Voto degli italiani residenti all'estero

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Scheda della Circoscrizione Estero in occasione del Referendum costituzionale del 2016 (Nota: la scheda viene vidimata e timbrata durante lo scrutinio che si svolge a Roma)

Il voto dei cittadini italiani residenti all'estero è un diritto sancito dal comma 3 dell'articolo 48 della Costituzione italiana che così stabilisce:

« La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge. »

(dall'art. 48 della Costituzione)

I successivi articoli 56 e 57 della Costituzione individuano il numero dei deputati e senatori eletti dai cittadini italiani all'estero.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I cittadini italiani residenti all'estero hanno sempre avuto il diritto di voto in tutte le elezioni e referendum organizzati in Italia, come tutti gli altri cittadini italiani. Tuttavia, per poter esercitare il voto, gli emigrati italiani devono registrare la propria residenza all'estero presso il consolato di competenza ed essere iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE); inoltre, fino alla fine del 2001, dovevano fisicamente ritornare nella città italiana in cui essi risultavano iscritti nella lista elettorale . L'unica eccezione a tale regola è per le sole elezioni del Parlamento europeo, in cui gli elettori italiani residenti in uno dei paesi dell'Unione Europea possono esprimere il proprio voto nel seggio speciale allestito dal consolato europeo più vicino.

Dal 1979[1] i cittadini italiani all'estero possono partecipare alle elezioni del parlamento europeo con tre modalità alternative[2]:

  1. scegliendo di votare la scheda nazionale del paese estero in cui si trovano (in tal caso devono formalizzare la richiesta e vengono inclusi nell'elenco del comune estero di residenza); oppure
  2. recandosi in Italia; oppure
  3. recandosi presso il consolato italiano di competenza: in questo caso viene consegnata all'elettore la scheda di una delle cinque circoscrizioni elettorali europee in Italia.

Dopo numerosi anni di petizioni e aspri dibattiti, alla fine del 2001 fu approvata una legge che permette ai cittadini italiani residenti all'estero di votare per corrispondenza alle elezioni del Parlamento italiano e ai referendum nazionali (mentre per le elezioni amministrative e regionali gli elettori devono ancora recarsi fisicamente in Italia). Gli italiani che intendono esercitare tale diritto devono prima registrare la propria presenza all'estero presso il consolato di riferimento.

Il primo voto per corrispondenza degli italiani residenti all'estero è avvenuto in occasione dei due referendum del 2003, mentre per le Camere sono state le elezioni politiche del 2006.

Proteste riguardanti le spese di viaggio e le tasse maggiorate[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stato italiano garantisce uno sconto ai cittadini residenti all'estero sul viaggio in treno, ma solo sul territorio nazionale (cioè dalla frontiera alla città in cui si trova il proprio seggio elettorale); gli ulteriori costi dal luogo di residenza alla frontiera italiana sono invece a carico dell'elettore. Per tale motivo le grandi comunità italiane che vivono molto lontano (ad esempio, negli Stati Uniti, Argentina o Australia) erano disincentivate a partecipare alle votazioni, al contrario dei cittadini presenti ad esempio in Germania, Svizzera, Francia e Austria.

Varie comunità di italiani residenti all'estero, in particolare negli Stati Uniti, hanno protestato spesso per la mancanza di adeguata rappresentanza politica, continuando a pagare tasse maggiorate su immobili di proprietà in Italia: per esempio l'IMU è calcolata con l'aliquota della seconda casa anche quando si possiede una sola casa. Altri cittadini emigrati hanno chiesto l'applicazione degli stessi incentivi di viaggio concessi ai connazionali che vivono al di fuori della penisola italiana (Sardegna e Sicilia),[3] e l'esenzione dal canone Rai quando il residente all'estero paga l'abbonamento a un bouquet televisivo straniero per vedere la Rai (da cui quest'ultima già percepisce un introito).[4]

Legge Tremaglia[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo del 2006 celebrativo del "primo voto dei cittadini italiani all'estero". In realtà, la prima votazione per corrispondenza avvenne in occasione dei referendum del 2003, mentre il primo voto degli italiani all'estero avvenne con le elezioni europee del 1979

Le modalità di esercizio del diritto di voto per le elezioni del Parlamento italiano sono stabilite dalla legge 27 dicembre 2001, n. 459,[5] (meglio conosciuta come legge Tremaglia, dal nome del parlamentare Mirko Tremaglia che si batté a lungo per il voto degli italiani all'estero) e dal relativo regolamento applicativo approvato con decreto del presidente della Repubblica 2 aprile 2003, n. 104[6].

Questa opportunità si concretizzò a partire dalle elezioni politiche del 2006, quando entrò in vigore l'istituzione della circoscrizione Estero. All'appuntamento elettorale parteciparono circa un milione di italiani residenti in altri Paesi del mondo: a loro erano stati riservati 12 seggi alla Camera dei deputati e 6 seggi al Senato della Repubblica. Precedentemente alla modifica costituzionale introdotta da Tremaglia, votava un numero molto inferiore di italiani residenti all'estero, ed i loro voti erano conteggiati con quelli dei residenti.

La legge Tremaglia si applica solo alle elezioni parlamentari e ai referendum nazionali; non si applica, invece, alle elezioni del parlamento europeo, alle elezioni regionali e amministrative, né ai referendum regionali e comunali.

Una delle principali innovazioni introdotte dalla legge Tremaglia è la procedura di voto nei paesi di residenza. Prima, infatti, i cittadini residenti all'estero potevano esercitare il diritto di voto nei collegi elettorali dei comuni in cui risultavano iscritti all'AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all'estero), ma solo recandosi in questi comuni. La legge Tremaglia ha mantenuto questa possibilità come opzione per il cittadino che intenda avvalersene, ma ha istituito per tutti gli altri una procedura di voto per corrispondenza tramite i consolati nei paesi di residenza.[7] La partecipazione al voto da parte degli italiani residenti all'estero è quindi considerevolmente aumentata.

Secondo le più prudenti stime sul numero di italiani residenti all'estero, il rapporto numerico tra elettori residenti all'estero e seggi parlamentari della circoscrizione estero evidenzia che tali elettori sarebbero sottorappresentati rispetto a quelli residenti in Italia. Tuttavia, il tasso di astensione degli elettori residenti all'estero, fino ad oggi sempre notevolmente superiore a quello dei residenti in Italia, porta a ridurre considerevolmente la discrepanza.

Estensione agli italiani temporaneamente all'estero[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 2016, la possibilità di voto dall'estero è stata estesa anche agli italiani che si trovano temporaneamente fuori dall'Italia per un periodo di almeno tre mesi nel quale ricade la data di svolgimento delle elezioni o del referendum[8] (ovvero chi vi soggiorna per meno di 12 mesi e non è iscritto all'AIRE). Se interessato ad avvalersi di questa opzione di voto, il cittadino deve inviare apposita richiesta al comune italiano di iscrizione nelle liste elettorali entro i termini previsti dalla legge.

Ripartizioni della circoscrizione Estero[modifica | modifica wikitesto]

Il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero è stato stabilito dalla legge Tremaglia in dodici deputati e sei senatori, detratti dal numero complessivo di membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.[9] La circoscrizione è suddivisa in quattro ripartizioni elettorali.[9] I dodici seggi sono attribuiti alle ripartizioni in base alla popolazione italiana residente e, nell'ambito di ciascuna ripartizione, assegnati alle liste tramite il sistema proporzionale col metodo dei più alti resti.[10]

Europa[modifica | modifica wikitesto]

Ripartizioni della circoscrizione estero:

     Europa

     America meridionale

     America settentrionale e centrale

     Africa, Asia, Oceania e Antartide

La ripartizione Europa elegge cinque deputati e due senatori. Comprende anche i territori asiatici della Federazione Russa e della Turchia, oltre a Cipro. Inoltre, nella ripartizione europea rientrano tutti gli altri territori sottoposti al dominio o alla sovranità delle ex potenze coloniali europee, ad esempio la Guyana Francese, la Polinesia francese, l'isola di Sant'Elena e altre isole sia caraibiche sia degli arcipelaghi dell'Oceano Pacifico.[11]

America meridionale[modifica | modifica wikitesto]

La ripartizione America meridionale elegge quattro deputati e due senatori. Non tutti i territori che fanno parte dell'area geografica sono inclusi: alcuni territori votano in altre ripartizioni in quanto dipendenze o ex-colonie di nazioni europee.[12]

America settentrionale e centrale[modifica | modifica wikitesto]

La ripartizione America settentrionale e centrale elegge due deputati e un senatore. Anche in questo caso, alcuni territori votano in altre ripartizioni in quanto dipendenze o ex-colonie di nazioni europee.[12]

Africa, Asia, Oceania e Antartide[modifica | modifica wikitesto]

La ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide elegge un deputato e un senatore. Anche in questo caso, alcuni territori votano in altre ripartizioni in quanto dipendenze o ex-colonie di nazioni europee.[13][14]

I voti dei ricercatori temporaneamente presenti nelle basi scientifiche italiane in Antartide sono raccolti dall'ambasciata di Wellington e conteggiati con quelli della Nuova Zelanda[15][16]. I territori antartici francesi, tuttavia, sono considerati parte della Francia e quindi inclusi nella ripartizione Europa[17]

La cosiddetta "Circoscrizione autonoma"[18] si riferisce al territorio di competenza dell'ambasciata di Gerusalemme e dei "territori dell'Autonomia Palestinese"[17], ovvero la Cisgiordania e la striscia di Gaza.

Altri paesi[modifica | modifica wikitesto]

Non possono votare nella circoscrizione Estero gli elettori italiani residenti in stati con i quali il Governo italiano non ha potuto concludere accordi per garantire che il diritto di voto si svolga in condizioni di eguaglianza, di libertà e di segretezza, oppure in stati la cui situazione politica o sociale non garantisce, anche temporaneamente, l'esercizio del diritto di voto secondo tali condizioni.[9]

Numero di cittadini italiani all'estero[modifica | modifica wikitesto]

I cittadini italiani residenti all'estero iscritti all'AIRE al 31 dicembre 2016[19] sono poco meno di cinque milioni.

Il numero di parlamentari da assegnare a ciascuna delle quattro ripartizioni viene calcolato in base al rapporto tra il numero di residenti nella ripartizione e il numero complessivo di residenti nella circoscrizione estero.[20] Tale rapporto può variare nel corso del tempo; ad esempio, a partire dalle elezioni del 2013, la ripartizione Europa ha perso un deputato, guadagnato dall'America meridionale. In ogni caso, la legge Tremaglia stabilisce che ciascuna ripartizione abbia sempre diritto ad almeno un deputato e almeno un senatore.

Ripartizione Numero cittadini Deputati Senatori
Europa 2 685 815 5 2
America meridionale 1 559 068 4 2
America settentrionale e centrale 451 062 2 1
Africa, Asia, Oceania e Antartide 277 997 1 1
Totale 4 973 942 12 6
Fonte: Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2017 (aggiornamento dati: 31 dicembre 2016)[21]

Invio delle schede agli elettori all'estero[modifica | modifica wikitesto]

Plico elettorale della ripartizione America Meridionale per il voto all'estero alle Elezioni politiche italiane del 2018.
1. Scheda elettorale per la Camera dei Deputati. 2. Scheda elettorale per il Senato. 3. Busta bianca. 4. Certificato elettorale. 5. Istruzioni. 6. Busta preaffrancata per l'invio del voto. 7. Elenchi dei candidati della ripartizione per la Camera. 8. Elenchi dei candidati della ripartizione per il Senato.

Entro 18 giorni dalla data fissata per la consultazione elettorale in Italia, le ambasciate e i consolati inviano agli elettori presenti nella loro giurisdizione un plico elettorale che contiene:

  1. una lettera informativa;
  2. una copia della normativa;
  3. la lista dei candidati delle elezioni parlamentari (non inclusa in caso di referendum);
  4. il certificato elettorale;
  5. la scheda elettorale (oppure, in caso di più votazioni contemporanee, una scheda diversa per ogni tipo di votazione)
  6. la busta interna (completamente bianca ed anonima) dove inserire solo la scheda votata (o le schede in caso di più votazioni contemporanee)
  7. una busta pre-affrancata, in cui va inserita la busta interna bianca (sigillata e contenente solo la scheda o le schede votata/e) e il tagliando del certificato elettorale, con l'indirizzo dell'ufficio consolare a cui l'elettore deve reinviare la scheda votata.

Se entro 14 giorni dal voto nazionale l'elettore non ha ancora ricevuto il plico, può richiedere l'invio o consegna di un secondo plico.

Il voto può essere espresso solo con una penna con inchiostro di colore nero o blu[22] (e non con la matita copiativa come in Italia).

Entro il giovedì precedente al voto nazionale, le ambasciate spediscono in Italia per via aerea e valigia diplomatica le buste ricevute dagli elettori. Le buste pervenute in ritardo e quelle avanzate devono essere immediatamente incenerite.

Scrutinio delle schede[modifica | modifica wikitesto]

Presso la corte d'appello di Roma viene istituito l'ufficio centrale per la circoscrizione Estero, che a sua volta è suddiviso in più seggi elettorali presso cui sono iscritti da duemila a tremila elettori residenti o temporaneamente presenti all'estero. Ogni seggio è composto da un presidente di seggio, un segretario e 4 scrutatori, oltre che dai rappresentanti di partito o comitato promotore del referendum.

Le operazioni di pre-scrutinio iniziano la domenica pomeriggio: dopo aver ricevuto il plico sigillato proveniente dall'ambasciata, il presidente apre la busta esterna di ciascun elettore e verifica che vi siano all'interno:

  1. il tagliando del certificato elettorale (o il certificato elettorale stesso) di un solo elettore, di cui è certificata altresì la presenza nella lista degli elettori (al fine di escludere i non aventi diritto ed eventuali "doppie votazioni" di chi risulta aver già votato);
  2. la busta interna bianca sigillata in cui è inserita la scheda votata dall'elettore.

In caso di esisto positivo del controllo la busta interna (che non viene ancora aperta) è inserita nell'urna delle schede da scrutinare; in caso contrario (se manca il tagliando o vi sono più tagliandi/buste bianche di diversi elettori o la busta bianca non è chiusa), la busta bianca e quanto in essa contenuto viene immediatamente annullato senza procedere al suo successivo scrutinio.

Alle 23:00 della domenica, contemporaneamente all'inizio delle operazioni di scrutinio nei seggi nazionali, si apre la fase del vero e proprio conteggio dei voti esteri validi: ogni singola busta interna bianca (già validata nella fase di pre-scrutinio) di ogni elettore viene aperta, la scheda viene timbrata e vidimata, viene letta la preferenza dell'elettore e il voto viene registrato. Oltre ai casi di nullità già previsti per i seggi "tradizionali", è previsto che il voto è nullo se espresso non con penna con inchiostro di colore nero o blu (mentre nei seggi nazionali è obbligatorio l'uso della sola matita copiativa) e ovviamente se nella busta vi sono più schede votate identiche oppure se le schede non sono quelle conformi (esempio: schede fotocopiate).

Al termine delle operazioni di scrutinio, le tabelle riepilogative, i verbali, le schede scrutinate e tutto il materiale elettorale viene riconsegnato al sindaco del Comune di Roma, per gli adempimenti successivi (inoltro alla Prefettura e al Tribunale).

Criticità[modifica | modifica wikitesto]

Alto numero di schede non valide[modifica | modifica wikitesto]

Mentre nei seggi elettorali presenti sul territorio nazionale il numero delle schede non valide generalmente non supera la media dell'1,5%, il voto degli emigrati italiani espresso all'estero presenta da sempre un'alta percentuale di schede non valide (bianche e nulle): mediamente il 9,5% nelle elezioni politiche, l'11% nelle elezioni europee e il 12,2% nei referendum.

Votazione Votanti Schede
non valide
%
2003 Referendum #1 544 179 83 119 15,27%
2003 Referendum #2 541 944 80 838 14,92%
2005 Referendum #1 546 003 78 091 14,30%
2005 Referendum #2 544 959 76 726 14,08%
2005 Referendum #3 544 923 77 507 14,22%
2005 Referendum #4 544 825 78 645 14,43%
2006 Camera 1 053 864 82 712 7,85%
2006 Senato 962 107 71 046 7,38%
2006 Referendum 739 133 78 128 10,57%
2008 Camera 1 155 411 111 893 9,68%
2008 Senato 1 059 625 106 481 10,05%
2009 Referendum #1 636 052 81 351 12,79%
2009 Referendum #2 635 570 81 161 12,77%
2009 Referendum #3 640 173 79 104 12,36%
2011 Referendum #1 761 752 74 856 9,83%
2011 Referendum #2 761 675 73 619 9,67%
2011 Referendum #3 761 927 70 999 9,32%
2011 Referendum #4 763 391 70 521 9,24%
2013 Camera 1 103 989 121 108 10,97%
2013 Senato 1 009 921 114 762 11,36%
2016 Referendum #1 779 548 80 312 10,30%
2016 Referendum #2 1 246 342 128 486 10,30%
Media 766 237 84 428 11,49%
Fonte: Archivio storico delle elezioni, Ministero dell'Interno.
Votazione Votanti Schede
non valide
%
Europee 1979 139 626 12 996 9,31%
Europee 1984 230 843 30 313 13,13%
Europee 1989 227 310 24 263 10,67%
Europee 1994 155 398 25 703 16,54%
Europee 1999 177 486 23 055 12,99%
Europee 2004 119 276 13 452 11,28%
Europee 2009 89 842 6 436 7,16%
Europee 2014 83 254 6 095 7,32%
Media 152 879 17 789 11,05%
Nota: nelle elezioni europee non c'è il voto per corrispondenza, ma gli elettori italiani residenti nell'Unione europea possono votare presso il proprio consolato.
Fonte: Archivio storico delle elezioni, Ministero dell'Interno.

Le spiegazioni su una così grande discrepanza tra il voto nazionale e il voto estero sono dibattute, tuttavia è possibile che l'eccessiva burocrazia richiesta per l'espressione del voto, la scarsa informazione tra gli elettori e il cosiddetto "voto di protesta" ne siano le possibili cause.

Il numero di voti non validi aumenta anche perché può accadere che gli elettori emigrati alleghino, alle schede votate, materiale non pertinente alla votazione, tra cui lettere di protesta al governo o all'ambasciata, fotografie di parenti, passaporti, scontrini fiscali, santini e addirittura assegni bancari.[23][24]

Differente "peso politico" degli elettori all'estero[modifica | modifica wikitesto]

Numericamente, il voto degli italiani all'estero incide sulle elezioni politiche di meno rispetto a quello dei residenti in Italia.[25] Alle politiche, infatti, i circa quattro milioni di italiani all'estero eleggono soltanto 12 deputati e 6 senatori. Quattro milioni di italiani residenti in Italia eleggono invece, in termini di peso numerico, circa 50 deputati e 25 senatori (ovvero il quadruplo). Questa differenza non esiste, invece, per i referendum: quattro milioni di italiani all'estero "pesano" esattamente come quattro milioni di residenti in Italia.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni, la legge Tremaglia ha suscitato diverse opinioni critiche, anche perché, secondo alcuni, la norma sulla cittadinanza italiana, basata sullo ius sanguinis, sarebbe eccessivamente generosa verso i discendenti di italiani emigrati anche da diverso tempo. Questa norma aveva già favorito una "corsa" al passaporto italiano in particolare in Sudamerica e Stati Uniti, per ottenere la possibilità di trasferirsi e/o lavorare nell'Unione europea (ma non necessariamente in Italia) o per ragioni di convenienza fiscale.[26][27] Una "corsa" analoga è iniziata nel Regno Unito a seguito del referendum "Brexit".[28] Tuttavia, fino alla legge Tremaglia, questi cittadini non potevano facilmente influenzare la politica italiana, non avendo la possibilità di esercitare il diritto di voto senza recarsi in Italia.

Per una revisione della legge si sono espressi vari commentatori,[29] tra cui l'ex ambasciatore Sergio Romano, che la considera "assurda".[30] Sergio Romano segnala pure che l'Italia è l'unico stato, tra i paesi aventi una storia di grande emigrazione, ad avere concesso il diritto di voto a chi non ha mai messo piede su suolo italiano e non parla italiano.[30] Giudizi simili ("enorme assurdità", "assurdità assoluta") sono stati formulati anche dal politologo Giovanni Sartori[31], che si è spinto fino a dichiarare che ci sarebbero "delle bande più o meno mafiose che si mettono insieme e pilotano quei voti".[31]

Poco dopo le elezioni politiche del 2013, una serie di servizi di Striscia la notizia ha raccolto le testimonianze di scrutatori delle sezioni elettorali della circoscrizione Estero (tutte situate a Castelnuovo di Porto) documentando irregolarità di vario genere, tra cui il conteggio di schede elettorali false (ad esempio fotocopie a colori), voti inviati da persone già morte, mancati controlli sull'iscrizione dei nominativi degli elettori nelle liste elettorali (e quindi anche su eventuali voti multipli) ecc.[32][33][34][35]

Alcuni commentatori hanno fatto notare che è perfino possibile stampare le schede in proprio e poi spedirle votate.[36]

L'uso di schede elettorali false o rubate è stato anche al centro di alcuni servizi di Filippo Roma de Le Iene, in cui un testimone (con volto non ripreso dalla telecamera) ha sostenuto di averle utilizzate in Germania per far eleggere i deputati Mario Caruso e Aldo Di Biagio nel 2013, avvalendosi della collaborazione di una vera e propria squadra di "cacciatori di plichi" dedita al rastrellamento e all'acquisto di schede elettorali.[37][38] Il testimone parla anche della possibilità di comprare schede autentiche a prezzi variabili tra i 5 e 10 euro cadauna. Tale circostanza viene confermata dal giornalista Massimo Pillera, che per anni ha lavorato in Svizzera — anche come ex collaboratore/portavoce del sen. Antonio Razzi — e attualmente scrive pure su ilfattoquotidiano.it, il quale conferma di essere a conoscenza del meccanismo con cui gli elettori non interessati a votare possono rivendere le schede inutilizzate ai candidati che invece hanno interesse ad auto-votarsi (viene confermato anche il prezzo: 5-10 euro l'una).[38]

A seguito delle stesse elezioni, il capo della Direzione generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie (DGIEPM) del Ministero degli Affari Esteri, ambasciatrice Cristina Ravaglia, inviò una lettera a Giorgio Napolitano (presidente della Repubblica), Giulio Terzi di Sant'Agata (Ministro degli esteri) e Mario Monti (presidente del Consiglio dei ministri) in cui affermava che il sistema di voto degli italiani all'estero era "totalmente inadeguato, se non contrario ai principi costituzionali che sanciscono che il voto sia personale, segreto e libero", e soggetto a "possibili furti, compravendite, sostituzioni del votante". Tale missiva, che fu di fatto ignorata sia dalla politica che dalla magistratura, è stata pubblicata tre anni dopo da il Fatto Quotidiano.[39][40]

Nell'ottobre 2016, in una intervista pubblicata sempre sul Fatto Quotidiano,[41][42] il coordinatore della Federazione italiana dei lavoratori emigrati e famiglie ha dichiarato: "Innanzitutto c’è il problema dei plichi con la scheda elettorale. Che arrivano a casa per posta, ma in realtà è impossibile certificare chi vota. In alcune zone, specie in Sudamerica, i plichi vengono smistati in maniera del tutto irregolare. Per non parlare delle schede stampate in numero superiore ai votanti. […] In passato in Argentina e Venezuela si sono verificate delle vere frodi elettorali, con voti falsificati. Uno dei problemi è il recapito delle schede, perché si usano operatori privati che non sempre consegnano i plichi agli elettori."

In occasione del referendum costituzionale del 2016, alcuni cittadini residenti all'estero si sono lamentati sul TG satirico Striscia la notizia del fatto che le schede elettorali erano state spedite in modalità non tracciabile e senza richiesta di firma, con elevato rischio che le stesse fossero ritirate — e votate — da altre persone, o che andassero perse. Qualcuno ha addirittura mostrato di avere in casa molteplici schede autentiche, raccolte dalle cassette della posta di persone che abitano nello stesso stabile.[43] Altri si sono lamentati per non avere ricevuto affatto le schede,[44] o per non avere capito come mai prima di alcune votazioni le schede fossero arrivate già timbrate e vidimate, mentre prima di altre votazioni non lo fossero.[44]

In particolare, la regolarità del voto in Argentina, che è anche lo stato estero con il maggior numero di cittadini italiani aventi diritto al voto (più di mezzo milione), è stata messa in dubbio in molteplici occasioni. Il Fatto Quotidiano ha pubblicato una foto di una ventina di buste elettorali, abbandonate per terra di fronte al consolato italiano di La Plata.[45] Già precedentemente, un articolo de L'Espresso aveva segnalato un video in cui interi scatoloni di schede elettorali italiane erano abbandonati alla rinfusa all'interno di un ufficio (presumibilmente del consolato italiano a Buenos Aires), dando la possibilità a chiunque di rubare e/o votare le schede.[46]

Lo stato italiano non rimborsa le spese internazionali di viaggio ai cittadini italiani iscritti all'AIRE (residenti all'estero) che pagano le tasse in Italia ma, anziché votare per corrispondenza, vogliono recarsi personalmente al seggio italiano in occasione di elezioni politiche o referendum – viaggio che peraltro è obbligatorio se si vuole votare alle elezioni comunali o regionali. Secondo le associazioni di cittadini che hanno presentato proposte su questo tema,[3] facilitare il voto in presenza in Italia equivarrebbe a contrastare il sopraccitato fenomeno delle schede false, o disperse, inviate per corrispondenza.

Presunti illeciti commessi da alcuni patronati e sindacati[modifica | modifica wikitesto]

Altre controversie riguardano i presunti brogli organizzati dai patronati dei sindacati italiani (principalmente Acli e CGIL) aventi sede all'estero, che violerebbero il principio costituzionale di segretezza del voto: in sostanza, gli impiegati offrirebbero un "servizio gratuito agli iscritti" che consisterebbe nel raccogliere e votare le schede appartenenti agli iscritti stessi al patronato/sindacato (a vantaggio dei candidati sostenuti da quest'ultimo).[47][48][49][50] Alcune registrazioni telefoniche, diffuse anche su vari siti web, confermano infatti che l'impiegato del patronato invita l'elettore a "portare il plico in sede" — operazione che è ovviamente illegale. In altri casi, invece, verrebbe addirittura offerto denaro — generalmente un compenso di 5 o 10 euro per scheda — per rastrellare schede elettorali in quartieri o città, soprattutto quelle appena partite dal centro di smistamento postale.[37] Anche il giornalista Pillera conferma la possibilità di comprare schede autentiche a quel prezzo.[38] Inoltre, l'operato illegale di alcuni patronati e sindacati viene confermato da Antonio Razzi, il quale fu egli stesso eletto senatore nella circoscrizione Europa per due volte consecutive.[51]

Inoltre, in un servizio de Le Iene, due testimoni residenti in Germania — di cui uno ha chiesto di restare anonimo, mentre un altro, Rosario Cambiano, ha voluto farsi riprendere — raccontano che le sedi di altri patronati italiani verrebbero utilizzate come centri di raccolta di scatoloni contenenti migliaia di schede elettorali rubate o comprate, che verrebbero poi spedite illecitamente per far eleggere il candidato sostenuto dai rispettivi patronati/sindacati di riferimento durante la tornata elettorale.[37]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Pasquale Amitrano si sfoga al seggio elettorale di Matera dopo il suo estenuante viaggio dalla Germania

Il voto degli italiani emigrati all'estero è uno dei temi di fondo del celebre film Bianco, rosso e Verdone diretto ed interpretato da Carlo Verdone nel 1981: infatti, in uno degli episodi della pellicola si racconta il viaggio tragicomico di Pasquale Amitrano che parte da Monaco di Baviera per andare a votare nel suo seggio elettorale di Matera.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elezioni Europee del 10 Giugno 1979, su Ministero degli Interni. URL consultato il 15 dicembre 2016.
  2. ^ Legge 30 gennaio 1979, n. 18, articolo 25, in materia di "Elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia"
  3. ^ a b Free Flights to Italy NGO, su freeflightstoitaly.ngo. URL consultato il 29 gennaio 2017.
  4. ^ Canone Rai per gli italiani residenti all'estero, su freeflightstoitaly.ngo. URL consultato il 6 settembre 2017.
  5. ^ Legge 27 dicembre 2001, n. 459, in materia di "Norme per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero"
  6. ^ Decreto del presidente della Repubblica 2 aprile 2003, n. 104, in materia di "Regolamento di attuazione della legge 27 dicembre 2001, n. 459, recante disciplina per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero."
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]