Home computer

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Home computer è un'espressione generalmente utilizzata per indicare la seconda generazione di microcomputer (il termine tecnico usato in precedenza), che fece il suo ingresso nel mercato casalingo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questo tipo di computer cominciò a diffondersi a partire dalla fine degli anni settanta, e divenne piuttosto comune nel corso degli anni ottanta del XX secolo. La denominazione marca anche la differenza dalla prima generazione dei microcomputer (dal 1974-'75 in poi) rivolta soprattutto a tecnici e hobbisti con buone capacità di saldatura, poiché furono spesso venduti in scatola di montaggio da assemblare dal cliente.

Gli home computer erano tutti basati su processori a 8 bit, tipicamente il MOS Technology 6502 o lo Zilog Z80. Costruttivamente erano molto semplici; il corpo era formato principalmente da una voluminosa tastiera al cui interno trovavano posto tutti i dispositivi del computer, che veniva in genere collegato ad un televisore. Dotati di interfacce esclusivamente testuali e con memorie di massa dapprima costituite da audiocassette e successivamente anche da floppy disk, erano sfruttati prevalentemente come console per videogiochi, oppure per i primi approcci con la programmazione. Più raro era il loro utilizzo come strumenti di lavoro, magari associati ad una unità esterna di memorizzazione a floppy disk.

A questa regola faceva eccezione l'Apple II, che nasceva con unità a disco integrata ed era già fornito di un sistema operativo DOS caricabile da disco. L'Apple II è in genere considerato il primo personal computer e pertanto viene spesso indicato come l'anello di congiunzione tra gli home e i personal computer.

Il sistema operativo di un home computer era, salvo poche eccezioni, proprietario e incompatibile con tutti gli altri: consisteva di una serie di subroutine di servizio e in un interprete in un linguaggio ad alto livello (generalmente il BASIC) che fungeva anche da shell per i comandi, ed era scritto in una memoria ROM da cui veniva anche eseguito. Era rigorosamente monoutente e monotask (poteva cioè eseguire un solo task per volta), e non prevedeva driver o altro software di sistema.

In tali anni e in special modo dagli anni ottanta fu prodotta una pletora di home computer, ma la maggior parte di questi non ebbe un significativo impatto sul mercato o sulla sua evoluzione.

La categoria degli home computer si estinse tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta, gradualmente soppiantata dall'ascesa dei personal computer cosiddetti IBM compatibili, che avevano appunto caratteristiche di compatibilità non possedute dagli home computer, e il cui prezzo stava scendendo fino a diventare abbordabile anche per l'utenza casalinga.

L'ultimo modello di successo ad avere la foggia dell'home computer fu probabilmente l'Amiga 500, che pure possedeva già le caratteristiche che avrebbero avuto solo in seguito molti personal computer, come il multitasking e una grafica a colori avanzata. La serie Amiga si esaurì comunque negli anni successivi a causa delle politiche aziendali della produttrice Commodore e per la concorrenza dei PC IBM compatibili, che si erano nel frattempo dotati di schede grafiche di un certo livello, ormai adatte anche all'ambito videoludico.

Gli home computer sono stati completamente sostituiti, nel contesto casalingo, dai personal computer. Volendo trovare un erede odierno di questa classe di macchine, per l'uso prevalente e la dotazione hardware si potrebbero considerare tali le console per videogiochi, come le PlayStation e simili.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il successo degli home computer e la loro diffusione presso il pubblico di massa divenne possibile grazie alla produzione massificata del microprocessore basato su chip di silicio. Come indicato dal nome, questi computer furono tendenzialmente impiegati in ambito domestico piuttosto che in contesti produttivi.

Questa classe di computer era inoltre caratterizzata da un costo contenuto e da un utilizzo prevalentemente domestico (da cui il nome, che letteralmente significa "calcolatore casalingo"). I sistemi operativi di cui erano dotati gli home computer erano, salvo poche eccezioni, proprietari e incompatibili tra di loro.

Modelli famosi[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito sono elencati i modelli di home computer più popolari e/o storicamente più significativi con la data di introduzione sul mercato indicata tra parentesi:

  • Commodore PET (gennaio 1977), il primo home computer della storia;[1]
  • Apple II (giugno 1977), il primo personal computer di successo; il primo con grafica a colori e foglio di calcolo Visicalc;
  • Tandy Radio Shack TRS-80 (agosto 1977), il primo home computer che si poteva acquistare per meno di 600 dollari;
  • Atari 400/800 (1979), all'avanguardia per capacità grafiche, sonore e possibilità di espansione;
  • Commodore VIC-20 (1980), il primo computer al mondo ad essere stato venduto in oltre un milione di unità;
  • BBC Micro (1981), il principale computer a scopo educativo nel Regno Unito per una decade; dotato di BASIC avanzato;
  • Sinclair ZX Spectrum (aprile 1982), il più venduto home computer britannico; ha "creato" l'industria del software nel Regno Unito;
  • Commodore 64 (settembre 1982), il più venduto modello di computer di tutti i tempi: più di 10 milioni di unità;
  • MSX (1983), una serie di modelli di diverse aziende che ebbe notevole successo in Giappone, una certa diffusione in Europa e pochi altri paesi, unico tentativo di definire uno standard per diversi home computer;
  • Apple Macintosh (1984), il primo home/personal computer basato su una interfaccia grafica, nonché il primo a 16/32-bit;
  • Atari ST (1985), il primo home computer con interfaccia MIDI integrata; anche con 512KB RAM a meno di 1000 dollari;
  • Commodore Amiga (giugno 1985), il primo home/personal computer basato su una GUI a colori, preemptive multitasking e capacità audio/video avanzate.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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