Unione dei Comunisti Italiani (marxisti-leninisti)

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Partito Comunista (Marxista-Leninista) Italiano
Unione Comunisti Italiani (marxisti-leninisti)
Servire il Popolo
Leader Aldo Brandirali
Stato Italia Italia
Fondazione 1968
Dissoluzione 1978
Ideologia Comunismo
Marxismo-leninismo
Maoismo
Collocazione Estrema sinistra
Testata Servire il Popolo
La Voce Operaia
Organizzazione giovanile Lega della Gioventù Comunista
Colori rosso

L'Unione dei Comunisti Italiani (marxisti-leninisti) è stata un'organizzazione politica maoista, fondata nell'ottobre 1968. Il leader era Aldo Brandirali. I dirigenti provenivano dal Movimento Studentesco romano e dal collettivo milanese Falce e Martello (inizialmente legato alla Quarta Internazionale trockista ma passato al marxismo-leninismo con l'inizio della rivoluzione culturale cinese).

L'UCI pubblicava un settimanale, Servire il Popolo. Nel primo numero viene specificato il ruolo del partito d'avanguardia nei confronti delle masse popolari e del proletariato:

« Il partito marxista-leninista è al servizio del popolo, è il partito del proletariato che porta al popolo le proposte rivoluzionarie del proletariato per la soluzione dei suoi problemi. La direzione della lotta rivoluzionaria è nelle mani della classe proletaria, ma la causa per cui si combatte è la causa di tutto il popolo, escluso il pugno di ricchi sfruttatori del popolo e la schiera dei suoi servitori [...]. È compito del partito marxista-leninista far sì che la linea rivoluzionaria proletaria sia applicata correttamente, in modo che corrisponda agli interessi generali della causa del popolo [...]. Servire il popolo, cioè portare ai suoi elementi coscienti la linea di massa, fatta di idee giuste, giuste forme organizzative, giuste incitazioni alla lotta, perché venga trasmessa in tutto il popolo, affinché sia il popolo stesso, nella sua immensa creatività, a realizzare la trasformazione della società nel modo indicato dalla linea rivoluzionaria proletaria[1]»

Il partito impone ai membri una disciplina particolarmente rigida, anche nella vita privata, chiede agli iscritti un'offerta di parte del loro reddito, organizza "organizzazioni settoriali" che si occupano dei giovani, delle donne, dei lavoratori, degli ex partigiani, della propaganda[2]. Disponeva anche di un'organizzazione giovanile, la Lega della Gioventù Comunista, una riservata alle donne, la Lega delle Donne Comuniste, e una federazione di lavoratori emigrati nella Repubblica Federale Tedesca, la Federazione Italiani Lavoratori Emigrati.

All'inizio del 1969 la coesione interna comincia a venire meno: Luca Meldolesi, dirigente romano, viene accusato di deviazionismo da Brandirali, escluso dalla direzione e infine espulso[2].

Nel 1972, ormai isolata dai movimenti dell'autonomia operaia, diventa Partito Comunista (Marxista-Leninista) Italiano, trasforma Servire il Popolo in quotidiano e partecipa alle elezioni politiche. Il risultato si rivela complessivamente modesto con 85.000 voti (0,28%)[2] ma con alcuni interessanti risultati locali, quali il 1,25% raccolto nel collegio di Monza e Brianza dalla partigiana Rosetta Villa. Nel 1974, dopo una lunga serie di scissioni ed epurazioni, Brandirali viene espulso da ciò che restava del suo stesso partito (si avvicinerà in seguito a Comunione e Liberazione, alla Democrazia Cristiana e infine a Forza Italia). Per qualche anno il partito è diretto dal poeta Francesco Leonetti, che fonda il nuovo organo ufficiale, il periodico La Voce Operaia. Il PC(M-L)I si scioglie nel 1978, dopo ulteriori scissioni che avevano ridotto la formazione a poche decine di militanti.

Tra le figure di maggiore spicco che sono appartenute a questo gruppo dell'estrema sinistra italiana, oltre al leader Aldo Brandirali, vi sono Angelo Arvati, Marco Bellocchio, Pierangelo Bertoli, Renato Mannheimer, Antonio Pennacchi, Fulvio Abbate, Antonio Polito, Barbara Pollastrini, Michele Santoro, Linda Lanzillotta e Nicola La Torre.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Aldo Brandirali, Editoriale, "Servire il Popolo", n. 1, ottobre 1968.
  2. ^ a b c Nanni Balestrini, Primo Moroni, L'orda d'oro 1968-1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale, Milano, Feltrinelli, 2005, pp. 380-381.

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