I magliari

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I magliari
I magliari.JPG
Una sequenza del film
Titolo originale I magliari
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1959
Durata 121 min
Colore b/n
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Francesco Rosi
Soggetto Suso Cecchi D'Amico, Francesco Rosi
Sceneggiatura Suso Cecchi D'Amico, Francesco Rosi, Giuseppe Patroni Griffi
Produttore Franco Cristaldi
Casa di produzione Vides Cinematografica, Titanus, S.G.C.
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Gianni Di Venanzo
Montaggio Mario Serandrei
Musiche Piero Piccioni
Scenografia Dietel Bartels
Costumi Graziella Urbinati
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

I magliari è un film del 1959 diretto da Francesco Rosi con protagonista Alberto Sordi, in una delle sue rare interpretazioni drammatiche.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Mario Balducci è un giovane immigrato italiano originario di Grosseto che si trova ad Hannover, nella Germania dell'Ovest, senza lavoro ed in una situazione di forti restrittezze economiche. Deluso di non essere riuscito a combinare nulla dal suo arrivo in Germania, Mario incontra casualmente Ferdinando Magliulo, detto Totonno, un magliaro romano al servizio del mafioso napoletano don Raffaele Tramontana. Totonno porta Mario a lavorare con sé, cercando di insegnargli il mestiere del magliaro. Il suo giovane allievo, però, non ci mette molto a capire la natura essenzialmente disonesta del lavoro ma, per necessità, accetta comunque di entrare nel giro. Il mattino dopo Mario scopre che Totonno se n'è andato e, come d'abitudine, resterà via sette giorni. In realtà, Totonno si trova sempre in zona e sta segretamente stringendo un accordo d'affari con i coniugi Mayer, interessati ad entrare nel lucroso mercato dei magliari. Totonno riesce dunque, in seno al proprio gruppo di amici e "colleghi" napoletani, ad assumere il ruolo di capo, portandoli così via dal controlo di Don Raffaele che, a seguito di ciò, paventa vendetta. Totonno e il suo gruppo di amici, a cui si unisce anche Mario, si trasferiscono quindi ad Amburgo dove appena arrivati ricevono la sgradita sorpresa delle gomme bucate ad una delle loro auto. Convinti sia solo lo scherzetto di qualche ragazzino, i magliari lasciano correre e, scoperto che Paula Mayer si è invaghita di Mario, convincono quest'ultimo a frequentare la donna. Mario però si innamora realmente di Paula, nonostante lei sia una donna ricca e abbia un passato da prostituta alle spalle. Nei giorni successivi, i magliari continuano a trovare le gomme delle proprie auto tagliate e, mentre uno di loro si trova in auto nel bel mezzo del traffico, compare improvvisamente un uomo in moto che, armato di pistola, gli spara addosso facendolo sbandare. I magliari vengono così a sapere che prima di loro c'erano già i polacchi ad esercitare la professione in città; per non avere ulteriori problemi, il gruppo decide di organizzare un incontro con il loro capo. Il mattino dopo, quando i magliari si apprestano ad andare al lavoro, vengono accerchiati dai polacchi: la violenta colluttazione che ne segue, viene interrotta solo grazie all'intervento della polizia. Al ritorno di Totonno da uno dei suoi soliti viaggi d'affari, i magliari gli esprimono tutto il proprio malcontento, facendogli inoltre capire che sarebbero ben disposti a ritornare dal vecchio capo. Totonno, per nulla disposto a rinunciare all'agiatezza conseguita, tenta di convincere Mario a ricattare Paula e farsi così dare una cospicua somma di denaro da usare per comprare i polacchi e porre così fine alla faida. Ma il giovane non ci sta ed avverte la donna delle manovre dell'uomo. Il giorno seguente, il signor Mayer annuncia di aver deciso di lavorare in società con don Raffaele, il quale perdonerà i magliari napoletani per la loro defezione e caccerà Totonno. Mario, invece, pur godendo della protezione di Paula, rifiuta di continuare e decide di tornarsene in Italia per trovare un lavoro onesto.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato girato interamente in Germania, tra Hannover e Amburgo. La produzione visitò i luoghi frequentati da veri magliari e si avvalse della loro collaborazione, da cui gli attori presero spunti.

« Adesso quel film è rivalutato, allora non convinse troppo. Tutti aspettavano da me un film come La sfida, mentre io avevo preso Sordi, che in quel ruolo è formidabile. La chiave comica non se l'aspettava nessuno. Sordi aveva colto magnificamente sia l'aspetto umoristico sia quello drammatico del magliaro. »
(Francesco Rosi[1])

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Censura[modifica | modifica wikitesto]

Per la distribuzione nelle sale nel 1959 la censura fece eliminare la scena in cui Mario e Paula sono a letto. Venne inoltre messo il divieto alla visione a minori di 16 anni. Per la riedizione, nel 1969, venne fatta eliminare tutta la sequenza della ballerina nel locale notturno, accorciata la scena in cui Mario viene picchiato dai sicari di don Raffaele, abbreviata la scena d'amore tra Mario e Paula e eliminati dettagli della scazzottata tra zingari e magliari. Vennero però aggiunte scene non incluse nel 1959: allungata la scena di Totonno e Mario in CLL di spalle nel viale del cimitero, inserita la sena di Mario che insegue la macchina di Paula, di Mario di spalle che passa tra operai che salgono per una scala, una scena coi magliari di fronte al Casinò de Paris e allungata la scena in cui Totonno visita la strada con le prostitute in vetrina. Per questa edizione venne tolto il divieto ai minori.[2]

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

L'attore Carmine Ippolito, che nel film interpreta la parte del boss don Raffaele Tramontano, è doppiato da Aldo Giuffré. Di conseguenza, non potendo avere la sua voce nel film, Giuffré viene doppiato dal fratello Carlo.

Restauro[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato restaurato nel 2009 dalla Cineteca del Comune di Bologna e dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, inaugurando il progetto 100 + 1. Cento film e un paese, l'Italia delle Giornate degli Autori di Venezia. Il restauro è stato effettuato dal laboratorio L'Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna, a partire dai negativi originali depositati dalla casa di produzione Titanus presso la Cineteca stessa. La versione restaurata è stata presentata in anteprima il 10 settembre 2009 alla 66ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.[3][4].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal libro Io lo chiamo cinematografo
  2. ^ Dettagli della revisione
  3. ^ Cineteca di Bologna - News. URL consultato il 10-9-2009.
  4. ^ Rete degli Spettatori

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvatore Gesù (a cura di), Francesco Rosi, Giuseppe Maimone Editore, Catania, 1993
  • Giuseppe Tornatore (conversazione con), Francesco Rosi - Io lo chiamo cinematografo, Mondadori.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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