Salvatore Giuliano (film)

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Salvatore Giuliano
Giuliano rosi 1962.jpg
La scena iniziale del film
Titolo originale Salvatore Giuliano
Lingua originale italiano, Siciliano
Paese di produzione Italia
Anno 1962
Durata 118 min
Dati tecnici B/N
Genere drammatico, poliziesco
Regia Francesco Rosi
Soggetto Suso Cecchi D'Amico, Enzo Provenzale, Francesco Rosi, Franco Solinas
Sceneggiatura Suso Cecchi D'Amico, Enzo Provenzale, Francesco Rosi, Franco Solinas
Produttore Franco Cristaldi
Casa di produzione Galatea Film, Lux Film, Vides Cinematografica
Fotografia Gianni Di Venanzo
Montaggio Mario Serandrei
Musiche Piero Piccioni
Scenografia Sergio Canevari, Carlo Egidi
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Salvatore Giuliano è un film del 1962 di Francesco Rosi.

Il film è un'inchiesta sui fatti che hanno condotto alla morte del bandito siciliano Salvatore Giuliano, rinvenuto a Castelvetrano la mattina del 5 luglio 1950.

Presentato in concorso al Festival di Berlino 1962, vinse l'Orso d'argento per il miglior regista nonché tre Nastri d'argento. Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[1].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

1950: a Castelvetrano viene trovato il corpo senza vita del bandito Salvatore Giuliano. Un flashback riporta indietro la narrazione al 1945: i leader separatisti decidono di assoldare il bandito Giuliano e la sua banda per la causa dell'indipendenza della Sicilia; i banditi quindi assaltano le locali caserme e si accaniscono contro le forze dell'ordine. La narrazione torna al 1950: i carabinieri danno versioni discordanti sulla fine del bandito, che non convincono i giornalisti accorsi sul luogo del delitto.

Ulteriore flashback che riporta al 1945-46: la guerriglia separatista provoca l'intervento dell'esercito che, insediatosi a Montelepre (paese natale di Giuliano), viene "accolto" dai banditi con l'uccisione di un soldato, che provoca forti restrizioni nei confronti della popolazione locale, le quali culmineranno nell'arresto di tutti gli uomini del paese per scoraggiare il banditismo; la concessione dell'autonomia siciliana pone fine alla causa separatista, inducendo la banda Giuliano ad incrementare i sequestri di persona di concerto con la mafia.

La narrazione torna al 1950: avviene la straziante scena del riconoscimento del corpo di Giuliano da parte della madre. Un altro flashback va nel maggio 1947: durante un comizio a Portella della Ginestra per festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo alle elezioni regionali, i banditi sparano sulla folla, provocando numerosi morti e feriti; la polizia arresta i primi sospetti, arrivando alla conclusione che a sparare è stata la banda Giuliano. Altro ritorno al 1950: dopo la morte di Giuliano, la polizia arresta il suo luogotenente Gaspare Pisciotta (Frank Wolff); inizia a Viterbo il processo per individuare i responsabili della strage di Portella, che vede come imputati Pisciotta e tutti gli altri banditi, che ritrattano le precedenti confessioni e fingono convulsioni in aula: a sorpresa, Pisciotta si autoaccusa dell'omicidio di Giuliano.

Durante le udienze si cercano di ricostruire gli oscuri legami tra banditismo, polizia, politica e mafia attraverso varie testimonianze; il flashback torna prima della morte di Giuliano: avvengono contatti tra carabinieri e mafia che portano all'arresto dei banditi; Pisciotta diviene pure confidente ed uccide Giuliano, il cui corpo viene sistemato dai carabinieri in modo da fare credere che è stato ucciso da loro. La narrazione torna allo svolgimento del processo di Viterbo, che infine si conclude con pesanti condanne nei confronti dei banditi; in aula Pisciotta promette nuove rivelazioni sui mandanti politici della strage di Portella ma viene avvelenato in carcere nel 1954. Infine il film fa un salto nel 1960, concludendosi con l'uccisione del mafioso-confidente che aveva fatto arrestare i banditi.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese del film si svolsero negli stessi luoghi dove erano avvenuti i fatti raccontati (Montelepre, Castelvetrano, Portella della Ginestra)[2] e durante la lavorazione vennero impiegati soprattutto attori non professionisti presi tra la gente del luogo; tra gli altri, il bandito Giuliano venne interpretato dal tranviere palermitano Pietro Cammarata, che nel film compare sempre di spalle o in lontananza[2][3].

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 1961-62 la pellicola incassò 737.084.000 lire dell'epoca, finendo al decimo posto della classifica dei film di maggior successo di quell'annata in Italia[3].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvatore Gesù (a cura di), Francesco Rosi, Giuseppe Maimone Editore, Catania, 1993

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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