Ospedale italiano di Montevideo

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Facciata dell'ospedale verso il viale Italia.

L'ospedale italiano di Montevideo, il cui nome ufficiale è "ospedale italiano Umberto I", è un centro sanitario fondato nel 1890 a Montevideo, capitale dell'Uruguay. L'edificio, di stile tardo neoclassico, è opera dell'ingegnere Luigi Andreoni.

La struttura, così come i pilastri che sostengono la base sulla quale si erige il modello originale, sono il risultato di un processo di costruzione un po' fuori tempo, in una Montevideo che cominciava a espandersi alla fine del XVIII secolo con l'arrivo di immigranti europei, e con la fine delle guerre interne e di indipendenza del nuovo paese.

L'ospedale funziona in forma quasi ininterrotta da più di 110 anni, sebbene il deterioramento che porta il passare del tempo ha propiziato che molte delle installazioni, tra cui le facciate laterali e posteriore, abbiano necessitato restaurazioni, effettuate con l'aiuto di fondi destinati a tale scopo in forma congiunta dai governi uruguaiano e italiano nel 2003.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la fine delle guerre per l'indipendenza che avevano interessato il paese per buona parte dei secoli XVIII e XIX, il nuovo Stato si stava consolidando sulla base di principi costituzionali che garantivano la sua sovranità. La carta costituzionale, accordata con il nulla osta delle parti implicate Argentina, Brasile e Regno Unito, nella Convenzione preliminare di pace di Rio de Janeiro, nel 1828, davano all'antica provincia Cisplatina lo Stato di territorio indipendente. Questo fatto comportò, tra l'altro, il riconoscimento internazionale di un nuovo paese, che nonostante il consolidamento, aveva ancora carenze importanti di tipo politico, economico e sociale. Sarà solo alla metà del secolo XIX che l'Uruguay otterrà una certa stabilità politica. La migliorata situazione politica, e gli effetti delle guerre in Europa, fece sì che molti immigranti europei cercassero rifugio in America. Al porto di Montevideo arrivarono numerosi immigranti spagnoli e italiani, e in minor misura, francesi, tedeschi, russi e polacchi.

Un gruppo di francesi e italiani parteciparono in forma attiva ai combattimenti per la difesa dell'identità nazionale uruguaiana, alcuni dei quali si svolsero proprio nella zona attualmente occupata dall'ospedale italiano. Il rapido sviluppo della città richiese il miglioramento delle infrastrutture di base di una popolazione che, nel censimento del 1900, accoglieva circa un 30% di immigranti.

La costruzione dell'ospedale, in una zona fuori le mura, per incarico dell'ambasciata d'Italia in Montevideo, fu realizzata dopo quasi un decennio di lavori. L'obiettivo iniziale dell'istituzione creata sotto la tutela e direzione dell'architetto italo-uruguaiano Luigi Andreoni, era quello di prestare servizi sanitari di base alla popolazione in modo da diminuire l'alta percentuale di mortalità infantile, risultato della scarsità di risorse e di centri ospedalieri che assicurassero assistenza pubblica.

L'inaugurazione, nel 1890, raccolse una grande folla di cittadini uruguaiani e stranieri. Sul perimetro del parco Batlle si issarono oltre cinquanta bandiere dell'antico Regno d'Italia.

Immigrazione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Entrata principale, dove si può leggere il nome originale: Ospedale italiano Umberto I.

I primi immigranti italiani che arrivarono nelle terre orientali dell'Uruguay lo fecero in un'epoca nella quale il paese era ancora una colonia spagnola. La maggior parte erano di origine genovese, napoletana, veneziana e siciliana.

Più tardi, agli inizi del secolo XIX, in piena battaglia indipendentista con la partecipazione di Giuseppe Garibaldi, molti compatrioti italiani si sentirono attratti delle idee del condottiero. Il movimento politico a cui aderirono sia abitanti del Rio de la Plata, come criolli e italiani, si conosce come 'corrente garibaldina'. A riconoscimento del lavoro e comando di Garibaldi, sorsero diversi omaggi alla sua figura, come un'avenida di Montevideo con il suo nome, un monumento alla sua memoria nella città di Salto, e l'ospedale italiano di Buenos Aires, tra gli altri.

Tra la fine del secolo XIX e inizi del XX, avviene la terza fase dell'immigrazione proveniente dall'Italia. Si chiama quest'ondata: immigrazione trasformatrice, dato che durante questo periodo l'Uruguay sperimenta cambi significativi di stile e qualità di vita della sua popolazione. Gli italiani che arrivano in questo periodo, così come nella quarta fase dopo la guerra mondiale, danno un gran apporto all'architettura e gastronomia uruguaiana. Da questo brodo culturale nasce la fondazione dell'ospedale italiano di Montevideo, nell'ultima decade del secolo XIX, e che porta il nome dell'allora sovrano d'Italia, il re Umberto I di Savoia.

All'interno dell'Uruguay, sebbene l'influenza italiana fu più isolata, si fondarono diverse entità culturali. A Paysandú, ebbe vita il cambio più notorio, infatti attualmente si stima in circa il 60% la popolazione di origine o ascendenza italiana. Tra le società più rinomate bisogna citare l'Unione e benevolenza, la Scuola italiana e la Federazione italiana di Paysandú.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Pasiva dell'ospedale, verso Bulevard Artigas.

L'edificio è di stile neoclassico, seppur con alcune influenze eclettiche.

L'architetto incaricato di dirigere e pianificare la struttura fu Luigi Andreoni, pure responsabile della costruzione della stazione centrale e del Club Uruguay. Andreoni si basó in procedimenti artistici e scientifici, in una epoca in cui si cercava di economizzare le risorse. In questo senso l'ospedale costituisce un esempio dell'arte progressista in Uruguay, di aspetto semplice e funzionale, di fronte alla soggettività e decoro che avevano caratterizzato le tappe precedenti, che avrebbero visto una certa riscoperta nella costruzione a mano di architetti italiani del palazzo legislativo di Montevideo nel 1925. I capitelli di stile impero, costruiti su una base stabile e con direzioni geometriche precise, in due delle quattro facciate della costruzione, sottolineano l'idea dell'unione fra arte e scienza, tipico del neoclassicismo tardivo. In questa costruzione si cerca di riproporre un modello classico e occidentale, utilizzando materiali come il marmo, il granito e piastrelle importate dall'Europa, al fine di ricreare una immagine che unisca i concetti dell'arte antica con le novità della scienza moderna.

Infine, l'ala che da verso il Bulevard Artigas, conosciuto come "Pasiva del Hospital italiano" presenta una galleria di sculture e figure di bronzo, che ricorda grandi personalità italiane e uruguaiane. Il busto in omaggio a José Gervasio Artigas si trova in questo lato dell'ospedale.

La superficie dell'ospedale è di circa 30000 metri quadrati (considerando i due piani e le superfici accessorie esterne) e la sua antichità, di oltre 110 anni, lo trasformano in uno dei più antichi ospedali attivi a Montevideo e in tutto l'Uruguay. Si situa all'incrocio delle vie 8 di Ottobre e Italia, sull'intersezione di queste due con Bulevard Artigas e la via Jorge Canning. La struttura è divisa in due zone con fini specifici: ospedale e sanatorio. L'area per maternità si trova al primo piano, mentre al secondo ci sono le sale operatorie.

Servizi Medici[modifica | modifica wikitesto]

L'ospedale dopo la restaurazione.

L'ospedale italiano ha occupato sempre una funzione preponderante nel campo medico Uruguaiano. Il servizio medico è privato, però dipende direttamente del ministero della salute pubblica (MSP), e, come tale, da trattamenti a basso costo per infermi terminali e di secondo grado. Si realizzano servizi ambulatoriali medici, anche attraverso appuntamenti con la mutua Universal di Montevideo. Attualmente è aperta l'area maternità (mai interrotta dalla fondazione) e si sono aggiunte più recentemente specialità chirurgiche e di trapianto di organi.

Nonostante il deterioramento dell'edificio e di problemi di debiti che aveva all'inizio del 2004, sforzi congiunti italiani e uruguaiani, e del sindacato medico (SMU) hanno potuto sanare i debiti e il deterioramento dell'ospedale, apportando donativi per la riforma e miglioramento delle installazioni interne e esterne. I dirigenti del centro Jorge Massa e Renato Azzoni, hanno approvato i lavori di ammodernamento.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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