I figli del deserto

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(EN)
« Two minds without a single thought »
(IT)
« Due menti senza un singolo pensiero »
(Stan Laurel su Stanlio e Ollio)
I figli del deserto
I figli del deserto bis.jpg
Il ritorno a casa da "Honolulu"
Titolo originale Sons of the Desert
Paese di produzione USA
Anno 1933
Durata 63 min
Colore B/N - colorizzato per la tv
Audio sonoro
Genere comico
Regia William A. Seiter
Soggetto Frank Craven
Sceneggiatura Byron Morgan, Stan Laurel (non accreditato), Glen Tryon (non accreditato)
Produttore Hal Roach
Fotografia Kenneth Peach
Montaggio Bert Jordan
Musiche Marvin T. Hatley
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

1° doppiaggio (1935)

2° doppiaggio (1946)

I figli del deserto è un film del 1933[1] diretto da William A. Seiter, e interpretato da Stan Laurel e Oliver Hardy.[2]

Trama[modifica | modifica sorgente]

La sezione di Los Angeles California 13, dell'associazione massonica[3] dei "Figli del deserto", di cui i due protagonisti sono membri, sta attraversando un periodo di crisi e bisogna rinvigorirla con la partecipazione di tutti i suoi membri al congresso nazionale di Chicago: tutti devono giurare che vi parteciperanno.

Questo è quanto accade nella sede dell'associazione, dove Stanlio & Ollio giungono in ritardo, a seduta già iniziata, seminando il caos tra i delegati assiepati in platea, che tentano in qualche modo di fare loro spazio per consentirgli di raggiunge i loro posti in prima fila. Vengono finanche zittiti dal presidente, visibilmente innervosito.

Al momento di giurare la promessa, Ollio costringe Stanlio, piuttosto recalcitrante, poiché non fa nulla senza il consenso della moglie, a giurare a sua volta.

Tornando a casa in taxi, Ollio rimprovera Stanlio di non essere capace d'imporsi alla propria moglie (che a suo dire va tenuta all'oscuro di tutto). Giunti a casa, i due sbagliano più volte la porta di ingresso della loro dimora, chiudendosi reciprocamente fuori. Alla fine Ollio decide di far aspettare in casa sua a Stanlio il ritorno della moglie di costui, uscita a caccia. Il compare, seduto in poltrona a leggere il giornale, inganna il tempo divorando della frutta di cera posta su un tavolino vicino, scatenando l'ira della moglie di Ollio.

Poco dopo la stessa signora Hardy (interpretata da Mae Busch), venuta a conoscenza della faccenda del Congresso a causa della incapacità di Stanlio di tenere il segreto, ingiunge al marito di andare in vacanza in montagna con lei. Ollio, che vuol conservare la sua dignità di fronte a Stanlio, dopo aver subìto imbelle la sfuriata della sua consorte, promette al compare che partiranno lo stesso per il congresso, ma mal gliene incoglie: viene colpito a ripetizione dalla moglie, che gli infrange una buona quantità di stoviglie in testa.

La divisa dei Figli del deserto

Ollio non si arrende e si finge improvvisamente malato e bisognoso di distrazioni. Con la complicità di Stanlio, che ha avuto il compito di corrompere un dottore, il suo piano avrà successo. Stanlio, in attesa del dottore, si prodiga intanto nell'assistere l'amico con il prevedibile risultato di farlo star male davvero. In realtà Stanlio non ha trovato un dottore ma ha invece ingaggiato un veterinario che, per adeguarsi alla sua parte, appena arrivato per prima cosa farà ingoiare a Ollio una grossa pillola da cavallo e quindi, secondo gli accordi prestabiliti, gli consiglierà di respirare aria di mare andando sulle spiagge di Honolulu. Ollio dovrà continuare ad essere assistito, e chi meglio di Stanlio potrà farlo?

Così i due compagnoni se ne vanno a gozzovigliare alla riunione dei "Figli del deserto" a Chicago facendo credere di essere partiti per Honolulu.

Tornati a Los Angeles, per sostenere la finzione e accattivarsi le mogli improvvisano sull'uscio di casa un balletto con tanto di ananas e ukulele, sulle note di "Honolulu baby". Ma in casa non c'è nessuno. Entrati nella dimora, casualmente i due scoprono da un giornale la notizia del naufragio della nave passeggeri da Honolulu per l'America, con la precisazione che i superstiti sarebbero sbarcati a Los Angeles solo l'indomani. Constatato il rischio di essere scoperti, i due si nascondono nella soffitta di casa.

Le mogli disperate, che avevano appresa a loro volta la notizia, vanno al cinema per distrarsi, in attesa di sapere se i loro mariti fossero sopravvissuti. Assistono così a un cinegiornale dove si proietta la parata a Chicago dei partecipanti al congresso dei "Figli del deserto" dove in prima fila vengono filmati i due amiconi che appaiono felici e pimpanti. Dunque non hanno fatto naufragio: le due mogli inviperite tornano a casa per punirli della bugia.

Nel frattempo Stanlio e Ollio, per far credere alle mogli di essere insieme ai sopravvissuti sulla nave dei soccorsi, si sono nascosti, mentre fuori infuria un temporale, in soffitta, dove si ingegnano a passare la notte, allestendo un letto dove, come dice Stanlio, staranno comodi «come due piselli in un guscio».«No guscio, baccello» – ribatte, quasi disgustato dell'ignoranza dell'amico, Ollio ed emettendo la voce accompagnandola con il gesto della mano, ripete– «baa-ccel-loo».

Ma la comodità dura poco: il letto crolla colpito da un fulmine e i due saranno scoperti dalle mogli. Bisogna ora giustificarsi e dire bugie inventando assurde storie di un salvataggio in mare. Ollio si tiene fermo alla sua versione ma Stanlio non resiste all'invito della moglie a dire la verità e, pur disperandosi per le peggiori conseguenze che dovrà subire, confessa. È la fine per Ollio: subirà "l'ira funesta" della moglie che lo colpirà con tutte le stoviglie di casa, mentre Stanlio, premiato per la sua sincerità dalla moglie, riceverà da lei coccole e attenzioni premurose.

Commento[modifica | modifica sorgente]

È il film a tema “familiare” più conosciuto della Coppia e forse quello più rappresentativo della loro cosiddetta “misoginia[4]: l’imperscrutabile mondo femminile è visto come ostacolo da aggirare in quanto limitativo della loro poetica e infantile anarchia.[5]

La trama non è certo complessa e non è una storia ricca di avvenimenti che caratterizza "I figli del deserto" come del resto tutti i film di Stanlio e Ollio. Lo spettatore sa bene fin dall'inizio come il racconto andrà a finire e se sarà sorpreso lo sarà dalla situazione paradossale, talvolta quasi nascosta nel corso del film. C'è ad esempio la scena ripresa in campo lungo, e quindi non molto evidente, dei due che arrivano a casa in taxi. Il malcapitato autista si precipita volenterosamente ad aprire la portiera posteriore dell'auto per far scendere i due, ma prima ancora di toccare la maniglia, la portiera viene spalancata e il poveretto investito dal colpo va a gambe all'aria. Si risolleva, e va per aiutare a prendere i bagagli, ma Stanlio nel frattempo ha messo di traverso una valigia in terra su cui inciampa il malcapitato che va a terra per la seconda volta. Anche questa è una gag ripetuta nello stesso film[6] e in altri, ma non è tanto la scena che origina la risata, quanto la situazione imprevista e ripetuta che suscita il riso. Insomma non è la caduta dello sventurato autista a far ridere quanto il contrasto tra la sua buona volontà di dare aiuto e la punizione che invece ne ricava.

Il racconto semplice e ingenuo è solo un'occasione per ridere non diversa da quella che i due erano capaci di offrire nelle comiche più brevi. Il film è un esempio di una comicità pura proposta allo spettatore senza sottintesi, né messaggi ideali né con riferimenti all'attualità.(cfr.Moscati, op.cit) La comicità nasce non tanto dalle stoviglie rotte in testa al povero Ollio, né dalle cadute rovinose, temi tipici delle gag dei "two reels" (due rulli)[7], ma da situazioni inaspettate o non comiche di per sé ma che suscitano ilarità, come la famosa battuta del "baaccelloo" dove la paffuta faccia di Ollio sembra dilatarsi nella pronuncia "esatta" della parola o quando Stanlio si sforza di mandar giù i frutti di cera che sta mangiando o l'aspetto stralunato di Ollio costretto ad inghiottire un'enorme pillola da cavallo. Qui non ci sono battute: basta la situazione e il volto dei due a far ridere.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 2000 l'American Film Institute ha inserito il film al 96º posto della classifica delle cento migliori commedie americane di tutti i tempi. Nel 2005 ha inserito la battuta «Well, here's another nice mess you've gotten me into!» al 60º posto della classifica delle cento migliori citazioni.

Nel 2012 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d'America.[8]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Scritto nel luglio-settembre 1933. Girato nell'ottobre 1933. Distribuito dalla MGM nel dicembre del 1933.
  2. ^ Il titolo originale di questo film è anche il nome dell'associazione internazionale Sons of the Desert (Figli del deserto) fondata nel 1965 dal biografo ufficiale della coppia, John McCabe.
    L'organizzazione nata con il benestare di Stan Laurel che ne suggerì anche il motto (Two minds without a single thought, due menti senza un singolo pensiero: il che vuol dire spensierati, senza pensieri o preoccupazioni ma anche così stupidi che in due menti non era possibile ritrovare neppure un solo pensiero), raccoglie gli appassionati del duo comico sparsi nel mondo, e ne conserva e promuove la memoria della vita e dell’opera. Ogni capitolo locale dell'associazione viene chiamato tenda (tent) e prende il nome di un film di Stanlio e Ollio. In Italia esistono tre tende dei Figli del Deserto: Noi Siamo le Colonne di Modena; Atollo K di Vercelli; Teste Dure di Prato.
  3. ^ Qui rappresentata ironicamente dal buffo abbigliamento dei membri. Oliver Hardy era in realtà appartenente alla Massoneria, ed è citato come tale in numerosi elenchi di massoni famosi. Il film I figli del deserto è del resto espressamente ispirato ad una branca della Massoneria statunitense, lo "Shrine" che adotta una simbologia islamica e orientale. (In Enrico Foschi, La massoneria nella storia politica d'Italia..., Gangemi, 1999
  4. ^ A detta di alcuni critici cinematografici (cfr. Ernesto G. Laura, op.cit.) la stessa soggezione dei due protagonisti alle loro mogli, spesso manesche nei loro confronti, rappresenta, sotto la resa comica, l' aspetto sociale del matriarcato americano e della condizione della donna già molto avanzata negli Stati Uniti.
  5. ^ Benedetto Gemma, Andrea Ciaffaroni e altri in op.cit.
  6. ^ Gli spettatori non vedono ma sentono il rumore che farà la moglie di Ollio cadendo nella tinozza abbandonata in terra dal solito Stanlio. Sulla stessa valigia della scenetta con l'autista, lasciata da una parte da Stanlio, questa volta in casa, cadrà Ollio, naturalmente spiaccicandola.
  7. ^ Così chiamate le comiche che precedevano la proiezione del lungometraggio
  8. ^ (EN) 2012 National Film Registry Picks in A League of Their Own, Library of Congress, 19 dicembre 2012. URL consultato il 23 dicembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • M.Morandini, Dizionario dei film ed.2007, Zanichelli
  • Autore non specificato, I figli del deserto. Stanlio e Ollio. Ed. Eclectica Multimedia, collana "Le leggende della risata" , 2000 ISBN 8887471215
  • Giancarlo Governi, Laurel & Hardy, due teste senza cervello, ERI RAI, Torino, 1985.
  • Camillo Moscati, Stanlio & Ollio, la coppia della risata, ed. Lo Vecchio, Milano, 1989.
  • Ernesto G. Laura, Quando Los Angeles si chiamava Hollywood, Bulzoni, 1996 (prima edizione in rivista, “Bianco e Nero”, 1977).
  • Marco Giusti, Stan Laurel & Oliver Hardy, ed. Nuova Italia, Roma, 1997 (prima edizione nel 1978, Castoro Cinema n.57).
  • Benedetto Gemma, Andrea Ciaffaroni, Tiziano Medici, Alessandro Rossini, Antonio Costa Barbé, I Film antologici di Stanlio & Ollio, Ed. Noi siamo le colonne, Modena, maggio 2005.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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