Carrefour

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Carrefour
Logo
StatoFrancia Francia
Forma societariasocietà anonima
Borse valori
ISINFR0000120172
Fondazione1959 a Annecy
Sede principaleBoulogne Billancourt
Persone chiaveAlexandre Bompard
Settoregrande distribuzione organizzata
Prodottialimentari e beni di largo consumo
Fatturato87,5 miliardi di (2016)
Utile netto3,3 miliardi di (2016)
Dipendenti490 000 (2016)
Slogan«Ti adoro (Market)
Vivi di Gusto (Market Gourmet)
Ci pensa Market (Market Urbano)»
Sito web

Carrefour è una catena di supermercati e ipermercati francese. È nata ad Annecy nel 1959.

Carrefour è il quarto più grande gruppo di vendita al dettaglio nel mondo in termini di reddito e vendite ed il secondo a livello europeo, dopo la tedesca Schwarz Gruppe.[1] È presente in 30 paesi, principalmente nell'Unione europea, Brasile e Argentina, oltre che in Nord Africa e in Asia.

La rete di vendita è formata da ipermercati, centri commerciali, market di prodotti alimentari, propri format commerciali, marchi affiliati.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo è stato creato da Marcel Fournier e Louis Defforey.

Il primo supermercato Carrefour apre nel 1959 ad Annecy in Francia, poi diventato il punto di vendita Carrefour più piccolo al mondo.

Presenza di Carrefour del mondo (2012)

     Punti operativi

     In via di chiusura

     Tramite marchi affiliati

Tra gli anni 2000 e 2014, il gruppo Carrefour ha disinvestito in Portogallo (cedendo alla società Sonae gli ipermercati ma non i supermercati), in Svizzera (dismettendo l'intera rete di vendita a favore di Coop Svizzera) ed altri Paesi (Cile, Corea del Sud).

In contemporanea alle dismissioni, Carrefour ha deciso di investire in paesi dell'Est europeo (Romania e Bulgaria in primis) e in Cina, arrivando ad oltre 100 negozi e ha avviato aperture in Russia e Cina con la consulenza strategica di banca Citigroup.[2]

Il progetto di espansione in Russia viene accantonato nell'ultimo trimestre del 2009, dopo l'apertura del megastore a Mosca, area che vantava un reddito pro-capite pari al doppio della media nazionale, ma nello stesso tempo un mercato ormai al limite delle proprie potenzialità.[3]

In Italia, Carrefour ha scelto dal 2009 di focalizzarsi nell'area centrosettentrionale del paese, rilevando in particolare la rete a marchio Generale Supermercati (GS) e DìPerDì, che aveva precedentemente acquisito attorno al 2000.

Nell'aprile 2018, le autorità indiane hanno autorizzato la statunitense Walmart ad acquisire il controllo della società Flipkart, quale primo operatore estero nel mercato della grande distribuzione organizzata[4].

Nel primo semestre 2018, Carrefour ha concluso tre accordi di partenariato strategico e di durata pluriennale, che si prevedono operativi entro la fine dell'anno[5]:

  1. con la cinese Tencent, preceduta dall'accordo di Alibaba con Auchan SA[6], in merito a big data, pagamenti e servizi mobili;
  2. con la statunitense Google: per l'integrazione di Google Shopping, Google Home e Google Assistant[7], e lo sviluppo di nuove applicazioni. Nel 2019 è programmato limitatamente a circa 1 000 dipendenti ed alla rete distributiva francese;
  3. con la britannica Tesco: per portare dal 25% al 33% la quota dei prodotti a marchio proprio, che per la seconda si aggira intorno al 50% nel Regno Unito[5]. L'accordo si propone di estendere in Francia il cosiddetto sistema di etichettatura a semaforo dei generi alimentari, penalizzante per le DOP italiane[8].

Il 95% dei centri della grande distribuzione britannica adotta questo sistema di etichettatura, per il quale la Commissione Europea nel 2014 ha presentato vari rilievi e aperto una procedura di infrazione nei confronti degli Stati membri interessati[9][10], che nel 2017 sembrava destinata all'archiviazione[10].

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 novembre 2007, un'offerta di olio di colza con lo sconto del 20% ha scatenato una ressa con tre morti e 30 feriti in un negozio Carrefour di Chongqing, in Cina. Le vittime sono state calpestate da una folla gigantesca che premeva per acquistare una bottiglia da 5 litri di olio. L'offerta è inserita nell'ambito dei festeggiamenti per il decimo anniversario della sua prima apertura nel paese. Ma si è andati oltre tutte le previsioni di successo: centinaia di cinesi si sono messi in fila dalle 4 del mattino per accaparrarsi uno sconto su un prodotto che dall'inizio dell'anno ha subito rincari del 30%. All'apertura dei cancelli diversi clienti sono finiti a terra e sono stati travolti e schiacciati dalla massa.[11]

Loghi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ TOP 50 GLOBAL RETAILERS (Kantar Consulting), STORES - National Retail Federation, 2018. URL consultato il 9 agosto 2019 (archiviato il 9 agosto 2019).
  2. ^ Un articolo sulla vendita degli iper, su gdonews.it (archiviato dall'url originale il 13 febbraio 2008).
  3. ^ (EN) M.Saltmarsh e Andrew E. Kramer, Catena della distribuzione francese comunica la chiusura del punti vendita russi, su nytimes.com, 16 ottobre 2009. URL consultato il 10 agosto 2018 (archiviato il 19 gennaio 2019).
  4. ^ (EN) K. Sidhartha, Walmart’s deal to go through despite worries, su indiatimes.com, 25 aprile 2018. URL consultato il 10 agosto 2018 (archiviato il 10 agosto 2018).
  5. ^ a b Corriere della Sera-inserto "Economia", 7 Agosto 2018, pag. 28
  6. ^ (EN) Tencent to Back Carrefour in Challenge to Alibaba Retail, su bloomberg.com, 23 gennaio 2018. URL consultato il 10 agosto 2018.
  7. ^ (EN) Carrefour and Google Sign Strategic Partnership to Innovate on New Distribution Models and Commerce Experiences, su businesswire.com. URL consultato il 10 agosto 2018.
  8. ^ Alleanza Tesco-Carrefour boccia il Made in Italy, su coldiretti.it, 2 luglio 2018 (archiviato il 10 Agosto 20q8).
  9. ^ M. Rubino, L'Ue boccia l'etichetta 'a semaforo' in Gran Bretagna, su repubblica.it, 1º ottobre 2014. URL consultato il 10 agosto 2018 (archiviato il 19 aprile 2018).
  10. ^ a b Etichettatura nutrizionale a semaforo, si riapre lo scontro tra Italia e UE, su m.iltirreno.gelocal.it, 9 marzo 2017. URL consultato il 10 agosto 2018 (archiviato il 9 marzo 2018).
  11. ^ La tragedia di Chongqing, su roma-citta.it (archiviato dall'url originale il 30 ottobre 2008).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]