Lingua italiana in Canada

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La lingua italiana in Canada ha conosciuto una grande diffusione a partire dal XIX secolo, in particolare in virtù dell'emigrazione italiana. Nel 2020, nel Paese, 407.485 cittadini canadesi sono madrelingua italiani (1,23%)[1] e l'italiano risulta essere la lingua non ufficiale più diffusa dopo punjabi, cinese, spagnolo e tedesco.[2] In Canada l'italiano è inoltre oggetto di apprendimento come lingua straniera da parte di 37.375 alunni[3].

Storia dell'emigrazione italiana in Canada[modifica | modifica wikitesto]

La prima generazione di immigrati (1861-1945)[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo l'Unità d'Italia, la giovane nazione conobbe in modo massiccio il fenomeno dell'emigrazione. Se fino a quel momento le mete migratorie erano state perlopiù europee, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento fece la sua comparsa l'emigrazione transatlantica verso le Americhe, in direzione di terre che divennero destinazione tipica per gli italiani[4]. I primi immigrati, che provenivano per la maggior parte da Basilicata, Sicilia, Puglia, Piemonte, Lazio, Abruzzo e Molise, si stabilirono nelle terre canadesi in maniera isolata; si trattava per lo più di uomini soli che avevano lasciato il Paese d'origine a causa della crescita demografica, della mancanza di lavoro e dell'alta tassazione, con l'intenzione di farvi presto ritorno[5].

Negli anni Settanta dell'Ottocento, Argentina e Brasile erano le nazioni extra europee in cui si emigrava maggiormente[6], mentre a partire dal decennio successivo il Nord America divenne una delle destinazioni più̀ coinvolte. Città nordamericane come New York e Toronto videro così nel giro di pochi decenni crescere vistosamente il numero della popolazione italiana presente[7].I lavoratori italiani in quel periodo, come descritto da Lucy di Pietro[8], venivano visti "come di passaggio e giudicati, secondo lo stereotipo, gente di sangue caldo dal temperamento violento e criminale". Infatti gli italiani erano fra gli immigrati considerati "indesiderabili", secondo quanto espresso dalla prima legge canadese riguardante l'immigrazione, risalente al 1869. Questa legge prevedeva alcune categorie di stranieri ritenute più "desiderabili", per l'appunto, per motivi legati ad affinità culturale o per stereotipi legati alla operosità lavorativa, privilegiando i lavoratori della Gran Bretagna o dei paesi Nord europei. Gli italiani erano solitamente appellati con il soprannome di navvies, abbreviazione di navigator[9], termine coniato in Inghilterra per indicare i manovali e che a partire dal 1830 fu applicato in senso dispregiativo a coloro che lavoravano alla costruzione di tunnel o ferrovie in condizioni di disagio.

A partire dagli anni '80 dell''800 il Canada era un Paese in piena espansione che necessitava di grandi opere infrastrutturali in grado di migliorare i trasporti e le comunicazioni tra le vaste aree del suo territorio. Risale a questi anni la costruzione di importanti tratti ferroviari e di canali che generò una crescete richiesta di manodopera. Il numero di italiani trasferiti in Canada per la costruzione della ferrovia canadese, la Canadian Pacific Railway[10], nel censimento del 1881 ammontava a 1.849 cittadini[11]. Intorno alla fine del secolo si ebbe un'ulteriore crescita del numero degli italiani in Canada, con un mutamento dei flussi migratori, non costituiti esclusivamente da uomini adulti di età compresa tra i venti e i quarantacinque anni, ma anche da donne e bambini. Dal 1900 al 1913, anche se con numeri minori rispetto a Stati Uniti, Brasile e Argentina, il Canada accolse circa 60.000 italiani, per la maggior parte di origine meridionale (Calabria, Abruzzo, Molise e Campania) e del nordest (Veneto e Friuli-Venezia Giulia) che andarono a insediarsi non solo nei poli industriali nell'Ontario Toronto e Ottawa, ma anche in piccole città[12]. Tra queste, dove ancora oggi la presenza della comunità italiana è importante: Hamilton, Guelph, Windsor e Thunder Bay[2].

In questi anni nacquero anche le cosiddette Little Italies[13], quartieri a forte presenza italiana. All'interno di queste città ci si allontanò dalle professioni tipiche richieste agli italiani, quelle di manovale e operaio: gli italiani ebbero l'opportunità di aprire piccole imprese e di praticare i mestieri che erano stati imparati nei paesi di origine. Molti di loro divennero barbieri, riparatori di scarpe, droghieri, fruttivendoli e panettieri. Questi negozi iniziarono così a caratterizzare l'aspetto dei quartieri italiani. Si sviluppò presto quella che viene definita "catena migratoria"[14](MacDonald e MacDonald, 1964), ovvero gli emigrati arrivati nel grande Paese oceanico andavano in genere a formare degli aggregati omogenei secondo l'area geografica di provenienza, creando una rete di solidarietà e di supporto economico, linguistico e sociale[15]. Così gli emigrati della stessa regione, e spesso addirittura dello stesso comune, andavano ad abitare nelle stesse città, negli stessi quartieri, persino nelle stesse strade. I migranti venivano a conoscenza di opportunità, dei metodi di viaggio, ottenevano un impiego e una dimora grazie alle relazioni sociali con chi si trovava nella terra di destinazione.

Alla fine degli anni Trenta, però, le emigrazioni dall'Italia verso il Canada diminuirono[16] per la combinazione di diversi fattori. Il primo fattore fu la politica del governo italiano fascista tra le due guerre, che manifestò una forte ostilità verso l'emigrazione nel resto d'Europa e in America, considerandola pericolosa sia a livello economico che politico ed incentivando invece l'emigrazione verso le colonie africane. Il secondo fattore fu la politica canadese che durante la Grande Depressione attuò dei provvedimenti per porre un limite all'arrivo dei lavoratori stranieri. Un ulteriore freno alla migrazione venne poi dato dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale gli italo-canadesi furono guardati con sospetto e furono oggetto di un'importante discriminazione. Come risultato del War Measures Act[17], tra il 1940 e il 1943, tra i 600 e i 700 uomini italo-canadesi furono arrestati e inviati nei campi di internamento, come Camp Petawawa[18], sospettati di avere collegamenti con i fascisti.

L'immigrazione di massa in Canada (1945-1989)[modifica | modifica wikitesto]

Il "boom" migratorio dall'Italia verso il Canada si verificò a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale e riguardò in misura maggiore coloro che provenivano da Lazio, Abruzzo, Friuli, Veneto, Campania, Calabria e Sicilia. Numerosi furono anche gli italiani dell'Istria e della Dalmazia emigrati in Canada a seguito dell'esodo giuliano dalmata (noto anche come esodo istriano). Negli anni ‘50, circa 20.000 italiani sono emigrati in Canada ogni anno, per un totale di 250.812 persone[19], superando coloro che nello stesso periodo si sono recati negli Stati Uniti[20].

L'emigrazione del dopoguerra seguì principalmente due direttrici. La prima, soprattutto dal Nordest, diretta verso il Québec dopo una tappa intermedia nelle cittadine minerarie del Belgio, per apprendere il francese, condizione sine qua non per ottenere il visto di entrata. La seconda direttrice verso l'Ontario - Hamilton, Toronto, Windsor - più massiccia e più centro-meridionale (Abruzzo, Calabria, Lazio)[18].

In entrambi i casi l'immigrazione è stata più propensa all'integrazione con la comunità di destinazione e gli immigrati fecero sì che i figli, la nuova generazione italo-canadese, ricevesse l'educazione del Paese di destinazione.

Nel 1948 le relazioni fra Canada e Italia si formalizzarono grazie all'apertura di un'ambasciata canadese a Roma e di un ufficio per l'immigrazione[21]; ci furono accordi bilaterali che annullarono le politiche restrittive registrate durante la Grande Depressione e durante la Seconda Guerra Mondiale. Questi fatti, insieme al nuovo collegamento navale tra Genova e le coste canadesi, furono alla base della notevole crescita del flusso migratorio.

Inoltre, il boom migratorio fu favorito dalla volontà del governo canadese di incentivare l'arrivo di forza lavoro straniera, e di fattori sociali, come le catene migratorie che ripresero con più forza la loro opera di solidarietà verso i nuovi arrivati. La straordinaria espansione del mercato del lavoro canadese del dopoguerra fece il resto, creando le possibilità per la nuova generazione d'italiani di stabilirsi in Canada[2]. La politica dei governi canadesi in favore dell'emigrazione prese forma nello strumento della sponsorizzazione. Secondo questa politica i candidati all'immigrazione avrebbero goduto di una particolare facilità nell'ammissione nel Paese a condizione che i loro parenti già residenti in Canada avessero accettato di occuparsi dell'alloggio e del loro primo sostentamento. Più del 90% dei nostri connazionali che entrarono in Canada tra il 1946 e il 1967 furono sponsorizzati, e quindi mantenuti e aiutati, da parenti già da tempo nel Paese nordamericano[22].

In questo periodo venne modificata la procedura per l'acquisizione della cittadinanza con l'applicazione dello ius soli, principio del diritto che permette ai figli nati in un determinato Paese di diventarne automaticamente cittadini, e vennero migliorate le politiche di welfare state in favore delle famiglie di emigranti: dal 1950, quando il numero degli immigrati conobbe una piccola stasi, Ottawa cambiò il programma degli assegni famigliari (family allowances) includendo nei pagamenti, con uno speciale assegno, anche le famiglie degli immigrati[23]. Questo favorì lo sviluppo dell'imprenditoria italiana in Canada, che conobbe la sua maggiore espansione in questo periodo. In generale l'imprenditoria degli italiani all'estero si espresse in tanti campi, dagli strumenti musicali alle manifatture tabacchi, fino alle aziende vitivinicole, impiantate anche nel Nord America[19]. Tutto ciò ha comportato un progressivo miglioramento dello status degli italiani del Canada, un'affermazione e un riconoscimento nel mondo del lavoro e in quello della politica incentivato anche dal programma multiculturale voluto dal premier Pierre Trudeau[24].

Il Canada iniziò così una politica multiculturale che determinò un rafforzamento dell'identità dei diversi gruppi etnici presenti a Toronto. Fra questi, quello italiano visse una forte trasformazione socio-culturale dovuta a molteplici fattori. Con il cessare della diffidenza causata dall'esperienza fascista, gli italiani riuscirono a migliorare le loro condizioni di vita, con un aumento della mobilità sociale dei giovani italo-canadesi. La seconda generazione infatti, maggiormente istruita, cominciò ad abbandonare i lavori manuali tradizionalmente svolti dai genitori a favore di lavori per i quali era necessario un buon livello d'istruzione. Molti di questi giovani iniziarono a parlare inglese come prima lingua allontanandosi dagli usi dei propri genitori in un processo di costruzione di una propria specifica identità italo-canadese, diversa dalla categoria di "cittadini italiani residenti in Canada" o "popolazione di origine italiana". Nacque dunque un nuovo profilo identitario che trae origine dalla fusione di due culture per diventare altro ed evolversi in maniera propria[25].

La nuova generazione di emigranti (dagli anni Novanta ad oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Dagli anni '90 si è assistito a una generale diminuzione dell'emigrazione italiana in Canada. In dieci anni, dal 1991 al 2000, gli italiani entrati in Paese sono stati 4.765. A seguito della crisi economica del 2008 c'è stata una massiccia ripresa dell'emigrazione, soprattutto da parte dei giovani. Secondo i dati pubblicati dall'AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all'estero), i cittadini italiani residenti in Canada nel 2017 erano 140.633, circa 500 in meno rispetto all'anno precedente ma 3.000 in più rispetto ai dati raccolti nel 2012[26]. Nel 2019 gli italiani residenti in Canada erano 139.578, di cui 67.251 femmine e 72.327 maschi[27].

Il Canada è l'undicesimo paese di destinazione per gli emigrati italiani e tra i paesi extra-europei il quarto dopo Brasile, Stati Uniti e Australia (nel complesso 18.000 cittadini italiani)[28].

Rispetto al passato sono cambiate le competenze dei migranti: oggi sono numerosi i ricercatori, operai specializzati e imprenditori. Nel 2018 più della metà dei cittadini italiani che si sono trasferiti all'estero (53%) era in possesso di un titolo di studio medio-alto: 33.000 diplomati e 29.000 laureati[29]. Rispetto all'anno precedente la numerosità dei diplomati e laureati emigrati è aumentata (rispettivamente +1% e +6%). L'incremento è molto più consistente se si amplia lo spettro temporale: rispetto a cinque anni prima gli emigrati con titolo di studio medio-alto sono cresciuti del 45%[30]. In Canada è richiesto personale altamente qualificato in aree che risultano carenti nel territorio, in particolare nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione[31].

Oggi hanno perso importanza le catene migratorie mentre costituiscono fonte di informazione e un appoggio per effettuare la scelta di un eventuale trasferimento i numerosi blog e forum che riportano le testimonianze degli italiani che vivono in Canada[32].

Popolazione immigrata italiana in Canada
Anno Popolazione % di immigrati in Canada % della popolazione
canadese
1986[33] 366.820 9,4% 1,5%
1991[2] 351.615 8,1% 1,3%
1996[2] 332.110 6,7% 1,2%
2001[34] 315.455 5,8% 1,1%
2006[35] 296.850 4,8% 0,94%
2011[36] 260.250 3,6% 0,78%
2016[37] 236.635 3,1% 0,67%

Uso della lingua[modifica | modifica wikitesto]

Secondo le stime del censimento del 2016 condotto dal Governo Canadese, in Canada 25.913.955 persone hanno come prima lingua una lingua ufficiale: 18.858.980 cittadini sono madrelingua inglese e 7.054.975 cittadini sono madrelingua francese[38]. Dei 6.567.680 cittadini canadesi che non hanno come prima lingua né il francese né l'inglese, 375.645 sono madrelingua italiani (1,23%)[2]. L'italiano risulta quindi essere la lingua non ufficiale più diffusa dopo punjabi, cinese, spagnolo e tedesco. Sempre secondo il censimento del 2016 21.457.075 cittadini canadesi parlano inglese in casa, 6.827.865 cittadini canadesi parlano francese in casa e 139.485 cittadini canadesi parlano italiano in casa. Rispetto al censimento del 2011 si è registrato un calo generale dell'uso delle lingue europee in casa: italiano (-10,9%), polacco (-5,5%), tedesco (-3,3%) e greco (-2,3%)[2].

Sono da segnalare i dati del censimento di Toronto del 2011. Il 55,4% della popolazione è madrelingua inglese mentre l'altra lingua ufficiale, il francese, è utilizzata appena dall'1,3% della popolazione. Un altro aspetto interessante di questo censimento è l'alta percentuale di coloro che non utilizzano nessuna delle due lingue ufficiali: il 43,3% della popolazione, infatti, non è madrelingua né inglese né francese. L'8,1% della popolazione è madrelingua cinese e il 3,1% è madrelingua italiano che risulta essere la terza lingua più parlata nel centro maggiormente popoloso del Canada[39][40].

I dati del 2011 relativi all'utilizzo della lingua italiana da parte dei giovani italo-montrealesi nel contesto familiare riportano che "il 38% di essi parla l'italiano, da solo o con altre lingue, nelle interazioni con la mamma e il 34% in quelle con il papà, mentre se si considera solo l'italiano tali percentuali scendono al 3% con la mamma ed al 7% con il papà"[41]. Le percentuali dell'uso del solo italiano salgono nell'interazione con i nonni: il 60% dei giovani parla solo italiano con la nonna ed il 58% solo italiano con il nonno[2][42].

Secondo Bruno Villata l'italo-canadese:

  • è utilizzato soprattutto nell'ambito familiare o nelle comunicazioni con gli amici;
  • è parlato perlopiù da persone anziane;
  • non viene più impiegato per trasmettere conoscenza e sapere;
  • gode di poco prestigio presso i giovani perché lo percepiscono come appartenente al passato[43].
Lingua italiana in Canada
Anno Madrelingua Italiano Parlanti totali di lingue
non ufficiali (non
inglese o francese) (%)
Parlanti totali (%)
1991[44] 449,660 12,7% 1,7%
1996[2] 484.500 10,5% 1,7%
2001[2] 469.485 9,0% 1,6%
2006[2] 455.040 7,4% 1,5%
2011[2] 407.485 6,2% 1,2%
2016[2] 375.645 5,1% 1,1%

Italiese e Italianese[modifica | modifica wikitesto]

In letteratura viene fatta una distinzione della lingua italo-canadese in italiese e italianese. L'unione tra inglese, dialetti italiani e italiano standard dà origine all'italiese, termine coniato da Gianrenzo Clivio nel 1975, facendo riferimento alla lingua parlata dai discendenti di immigrati italiani in Canada. L'italiese presenta la morfosintassi dell'italiano popolare, il lessico perlopiù inglese e la pronuncia tipica del dialetto dell'area di provenienza[45].

Il termine è stato poi successivamente impiegato per riferirsi all'inglese utilizzato negli Stati Uniti, Inghilterra, Australia e Nuova Zelanda e recentemente viene impiegato anche in Italia per riferirsi ai prestiti dall'inglese[46].

L'italiese si distingue dalla lingua parlata nelle zone francofone, l'italianese, poiché i prestiti linguistici non provengono solo dall'inglese canadese ma anche dal francese canadese, altra lingua ufficiale del Canada parlata in particolare in Quebec, Ontario e Nuovo Brunswick.

Quindi l'italiese e l'italianese consistono in un insieme di dialetto italiano, italiano standard (anche se non parlato fluentemente dalla maggioranza dei parlanti), prestiti dall'inglese canadese o dal francese canadese, e rappresentano un codice italiano comune per la comunicazione tra parlanti di diversi dialetti. La pronuncia varia a seconda del dialetto di origine del parlante[2].

Erosione linguistica[modifica | modifica wikitesto]

Lessico[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Clivio e Danesi (2000) e Villata (2010), i prestiti lessicali costituiscono una risposta psicolinguistica al nuovo Paese e si riferiscono a oggetti e idee del mondo lavorativo e sociale dell'immigrato: la casa, gli strumenti di lavoro, gli oggetti quotidiani, i sentimenti e l' abbigliamento. Descrivono cioè tutti quei termini che sono fondamentali per la comunicazione di tutti i giorni e per muoversi all'interno del nuovo ambiente.

Di seguito un elenco di alcuni prestiti di parole inglesi comuni che sono state trasformate nella forma italo-canadese:

  • store ( "storo", negozio);
  • sink ( "sinco", lavandino);
  • cake ( "checca", torta);
  • mortgage( "morgheggio", ipoteca/mutuo);
  • fence( "fenza", recinto);
  • ticket ( "ticchetta", biglietto);
  • to push( "pusciare", spingere);
  • to paint( "pintare", verniciare);
  • to freeze( "frisare", congelare);
  • smart ( "smarto", intelligente);
  • cheap( "cippe", economico)[47].

Di seguito un elenco di alcuni prestiti di parole francesi comuni che sono state trasformate nella forma italo-canadese:

  • assurance ( "asciuranza", assicurazione);
  • cave ( "cava",cantina);
  • majorité ( "majorità", maggioranza);
  • fermer ( "fermare", chiudere);
  • chomage( "sciomaggio", disoccupazione).

In alcuni casi la possibilità di avere prestiti da entrambe le lingue ha portato ad avere due termini equivalenti, uno francese e uno inglese, per designare lo stesso concetto. Per esempio la parola italo-canadese "permesso" deriva dal francese permis de conduire che ha come equivalente dall'inglese "licenza" da driving licence (ital. "patente") o "magazine" che deriva dal francese magasin che ha come equivalente dall'inglese "storo" da store (ital. "negozio"). Secondo Villata (1990) il francese è stato la base per il lessico italio-canadese della prima generazione, mentre la seconda ha maggiormente utilizzato termini provenienti dall'inglese[48].

Sono frequenti anche i fenomeni di utilizzo di parole italiane che assomigliano all'inglese ma che hanno significati diversi:

  • "gioco" ( joke; in inglese "scherzare");
  • "messa" ( mess; in inglese "pasticcio");
  • "principale" ( principal; in inglese "capo");
  • "sopportare" ( to support; in inglese "sostenere" [finanziariamente] );
  • "tronco" ( trunk; in inglese "baule")[49].

Dal punto di vista lessicale in italo-canadese sono frequenti anche i fenomeni di calchi ovvero "un particolare tipo di prestito per il quale nella lingua ricevente non viene ripresa la parola, ma viene riprodotta la sua struttura"[50], come "aspetto per" (Ing. I'm waiting for), "fa senso" (Ing. it makes sense), "guardi bene" (Ing. you look well [good]).

L'utilizzo dei vezzeggiativi è molto comune, ad esempio sono attestate forme come "È passato un trocchetto" ("camioncino", da truck), "bechiceddra" ("busta di piccole dimensioni", da bag, su influsso del cosentino) e "loncitieddru" ("pranzetto", da lunch, su influsso del cosentino)[51].

Morfosintassi[modifica | modifica wikitesto]

In uno studio effettuato da Kristin Reinke[52] sulla base di 30 interviste approfondite a italo-canadesi, effettuate dal 1999 al 2004 e pubblicate nel 2006, emergono alcuni aspetti interessanti riguardo alla morfosintassi utilizzata da italo-canadesi.

Nomi: il genere e il numero[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo ai nomi e ad eventuali errori determinati dal loro utilizzo, c'è una differenza significativa tra la prima generazione e la seconda generazione: il 2,8% e il 5,0% dei sostantivi impiegati dai due gruppi di parlanti, rispettivamente, presentano delle deviazioni rispetto allo standard. Mentre il 65,5% degli errori sono dovuti a un uso non corretto del genere, il 35,5% si riferisce al numero. Queste percentuali confermano quanto è stato dimostrato dagli studi sull'apprendimento dell'italiano come LS (lingua straniera): il genere viene acquisito in un momento successivo[53] rispetto al numero. Gli errori riguardano principalmente i nomi al plurale (85,1%) e il genere femminile e in gran parte possono essere correlati al contatto linguistico con la lingua francese; questo potrebbe spiegare forme come l' "artrose" (invece di "artrosi") su influenza del francese arthrose, un "libre" (invece di un "libro") su influenze di livre, le "tax"(invece di "tasse") da les tax e "le program televisive" (invece di "i programmi televisivi") dal francese les Programs. Inoltre il 26.3 % degli errori riguarda l'applicazione della desinenza -i, della I classe (per esempio libro/libri) e della III classe maschile (per esempio fiore/fiori), a nomi che appartengono alla II classe flessiva (per esempio personi invece di persone)[2]. In questo caso non si ha un'influenza del francese ma una delle ipotesi per spiegare questo fenomeno è il contatto come alcuni dialetti italo-romanzi come il siciliano che utilizza un unico marcatore di genere plurale (Rohlfs, 1968; Varvaro, 1988). Le forme deviate non possono essere dovute a un'influenza dell'inglese dato che in questa lingua, com'è noto, non vi è un riferimento al genere, eccettuati casi particolari. Al contrario, la conoscenza della regola del genere porterebbe ad aggiungerlo ove non necessario in termini presenti nel vocabolario standard e sarebbe la conseguenza di forme attestate nella lingua utilizzata dagli italo-canadesi come barro (bar), sporto (sport), nordo (nord), sudo (sud) e clubi (club). Alcuni sostantivi come associazione, generazione, informazione ecc. diventano frequentemente invariabili e vengono usati al singolare, molto probabilmente in analogia alla II classe flessiva che termina in -e; è quindi possibile che gli oratori percepiscano già la desinenza -e come un marcatore plurale. La stessa conclusione viene riportata da Chini (1995) nel suo studio sull'acquisizione dell'italiano come L2 e da Bettoni (1991) sull'italiano parlato in Australia[54].

Pronomi personali: utilizzo di voi al posto di lei[modifica | modifica wikitesto]

La prima generazione di italo-canadesi, secondo gli studi di Reinke[55], nell'1,1% dei casi compie degli errori nell'utilizzo dei pronomi personali, la seconda generazione nel 3,0% dei casi. In alcune occasioni, da parte di discendenti siciliani, viene impiegata la forma siciliana idu al posto di lui. In generale l'errore più frequentante è l'uso della seconda persona plurale voi al posto della terza persona singolare lei (66,6%)[56]. Questo può essere ricondotto in parte dal contatto linguistico con il francese dove la forma di cortesia è, infatti, la seconda persona plurale vous; in parte il fenomeno è presente anche nella lingua italiana anche se in casi rari, arcaici o che esprimono profondo rispetto. Voi è, inoltre, attualmente considerato la forma cortese in diverse regioni italiane come Calabria, Napoli, Puglia settentrionale, Roma, Ticino e Corsica (Rohlfs 1969), Campania (Radtke 1988) e Sicilia (Varvaro 1988).

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Verbi: il congiuntivo[modifica | modifica wikitesto]

L'89,9% dei verbi utilizzati durante le interviste effettuate da Reinke[57] a italo-canadesi appartengono all'italiano standard: la prima generazione ha usato il 4,3% di forme sbagliate e la seconda generazione il 16,9%. In generale si è evidenziata la tendenza a non utilizzare il congiuntivo (98,4% dei casi), tendenza che si è manifestata del resto anche in Italia (Berruto, 1987). In trenta interviste si sono registrate solo due forme di congiuntivo che sono state utilizzate correttamente ("sembra che sia una cosa buone", "a meno che non piova" ) insieme a due fenomeni di ipercorrezioni ("e allora ecco perché ci sia la differenza", "so(no) veramente, come si dice, non mi vengano"). Il congiuntivo viene sostituito dalle espressioni forse, probabilmente, può darsi ("credo che forse ha raggione") o dal futuro, orientamento osservato anche nell'italiano parlato in Italia. Un altro errore frequente che si osserva nei dialoghi è l'omissione della congiunzione che ("non penso [che] sarà come adesso / penso piuttosto / sarà come a New York, mi sembra [che] sarà un po' difficile you know"), probabilmente a causa dell'influsso dell'inglese dato che that, in certe condizioni, può essere sottointeso[58]. La tendenza a evitare o sbagliare il congiuntivo può essere ricondotta in gran parte allo scarso utilizzo di questo nei dialetti del sud Italia, zone da dove perlopiù è stata attiva l'emigrazione verso il Canada. Un' ulteriore motivazione è da ricondurre all'idea diffusa della difficoltà nel suo utilizzo e la sua bassa funzionalità, tanto che nei Paesi dove viene appreso l'italiano come LS è l'ultimo tempo verbale che viene studiato[59].

Sintassi[modifica | modifica wikitesto]

Omissione degli articoli determinativi prima del possessivo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'italo-canadese si registra un alto numero di deviazioni rispetto allo standard circa l'uso dei possessivi (17,0%). I parlanti italo-canadesi di prima generazione utilizzano l'8,0% di forme deviate rispetto alla norma e i parlanti di seconda generazione il 18,9%. L'errore più frequente (18,4% dei casi) è l'omissione dell'articolo determinativo di fronte a un possessivo ("mio paese", "mio libro"). Una spiegazione di questo fenomeno può essere il contatto con l'inglese e con il francese dove non esiste la forma articolo+possessivo o, come ritiene Berruto (1993), ciò è da far ricondurre all'italiano popolare. La mancanza dell'articolo caratterizza anche l'italiano dei lavoratori in Svizzera (Berruto 1990; Beretta 1990; Valentini 1990; Berruto 1991; Banfi 1993 e 1994; Chini 1995; Chini e Ferraris 2003) e l'italiano in altri contesti di emigrazione (Bettoni 1990; Gobbi 1994).

Ortografia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista ortografico numerosi sono i fenomeni di approssimazioni, cioè parole inglesi o francesi che sono scritte come apparirebbero in italiano, come donguori (don't worry, "non preoccuparti") e tencsalotto (thanks a lot, "grazie mille") (Clivio 1986; Danesi 1985).

Commutazione di codice[modifica | modifica wikitesto]

La commutazione di codice (code switching) "è il passaggio da una lingua a un'altra all'interno del discorso di uno stesso parlante. […] non va confusa con l'alternanza di codice, che è invece la scelta dell'una o l'altra delle lingue possedute da un parlante bilingue a seconda della situazione o dell'ambito comunicativo (famiglia, amici, scuola, università, uffici, negozi, ecc.)"[60].

La commutazione di codice è oggi frequentemente utilizzata dalle seconde e dalle terze generazioni che, a differenza dei nonni, raramente ricorrono all'"italianizzazione" dei termini inglesi e, nel momento in cui hanno difficoltà con l'esprimersi in italiano, utilizzano il corrispettivo termine inglese («Arrivederci e take care easy»).

Inoltre la commutazione di codice la troviamo, sia nello scritto sia nel parlato, per differenziare quei dialoghi e situazioni che avvengono in ambiente domestico rispetto alla lingua utilizzata al lavoro o in comunità. Per esempio, nel caso di tre autori italo-canadesi come Nino Ricci (Leamington, 1959), Frank Paci (Pesaro, 1948), Mary Malfi (Roma, 1957), l'italiano e i dialetti di origine vengono impiegati per identificare coloro che appartengono alla comunità italiana, per i dialoghi e per i termini utilizzati nell'intimità familiare (Camarca, 2005). Il code switching nella letteratura viene anche impiegato come strumento per aumentare il realismo di alcune scene, per evidenziare l'importanza della lingua e della cultura di appartenenza (Jonsson, 2005) e per rappresentare la voce interna dell'autore quando appare all'interno del testo narrativo (Callahan, 2004)[61].

Insegnamento della lingua italiana in Canada[modifica | modifica wikitesto]

Il Canada è il dodicesimo Paese a livello mondiale per numero di studenti della lingua italiana, con un totale di 37.375 alunni[62].

L'interesse verso la lingua italiana è dovuto principalmente a motivi personali e alla volontà di relazionarsi con i membri della famiglia di origine italiana. Ma gli interessi sono anche di arricchimento culturale e a volte professionale: diversi giornalisti, studiosi, medici ed artisti sono studenti di lingua italiana.

L'insegnamento dell'italiano nel sistema scolastico[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del sistema scolastico canadese l'italiano è una delle cosiddette International Languages e i programmi di lingua italiana sono chiamati Extended Day. Solitamente all'interno delle scuole le discipline curricolari vengono insegnate soltanto in francese o in inglese e di conseguenza l'insegnamento curricolare di una terza lingua a partire dalla scuola secondaria è un'esperienza limitata. In generale nella maggior parte delle classi l'insegnamento dell'italiano ha carattere facoltativo e si svolge il sabato mattina, in altre, dove i residenti del quartiere sono in maggioranza di discendenza italiana, l'insegnamento della lingua italiana è integrato con gli altri insegnamenti curriculari e coinvolge tutti gli studenti, compresi quelli che non hanno discendenza italiana. Per le scuole elementari non viene richiesta nessuna particolare qualifica agli insegnanti di lingua, se non quella di conoscerla. Nelle scuole medie e superiori al personale docente è richiesto il possesso di specifici titoli di studio.

In molte università canadesi come quelle nella provincia del Québec e nelle quattro principali università di Montréal, esistono sezioni di italiano nei dipartimenti di Lingue straniere. Tuttavia è necessario avere un numero minimo di iscritti per attivare il corso e spesso le università non riescono a raggiungere queste richieste.

L'insegnamento dell'italiano al di fuori delle scuole[modifica | modifica wikitesto]

I corsi extracurricolari di lingua italiana sono tenuti dagli Enti Gestori, organizzazioni senza scopo di lucro che hanno come obiettivo promuovere e diffondere la lingua e la cultura italiana.

In Canada sono attivi dieci Enti Gestori:

  • Montréal

- Italian-Canadian Cultural Assosiation (ICCA) of Nova Scotia;

- Patronato Italo-Canadese Assistenza agli Immigrati (PICAI);

- Centro Scuola Dante Alighieri (CESDA);

  • Ottawa

- Centro giovanile formativo italo-canadese;

  • Toronto

- Centro Scuola e Cultura Italiana;

- Società Dante Alighieri- Comitato di Winnipeg;

- Hamilton Dante Centre for Italian Language and Culture;

  • Vancouver

- Italian Cultural Centre;

- Società Dante Alighieri- Comitato di Edmonton;

- Centro Linguistico e Culturale italiano di Calgary (CLCIC).

Anche presso gli istituti italiani di cultura (IIC) si svolgono attività di diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo "[…]attraverso la predisposizione. di una programmazione culturale annuale nonché mediante la creazione di una rete di rapporti con le istituzioni dei paesi ospitanti, proponendosi come centri propulsori di attività e di iniziative di cooperazione culturale e contribuendo, in particolare, alla creazione di condizioni favorevoli all'integrazione degli operatori italiani nei contesti culturali internazionali"[63]. In Canada sono attivi due IIC: quello di Montréal e quello di Toronto. Inoltre in Canada è attiva la Società Dante Alighieri con sette sedi a Edmonton, Montréal, Ottawa, Québec, Vancouver, Windsor e Winnipeg. Oltre agli Enti Gestori e agli IIC esistono altre associazioni che si occupano di organizzare corsi di lingua italiana, alcune interne alle università come la US News Education e l'Associazione Italiana degli Agenti e dei Consulenti Linguistici per lo studio all'estero (IALCA). C'è anche l'Immigration Canada: Studying in Canada che si occupa anche, tra le altre cose, di programmi di soggiorno-studio per studenti stranieri.

Nel 2017, sotto i governi Renzi e Gentiloni, sono stati istituiti fondi quadriennali destinati agli enti gestori dal valore di 150 milioni di euro[64] così ripartiti: 112.350.000 euro al Centro Scuola di Toronto, 35.000 euro al PICAI, 15.000 euro al CESDA, 67.000 euro al CCI di Vancouver, 4.000 euro all'ente gestore di Edmonton, 4.000 euro alla Dante Alighieri di Calgary. Questi finanziamenti sono stati fatti al fine di promuovere la lingua e la cultura italiana. Nel 2019 il PICAI ha dovuto interrompere i corsi di lingua italiana per mancanza di fondi, mobilitando i genitori degli studenti che hanno firmato una petizione per richiedere di reintegrare i contributi[65].

Il Canada e le lingue minoritarie[modifica | modifica wikitesto]

In Canada viene riconosciuto alle comunità linguistiche minoritarie il diritto a mantenere la lingua e la cultura d'origine con appostiti programmi secondo quanto stabilito dalla Carta canadese dei diritti e delle libertà (1982). Negli anni '80 in Ontario oltre 40.000 studenti delle scuole elementari sono stati iscritti a corsi di italiano, rappresentando quasi la metà delle iscrizioni totali per lingue non ufficiali.

Gli studenti devono ricevere almeno un'istruzione di base nelle loro lingue ereditarie e studiare materiale culturalmente rilevante del loro Paese di origine. All'interno della scuola le lezioni possono essere tenute seguendo un percorso formativo bilingue in parallelo (la didattica è tenuta sia in lingua d'origine sia in francese o l'inglese)[66] oppure bilingue di transizione (ovvero l'insegnamento è in lingua d'origine, affiancata dall'insegnamento di francese o inglese che subentrerà con gli anni fino a essere l'unica lingua utilizzata). In realtà, come sottolinea Naghmeh Babaee[67], i programmi in parallelo e di transizione esistono solo in alcune province (Manitoba, Saskatchewan, Alberta e British Columbia) e per una rosa limitata di lingue come ucraino, spagnolo, mandarino, ebraico, russo e tedesco.

Questo avviene perché l'istruzione in Canada ricade sotto la giurisdizione provinciale e per questo motivo lo statuto delle lingue varia da provincia a provincia sulla base delle comunità etniche presenti; le sovvenzioni e i fondi messi a disposizione dipendono dal numero di persone appartenenti alla minoranza etnica e dal numero di iscrizioni. I corsi, aperti a tutti, risultano frequentati nella quasi totalità da studenti appartenenti alla comunità stessa.

Media italiani in Canada[modifica | modifica wikitesto]

La diffusione della lingua e della cultura italiana venne incentivata a partire dal dopoguerra attraverso i mezzi di comunicazione di massa, importanti per mantenere vivo il senso di appartenenza al proprio Paese di origine.

La prima stazione radio multilingue del Canada venne fondata nel 1966 da Johnny Lombardi, figlio di immigrati italiani, e venne denominata CHIN (Canadian radio station). Oggi la CHIN radio è una delle più importanti stazioni radio di Toronto e trasmette i suoi programmi in più di 30 lingue[68].

Il primo canale televisivo multiculturale (CFMT-TV) fu fondato nel 1979 da Dan Iannuzzi, italo-canadese di terza generazione. Iannuzzi è stato una figura fondamentale per la storia dei media multiculturali. Venti anni prima, insieme ad Arturo Scotti, aveva fondato (il 2 giugno 1954) il giornale italo-canadese Republic Day, distribuito in Ontario e in Quebec. Successivamente, come proprietario della Multimedia Nova Corporation si occupò della pubblicazione di numerose riviste tra le quali: Town Crier Community Newspapers, Corriere Canadese (in lingua italiana), Tandem Magazine (giornale in lingua inglese per i figli di emigrati italiani), Correo Canadiense (in lingua spagnola), O Correio Canadiano Nove Ilhas (in lingua portoghese) e Insieme (in lingua italiana)[69].

Attualmente i media italiani attivi in Canada sono:

  • Rai international.
  • TLN- Telelatino. Ha iniziato le trasmissioni nell'ottobre 1984 e propone programmi in italiano, spagnolo e inglese. La programmazione è costituita da Canale 5, Video Italia e fino al 2003 dai programmi RAI.
  • Corriere italiano. È stato fondato a Montréal negli anni ‘50 da Alfredo Gagliardi. Oggi è attiva anche la versione online.
  • Cittadino canadese. È il più antico giornale in lingua italiana del Canada, fondato nel 1941 da Antonio Spada. Con la tiratura di 15 000 copie e 20 pagine in formato tabloid[70], è il settimanale primo in Québec e in Canada. Prevede il servizio a domicilio per gli abbonati e il ritiro presso i punti di distribuzione ogni mercoledì. Offre notizie dal mondo e dall'Italia[71].
  • Panoram Italia. Fondata nel 2002 da Antonio Zara, oggi è letta da 1,5 milioni di italo-canadesi. Viene pubblicata ogni due mesi in due distinte edizioni: una per l'area di Montréal e Ottawa e una per l'area di Toronto. Lo scopo del giornale è "to maintain or rekindle the connection Italian-Canadians have to their heritage, by turning a spotlight on outstanding actors in the community, while also presenting the beauty and diversity of Italian art, food, history and travel to all Italophiles"[72].
  • L'ora di Ottawa. Nato alla fine del 1968 dai napoletani Mario Colonnese e il genero Elio Coppola. Lo chiamarono L'Ora di Ottawa perché il nonno di Mario Colonnese a Napoli aveva edito un giornalino che si chiamava "La Mezzora". Inizialmente veniva pubblicato ogni due mesi per poi passare all'uscita settimanale.
  • La voce. Fondata nel 1982 si rivolge a tutti coloro che si interessano alla cultura italo-canadese, specialmente agli imprenditori. Esce ogni due mesi e sottolinea il lavoro degli imprenditori di origine italiana in Canada. Ha 2.500 abbonati di cui l'80% in Québec[73].
  • Accenti. È stato fondato nel 2002 da Domenic Cusmano e Licia Canton. I temi affrontati sono lo stile di vita e la cultura italiana; dal 2005 ha lanciato un concorso di scrittura e dal 2007 un concorso di fotografia[74].
  • CFMB. Radio multilingue nata nel 1962. Nei giorni feriali dalle 5:00 alle 18:00 si ascoltano programmi in lingua italiana[75][76].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Statistiche ufficiali dello Stato del Canada.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Ibidem.
  3. ^ Ministero degli Affari esteri, Rapporto diffusione italiano-2019, p.19.
  4. ^ Troilo 2011, p.2.
  5. ^ Ivi, p.3.
  6. ^ Emigrazione italiana, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
  7. ^ Messina 1976, pp. 247-251.
  8. ^ Lucy di Pietro è una manager italo-canadese dell'Association for the Memory of Italo-Candian Immigrants (AMICI).
  9. ^ Scarfi 2011, p. 47.
  10. ^ Ivi p. 46.
  11. ^ Cameron 2014, p. 73.
  12. ^ Troilo 2011, pp. 4-5.
  13. ^ Franzina 1989, p. 3.
  14. ^ Concetto definito inizialmente per descrivere l'emigrazione italiana in Australia e successivamente impiegato per tutti i fenomeni migratori.
  15. ^ Audenino e Tirabassi 2008, pp. 43-48.
  16. ^ Si è passati da 26.183 emigrati degli anni 1921-1930 a 3.898 emigrati del decennio 1931-1940.
  17. ^ The Critical Thinking Consortium, Overview of the War Measures Act
  18. ^ a b Gebbia 2008, p.63.
  19. ^ a b Troilo 2011, p. 11.
  20. ^ Gabaccia 2002.
  21. ^ Scarfi 2011, p. 63.
  22. ^ Ivi, pp. 61-62.
  23. ^ Bumsted 2007, pp. 394-405.
  24. ^ Biography.com, voce Pierre Trudeau
  25. ^ Rapporto finale Progetto ITACA, Collettività italo-canadesi per l'internazionalizzazione dei distretti, Istituto di Affari Internazionali, 2009. Cfr [1] Archiviato il 27 giugno 2011 in Internet Archive..
  26. ^ Dati raccolti dall'AIRE
  27. ^ Rapporto Italiani nel Mondo-2019, Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana. Disponibile all'indirizzo [2]
  28. ^ Ivi p.8.
  29. ^ Italia, in 10 anni espatriati oltre 180 mila laureati, in L'economia, 16 dicembre 2019.
  30. ^ Report Istat, Aumentano gli italiani che si trasferiscono all'estero, diminuiscono le immigrazioni [3].
  31. ^ Avveduto 2004, p.14.
  32. ^ Tirabassi 2002, p. 717-738.
  33. ^ Data tables, 1996 su Statistics Canada
  34. ^ 2001 Census Topic-based tabulations su Statistics Canada
  35. ^ Place of birth for the immigrant population by period of immigration su Statistics Canada [4] Archiviato il 1º luglio 2013 in Internet Archive.
  36. ^ Data tables, 2011
  37. ^ Data tables, 2016 Census, su Statistics Canada.
  38. ^ Statistiche ufficiali dello Stato del Canada
  39. ^ Zanni 2012, Italiani all'estero, a Toronto si parla ancora italiano in ItaliaChiamaItalia. [5]
  40. ^ Per "lingua madre" si intende la L1 che è stata appresa dalla nascita e che viene sempre parlata e compresa al momento del censimento.
  41. ^ Villata p.49.
  42. ^ Parlate regionali in Italia e italiano all'estero due lingue diverse con gli stessi problemi. Secondo l'autore queste percentuali potrebbero essere dovute al fatto che, per far sì che i figli abbiano un'ottima competenza in due lingue, i genitori hanno adottato la strategia linguistica: "una persona una lingua".
  43. ^ Ivi, p.42.
  44. ^ Data tables, 1991 su Statistics Canada [6],
  45. ^ italianese, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2008.
  46. ^ Villata 2010.
  47. ^ Danesi1985, pp. 110-113.
  48. ^ Reinke 2014.
  49. ^ [7]
  50. ^ Dizionario Garzanti Linguistica voce Calco
  51. ^ Zanfino 2013, p.122.
  52. ^ Reinke, Language contact in a multilingual setting.
  53. ^ Ivi pp.156-158
  54. ^ Ibidem
  55. ^ Ivi pp. 160-161.
  56. ^ Ivi pp.160-161.
  57. ^ Ivi pp. 158-160.
  58. ^ Ivi pp.158-160.
  59. ^ Giuliano Bernini, acquisizione dell'italiano come L2, in Enciclopedia dell'italiano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
  60. ^ Giovanna Alfonzetti, commutazione di codice, in Enciclopedia dell'italiano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000.
  61. ^ Baldo 2019.
  62. ^ Ministero degli Affari esteri, Rapporto diffusione italiano-2019, p.19
  63. ^ Camera dei Deputati, dossier Le attività nel campo della promozione culturale italiana all'estero nell'anno 2017.[8]
  64. ^ Agenzia Internazionale Stampa Estero
  65. ^ Corriere italiano, PICAI ha sospeso i corsi di italiano
  66. ^ Sugli effetti del rapporto steso dalla Royal Commission on bilingualism and biculturalism del 1969, v. F. Lazzari, Il multiculturalismo, in Veneti in Canada, a cura di Gianpaolo Romanato, (Longo ed., Ravenna, 2011), in Archivio storico del Senato (ASSR), Donazione Francesca Alderisi, 1.32, p. 25.
  67. ^ Babaee 2012
  68. ^ Sito web di CHIN Radio
  69. ^ Toronto Public Library
  70. ^ In campo editoriale con il termine "tabloid" si designa il foglio con misure 279,4 × 431,8 mm (11 × 17 pollici).
  71. ^ Sito web del Cittadino canadese
  72. ^ Sito web di Panoram Italia
  73. ^ Sito web La voce
  74. ^ Sito web di Accenti
  75. ^ Sito web di CFMB
  76. ^ Istituto Italiano di Cultura di Montréal [9].

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