L'Adone

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L'Adone
Marino Adone.jpg
editio princeps dell'opera
Autore Giovan Battista Marino
1ª ed. originale 1623
1ª ed. italiana 1625
Genere poema
Lingua originale italiano
Ambientazione varia
Protagonisti Adone
Coprotagonisti Venere
Altri personaggi Amore, Clizio, Fileno

L'Adone è un poema di Giovan Battista Marino, pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1623.

L'opera descrive le vicende amorose di Adone e Venere, ed è una delle più lunghe opere[1] dell'intera letteratura italiana. Dedicato a Luigi XIII, re di Francia, è composto da venti canti in ottave ed è preceduto da un proemio, scritto sotto forma di lettera e dedicato a Maria de' Medici; inoltre il testo è anticipato dalla prefazione del critico francese Jean Chapelain. Egli (Adone) morì ucciso da un suino (il maiale) e per la dea Venere fu un duro colpo, egli scatenò la sua furia sul suo paesaggio e non si innamorò mai più di un uomo delle stesse origini dell'adone.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La Fortuna (canto I)[modifica | modifica sorgente]

Amore vuole vendicarsi di sua madre Venere che l'ha picchiato e Apollo gli consiglia di farla innamorare di Adone, dunque fa in modo che il giovane arrivi a Cipro, dimora della dea, e qui Clizio (in realtà figura del poeta Gianvincenzo Imperiale) lo accoglie e canta un elogio della vita bucolica.

Il Palagio d'Amore (canto II)[modifica | modifica sorgente]

Davanti al palazzo di Amore e Venere, immaginato come un edificio con quattro torri ai lati ed una centrale, alla presenza di un albero particolare Clizio racconta al giovane Adone il giudizio di Paride.

L'Innamoramento (canto III)[modifica | modifica sorgente]

Venere incontra Adone e, colpita dalla freccia di Amore, si innamora del giovane; lo osserva mentre dorme e lo sveglia con un bacio, quindi si fa medicare il piede ferito da una rosa. Così anche Adone s'infatua della dea.

La Novelletta (canto IV)[modifica | modifica sorgente]

All'interno del palazzo Amore racconta ad Adone la storia dei suoi amori con Psiche.

La Tragedia (canto V)[modifica | modifica sorgente]

Mercurio racconta cinque storie tragiche di giovani che amarono delle divinità (Narciso, Ganimede, Ciparisso, Ila, Ati). Adone è esortato da Venere a rinunciare alla caccia e, dopo aver visitato il palazzo, assiste alla rappresentazione della tragedia di Atteone su un meraviglioso palcoscenico rotante.

Il Giardino del Piacere (canto VI)[modifica | modifica sorgente]

I due amanti visitano i giardini della vista e dell'odorato: il primo permette all'autore una descrizione dell'occhio, di una galleria di pitture e la narrazione della storia del pavone, il secondo invece la descrizione del naso, dell'orto dei profumi e della vita di Amore.

Le Delizie (canto VII)[modifica | modifica sorgente]

Si visitano i giardini dell'udito, con la descrizione dell'orecchio, di un'uccelliera e del giardino della musica, e poi del gusto, con la descrizione dell'orto fruttifero, della bocca, e di due vasi rappresentanti la nascita di Venere e Amore. Il tutto si conclude da Momo, che racconta il tradimento di Venere con Marte, e da Talia che canta un inno d'amore.

I Trastulli (canto VIII)[modifica | modifica sorgente]

Giunti nel giardino del tatto, Venere e Adone vengono uniti in matrimonio da Mercurio. Consumato il matrimonio in una piccola stanza, proseguono con diletto la loro vita matrimoniale. (149 ott.)

La Fontana d'Apollo (canto IX)[modifica | modifica sorgente]

Passando dai piaceri dei sensi a quelli dell'intelletto, Adone e Venere, sempre accompagnati da Mercurio, visitano la meravigliosa fontana d'Apollo che si trova nell'isola della poesia e Fileno, che altri non è che lo stesso Marino, racconta la sua vita passando poi in rassegna i mecenati dell'Italia e della Francia, i poeti greci, latini e italiani. (200 ott.)

Le Maraviglie (canto X)[modifica | modifica sorgente]

Sotto la guida di Mercurio i due sposi passano a visitare i tre cieli tolemaici iniziando dalla Luna dove il dio accompagnatore, prendendo spunto dalle macchie che si vedono, tesse le lodi di Galileo. Sulla luna visitano la grotta della Natura e l'isola dei sogni. Ascendono in seguito al cielo di Mercurio dove vanno a visitare il museo degli inventori e quello dell'Arte. Si recano anche nella biblioteca dell'universo e nella sala del mappamondo dove è possibile conoscere le guerre del futuro. (287 ott.)

Le Bellezze (canto XI)[modifica | modifica sorgente]

Raggiunto il cielo di Venere vedono passare in rassegna le donne più celebri del futuro. Adone vuole intanto conoscere da Mercurio il suo oroscopo e apprende che è negativo. Venere, che intanto ha lanciato frasi di sdegno contro l'astrologia, desidera ritornare sulla terra anche perché è gelosa nel vedere tante bellezze. (214 ott.)

La Fuga (canto XII)[modifica | modifica sorgente]

XII. La fuga. Gelosia avvisa Marte della vita felice della coppia e questi dalla sua reggia (descritta) si precipita a Cipro. Venere fa fuggire Adone, dandogli un anello contro cui non valgono incanti e che lo manterrà fedele. Una ninfa conduce Adone alla dimora sotterranea della maga Falsirena. Questa tende insidie amorose al giovinetto che, sempre fedele a Venere, tenta la fuga ed è imprigionato.

La Prigione (canto XIII)[modifica | modifica sorgente]

XIII. La prigione. Gli è sottratto l’anello fatato, ma gli appare Mercurio e gli spiega le insidie che ancora lo aspettano. Trasformato per sbaglio dalla stessa Falsirena in pappagallo, può volare via dalla prigione. In questa forma si sottrae, grazie a Mercurio, ad un agguato di Vulcano e assiste agli amori di Marte e Venere nel giardino del tatto. Su consiglio di Mercurio torna nel regno sotterraneo di Falsirena per recuperare la forma prima e il suo anello, ma contro il monito del suo consigliere sottrae a Falsirena anche le armi di Meleagro, che portano morte.

Gli Errori (canto XIV)[modifica | modifica sorgente]

XIV. Gli errori. Tornato sulla terra si traveste da donna per far perdere le sue tracce, ma incappa nelle trame di due opposte banda di briganti, concupito, in quanto donna, da più parti. Se ne libera grazie a una romanzesca serie di equivoci e di ammazzamenti ma è poi coinvolto nel non meno complesso romanzo amoroso di Sidonio e Dorisbe.

Il Ritorno (canto XV)[modifica | modifica sorgente]

XV. Il ritorno. Ritrova Venere sotto specie di zingara che gli legge la mano: nuova occasione per metterlo in guardia contro i pericoli della caccia. I due tornano agli amori. Per distrarlo dalla noia incipiente Venere propone una partita a scacchi Adone vince, anche se con la frode, e si guadagna così il regno di Cipro: premio che accetta, ma potere che non intende esercitare.

La Corona (canto XVI)[modifica | modifica sorgente]

XVI. La corona. Adone partecipa al concorso di bellezza attraverso il quale si intende eleggere il re di Cipro. Pur vincendo la prova perde il pegno della vittoria, che gli è conferita solo dopo una serie di riconoscimenti. Venere subito lo distoglie dal regno a favore dei soliti trastulli.

La Dipartita (canto XVII)[modifica | modifica sorgente]

XVII. La dipartita. Venere deve essere presente alle feste che si danno a Citera in suo onore. Adone le strappa la concessione di poter cacciare nel parco di Diana. Durante il viaggio Venere tenta inutilmente di far conferire l’immortalità ad Adone.

La Morte (canto XVIII)[modifica | modifica sorgente]

XVIII. La morte. Su delazione di Aurilla, strumento di Falsirena, Marte tende ad Adone un agguato nel parco, coadiuvato da Diana: irritano un cinghiale contro Adone. Questi lo affronta con le armi di Meleagro, fatali a chi le porta, e per di più colpisce la belva con una freccia di Cupido, infondendogli furia amorosa. Un vento che scopre la coscia di Adone eccita la fiera al bacio e all’amoroso assalto in cui gli morde l’anca. Venere avvisata accorre e assiste alla morte del suo amato, piangendolo a lungo. Si cerca e si processa il cinghiale, che viene assolto, intese le ragioni amorose che l’hanno mosso.

La Sepoltura (canto XIX)[modifica | modifica sorgente]

XIX. La sepoltura. Quattro divinità accorrono a consolare Venere con racconti di sei dolorosi casi mitici analoghi al suo: Apollo narra di Giacinto, Bacco di Pampino, Cerere di Aci, Galatea e Polifemo, Teti di Calamo e Carpo, di Leandro, di Achille. Si celebrano i funerali. Venere trasforma il cuore di Adone in anemone e indice tre giorni di giochi in onore del defunto.

Gli Spettacoli (canto XX)[modifica | modifica sorgente]

XX. Gli spettacoli. Gli dèi accorrono ai giochi. Il primo giorno è dedicato alle gare di tiro all’arco e di danza; il secondo alla lotta e alla scherma; il terzo alla giostra, cui partecipa la nobiltà italiana e straniera e in cui Fiammadoro e Austria (Francia e Spagna) dopo la contesa sono uniti da Venere. Lo scudo istoriato ottenuto in premio da Fiammadoro rappresenta le guerre di religione in Francia, spiegate da Apollo e fedelmente trascritte da Fileno (Marino).

Critica[modifica | modifica sorgente]

L'opera ha alla sua base una duplicazione del meccanismo narrativo, in più occasioni: ad esempio nel doppio incontro tra Adone e Venere (nei canti III e XV), nel doppio momento di felicità tra i due amanti (nei canti VIII e XV), o ancora nel doppio rovesciamento della narrazione a causa di forze malefiche (nei canti XII e XVIII). Come ha notato Giovanni Pozzi, l'Adone mostra l'immagine di un poema bifocale, in forma di ellisse.

Nell'opera ciò che caratterizza in maniera fondamentale la tecnica narrativa è l'impiego di più generi letterari: dalla sezione esameronica, alla tradizione del romanzo d'avventure (sia nell'ambito del romanzo ellenistico che del poema cavalleresco), fino alla materia mitologia e ai racconti secondari (in larga parte ovidiani).

Escludendo la parte conclusiva del poema, restano le fondamenta descritte nella Lettera Claretti del 1614. Il livello del mito viene impiegato come fondale per una materia più nuova: Adone non è circoscrivibile ad una formula unitaria. I suoi tratti cristologici potrebbero ricondursi ad una ridicolizzazione del sacro, ma più probabilmente il classicismo esclusivo ha portato l'autore ad una completa erosione dei suoi significati.

Le diverse fonti letterarie di Marino, caratterizzate da un virtuosismo assoluto, non costituiscono una summa enciclopedica, ma un collezionismo divertito di cui egli stesso è artefice e fiero divulgatore; già Tommaso Stigliani aveva effettuato una prima registrazione dei numerosi riferimenti letterari dell'Adone nella prima critica sull'Occhiale.

Per il suo spiccato edonismo e la ripresa di alcune tematiche dal De rerum natura di Lucrezio, il testo fu messo all'indice dalla Chiesa Cattolica (indice dei libri proibiti).

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Fonti classiche di Marino per la composizione del poema furono in primo luogo Nonno di Panopoli e le sue Dionisiache, da cui mutua l'esuberanza e il gusto nonniano per le ecfrasi, contrapposte alla linea narrativa principale; le Metamorfosi di Ovidio, da cui attinge il processo analogico con cui procede la narrazione; il De rerum natura di Lucrezio, che costituirà il substrato filosofico dell'opera.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il testo è composto da 5.123 ottave, per un totale di 40.984 versi, costituendo così uno dei poemi più lunghi della storia della letteratura italiana.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G.B. Marino, L'Adone, a cura di G. Pozzi, Milano 1988
  • F. Guardiani, La meravigliosa retorica dell'«Adone» di G.B. Marino, Firenze 1989
  • F. Guardiani (cur.), Lectura Marini (University of Toronto Italian Studies, 6), Ottawa 1989
  • A. Martini, L'Adone di Giovanbattista Marino, in "Letteratura Italiana. Le Opere", vol. II, Torino 1993, pp. 777-797
  • S. Zatti, L'"Adone" e la crisi dell'epica, in "L'ombra del Tasso", Milano 1996, pp. 208-230
  • M.F. Tristan, Sileno barocco, Il Cavalier Marino fra sacro e profano, La Finestra, Lavis 2008

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