismondo d'Ungheria nel 1408. Dracul è la forma definitiva rumena, "-ul" è l'articolo determinativo suffissale (derivante dal latino ille). Lo stesso sostantivo drac "drago" deriva dal latino draco. Così, Dracula significa letteralmente "Figlio del Drago". Nel moderno rumeno, la parola drac ha assunto il significato di "diavolo" (il termine per "drago" ora è balaur o dragon). Questo ha portato ad interpretazioni errate dell'epiteto di Vlad che così lo caratterizzano come "diabolico".

Il soprannome di Vlad Țepeș ("Impalatore") identifica il suo metodo preferito di esecuzione, ma gli venne dato postumo, nel 1550 ca..[3] Prima di questo, però, era conosciuto presso gli ottomani come Kazıklı Bey (Sir Impalatore).

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Vlad nacque a Sighișoara, Transilvania, Regno d'Ungheria (oggi parte della Romania), nell'inverno del 1431 da Vlad II Dracul, futuro voivoda di Valacchia. Il padre di Vlad era il figlio del celebre voivoda Mircea I cel Bătrân. La madre di Vlad rimane sconosciuta, anche se si crede che il padre all'epoca fosse sposato con la principessa Cneajna di Moldavia (figlia maggiore di Alessandro "il Buono", Principe di Moldavia e zia di Ștefan il Grande di Moldavia) nonostante avesse anche un buon numero di amanti.[1] Aveva anche due fratellastri maggiori, Mircea II e Vlad Călugărul, e un fratello minore Radu III il Bello.

Vlad e Radu trascorsero i loro primi anni formativi a Sighișoara. Durante il primo regno del padre, Vlad II Dracul, il voivoda portò i suoi giovani figli a Târgoviște, l'allora capitale della Valacchia.

Il cancelliere bizantino Mikhail Ducas dimostrò che, a Târgoviște, i figli di boiari e dei principi regnanti erano ben istruiti da studiosi romeni o greci provenienti da Costantinopoli. Si crede che Vlad imparò l'abilità nel combattimento, la geografia, la matematica, le scienze, le lingue (slavo ecclesiastico antico, tedesco e latino), le arti classiche e la filosofia.

Vita a Edirne[modifica | modifica sorgente]

Nel 1436, Vlad II Dracul salì al trono della Valacchia. Sarà estromesso dal trono nel 1442 da fazioni rivali con la complicità dell'Ungheria.

Nel 1443 Vlad II venne liberato e, appoggiato da truppe turche, riconquistò il suo trono. L'anno successivo (1444), in base ai pesanti accordi raggiunti con il sultano Murad II, egli inviò alla corte ottomana i suoi figli Vlad e Radu cel Frumos come ostaggi. Durante i loro anni come ostaggi, i due giovani Drăculești vennero educati dai turchi all'arte della guerra, alla logica ed alla fede musulmana, ma la loro situazione era abbastanza delicata: tre anni prima i figli del despota serbo Đurađ Branković erano stati accecati con dei ferri roventi perché sospettati di voler fuggire dalla loro prigionia. A peggiorare la situazione di Vlad e Radu contribuì il fratello maggiore, Mircea II, animato da chiari intenti di crociata anti-turca: Mircea partecipò infatti alla Battaglia di Varna (1444) e, nel 1445, strappò al sultano la rocca di Giurgiu, passandone a fil di spada la guarnigione turca. Lo stesso Dracul, dopo la sua indiretta partecipazione a Varna, dette ormai per spacciati i suoi figli[6].

Forte del supporto degli Ottomani, Vlad Dracul fece ritorno in Valacchia e si riprese il trono usurpatogli da Basarab II e alcuni infedeli boiardi.

Primo regno ed esilio[modifica | modifica sorgente]

Nel dicembre 1447, boiardi in combutta con il reggente ungherese János Hunyadi si ribellarono contro Vlad II Dracul e lo uccisero nelle paludi di Bălteni. Mircea II di Valacchia, figlio primogenito ed erede di Dracul, fu accecato e sepolto vivo a Târgoviște.

Per impedire che la Valacchia cadesse in mani ungheresi, gli Ottomani liberarono il giovane Vlad III e lo rispedirono in patria. Il fratello di Vlad, Radu, invece si convertì all'Islam ed entrò al servizio della corte ottomana.[7] Secondo alcuni studiosi, Radu sarebbe diventato amante dell'erede di Murad, il futuro Maometto II[8].

Appoggiato dalle truppe ottomane, Vlad passò il Danubio e sottrasse a Vladislav II il trono di Valacchia. Pochi mesi dopo, però, Hunyadi invase la Valacchia e rimise sul trono Vladislav II. Costretto alla fuga, Vlad si rifugiò in Moldavia presso la corte di Alexăndrel II, nipote della sua matrigna. Pochi mesi dopo, Alexăndrel II venne spodestato da Bogdan II che si dimostrò comunque ospitale nei confronti del giovane Vlad. Esule alla corte dei Mușatini, il giovane Drăculești venne rieducato al Cristianesimo e strinse un forte legame con l'erede di Bogdan, Ștefan cel Mare. Nel 1451 Bogdan venne ucciso da uno zio, Petru III Aron: Ștefan si rifugiò presso Hunyadi, già alleato di suo padre, mentre Vlad ripiegò in Transilvania.

Dopo un breve ritorno in Moldavia, concomitante con la riconquista del trono da parte di Alexăndrel II, Vlad si recò in Ungheria. Impressionato dalla vasta conoscenza di Vlad dell'impero ottomano così come del suo odio per il nuovo sultano Maometto II, Hunyadi si riconciliò con lui e lo nominò suo consigliere.

Presso il "Cavaliere Bianco" d'Ungheria, a quel tempo reggente per conto del giovane sovrano ungherese, Ladislao il Postumo, prigioniero dell'imperatore Federico III d'Asburgo, Vlad imparò l'arte della guerra e della guerriglia, compiendo incursioni in territorio turco e combattendo sul campo potentati cristiani in guerra con il potente regno ungherese. Alla corte di Buda, Vlad e l'amico Ștefan ebbero inoltre modo di conoscere il futuro sovrano d'Ungheria, Mattia Corvino, figlio di Hunyadi.

Con la caduta di Costantinopoli nelle mani di Maometto II avvenuta nel 1453, l'influenza ottomana iniziò a diffondersi attraverso i Carpazi, minacciando l'Europa continentale e nel 1481 gli ottomani riuscirono a conquistare l'intera penisola balcanica.

Nel 1454 i turchi erano tornati all'attacco dell'Ungheria ma nella Battaglia di Szendro vennero sconfitti da Hunyadi. Vlad combatté in quell'occasione al fianco degli ungheresi ed ottenne in premio dal Cavaliere Bianco la restituzione alla corona valacca delle cittadelle di Almaș e Făgăraș, sulle falde dei Carpazi meridionali, tra la nativa Sighișoara e l'importante centro commerciale sassone di Brașov (l'allora Kronstadt).

Nell'estate del 1456, con la battaglia di Belgrado, Hunyadi fermò l'avanzata degli ottomani ma morì poco dopo per colpa della peste diffusasi nel suo accampamento. Mentre Maometto II era concentrato sull'Ungheria, Vlad fece ritorno in Valacchia, riconquistò la sua terra natia ed uccise Vladislav II in combattimento.

Secondo regno[modifica | modifica sorgente]

Vlad III venne incoronato dal metropolita valacco nella chiesa di Curtea de Argeș[9], fatta erigere da suo padre. Molti boiari fedeli a Vladaslav II erano fuggiti in Transilvania e si unirono al seguito di un nuovo anti-principe dei Dănești, Dan III di Valacchia.

Dracula, bisognoso di appoggi contro gli ottomani, allacciò relazioni stabili con i suoi vicini. Prestò giuramento di fedeltà alla corona ungherese, ormai nelle mani di Ladislao il Postumo, promettendo privilegi ai mercanti sassoni in Valacchia. Nel 1457, Vlad appoggiò le pretese al trono moldavo di Ștefan cel Mare che sconfisse e mise in fuga l'usurpatore Petru Aron.

Vlad non era però ancora abbastanza forte per contrastare apertamente Maometto II così dovette inizialmente pagare il tributo stabilito dagli accordi presi da suo padre con Murad II, presentarsi annualmente alla Sublime Porta per il formale omaggio al sultano e, nel 1458, permise il transito delle forze turche che attaccarono gli ungheresi alla rocca di Turnu Severin, sul territorio rumeno[10]. A partire dal 1459, il bisogno di rafforzare la sua posizione mise Vlad in contrasto con i ricchi mercanti sassoni ai quali però andava in quel momento la simpatia del nuovo sovrano ungherese, Mattia Corvino, rappacificatosi con l'imperatore Federico III. Il voivoda sedava nel frattempo il malcontento dei suoi boiari con il pugno di ferro, ordinando il massacro della "Pasqua di Sangue a Târgoviște"[11].

Già nel 1457 l'esule Dan III si era fatto nominare voivoda nella cattedrale ortodossa di Brașov, usurpando formalmente il titolo di Dracula e prendendo corte in un accampamento sulla collina di Timpa, presso la città. L'imminente conflitto venne temporaneamente evitato dalla mediazione di Szilágyi, governatore ungherese della Transilvania (1458) ma si riaccese nel 1459: Dan fu costretto alla fuga, mentre Vlad, dopo aver devasato i sobborghi di Brașov, impalava diversi seguaci dell'avversario sulla collina di Timpa. Nel 1460 Dan conquistò le fortezze di Brașov e Făgăraș, ma venne sconfitto sul campo di Rucăr da Vlad ed eliminato. Dracula si diede poi al massacro dei seguaci di Dan a Brașov e Făgăraș, curando però di non toccare i mercanti sassoni e negoziando un accordo anti-turco con Mattia Corvino. Bisognoso di uno stabile confine meridionale mentre negoziava un'alleanza antiasburgica con Giorgio di Poděbrady, sovrano del Regno di Boemia, Mattia accettò le profferte di Vlad e gli promise in sposa una fanciulla della sua famiglia: la cugina Ilona Szilágyi.

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

Vlad trovò la Valacchia in uno stato miserabile: la costante guerra aveva portato una criminalità dilagante, un calo della produzione agricola e la scomparsa virtuale del commercio. Vlad fu costretto ad usare metodi molto severi per ristabilire l'ordine e la prosperità.

Vlad aveva tre obiettivi per la Valacchia: rafforzare l'economia del paese, la sua difesa e il suo potere politico. Intraprese misure per aiutare il benessere dei contadini con la costruzione di nuovi villaggi ed incrementando la produzione agricola. Egli capì l'importanza del commercio per lo sviluppo della Valacchia. Aiutò i mercanti valacchi, limitando il commercio estero mercante di tre città mercato: Târgșor, Câmpulung e Târgoviște.

Vlad considerava i boiardi la causa principale del costante conflitto e co-responsabili della morte del padre e del fratello. Vlad nominò come suoi consiglieri persone straniere fidate invece che i boiardi.

L'esercito venne rafforzato. Vlad possedeva una piccola guardia personale, composta in prevalenza di mercenari, che venivano premiati con bottini e promozioni. Inoltre istituì una milizia formata da contadini chiamati a combattere ogni volta che scoppiava una guerra.

Vlad Dracula costruì una chiesa a Târgșor (presumibilmente in memoria di suo padre e di fratello maggiore che sono stati uccisi nelle vicinanze), e ha contribuito con i soldi per il Monastero Snagov.

Incursioni in Transilvania[modifica | modifica sorgente]

Dal momento che la nobiltà valacca si alleò con i sassoni di Transilvania, Vlad si mosse contro di loro eliminando i loro privilegi commerciali e razziando i loro castelli. Nel 1459 Vlad fece impalare diversi coloni sassoni di Brașov.

Guerra con gli ottomani[modifica | modifica sorgente]

Nel 1459, nel corso del Concilio di Mantova, Papa Pio II organizzò una nuova crociata contro gli Ottomani. In questa crociata, il ruolo principale doveva essere intrapreso da Mattia Corvino, figlio di János Hunyadi, il Re d'Ungheria. A tal fine, Mattia Corvino ricevette dal Papa 40.000 monete d'oro, un importo che venne considerato sufficiente per assoldare un esercito di 12.000 uomini e per l'acquisto di 10 navi da guerra. In questo contesto, Vlad si alleò con Mattia Corvino, con la speranza di tenere gli Ottomani fuori dal paese (la Valacchia era infatti rivendicata come parte dell'Impero Ottomano dal sultano Maometto II).

Vlad Țepeș riceve gli inviati del sultano - Theodor Aman (1831-1891).

In quello stesso anno, il 1459, il sultano ottomano Maometto II inviò a Vlad dei messaggeri per sollecitarlo a pagare il tributo[7] di 10.000 ducati e 500 reclute per forze ottomane. Vlad rifiutò, perché pagare il 'tributo' avrebbe significato accettare pubblicamente che la Valacchia facesse parte dell'Impero Ottomano. In questa occasione Vlad fece uccidere i messaggeri turchi, usando come pretesto il fatto che quest'ultimi di fede mussulmana non si tolsero il cappello (in realtà un turbante) nell'omaggiarlo. La punizione di Dracula a questa mancanza di rispetto fu inchiodare alla testa il turbante.

Nel frattempo, il sultano ricevuti rapporti dei suoi servizi segreti che rivelavano il dominio di Vlad sul Danubio, inviò il Bey di Nicopoli, Hamza Pasha, per trattare la pace e se fosse stato necessario, per eliminare Vlad III. Per scongiurare questa possibilità Vlad Țepeș pianificò un agguato ai danni di Hamza Pasha. il Bey di Nicopoli, forte di un esercito di 1.000 cavalieri venne attaccato in uno stretto passaggio a nord di Giurgiu. In breve tempo i valacchi circondarono e sconfissero i turchi che furono impalati, Hamza Pasha compreso (impalato più in alto degli altri a dimostrazione del suo alto rango).

Ritratto di Vlad Țepeș in una incisione sassone del 1462
Una xilografia raffigurante Vlad Țepeș pubblicata a Norimberga nel 1488 sul frontespizio del pamphlet Die geschicht dracole waide.

Nell'inverno del 1462, Vlad attraversò il Danubio e devastò l'intero territorio bulgaro nella zona tra la Serbia e il Mar Nero. Travestendosi da Ottomano Spahi ed utilizzando la sua fluente lingua turca, che aveva imparato quando era ostaggio, Vlad riuscì ad infiltrarsi e a distruggere i campi ottomani. In una lettera a Corvino datata 2 febbraio scrisse:

« Ho ucciso contadini, donne, vecchi e giovani che vivevano a Oblucitza e Novoselo, dove il Danubio sfocia nel mare, fino a Rahova, che si trova vicino a Chilia, dal basso Danubio fino a luoghi come Samovit e Ghighen. Abbiamo ucciso 23.884 turchi senza contare quelli che sono stati bruciati vivi nelle loro case o quelli le cui teste sono state tagliate dai nostri ufficiali... Così, vostra altezza, deve essere noto che io ho rotto la pace con lui (Sultano Maometto II). »

In risposta a questi avvenimenti il sultano Maometto II sollevò un esercito di circa 60.000 uomini e 30.000 irregolari e nella primavera dello stesso anno si diresse verso la Valacchia. Avendo a disposizione forze molto inferiori rispetto ai turchi, 30.000 o 40.000 uomini, a seconda della fonte, Vlad non fu in grado di impedire agli Ottomani di attraversare il Danubio il 4 giugno 1462 e di entrare in Valacchia. Vlad pur sconfitto continuò ad organizzare piccoli attacchi ed imboscate ai turchi, come il famoso Attacco Notturno dove 15.000 turchi vennero uccisi.[1] Questo fece infuriare Maometto II, il quale attraversò il Danubio per comandare personalmente il proprio esercito. Questa mossa comunque non fu risolutrice e fatta eccezione per alcuni riferimenti di parte turca, tutte le altre cronache dell'epoca riportano la sconfitta subita dal sultano nel 1462. A quanto pare, i turchi si ritirarono talmente in fretta che l'11 luglio 1462 il sultano si trovava già ad Adrianopoli. L'attacco di Vlad l'Impalatore venne celebrato dalle città sassoni della Transilvania, dagli stati italiani e dal Papa. Un inviato veneziano, dopo aver saputo la notizia alla corte di Corvino il 4 marzo, espresse grande gioia e disse che l'intero Cristianesimo dovrebbe celebrare la vittoria di Vlad Tepes. Anche i genovesi di Caffa ringraziarono Vlad per la sua campagna che li aveva salvati da un attacco di circa 300 navi che il sultano stava pianificando contro di loro.[12]

Secondo lo storico bizantino Laonikos Chalkokondyles, Radu, fratello di Vlad III e amante del sultano, venne mandato a Targoviste con l'incarico di organizzare una resistenza in grado di spodestare il fratello con la promessa di una futura investitura quale nuovo regnante al servizio del sultano.

Sconfitta[modifica | modifica sorgente]

Il fratello minore di Vlad, Radu cel Frumos e i suoi battaglioni di giannizzeri ricevuto dal sultano Maometto II l'incarico di guidare l'Impero Ottomano in terra valacca, ben forniti di denaro e polvere da sparo, conquistarono la Fortezza di Poenari, il famoso covo di Vlad III. Dopo questa vittoria, Radu come da accordi ricevette dal Sultano Maometto II il titolo di Bey di Valacchia. La sconfitta di Vlad a Poenari, oltre all'assedio del fratello Radu, è da attribuirsi in parte alla partecipazione dei boiardi locali. L'aristocrazia valacca, molto ridimensionata dalla politica accentratrice di Vlad, tradì dietro la garanzia che avrebbero riguadagnato gli antichi privilegi anche se secondo alcune fonti Radu, scoperto il luogo ove si nascondevano le famiglie dei boiardi, li avrebbe ricattati per avere il loro pieno appoggio.

Pur sconfitto Vlad, fino all'8 settembre 1462 continuò a combattere, si ricordano almeno tre battaglie vinte dal Voivoda prima della sua ritirata in Ungheria, dovuta in larga parte alla mancanza di fondi per pagare i propri mercenari. Giunto alla corte di Mattia Corvino, Vlad, alla ricerca di aiuto presso il suo ex alleato, oltre a ricevere un netto rifiuto venne fatto incarcerare per alto tradimento dal Re Ungheria che mai aveva avuto intenzione di farsi coinvolgere in un conflitto con il potente impero Ottomano

Prigionia in Ungheria[modifica | modifica sorgente]

Vlad venne inizialmente imprigionato nella Fortezza Oratea situata nell'odierno villaggio di Dâmbovicioara. Poi trascorse un periodo di detenzione a Visegrád ed infine a Buda. La durata esatta del periodo di prigionia di Vlad è tutt'oggi fonte di dibattici, anche se alcune indicazioni affermano che sia durato dal 1462 al 1474. Certo è il fatto che sia la politica apertamente pro-ottomana di Radu che l'intervento di Ștefan III cel Mare, Voivoda di Moldavia e parente di Vlad, contribuirono affinché Mattia Corvino lo liberasse presumibilmente nel 1474.

Terzo regno e morte[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'improvvisa morte di Radu avvenuta nel 1475, Vlad III dichiarò l'inizio del suo terzo regno il 26 novembre 1476. Vlad iniziò i preparativi per la riconquista della Valacchia nel 1476 con il supporto ungherese.

Il terzo regno di Vlad era stato istituito da poco più di due mesi quando egli venne ucciso in una battaglia contro i turchi. La data esatta della sua morte è sconosciuta, ma essendo provato che egli morì prima del 10 gennaio 1477, tale data è compresa tra l' ottobre e il dicembre 1476. L'ubicazione esatta della sua morte è sconosciuta, ma sembra si tratti di un luogo lungo la strada tra Bucarest e Giurgiu, anche le circostanze esatte della sua morte sono avvolte nel mistero. Secondo alcuni studiosi, infatti, venne ucciso per sbaglio perché scambiato per un turco, secondo altri ucciso dagli ottomani durante una battaglia e la sua testa tagliata ed inviata insieme alla sua spada a Costantinopoli come un macabro trofeo di guerra.

Altra ipotesi[13], priva però di prove, sostiene, invece, che Vlad Tepes avrebbe, sì, combattuto, ma poi sarebbe stato fatto prigioniero a Costantinopoli, riscattato poi dalla figlia, al sicuro in Italia, e infine sepolto nella chiesa di Santa Maria la Nova presso Napoli.

La tomba di Dracula[modifica | modifica sorgente]

Il monastero di Snagov, dove si dice si trovi la tomba di Vlad III
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tomba di Dracula.

Non si conosce il luogo dove vennero inumati i resti di Vlad Tepes. La tradizione vuole che quando la testa di Vlad fu portata a Costantinopoli, il suo corpo venne sepolto senza cerimonie dal suo rivale, Basarab Laiota, nel monastero di Comana.[14] Solamente a partire dal XIX secolo si è sparsa la voce che Vlad sia stato sepolto nel monastero di Snagov, su un'isola, nel bel mezzo di un lago situato a trentacinque chilometri a nord di Bucarest. Studi archeologici sul sito, avvenuti nel 1933, hanno portato alla scoperta che la presunta tomba di Vlad è completamente vuota. In un'altra tomba scoperta nel monestero venne rinvenuto un corpo con indosso abiti sontuosi ed un anello con il simbolo del dragone[15]. Tale corpo, data la presenza della testa, non è certamente quello di Vlad III. Secondo alcuni studiosi è probabile che il corpo di Vlad Tepes sia stato bruciato; secondo altri che sia stato smembrato dai turchi sul campo di battaglia oppure ad Istanbul.

Verso il Giugno del 2014 sono state avviate delle ricerche che sostengono che il sacello di Vlad sia custodito nella chiesa di Santa Maria la Nova nella città di Napoli, più precisamente nel chiostro piccolo del complesso conventuale risalente al secolo XVI[16]. In essa è presente un monumento funebre adornato da un rilievo raffigurante un drago affiancato da dei baldacchini, che sembrano essere considerati elementi tipici della cultura medievale slava. È inoltre presente un epitaffio che reca delle iscrizioni in una lingua al momento sconosciuta, presenti nei caratteri degli alfabeti latino, copti, greci e etiopi, tuttavia, non vi sono ancora prove sufficienti che provano della permanenza o della sepoltura del Voivoda a Napoli.

Il castello di Dracula[modifica | modifica sorgente]

Anche se il castello di Bran viene presentato ai turisti come il castello di Dracula, in verità questo castello venne costruito dai sassoni di Brașov. Il vero castello di Dracula, ora in rovina, è situato sulle rive dell'Argeș ed è la fortezza di Poenari.

Consorti[modifica | modifica sorgente]

Vlad Țepeș è spesso ricorso a matrimoni di interesse politico per siglare e consolidare alleanze. Tra le sue mogli figurano:

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Al momento della sua morte, Vlad Țepeș aveva circa quarantasette anni. La tradizione ci ha tramandato la memoria di tre eredi del voivoda:

  • Mihnea I cel Rău, primo figlio di Vlad III, voivoda di Valacchia (1508-1510);
  • Mircea, il primo erede legittimo, scomparso dalle cronache intorno al 1483; cambiò il nome per evitare le accuse e così la famiglia Stanciu ha vissuto vicino al potere politico fino alla rivoluzione del 1989 quando decisero di rivoltarsi contro il dittatore Ceausescu.
  • Vlad, secondo erede legittimo di Vlad III, contese il trono valacco a Radu cel Mare ma venne estromesso dal trono per volontà degli ungheresi;

Altre fonti citano anche la presunta esistenza di altri figli illegittimi tra i quali Mihail, Radu, e una figlia di nome Zaleska.

L'eredità[modifica | modifica sorgente]

Le atrocità[modifica | modifica sorgente]

Vlad Țepeș a tavola all'ombra dei condannati al palo nell'incunabolo del tardo XV secolo edito a Strasburgo.

Lo strumento di tortura preferito da Vlad III fu l'impalamento. I metodi d'impalamento erano sostanzialmente due:

  • Il primo consisteva nell'uso di un'asta appuntita che trafiggeva il condannato all'altezza dell'addome per poi issarlo in alto. La morte poteva essere immediata o sopraggiungere dopo ore di agonia.
  • Il secondo metodo d'impalamento consisteva nell'utilizzo di un'asta arrotondata all'estremità che, cosparsa di grasso, veniva inserita nel retto della vittima. Il condannato veniva poi issato e tenuto infilzato affinché il suo stesso peso facendo scivolare l'asta in profondità ne cagionasse la morte dopo giorni di agonia.

Dracula apprese questa forma di supplizio dai turchi, adattandola poi alle sue più specifiche richieste: creò metodi diversi per impalare i ladri, i guerrieri nemici, gli ambasciatori del Sultano, i traditori ecc.

  • I ricchi venivano impalati stendendoli più in alto degli altri o facendo ricoprire l'asta d'argento.
  • Per i mercanti fece incidere delle tacche sull'asta, al fine di aumentare il tempo dell'agonia.
  • Nella città di Sibiu, nel 1460 Vlad Țepeș fece impalare 10.000 persone, e cosparse alcuni corpi con miele per attirare ogni tipo di insetto.
  • Le donne macchiatesi di tradimento nei confronti del marito venivano impalate davanti alla loro casa.
  • Nel 1459, durante il giorno di san Bartolomeo, a Brașov, Dracula fece invitare a palazzo alcuni mercanti che avevano mostrato odio e disprezzo nei confronti della sua persona. Decise di farli saziare di cibo e, quindi, fece sventrare il primo e obbligò il secondo a mangiare ciò che il collega, ormai senza vita, aveva nello stomaco. L'ultimo mercante venne fatto bollire e la sua carne fu data in pasto ai cani.
  • Nel 1461 due ambasciatori del Sultano turco Mehmed arrivarono nel palazzo per trattare una pace tra il voivoda e il sultano Mehmed. Quando i legati di Istanbul si prostrarono ai piedi di Vlad III chinarono la testa in segno di rispetto, ma non si vollero togliere il turbante perché rappresentava il simbolo della loro religione. Quel gesto fu loro fatale, Dracula irritato da questa presunta mancanza di rispetto ordinò di inchiodare il turbante alla testa degli ambasciatori.
  • Lo stesso Dracula amava assistere all'agonia dei suppliziati, tanto da prendere l'abitudine di banchettare in mezzo alle forche su cui erano gli impalati. Ciò fa dedurre che Dracula fosse un sadico.

La tradizione tedesca[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di Vlad Țepeș nel pamphlet del 1462-1463.

La figura di Vlad Țepeș fece la sua formale apparizione sulla scena letteraria europea nel 1453, quando Mattia Corvino d'Ungheria fece circolare presso la corte del suo alleato e rivale, l'imperatore Federico III d'Asburgo, un pamphlet intitolato Geschichte Dracole Waide ("Storia del voivoda Dracula") poi messo in scena alla corte dell'imperatore con l'opera Von ainem wutrich der hies Trakle waida von der Walachei ("Storia del folle chiamato Dracula di Valacchia") del poeta Michel Beheim[17] . Pretesto per la diffusione del materiale fu la sigla del Trattato di Wiener Neustadt tra i due sovrani.

La presunta tomba di Vlad III nel Monastero di Snagov

Nessun esemplare dell'incunabulo originale, un opuscolo di sei foglietti con il ritratto di Vlad in prima pagina, si è conservato fino ai giorni nostri. Esistono quattro copie realizzate negli anni seguenti (1475-1500) e conservate in Austria (Monastero di Lambach), in Svizzera (Abbazia di San Gallo), in Francia (Biblioteca municipale di Colmar) ed in Gran Bretagna (British Library); il manoscritto delle British Library è l'unico completo. Disponiamo inoltre di 13 pamphlets databili dal 1488 al 1568. Otto dei pamphlets sono incunabuli stampati prima del 1501.

La tradizione germanica su Vlad l'Impalatore è composta da un totale di 46 aneddoti. Tutte le storie cominciano nel momento in cui Giovanni Hunyadi elimina Vlad II Dracul ed il giovane Vlad III rinuncia alla sua religione per difendere la vera fede cristiana. Da questo punto in avanti, tutte le narrazioni divergono ma è chiaro che tutta questa bibliografia tedesca sia stata redatta con il chiaro intento di distruggere la credibilità morale e politica del voivoda valacco. La prima versione del testo germanico venne probabilmente redatta da un chierico sassone di Brașov, a suo tempo testimone oculare, o rogatorio delle memorie di testimoni oculari, delle atrocità perpetrate da Dracula contro i cittadini di Brașov e Sibiu dal 1456 al 1460. La narrazione dei fatti è però adulterata da evidenti esagerazioni. Gli altri aneddoti possono essere divisi in due categorie: quelli che riportano fatti precisi, anche se la loro presentazione non obbedisce a nessuna regola, né cronologica né geografica: le spedizioni in Transilvania, la decapitazione del principe Dan III, etc.; quelli che non comportano nessuna precisazione di date luoghi e persone. Ciò che colpisce nella letteratura di questo testo è l'assenza di ogni causalità, di ogni legame logico tra i vari episodi. L'unico punto in comune è Vlad, il quale sembra spinto da una rabbia omicida contro il mondo intero, senza alcuna logica né riflessione.

Il materiale bibliografico distribuito per ordine di Corvino era stato quasi certamente redatto nel 1462, prima dell'arresto di Dracula per ordine del sovrano ungherese, e divenne un vero e proprio bestseller dell'epoca. I motivi per cui Mattia Corvino incentivò la diffusione di questo materiale anti-Dracula sono abbastanza comprensibili. Impegnato in un conflitto contro Federico III, il re d'Ungheria aveva dirottato alla causa i fondi ammassati presso Venezia e Roma con la promessa di dichiarare guerra al Turco. Vlad, presentato come un mostro e, tramite una lettera contraffatta, come un vassallo di Maometto II, divenne lo spauracchio e la giustificazione cui Corvino ricorse per placare le ire dei suoi avversari: il re era stato costretto ad intervenire contro Dracula invece che agire direttamente contro gli ottomani.

Tra il 1488 ed il 1568 la "Storia del voivoda Dracula" venne ristampato in Germania per tredici volte e sempre nelle tipografie delle grandi città imperiali: cinque a Norimberga (1488, due edizioni; 1499; 1520 circa, 1521), tre ad Augusta (1494, 1520- 1542, 1559- 1568), e una a Lubecca (1488-1493), a Bamberg (1491), a Lipsia (1493), a Strasburgo (1500) e ad Amburgo (1502).

Dopo il 1490 la Storia del voivoda Dracula perse la sua attualità politica per diventare un libro popolare, la lettura prediletta di un pubblico avido di storie nelle quali i tiranni e i mercanti la facevano da padroni. Dracula divenne un exemplum: l'incarnazione del male, un tiranno come Erode, l'assassino degli innocenti, o come i persecutori dei cristiani Nerone e Diocleziano. Lo vediamo raffigurato nei quadri nelle vesti di Ponzio Pilato che giudica Gesù o intento a condannare Sant'Andrea Apostolo (un messaggio questo fortissimo, se si considera il peso che il culto del santo ha sempre avuto nei principati danubiani). Theodor Zwinger, autore di un Theatrum vitce humanœ (Basilea, 1571), pose Dracula tra i prìncipi malvagi nei capitoli "Crudeltà di prìncipi verso i loro sudditi", "Interrogatori e torture dolorose" e "Disumanità contro i malati". Il carattere sacro del pranzo e la sua deturpazione attraverso i crimini si trovano nel poema Flőhhaz di I. Fischer (1573), che rievoca il pranzo di Dracula sotto i cadaveri degli impalati, una scena che si poteva ammirare nell'edizione di Strasburgo del 1500. Nel 1581 Zaccaria Rivader descrisse le crudeltà di Dracula nel capitolo Historien und Exempel von bősen und Gottlosen Regenten und Oberkeitein von Tyrannen und ihren bősen unlőblichen und tyrannischen Thaten und Wercken della sua raccolta di exempla. Nel 1596 Giorgio Steinhart elencò i misfatti del tiranno «selvaggio», salvandolo in extremis con un riferimento alla sua provata fede cristiana.

Già nel 1524 però la delicata situazione politica della zona balcanica portò ad un riscatto della figura di Dracula nella storia della letteratura tedesca. Fu infatti il patrizio ragusano Michele Bocignoli, cortigiano dell'imperatore Carlo V, a pubblicare una lettera aperta a Gerardo de Plaines, signore de la Roche, in cui parlava del suo soggiorno alla corte del voivoda valacco Mihnea I cel Rău (1508- 1510), figlio dell'Impalatore. Nel testo di Bocignoli Dracula venne ribattezzato "Dragulus" (riferimento alla parola "caro" in lingua rumena), «uomo vivace ed esperto delle cose militari», celebrato per il suo impegno nella lotta contro Maometto II.

La tradizione russa[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1481 ed il 1486 venne presumibilmente redatto, in lingua russa o in lingua slava, lo Skazanie o Drakule voevode ("Il racconto del voivoda Dracula"). L'opera venne copiata ripetutamente dal XVI al XVIII secolo[18]. L'esemplare più vecchio, datato 1490 reca la scritta conclusiva: "Scritto nell'anno 6994 del Calendario bizantino (i.e. 1486), il 13 febbraio, poi trascritto da me, il peccatore Elfrosin, nell'anno 6998 (i.e. 1490), il 28 gennaio".

L'opera, priva di un consistente costrutto cronologico, è una raccolta di aneddoti bibliografici e storici inerenti Vlad Țepeș. I 19 aneddoti contenuti dello Skazanie sono più lunghi e consistenti rispetto alla tradizione bibliografica germanica. I primi 13 episodi sono privi di un filo conduttore cronologico e ben testimoniano il rapido emergere di una tradizione folkloristica intorno alla figura di Vlad III. Gli ultimi 6 episodi sono ritenuti il frutto del lavoro di uno studioso che ha curato di presentarli in buon ordine cronistorico: partano con la narrazione dei "turbanti inchiodati" e si concludono con la morte di Vlad e delle informazioni sulla sua famiglia.

Tra i 19 aneddoti russi, dieci presentano delle evidenti similitudini con i racconti della tradizione germanica[19] ma se ne discostano nettamente per ciò che concerne la caratterizzazione del personaggio. Nei testi russi, la figura di Vlad è certamente più positiva che nei testi tedeschi: Dracula è presentato come un grande governante, un valoroso guerriero ed un sovrano giusto. Le atrocità commesse paiono in questi testi un semplice scotto da pagare nella vita di un forte sovrano. Tra i tanti, solo quattro dei 19 aneddoti paiono riportare esagerazioni di violenze e massacri. Alcuni elementi delle storie su Dracula vennero poi ripresi nella tradizione folkloristica sviluppatasi intorno allo Zar Ivan IV di Russia[20].

L'identità dell'autore dello Skazanie o Drakule voevode è ancora oggetto di discussione. Le ipotesi principali sono che l'autore fosse un monaco transilvano, un prete rumeno o un uomo, rumeno o moldavo che fosse, della corte di Ștefan cel Mare. Secondo un'altra teoria, l'autore della raccolta sarebbe invece stato il diplomatico russo Fëdor Kuricyn.

La tradizione rumena[modifica | modifica sorgente]

Nel paese di Dracula, e fin dalla seconda metà del XVI secolo, la memoria del voivoda cadde presto in oblio. I cronisti valacchi lo menzionano appena e lo confondono con altri principi del XV secolo, le sue efferatezze e le sue gesta passarono sotto il silenzio e gli venne accreditata solo la costruzione della fortezza Poenari. Solo nel 1804, parallelamente al risveglio indipendentista delle popolazioni rumene contro turchi ed austriaci, la figura di Dracula riemerse dall'oblio. Spinta da chiare motivazioni politiche, la memoria popolare rumena dimenticò l'orrore per le atrocità commesse da Vlad Țepeș in favore dell'ammirazione per le sue virtù guerriere, per il suo spirito di libertà, per le coraggiose gesta compiute in difesa della sua terra contro i turchi.

Si addussero ad attenuante delle crudeltà di cui si era macchiato motivazioni fatalistiche: la guerra era di per sé stessa crudele, il nemico faceva altrettanto, non esistevano altri modi per fronteggiare il terrore ottomano. Era stato "un sovrano terribilmente severo, s'intende, ma la sua ira l'aveva principalmente rivolta contro coloro che osavano mentire o maltrattare la povera gente" (gli studi folcloristici rumeni sono pieni di testimonianze come questa, resa nel 1910 da una vecchia contadina del distretto di Muscel). Ne convennero ingenuamente gli stessi sassoni, vittime abituali di spietate persecuzioni da parte di Dracula, ammettendo nel manoscritto di San Gallo che «quando qualcuno rubava, mentiva o si macchiava di qualsiasi ingiustizia nelle sue terre, non aveva nessuna possibilità di salvarsi, sia che fosse un nobile, un prete o un cittadino qualunque».

Il mito del patriota temerario e quello del savio governante concorsero insieme a consolidare nella memoria storica popolare l'immagine di un principe esemplare, in grado di salvaguardare non solo l'indipendenza del regno ma di assicurare all'interno l'ordine, la legalità, la stessa laboriosità degli abitanti. Ne venne fuori una sorta di eroe nazionale, pronto ad esercitare nel modo più tremendo ogni potere se fosse stata in gioco l'integrità della sua terra. Tentò di sfruttarne la popolarità fino in fondo, come si è visto, il dittatore Nicolae Ceaușescu, che non mancò mai di ostentare il suo coinvolgimento emotivo in tutto ciò che la figura di Dracula rappresentava, fino a scegliere il lago di Snagov per propria residenza estiva.

Leggende[modifica | modifica sorgente]

Intorno alla figura di Vlad III sono sorte alcune leggende, la maggior parte delle quali in seguito al fatto che il principe è stato fonte di ispirazione per lo scrittore irlandese Bram Stoker per la creazione del suo personaggio più famoso, il conte Dracula, antagonista dell'omonimo romanzo.

  • Secondo una leggenda, una coppa d'oro fatta mettere da Vlad nella piazza principale della città Tirgoviste non venne mai rubata perché perfino i ladri avevano paura del principe.
  • Secondo una leggenda, un mercante straniero di passaggio per Tirgoviste lasciò per una notte intera incustodita una cassa di denaro. Scoperto che gli erano stati rubati 160 ducati d'oro il mercante informò della cosa il principe Vlad, il quale per catturare il ladro chiese aiuto ai cittadini pena la distruzione della città. Vlad fece inoltre restituire al mercante la somma di 160 ducati più uno. Il giorno seguente, contati i soldi, il mercando informò il principe del ducato in più e glielo riconsegnò. Vlad lo informò che se non avesse riportato il ducato in più sarebbe stato impalato insieme al ladro.
  • Secondo una leggenda, a due monaci cattolici ospiti di Vlad vennero mostrati i corpi dei nemici impalati. Uno di essi apostrofò il principe come crudele mentre l'altro lo acclamò come un eroe. Secondo la leggenda Vlad premiò uno dei due monaci e fece impalare l'altro. A quale dei monaci toccò la triste sorte non è certo saperlo in quanto il finale della storia cambia a seconda di regione e regione.
  • Secondo alcune dicerie, ogni mattina i monaci del convento di Snagov andrebbero a pregare sulla tomba di Vlad con lo scopo di "farlo stare buono".[21]
  • Secondo altre storie, il sultano Maometto II avrebbe fatto nascondere la testa e la spada di Vlad per impedirgli di tornare in vita.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

L'unico vero ritratto di Vlad l'Impalatore faceva parte della "galleria degli orrori" del Castello di Ambras, nel Tirolo austriaco:

« Il principe è raffigurato dei tre quarti, con in testa, sopra i lunghi capelli ricci, un copricapo di velluto rosso adorno di otto fila di perle. Sulla fronte, una stella d'oro a otto punte con incastonato un enorme rubino rettangolare, sostiene un pennacchio nella cui parte inferiore risaltano cinque grosse perle. Le sopracciglia sono arcuate e sovrastano due grandi occhi grigio- verdi. Un naso lungo e leggermente aquilino, con le narici preminenti, sconfina sui lunghi baffi castani, dritti che prendono quasi tutta la larghezza del volto. Il labbro inferiore, rosso e sporgente, come quello degli, delimita il mento affetto da un leggero prognatismo. Questa combinazione di naso aquilino e labbra rosse un tempo veniva chiamata «un becco da pappagallo su due ciliege». Vlad Dracula indossa una camicia rosso-arancione, una tunica color porpora, con dei grossi bottoni rotondi, ornati di pietre preziose. Un manto di zibellino con alamari anch'essi purpurei completa la tenuta."[22] »

Un affresco raffigurante Vlad, databile al 1526, ornava i muri della chiesa del monastero di Curtea de Argeș, ma venne cancellato al principio del XIX sec per ordine del vescovo di Argeș, che lo fece sostituire dal proprio ritratto.

Ritratti di Dracula, grazie ai pamphlet tedeschi stampati fino al 1568, circolarono in tutta Europa. L'edizione di Vienna del 1463 inaugurò la serie. Fu questa raffigurazione a cadere sotto gli occhi di Papa Pio II nel 1463 e, qualche anno dopo, sotto quelli di Leonardo Hefft, il notaio di Ratisbona che scrisse a questo proposito:

« E adesso il suo aspetto appare proprio crudele e cupo, poiché l'immagine dipinta del suo volto è in circolazione più o meno dappertutto nel mondo. »

Filmografia[modifica | modifica sorgente]


Anno Film Attore Note
1967 Malkoçoglu - krallara karsi Yildirim Gencer
1972 Kara Murat: Fatihin fermani Turgut Özatay
1973 Sageata capitanului Ion Virgil Ogasanu
1974 Kara boga Altan Günbay
Timuçin Caymaz (voce)
1975 Dracula, fantasia o realtà (Vem var Dracula?) Christopher Lee Documentario
1979 Vlad, l'impalatore (Vlad Tepes) Stefan Sileanu
1980 Vlad Tepes N.D.
2014 Dracula Untold Luke Evans Film horror

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Vlad III è stato celebre fonte di ispirazione per lo scrittore irlandese Bram Stoker per la creazione del suo personaggio più famoso, il conte Dracula, antagonista dell'omonimo romanzo. Tuttavia il Dracula letterario ha ben poco in comune con il Dracula storico, considerato un eroe patriottico dai rumeni, e inoltre nel romanzo non viene specificato se i due siano effettivamente la stessa persona (anche se ci sono numerosi indizi che darebbero conferma a questa ipotesi). Nelle numerose opere derivate o ispirate dal Dracula di Stoker il personaggio viene a volte indicato esplicitamente come Vlad III.

Nell'anime "Hellsing" il nome del protagonista, Alucard, se letto al contrario, risulta Dracula e nell'ultimo episodio si può notare che impala un nemico attraverso il retto, stessa modalità usata anche da Vlad.

Nel cartone animato Dinofroz il drago Vlad è il generale dei draghi vampiri al servizio del suo signore Neceron.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Radu R. Florescu e Raymond T. McNally, Dracula, Prince of Many Faces: His Life and His Times, Little, Brown and Company, 1989, ISBN 0-316-28655-9.
  2. ^ a b Vlad III, Encyclopædia Britannica Online, 2010. URL consultato il 26 maggio 2010.
  3. ^ a b c Anuarul Institutului de Istorie Cluj-Napoca, no. 35, Institutul de Istorie din Cluj, Editura Academiei, 1996, pp. 29–34.
  4. ^ Transylvanian Review, vol. 5, Romanian Cultural Foundation, 1996, p. 107.
  5. ^ (RO) Nicolae Stoicescu, Vlad Țepeș, Editura Academiei Republicii Socialiste România, 1976, p. 154.
  6. ^ In una lettera agli abitanti di Brașov, Vlad II scrisse Vi prego di comprendermi poiché ho lasciato uccidere i miei due figli per la pace dei cristiani e affinché io e il mio paese si appartenga al mio signore, il re [d'Ungheria] - lettera in Bogdan, Ioan (1905), Documente privitoare la relatiile Tàrii Românesti cu Brasovul si cu tara Ungureasca în secolele XV si XVI (1413-1508), Bucarest, pp. 78-79.
  7. ^ a b Franz Babinger, Mehmed the Conqeror - And his Time, Princeton University Press, 1978, ISBN 0-691-09900-6.
  8. ^ Laonico Calcondila, a cura di V. Grecu, Expuneri historische, Historiarum demonstrationes, Bucarest, 1958.
  9. ^ A Curtea de Argeș, come a Câmpulung e Târgoviște, Vlad III tenne la sua corte (dvor in lingua slava e curte in lingua rumena). L'erigenda di un suo palazzo stabile a Bucarest risale con buona probabilità al 1459.
  10. ^ Le forze di Hunyadi avevano occupato la rocca di Severin nel biennio 1419-1420.
  11. ^ Stando alla leggenda, Dracula organizzò un gran banchetto nel palazzo principesco di Târgoviște la domenica di Pasqua del 1459 (25 marzo). Il racconto del pamphlet tedesco del 1463 descrive la scena: ” Invitò a casa sua tutti i signori e i nobili del paese; quando il pranzo ebbe fine, si rivolse al più anziano e gli chiese di quanti voivoda o prìncipi che avessero regnato sul paese si ricordasse. L'uomo rispose quel che sapeva; poi interrogò anche gli altri, giovani e vecchi, e a ciascuno chiese quanti poteva ricordarsene. Uno rispose cinquanta, un altro trenta, uno venti, un altro dodici, e nessuno era abbastanza giovane per ricordare [ meno di ] sette. Allora fece impalare tutti quei signori che erano in numero di cinquecento”.
  12. ^ Attacco Notturno
  13. ^ Vlad a Napoli.
  14. ^ Constantin Rezachevici, Unde a fost mormântul lui Vlad Tepes? (II), Magazin Istoric, nr.3, 2002, p.41)
  15. ^ History Channel
  16. ^ DRACULA A NAPOLI, PARTONO LE RICERCHE.
  17. ^ David B. Dickens e Elizabeth Miller, Michel Beheim, German Meistergesang, and Dracula, in Journal of Dracula Studies, 2003, n. 5. http://blooferland.com/drc/index.php?title=Journal_of_Dracula_Studies#Number_5_.282003.29
  18. ^ Raymond McNally, Origins of the Slavic Narratives about the Historical Dracula, 1982.
  19. ^ Jurij Striedter, Die Erzählung vom walachisen Vojevoden Drakula in der russischen und deutschen Überlieferung, 1961.
  20. ^ Maureen Perrie, The image of Ivan the Terrible in Russian folklore, Cambridge, 1987.
  21. ^ Vlad III di Valacchia: l'impalatore, il demonio, il vampiro Dracula
  22. ^ Cazacu, p. 100.
  23. ^ i.e. Vlad Țepeș assalta il campo del sultano.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Laonico Calcondila, Expuneri historische, Historiarum demonstrationes, ed. V. Grecu, Bucarest, 1958.
  • Papa Pio II, Historia rerum ubique gestarum locorum descriptio, ed. Helmstedt, 1609.
  • Ducas, Historia turco-bizantina 1341-1462, ed. Michele Puglia, Rimini, 2008, ISBN 88-8474-164-5.

Studi[modifica | modifica sorgente]

  • Matei Cazacu, Dracula. La vera storia di Vlad III l'Impalatore, Milano, 2006, ISBN 88-04-55392-8.
  • M.J. Trow, Vlad the Impaler, Glouchestershire, 2003.
  • Kurt W. Treptow, Dracula: essays on the life and times of Vlad Țepeș, New York, 1991.
  • Radu R. Florescu e Raymond T. McNally, Dracula: Prince of Many Faces, 1989.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Titoli[modifica | modifica sorgente]

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Vladislav II di Valacchia 1448 Vladislav II di Valacchia
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Vladislav II di Valacchia 1456 - 1462 Radu III cel Frumos
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Basarab III Laiotă cel Bătrân 1476 Basarab III Laiotă cel Bătrân

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