Rivoluzione digitale

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Con rivoluzione digitale si intende l'ampia diffusione che hanno avuto i vari prodotti digitali e tutta quella serie di cambiamenti sociali, economici e politici avvenuti in merito all'avvento della digitalizzazione di gran parte degli accessi all'informazione. La rivoluzione digitale, avviata con la nascita del linguaggio binario comune a tutti i media che viene sempre più utilizzato per trasformare i mezzi di comunicazione tradizionali e per crearne di nuovi, ha contribuito a mutare profondamente il concetto di comunicazione.

Grazie allo sviluppo di devices interattivi, quali il World Wide Web, digitale terrestre, smartphone, si è assistito alla proliferazione e alla moltiplicazione di canali d'accesso all'informazione che hanno cambiato le modalità in cui avviene l'atto comunicativo.

La rivoluzione digitale ha, inoltre, mutato enormemente l'approccio alla cultura, al lavoro e al tempo libero: in tutti gli ambiti della vita sociale è diventata indispensabile e ovvia la digitalizzazione dell'informazione. Non si tratta dunque di un evento tecnologico che fa discutere il mondo della ricerca, ma ormai è un avvenimento che guida la trasformazione della società in tutte le sue forme. Cambia il rapporto tra le persone, modifica la comunicazione tra lo Stato e i cittadini e porta grandi trasformazioni al mondo del lavoro.

Storia e analisi[modifica | modifica wikitesto]

Il primo cambiamento: la potenza di calcolo[modifica | modifica wikitesto]

La potenza di calcolo ha prodotto il primo drastico cambiamento nella nostra società. Quando la potenza di calcolo era estremamente limitata ogni ciclo di clock era fondamentale, ogni processo doveva essere ottimizzato al massimo. L’incremento della potenza computazionale dei calcolatori elettronici ha, al contrario, consentito ai programmatori di preoccuparsi di altri aspetti, e ha dato il via a quella che oggi viene definita “informatica personale”.

L’uomo che per primo riuscì a intuire la necessità di sfruttare la potenza di calcolo in eccesso per costruire applicazioni che semplificassero l’interazione uomo/computer fu Alan Kay, allora dipendente del centro di Ricerca della Xerox di Palo Alto. Allo scienziato americano dobbiamo l’invenzione del primo linguaggio di programmazione orientata agli oggetti ( il linguaggio Smalltalk) e, soprattutto, la progettazione e la realizzazione della prima interfaccia grafica. Grazie a lui gli utenti iniziarono a interagire con un computer manipolando graficamente degli oggetti, invece di dover imparare lunghe e complesse sequenze di comandi da impartire con la tastiera. Il lavoro di Kay fu poi ripreso da Apple per la realizzazione del rivoluzionario (e fallimentare) “Lisa”, il primo Personal Computer dotato di GUI (Graphical User Interface); era il 1984 e proprio in quegli anni, grazie ad aziende come Commodore ed Apple nacque il “computer per le masse, non per le classi”, come amava sentenziare Jack Tramiel, fondatore di Commodore e inventore di quello che ancora oggi è considerato il computer più venduto della storia: il Commodore 64.

Commodore 64[modifica | modifica wikitesto]

L’invenzione dei primi word-processor e il crollo dei costi delle stampanti resero desuete le macchine da scrivere, lentamente sparirono figure professionali come le dattilografe e le stenografe, i computer entrarono prepotentemente nelle redazioni dei giornali e negli uffici.

Il secondo cambiamento: la capacità di storage[modifica | modifica wikitesto]

I primi “media” veramente semplici da utilizzare per l’immagazzinamento e il trasferimento dei dati furono i floppy disk da 8 pollici, costosissimi e in grado di memorizzare al massimo 128Kb di dati, poi sostituiti dai floppy da 5 pollici (360Kb) e infine dal floppy disk da 3,5 pollici, in grado di memorizzare fino a 1.4 megabyte di dati. Ma la vera rivoluzione iniziò con l’introduzione degli hard-disk, la cui capacità di memorizzazione passò velocemente dai pochi megabyte dei primi modelli agli svariati gigabyte dei prodotti attuali, e continuò con l’invenzione dei CD-ROM e dei DVD masterizzabili.

L’aumentata capacità di storage sta comportando la lenta e inesorabile fine degli archivi cartacei. Milioni di dati e transazioni iniziarono a essere memorizzate in dispositivi di massa non più grandi di un libro. I cd non furono più soltanto ottimi media adatti ad ascoltare musica di qualità superiore, ma anche mezzi economici grazie ai quali registrare audio di buona qualità a costi bassissimi. Le audiocassette lentamente sparirono dal mercato, i giovani artisti cominciarono a sfruttare in modo sempre più massiccio i computer, sia per la produzione delle loro opere, sia per la diffusione delle stesse, attraverso cd-audio che potevano essere riprodotti in gran numero e in poco tempo.

Il terzo cambiamento: la disponibilità di banda[modifica | modifica wikitesto]

L’idea di trasmettere dati in forma digitale tra due computer posti a enormi distanze fra loro nacque molto prima di internet. Era il 21 Novembre 1969 quando i progettisti di ARPANET riuscirono a effettuare il primo collegamento tra due computer. Poi nacque internet, ma per molti anni il sistema di comunicazione digitale più diffuso furono le BBS e il network Fidonet, che in Italia fu al centro del primo caso di azione legale a tutela del Copyright, con metodi che già allora, alla conclusione delle indagini, si rivelarono inconsulti ed esagerati, colpendo persone che con la pirateria informatica avevano ben poco a che fare.

Alcuni vecchi modem[modifica | modifica wikitesto]

In quell’epoca per comunicare si utilizzavano modem, spesso di grosse dimensioni, la cui velocità di trasmissione variava dai 2400baud dei primi modelli ai 9600 dei prodotti più veloci. Solo nel 1996 internet divenne un successo mondiale, ma era molto diversa dall’internet che attualmente conosciamo. Le connessioni avvenivano ancora su linee analogiche, ogni minuto di connessione aveva un costo, la maggior parte dei siti internet erano composti da solo testo e la stragrande maggioranza degli individui utilizzava internet solamente per scaricare la posta elettronica. La rivoluzione avvenne con la fibra ottica e, in Italia soprattutto, con le connessioni adsl; la potenza di banda crebbe a dismisura e questo cambiò radicalmente internet, e per certi versi anche la società che conosciamo.

Grazie a internet è possibile comunicare, praticamente a costo zero e con supporti audio/video, con persone poste dall’altra parte del globo, si possono acquistare prodotti senza muoversi da casa, oppure aprire un sito internet per comunicare le proprie idee a migliaia di persone che non si conoscono, ma soprattutto è possibile diffondere, con estrema facilità, informazioni in tempo reale e a costo zero.

Musica, Film, Libri. L’evoluzione non si ferma[modifica | modifica wikitesto]

In realtà i tre grandi cambiamenti descritti in quest’articolo non sono nettamente distinti e separati fra loro come, per semplificazione, ho voluto lasciar intendere e, soprattutto, sono ancora in atto e in continua evoluzione.

Dopo la musica e i film ora la rivoluzione digitale ha iniziato a intaccare le certezze di mercati che solo qualche anno fa sembravano dover rimanere ancorati a logiche tradizionali. Mi riferisco in particolar modo al mercato che più interessa i lettori di questo blog: quello editoriale.

Il mercato editoriale italiano vive da anni una profonda crisi. Pochi lettori in confronto al numero spropositato di libri stampati. Può però sfruttare un vantaggio, ha la possibilità di fare tesoro dell’esperienza pregressa dell’industria discografia e cinematografica.

Quando nascono nuovi mercati e nuove tecnologie c’è chi si arricchisce (si vedano Apple, Amazon e Google) e chi fallisce. È un fatto imprescindibile. Aziende come Apple, ben prima delle case discografiche e dei produttori cinematografici, avevano intuito il trend, costruendo business milionari intorno a tali tecnologie. Per quanto riguarda l’editoria il trend sembra essere lo stesso. A fare da leader sono aziende nate ex novo, non gli editori tradizionali. Amazon ha creato un impero partendo dai libri di carta, per poi passare a controllare il “gioco” con il suo Kindle. Google da un po’ di anni ha creato il servizio Google Books, che mette a disposizione interi libri gratuitamente, oppure anteprime di libri a pagamento.

Lettori Mp3

La reazione dell’economia tradizionale[modifica | modifica wikitesto]

Ogni grande invenzione, ogni grande cambiamento, comporta la fine di qualche mestiere o di interi comparti economici. La rivoluzione digitale, forse più di qualsiasi altro cambiamento epocale, ha avuto effetti devastanti sull’economia tradizionale, anche se il risultato di tali sconvolgimenti non è ancora del tutto evidente. Finché a sparire sono stati piccoli mestieri come quelli del dattilografo o dello stenografo, oppure servizi ormai desueti come il telegramma, la reazione è stata blanda, ma quando il cambiamento introdotto dalla rivoluzione digitale ha iniziato a intaccare gli interessi delle grandi aziende allora la reazione è diventata molto più pesante, forse anche un po’ ottusa. La prima grande vittima della rivoluzione digitale è stata l’industria discografica. Le aziende discografiche hanno, fin dall’inizio, reagito furiosamente e ciecamente contro le nuove tecnologie digitali atte alla diffusione dei contenuti. I Presidenti di grandi colossi come Sony, Emi, Warner, invece di cogliere il cambiamento in atto e di sfruttarlo a loro favore, hanno deciso di dare battaglia, con ogni mezzo possibile, per porre freno alla diffusione digitale dei contenuti. Per raggiungere il loro improbabile obiettivo le Major hanno tentato varie strade: l’introduzione di leggi sul copyright sempre più severe, l’inserimento di sistemi anti copia nei media posti in distribuzione, l’avvio di azioni legali di massa contro gli utenti che scaricano musica via internet, la chiusura di servizi di P2P (il caso più famoso fu quello di Napster). I risultati, quale sia stata la strada intrapresa, sono stati totalmente disastrosi, tant’è che oggi, forse troppo tardi, alcune di queste multinazionali hanno deciso di fare marcia indietro, rivedendo le loro strategie commerciali.

Nel frattempo anche le grandi compagnie telefoniche cercano di reagire al danno economico causato dalla diffusione delle tecnologie VOIP, e allo stesso modo le televisioni tradizionali tentano di arrestare l’inesorabile avanzata dei nuovi media digitali; la battaglia in questo caso è sulla neutralità della rete, i grandi media stanno cercando, con leggi apposite, di prendere il controllo di internet per poterne veicolare il contenuto a loro piacimento, proprio come ora avviene con i media tradizionali: giornali, radio, televisioni.Naturalmente la guerra intrapresa, almeno per ora, non ha sortito gli effetti desiderati, e anzi ha probabilmente prodotto effetti deleteri sull’immagine dell’industria tradizionale, che agli occhi dei cybernauti ha assunto connotati decisamente negativi.

Manifestazione a favore della Net Neutrality[modifica | modifica wikitesto]

Anche nell’editoria sta avvenendo lo stesso. Per ora i grandi editori si sono lanciati con estrema timidezza nel mercato digitale. Gli ebook spesso costano troppo e sono protetti da DRM. La reazione contro la pirateria non è forse spropositata come quella delle case discografiche e cinematografiche, ma questo perché probabilmente il mercato è ancora troppo ristretto e asfittico per causare vere e proprie perdite agli editori. La loro strategia attuale è tardare il passaggio il più a lungo possibile. Sono stati fatti timidi passi, si veda l’accordo di Mondadori con Kobo, nonché la recente acquisizione di Anobii, che fa sperare in un cambio di marcia, tuttavia la strada sembra lunga e tortuosa.

Come sappiamo in questi giorni l’Italia ha varato una nuova legge a tutela del copyright, che scarica i costi del controllo e della repressione sui provider internet, di conseguenza sull’utente. L’ennesima legge che a mio parere si rivelerà inutile.

Il nuovo sistema economico, come già teorizzato dal giurista americano Lawrence Lessig, richiede, a mio parere, nuovi sistemi di gestione del copyright e di tutela dei contenuti, ne riparleremo sicuramente.

Convergenza al digitale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Convergenza (multimedialità).

La rivoluzione digitale o l'era del computer ha come punto di partenza il computer che non è solo principalmente uno strumento per rappresentare in forma statica i dati, ma diventa uno strumento potentissimo per lavorare sull'informazione. La convergenza al digitale (trasformazione dell'informazione in formato digitale) è il fulcro della rivoluzione digitale con cui le informazioni di tipo diverso vengono scritte attraverso lo stesso linguaggio di base (il linguaggio dei bit) e gestite attraverso lo stesso strumento (il computer).

La convergenza al digitale (intesa come il progressivo trasferimento verso il formato digitale di tipologie diverse di informazione tradizionalmente collegate a media diversi) rende possibile una integrazione strettissima e totalmente inedita fra codici e linguaggi estremamente lontani tra loro. Questo processo non è da considerare come il frutto automatico di un mero progresso tecnologico; dal momento che esso coinvolge direttamente i modi di rappresentare, scambiare e organizzare l'informazione, la rivoluzione digitale non va intesa come una semplice riformulazione in un linguaggio nuovo di una realtà preesistente: ha forme nuove rese possibili dalla tecnologia, ma è frutto di scelte che trascendono la teoria del determinismo tecnologico.

Problemi[modifica | modifica wikitesto]

La problematica principale che deriva dalla rivoluzione digitale riguarda il diritto d'autore: con la diffusione di opere di ingegno su supporto digitale è divenuto necessario ripensare completamente l'approccio a tale diritto e alla proprietà intellettuale in quanto il sistema giuridico si fonda sulle difficoltà di natura tecnica che rendono difficile il fenomeno della copia illegale.

Attraverso la digitalizzazione dell'opera è possibile scorporarla dal suo supporto fisico e trasformarla in un flusso di dati che rende la trasmissione delle opere immediata, con minime difficoltà tecniche di riproduzione con costi molto bassi e senza nessun degrado qualitativo. La dematerializzazione dell'opera, inoltre, ha reso possibile l'eliminazione della figura dell'intermediario, così che l'artista possa rivolgersi direttamente al fruitore senza passare attraverso l'industria culturale.

Per questi motivi il file sharing (distribuzione illegale di materiale protetto da copyright attraverso reti peer-to-peer) e la copia illegale di opere creative sono diventati abitudini comuni e considerati legittimi, anche se giuridicamente illegali. Il dibattito relativo al diritto d'autore vede contrapporsi due posizioni divergenti: ai sostenitori della libera circolazione delle idee si oppone chi vuole una regolamentazione più rigida e severa.

Università[modifica | modifica wikitesto]

L'importanza di questo tema centrale nell'ottica storica e tecnico-scientifica odierna ha fatto sì che le Università cominciassero a trattare questa questione: è nato, infatti, nel febbraio 2012, al Politecnico di Torino un corso chiamato proprio 'Rivoluzione Digitale'[1] a cura del prof. Juan Carlos De Martin, che si occupa di queste tematiche.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Al via il corso del Politecnico di Torino "Rivoluzione Digitale"