Esselunga

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'antica forma della S minuscola, vedi S lunga.
Esselunga
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione1957 a Milano
Fondata daBernardo Caprotti, Guido Caprotti, Claudio Caprotti, Nelson Rockfeller
Sede principaleLimito di Pioltello
GruppoSupermarkets Italiani
Persone chiave
SettoreGrande distribuzione organizzata
ProdottiAlimentari e beni di largo consumo
Fatturato7,7 miliardi di [1] (2017)
Utile netto305,8 milioni di [1] (2017)
Dipendenti23.094 (2017)
Slogan«Straordinario Quotidiano»
Sito web

Esselunga S.p.A. è una società italiana operante nella grande distribuzione organizzata nell'Italia settentrionale e centrale con supermercati e superstore. È una controllata di Supermarkets Italiani. Esselunga controlla circa l'8,7% delle vendite in supermercati e ipermercati italiani con oltre 150 punti vendita per la maggior parte concentrati in Lombardia, Toscana, Piemonte ed Emilia-Romagna, oltre che a Verona, La Spezia, Roma ed Aprilia.[2]

Nell'anno 2007 la Supermarkets Italiani S.p.A. è, grazie alla sua controllata, la ventitreesima azienda italiana per fatturato, e prima nella grande distribuzione organizzata italiana.[3]

Nel 2014 Esselunga è al sedicesimo posto nella Lista delle maggiori aziende italiane per fatturato[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Anni cinquanta[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei primi "Supermarket" a Milano, in viale Zara

A metà degli anni cinquanta l'imprenditore Nelson Rockefeller fondò, tramite la International Basic Economy Corporation, assieme ad alcuni soci italiani, la prima catena italiana di supermercati, la Supermarkets Italiani S.p.A.. Dopo alcuni contatti con importanti gruppi industriali e commerciali, tra cui la Rinascente, grazie anche ai contatti alla Camera di commercio italo-americana, fu possibile reperire soci interessati alla proposta[5]. I futuri soci Guido Caprotti e Marco Brunelli vennero a sapere dei progetti di Rockefeller mentre si trovavano per il fine settimana a Saint Moritz e, nei saloni dell'hotel Palace, ascoltarono i due fratelli Brustio (top manager del gruppo La Rinascente) discutere sul fatto che alcuni americani erano in trattative per aprire dei supermercati in Italia. «I due amici capiscono al volo che si tratta di un'opportunità unica. A Milano convincono Bernardo e parte subito l'operazione per battere la Rinascente. Grazie alla mediazione della contessa Laetitia Boncompagni Pecci Blunt, contattano il magnate di New York e riescono ad averlo ospite nella dimora alle spalle della Scala: una cena lombarda, con risotto e involtini, che sancisce la nascita di Esselunga»[6]

Il successo dell'iniziativa fu enorme e ogni volta che apriva un nuovo Supermarket doveva intervenire la polizia per l'afflusso di folla e inoltre c'erano cronisti e ambulanze per le emergenze.[7]

La società fu costituita il 13 aprile 1957 a Milano come Supermarkets Italiani S.p.A e un capitale sociale di un milione di lire sottoscritto per il 51% dall'Ibec e per il restante da azionisti italiani - gli industriali tessili Bernardo e Guido Caprotti (18%), gli imprenditori e proprietari del Corriere della Sera Mario e Vittorio Crespi (16,5%), Marco Brunelli, figlio di un notorio antiquario milanese (10,3%), la principessa Laetitia Boncompagni, amica personale di Nelson Rockefeller (3%) e Franco Bertolini, consigliere finanziario dei Crespi (1,2%). Nel giro di tre mesi il capitale sociale fu elevato dapprima a 60 e quindi a 420 milioni; consiglieri furono nominati Franco Bertolini, Marco Brunelli, Bernardo Caprotti, Ruggero di Palma Castiglione, Roland H. Hood, Wallace D. Bradford. I nuovi soci non solo si dimostrarono pienamente disposti ad accettare le condizioni poste dall'Ibec in fatto di proprietà, di amministrazione e di gestione, ma si dichiararono anzi desiderosi di contribuire alla creazione di negozi che fossero esatte repliche dei supermercati statunitensi, condotti in modo esclusivo da management americano, come ricordò Boogart: «Inoltre(…) non volevano che i nostri negozi subissero l'influenza degli italiani. Volevano che i nostri negozi fossero, tanto nella gestione quanto nell'aspetto, perfettamente identici a quelli americani. (…) … Volevano un top management americano che durasse e il motivo per cui accettavano questa sfida era che glielo avevano promesso. Non solo: anche nel nome non dovevano esserci dubbi sul modello scelto come riferimento, per cui i soci italiani bocciarono la proposta americana di utilizzare insegne come Mercado o Mercato, in favore del termine Supermarket: Abbiamo discusso a lungo sul nome da dare e sono stati i fratelli Caprotti a suggerire di chiamarlo semplicemente Supermarket…”»[5]

Il primo punto vendita della Supermarkets Italiani S.p.A. fu inaugurato il 27 novembre 1957 in una ex-officina di viale Regina Giovanna a Milano dai Rockefeller. L'insegna costituita dalla scritta "Supermarket", disegnata da Max Huber, era caratterizzata da una S la cui parte superiore era molto allungata. Quell'insegna darà poi il nome all'"Esselunga". Nel corso degli anni, lo stabile dove Esselunga aprì il suo primo punto vendita venne ceduto ad altre catene di supermercati.

Anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Venne aperto un primo supermercato in Toscana a Firenze il 9 febbraio 1961 in via Milanesi.[8] I fratelli Caprotti (Bernardo, Guido e Claudio) lo stesso anno acquisirono il 51% della proprietà fino ad allora detenuto da Rockefeller, pagando 5 milioni di dollari col contributo di Marianne Maire in Caprotti, madre dei tre fratelli Caprotti, con 300 milioni di lire[6]. Il management americano, capitaneggiato non più da Richard W. Boogart, ma da Dick Simpson e Roland Hood, lasciò la gestione della Supermarkets Italiani nei primi anni sessanta. Gli americani, oltre a lasciare la loro impronta gestionale sui supermercati, avevano impostato il magazzino e avviato la produzione di alcuni prodotti a marchio privato inesistenti sul mercato italiano (es.: pane in cassetta). Bernardo Caprotti divenne amministratore delegato nel 1965 e venne coadiuvato da Ferdinando Schiavoni (allora direttore commerciale e, nel tempo, vice – presidente e azionista) e da Claudio Caprotti[6] che si occupò dello sviluppo e della gestione della filiale fiorentina fino al 1972[5]. Nel tempo i Caprotti e Schiavoni verranno affiancati da Paolo De Gennis, che diventerà prima direttore generale e poi vice presidente; De Gennis svilupperà, in seguito, i reparti dei prodotti freschi.

Dagli anni settanta agli anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Supermarket Esselunga

Grazie all'apporto di Charles Fitzmorris Jr, nel 1974 l'azienda costruì il suo primo magazzino informatizzato[9]. In collaborazione con l'Armando Testa, nel 1979 vennero lanciati i surgelati Esselunga,[10] i primi prodotti a marchio con il nome della catena[11] ai quali seguiranno poi i marchi Fidel, Naturama, Bio e Top che rimpiazzeranno i marchi creati negli anni sessanta.

Intanto le dimensioni dei supermercati divennero sempre più grandi. Tra il 1987 e il 1988 l'agenzia Armando Testa diede al logo Esselunga la sua versione attuale.

Sul modello degli store americani della catena Dominick's nei quali stava lavorando Giuseppe Caprotti, nel 1989 venne inaugurato il primo Superstore della catena a Firenze in via di Novoli[12]. Poi, nel 1991 venne inaugurato il primo centro commerciale a Marlia vicino a Lucca. Nel 1994 venne introdotto un programma di fidelizzazione della clientela, Fidaty e l'anno successivo partì una prima campagna pubblicitaria incentrata sulla qualità in collaborazione con l'Armando Testa con lo slogan “Da noi la qualità è qualcosa di speciale” alla quale seguì la campagna “Famosi per la qualità”; le affiches delle due campagne furono esposte al Louvre[13].

Nel 1989, sempre sul modello americano importato da Giuseppe Caprotti, si aprì il primo reparto profumeria. In seguito quel settore diventerà una catena a parte e il 26 giugno 2002 viene inaugurata la prima profumeria (il primo marchio della profumeria è Olimpia Beautè che poi diventerà EsserBella), nella galleria di via Ripamonti a Milano.[14]

A metà degli anni novanta vennero testati i primi due bar nei punti di vendita di Parma e Sarezzo.[15]

Dagli anni duemila ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2003, a Pantigliate (MI), si ebbe l'apertura di uno dei primi bar del gruppo, solitamente associato ai Superstore più grandi, con marchio Bar Atlantic.[16]

La catena è stata tra le prime nella GDO italiana a vendere prodotti biologici e la possibilità di fare la spesa on–line oltre che l'introduzione di prodotti biologici e del reparto non food e della Centrale ESD.[17][18] [19][20][21] Il 1º marzo 2017 viene aperto a Varedo (MB) il primo drive per il ritiro della spesa effettuata on-line denominato Clicca e Vai.[22]

Nel giugno 2018 Sami Kahale è il nuovo direttore generale: ha trascorso 33 anni in Procter&Gamble fino ad assumere il ruolo di amministratore delegato per l'area del Sud Europa.[23]

Modello di business[modifica | modifica wikitesto]

Superstore Esselunga

Ispirato da Nelson Rockefeller e dai suoi manager, Bernardo Caprotti, con l’aiuto dei i suoi fratelli Guido e Claudio Caprotti, e dei suoi figli Giuseppe e Violetta Caprotti[5], è riuscito a creare un’azienda di grande successo: oggi ha più di 22 mila dipendenti e 149 punti vendita, e con 6,8 miliardi di fatturato è la più grande società che si occupa in Italia di grande distribuzione organizzata. Una delle caratteristiche è il modello di business scelto, che si contraddistingue per un’organizzazione in grandi e grandissimi punti vendita, la maggior parte di dimensioni simili, una scelta che ne rende più semplice e omogeneo il rifornimento e consente la gestione attraverso da un centro di distribuzione unico con reparti dedicati ai vari specifici settori, frutta e verdura, gastronomia, vini.[24]

A differenza dei concorrenti, come Coop, Carrefour e Auchan, che puntano anche su punti vendita di dimensioni più ridotte, ma diffusi in maniera più capillare, i punti vendita si trovano quasi esclusivamente in grandi città o nelle loro immediate vicinanze. Inoltre, Esselunga è presente quasi soltanto nel nord Italia: in particolare in Lombardia, Piemonte, Emilia, Toscana e nel Lazio a Roma.[24]

La scelta della posizione costituisce un elemento rilevante del modello di business di Esselunga in un settore come la grande distribuzione nel quale una buona location è alla base del successo dell’impresa. In tale scenario Esselunga si è costruita fin dagli esordi la fama un’azienda che pone grandissima attenzione alla scelta del posizionamento.[24]

Una ulteriore caratteristica chiave è legato al fatturato per metro quadro, che fa di Esselunga una best practice internazionale: infatti Esselunga ha registrato nel 2015, ultimo dato disponibile, 15.732 euro di vendite per metro quadro, il doppio circa della media italiana nella grande distribuzione alimentare, che si attesta a 7.184 euro per metro quadro.[25]

L’innovazione continua costituisce un pilastro del modello aziendale, testimoniato dall’ingresso anche nel settore della vendita online “Esselunga a casa” era, ed è tuttora, il primo sito italiano di vendita online di prodotti fisici[26]. Anche nella scelta dei prodotti Esselunga ha mostrato un’attenzione all'evoluzione dei consumi ampliando l’offerta e offrendo oltre ai classici prodotti da supermercato anche prodotti di altro genere, dalla tecnologia ai giocattoli.[26] L’impostazione di Esselunga è legata alla visione del suo fondatore e del di lui figlio Giuseppe e al loro rapporto con gli Stati Uniti[6], dove acquisisce una mentalità fondata sull’innovazione, la sperimentazione ed il marketing.

Grazie a questa frequentazione con l’America, Bernardo Caprotti e Giuseppe Caprotti furono i primi a introdurre in Italia molte innovazioni nel settore e in particolare il primo a: entrare nel business dei supermercati; aprire un ufficio marketing interno dedicato alle strategie di comunicazione e di fidelizzazione della clientela;[26] passare dal supermercato al superstore come leva di sviluppo ed incremento del volume di vendita.[5][27]

Dati economici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2016 ha realizzato un fatturato di 7,5 miliardi di euro.[28] Nel 2017 i ricavi hanno toccato i 7,75 miliardi di euro con un aumento del 3,1% rispetto al 2016 grazie anche all'apertura di 4 nuovi punti vendita. Il Mol (margine operativo lordo) è aumentato del 7,8% a 650 milioni (vale l'8& delle vendite) grazie all'operazione di consolidamento sugli 83 immobili di Villata (ai tre eredi Caprotti, che avevano ciascuno il 22,5%, sono toccati 321 milioni a testa). L'utile ha superato i 305 milioni (+38%). In crescita anche il numero dei dipendenti.[1]

Marketing[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei tratti distintivi dell’azienda, soprattutto nei suoi primi decenni di vita è il desiderio di essere sempre all’avanguardia nel settore non solo per i prodotti, ma anche sotto il profilo del marketing pubblicitario[6][29].

Già nel 1994 Esselunga si dota di un ufficio marketing che gradualmente estende i suoi settori di competenza a:

  • Call center
  • Ricerche di mercato
  • Spazi pubblicitari nei supermercati
  • Pubblicità
  • Promozioni

Se inizialmente l’ufficio marketing di Esselunga si concentra su campagne pubblicitarie dai meri fini commerciali, in seguito Bernardo Caprotti - grazie al suggerimento di sua figlia Violetta Caprotti[6] - si ispira alle grandi campagne americane, ripensando la promozione come l’occasione per raccontare il marchio, valorizzando l’alta qualità dei prodotti venduti[30].

Uno degli elementi chiave dell’immagine di Esselunga è legata, infatti, all’enfasi sulla qualità dei prodotti, che si testimonia nell’introduzione di linee di prodotto dedicate. Un esempio è il marchio Esselunga Naturama: una linea di prodotti freschi come frutta, verdura, carne, polleria e pesce, che si distinguono perché controllati in ogni momento della preparazione, secondo i disciplinari dell’azienda.

Da un'idea imprenditoriale di Giuseppe Caprotti (figlio di Bernardo), la catena è stata tra le prime nella GDO italiana a vendere prodotti biologici[26].

Il nuovo modo di raccontare l’azienda e il prodotto viene inteso dai Caprotti come un legame di fiducia tra il consumatore ed Esselunga. Da questa idea nasce, nel 1995, la Fidaty card[31], su suggerimento dell’americano Tom Wilson e su impulso di Giuseppe e Violetta Caprotti[6][26], che permette di accedere a sconti e promozioni, oltre che di accumulare punti per ritirare dei premi[32]. Questo rapporto di fiducia si traduce anche in una fidelizzazione del cliente. Nello stesso anno viene lanciata l’emblematica campagna pubblicitaria “Esse lunga, prezzi corti” che ottiene un tale successo da spingere l’imprenditore a prendere consapevolezza dell’identificazione del suo Supermarket con “Esselunga” che diviene, presto, il nome dell’azienda[32].

Le campagne pubblicitarie di Esselunga sono state curate e ideate dal rinomato talento di Armando Testa che ha contribuito a ridisegnare il concetto stesso di pubblicità commerciale italiana. Non si tratta più di pubblicità con un semplice fine commerciale e informativo, ma di campagne che sono rimaste nell’immaginario collettivo dei consumatori. Il concetto creativo è stato sviluppato con intelligenza e ironia da Testa che ha pensato a una reinterpretazione accattivante degli alimenti freschi in vendita nei supermercati Esselunga: la qualità è tale che i prodotti assumono una ‘personalità’ distintiva. Si tratta della campagna pubblicitaria ‘Da noi la qualità è qualcosa di speciale’ che, con oltre 70 soggetti, è tuttora presente al Musèe des Affiches del Louvre[27]. Nel 2001 questa campagna è stata ripresa dall’azienda in ‘Famosi per la qualità’ con protagonisti dei veri e propri “testimonial” di qualità: Aglio e Olio, John Lemon, Alavino e Porro Seduto[6][26][27].

Cinque anni dopo nasce un’altra storica campagna pubblicitaria di Esselunga, “Nel segno della qualità” di ispirazione zodiacale. Ogni segno dello Zodiaco viene legato ad un alimento che ne assume le sembianze (il leone ad una pannocchia, i gemelli a due ciliegie, il sagittario a due spiedini, l’ariete a due conchiglie di burro etc)[33].

Le innovazioni dei Caprotti sono state rivoluzionarie sebbene si trattasse di piccole modifiche nel sistema logistico e manageriale della grande distribuzione alimentare, come l’aggiunta del codice a barre, metodo che facilita l’organizzazione e il pagamento dei prodotti[32]. Non si tratta dell’unico piccolo grande cambiamento che ha visto i Caprotti primi in Italia – grazie all’apporto del dottor Ferdinando Schiavoni[5] - : un altro esempio è rappresentato dalla promozione marketing attraverso i volantini contenenti offerte e promozioni speciali recapitati direttamente a casa dei clienti fidelizzati. Attualmente l’innovazione continua attraverso i volantini digitalizzati su app per cellulari e tablet[34].

Punti vendita[modifica | modifica wikitesto]

L'azienda opera prevalentemente nel nord-ovest dell'Italia, con una forte concentrazione soprattutto in Lombardia. Notevole anche la presenza in Toscana, con ben dieci punti vendita nel solo capoluogo Firenze.[1]

Questo è il dettaglio della presenza di Esselunga:[35]

Regione Numero
di negozi
Bar
Atlantic
Profumerie
EsserBella
Emilia-Romagna Emilia-Romagna 12 8 4
Lazio Lazio 2 2 0
Liguria Liguria 1 1 0
Lombardia Lombardia 94 52 24
Piemonte Piemonte 16 14 3
Toscana Toscana 28 10 7
Veneto Veneto 3 1 0

Concorrenza e prezzi[modifica | modifica wikitesto]

Gli effetti della concorrenza tra Esselunga e Coop ebbero ripercussioni dirette sull'andamento dei prezzi al consumo: nel settembre 2007 l'associazione Altroconsumo rese noti i risultati di un'indagine di mercato dalla quale emerse come la concorrenza tra le grandi catene di distribuzione, Esselunga e Coop in testa, sia stata strettamente legata a una sostanziale riduzione dei prezzi rispetto alla media italiana.[36]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Accuse di mobbing

Una dipendente del punto vendita Esselunga di Viale Papiniano a Milano affermò il 2 febbraio 2008 che le fosse stato impedito di recarsi alla toilette per un intero turno di lavoro. Al termine del turno, recatasi in ospedale, le venne diagnosticata una cistite emorragica. Tornata al lavoro dichiarò d'essere stata aggredita da uno sconosciuto nei bagni del supermercato.[37] La donna intentò una causa,[38] e i sindacati indissero uno sciopero. Ma i clienti del supermercato solidarizzarono con i dipendenti, boicottando l'esercizio commerciale e stracciando le tessere fedeltà.[senza fonte] Esselunga rispose acquistando una pagina su alcuni quotidiani nazionali minacciando querele per il danno d'immagine subito e dando la propria versione dell'accaduto.[39] A novembre 2009 la vicenda venne archiviata dalla magistratura perché la donna mentì; decisiva fu la perizia dell'ex psichiatra nella quale venne dichiarata affetta da disturbi psichici.[38] L'archiviazione era stata richiesta a ottobre dallo stesso pubblico ministero.[40] La dipendente fu anche colta in flagranza di reato dal personale di sorveglianza per aver sottratto diversi pacchetti di pile dagli scaffali e alcune confezioni di alimentari. La donna avrebbe ammesso la propria responsabilità e la società di Bernardo Caprotti, dopo aver presentato una denuncia-querela, la licenziò il 15 ottobre.[41]

Concorrenza con la Coop

In seguito alla pubblicazione del libro Falce e carrello nel quale Bernardo Caprotti sostenne di aver incontrato ostacoli all'espansione del suo gruppo nelle regioni «rosse» e accusato Coop locali di gravi scorrettezze commerciali, oltre che di intrecci indissolubili con la politica, Coop Liguria e Coop Estense citarono in giudizio Esselunga e il suo proprietario.

Nel 2010 e 2011 le prime sentenze diedero ragione a Bernardo Caprotti ed Esselunga, sollevandoli dalle accuse di diffamazione.[42][43]

Il 16 settembre 2011, il Tribunale di Milano condannò Esselunga per "concorrenza sleale", accogliendo il ricorso presentato tre anni prima a seguito della pubblicazione del volume edito da Marsilio, "Falce e carrello".[44]

Il 21 dicembre 2011 però, il giudice della prima sezione civile della Corte d'Appello di Milano accolse la richiesta di sospensiva presentata da Esselunga contro la precedente sentenza che, nel condannare Caprotti per concorrenza sleale contro la Coop, aveva disposto il ritiro del libro. Conseguentemente, in attesa del giudizio di secondo grado, il libro edito da Marsilio è stato ristampato e ridistribuito nel circuito commerciale. Venne sospeso anche il risarcimento da 300 000 euro a favore di Coop Italia disposto dallo stesso Tribunale di Milano sempre a metà settembre. Nell'ordinanza la Corte rilevò tra l'altro che il ritiro delle copie di Falce e carrello e il divieto di pubblicazione aveva «una sostanziale valenza di sequestro e censura», provvedimenti che possono essere attivati solo in presenza di stampa oscena, plagio, apologia del fascismo e scritti privi dei requisiti per individuare i responsabili.[45]

Il 28 giugno 2012 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato sanzionò Coop Estense con 4,6 milioni di Euro per aver «sistematicamente ostacolato i tentativi effettuati dalla concorrente Esselunga di avviare punti vendita di medie e grandi dimensioni nella Provincia di Modena». Come pena accessoria Coop Estense venne condannata a «sbloccare la situazione di stallo che si è creata e (a) farsi promotrice di iniziative che, entro sei mesi, consentano l'avvio di attività commerciali da parte del concorrente».[46]

Tangenti

Bernardo Caprotti nel 1996 patteggiò nove mesi di condanna più una multa pari all'importo di una tangente pagata alla Guardia di Finanza.[47]

Tassazione

Il 25 maggio 1996 Bernardo Caprotti indisse la sua prima conferenza stampa all'Hotel Principe di Savoia a Milano per presentare uno studio della Arthur Andersen. Nella medesima si dichiarò "schiacciato dal fisco".[48] All'incontro erano presenti Savona, Giulio Tremonti, Carlo Giovanardi e anche il presidente dell'ANNC Giorgio Riccioni che, sentendosi preso di mira dallo studio che evidenziava una minor tassazione per le coop rispetto a Esselunga (pagina 25 dello studio della Arthur Andersen[49]), prese la parola per difendere il mondo della cooperazione.[48]

Rapporti familiari

Nel febbraio del 2000 un articolo su Il Mondo intitolato "La guerra dei Caprotti"[50] stigmatizzò il rapporto tra padre e figlio. Nel 2004 Giuseppe, il figlio di Bernardo Caprotti allora amministratore delegato, fu estromesso dalla gestione dal padre che riprese personalmente la gestione della società[51] con un rapporto conflittuale coi sindacati (i cui iscritti sono aumentati del 25% nel 2005)[senza fonte], riducendo da cinquecento a trecento i prodotti biologici venduti, decidendo un taglio del 9% sul prezzo di vendita di 8.000 articoli (marzo 2005), limitando il servizio di acquisto in rete a Parma e Milano in quanto questo si era dimostrato economicamente non remunerativo.[52] Nel 2005, in un articolo uscito su “Panorama”[53] Bernardo Caprotti accusò pubblicamente il figlio di mala gestione, accusa riconfermata poi sul libro “Falce e carrello” uscito nel 2007.[54] Nel 2013 Giuseppe replicò alle accuse di mala gestione di Esselunga mossegli dal padre tramite il settimanale “L'Espresso”.[55] Fra il 2005 e il 2006 il gruppo fu riorganizzato: gli immobili di Esselunga (circa 150, per un valore di oltre 2 miliardi di euro)[56] confluirono in parte nella neo-costituita società "La Villata Immobiliare di Investimento e Sviluppo S.p.A.", e il resto (circa quaranta immobili) in Orofin SpA, entrambe controllate da Supermarkets italiani[57].

Il Sole 24 ore interpretò le operazioni di riassetto societario come segnale di una possibile cessione dell'attività operativa al gruppo britannico Tesco o a un altro gruppo estero.[58] In seguito alle preoccupazioni espresse da una parte della classe politica italiana per la cessione a proprietà straniera di un gruppo italiano della GDO, furono fatte ipotesi di un interessamento da parte di Coop.

Tuttavia Bernardo Caprotti smentì entrambe le ipotesi, dichiarando in particolare – con un'inserzione pubblicitaria in 32 quotidiani nazionali – che «Esselunga e Coop sono due aziende inconciliabili e incompatibili».[59] Bernardo Caprotti dichiarò il 21 settembre 2007 che la sua azienda non era in vendita, perlomeno non in tempi brevi, ventilando la possibilità di una quotazione in Borsa della società.[60] I conflitti tra la visione di Bernardo e quella del figlio Giuseppe non si sono ancora sopiti come racconta l'inchiesta de L'espresso[61] dell'estate del 2008. Nell'estate del 2009 uscì nelle librerie italiane il libro di Filippo Astone "Gli Affari di Famiglia" sulle vicende della famiglia Caprotti.

Comportamenti antisindacali

Nel 2002 un'inchiesta giornalistica del settimanale Diario accusò Esselunga di angherie continue sui dipendenti e di comportamenti antisindacali.[62]

Stalking

Bernardo Caprotti è stato inquisito per stalking nei confronti di Giuseppe e Violetta Caprotti.[63]

Proprietà e ruoli operativi[modifica | modifica wikitesto]

Bernardo Caprotti è morto a Milano il 30 settembre 2016[64] lasciando eredi universali la figlia Marina e la seconda moglie Giuliana.

Nel 2017 Violetta, Giuseppe, Marina e Giuliana vendono il 67,5% delle loro azioni a La Villata conseguentemente Giuseppe e Violetta Caprotti diventano azionisti di minoranza (con il 30%) della holding che controlla Esselunga.

Marina Caprotti diventa vicepresidente e Giuliana Caprotti presidente onorario. Giuseppe e Violetta Caprotti non hanno nessun ruolo operativo in azienda[65]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

La catena e il suo cofondatore e proprietario Bernardo Caprotti sono stati protagonisti del cortometraggio di Giuseppe Tornatore: "Il mago di Esselunga", distribuito gratuitamente dal 10 ottobre 2011 in 5 milioni di copie a tutti i clienti della catena[66].

Design[modifica | modifica wikitesto]

Molti dei supermarket e superstore della catena sono stati progettati da architetti famosi come Mario Botta, Luigi Caccia Dominioni, Norman Foster, Ignazio Gardella, Jacopo Gardella, Angelo Lorenzi, Carlo Alberto Maggiore, Vico Magistretti, Fabio Nonis, Renzo Piano e Giò Ponti.

Nelle canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Esselunga viene citata nelle seguenti canzoni:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Per Esselunga risultati in crescita e agli eredi di Caprotti 321 milioni a testa, su repubblica.it, 26 febbraio 2018. URL consultato il 30 giugno 2018.
  2. ^ stime di IriInfoscan in L'Espresso n. 43 anno LII del 2 novembre 2006 (o archiviato).
  3. ^ Reuters, le Imprese del 2007[collegamento interrotto].
  4. ^ Le 20 società italiane con il fatturato più alto, in Il Post, 27 ottobre 2015. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  5. ^ a b c d e f Emanuela Scarpellini, La spesa è uguale per tutti. L'avventura dei supermercati in Italia, Marsilio, 2007.
  6. ^ a b c d e f g h Caprotti dynasty, segreti e liti, su l'Espresso. URL consultato il 13 aprile 2016.
  7. ^ Supermarket, la rivoluzione ha 50 anni - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 14 aprile 2016.
  8. ^ Esselunga in Toscana. Insieme da 50 anni Archiviato il 27 settembre 2011 in Internet Archive.
  9. ^ Charles Fitzmorris, un pezzo di storia di Esselunga, su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 13 aprile 2016.
  10. ^ Una curiosità sull’immagine di un prodotto a marchio privato di Esselunga, su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 14 aprile 2016.
  11. ^ La nascita del Marketing in Esselunga, su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 14 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2016).
  12. ^ Dai Supermercati ai Superstore Esselunga (parte 1). Gli inizi e il metodo, su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 14 aprile 2016.
  13. ^ RetailWatch.it - Esselunga: il lavoro di Bernardo e Giuseppe Caprotti, su www.retailwatch.it. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  14. ^ Esselungajob - EsserBella
  15. ^ Superstore, su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 26 febbraio 2016.
  16. ^ Foodweb - Bar Atlantic, l'altra faccia di Esselunga
  17. ^ Acquisti online Esselunga leader mentre Coop rilancia il sito 11 novembre 2009, su digilander.libero.it.
  18. ^ Italia sempre più biologica Corriere della Sera, su www.corriere.it. URL consultato il 7 marzo 2018.
  19. ^ Bernardo Caprotti riconosce i meriti di Giuseppe, su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 26 febbraio 2016.
  20. ^ "Esselunga: gli anni di Giuseppe Caprotti e dei nuovi progetti", su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 26 febbraio 2016.
  21. ^ "Esselunga: gli anni della crisi ed il futuro", su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 29 febbraio 2016.
  22. ^ "Esselunga lancia il nuovo canale di vendita CLICCA E VAI", su esselunga.it. URL consultato il 10 luglio 2017.
  23. ^ Esselunga, Sami Kahale è il nuovo direttore generale, su ilsole24ore.com, 4 maggio 2018. URL consultato il 30 giugno 2018.
  24. ^ a b c Cibo e marketing Esselunga[collegamento interrotto]
  25. ^ "Il Corriere della Sera", 17 gennaio 2011
  26. ^ a b c d e f Filippo Astone, Affari di Famiglia, fatti e misfatti della nuova generazione di padroni, Longanesi, 2009, p. 109-110.
  27. ^ a b c Esselunga.it
  28. ^ Esselunga cresce ancora. Vendite a 7,5 miliardi: +3%, su ilgiornale.it, 24 marzo 2017. URL consultato il 30 maggio 2017.
  29. ^ Esselunga.it
  30. ^ Cibo e Marketing Esselunga [collegamento interrotto], su ciboemarketing.com.
  31. ^ La storia, su www.esselunga.it. URL consultato il 27 aprile 2017.
  32. ^ a b c "Close-up", Caprotti storia di un imprenditore innovativo e della sua Esselunga, 24 ottobre 2016
  33. ^ Esselunga.it
  34. ^ "Articolo Tre" Esselunga una storia di risparmio
  35. ^ Elenco punti vendita sul sito aziendale, su esselunga.it.
  36. ^ La concorrenza tra Esselunga e Coop fa abbassare i prezzi
  37. ^ Mobbing, la cassiera in lacrime "Umiliata, ho pensato di morire" - cronaca - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato il 7 marzo 2018.
  38. ^ a b TgCom.it Mobbing, cassiera Esselunga mentì
  39. ^ Querele in arrivo da Esselunga dopo la denuncia della cassiera - cronaca - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato il 7 marzo 2018.
  40. ^ La Repubblica - Esselunga, chiesta l'archiviazione, la cassiera non subì mobbing
  41. ^ (Da Il Sole 24 Ore pagina 26 del 19-10-2011 "Dal falso mobbing al furto: licenziata").
  42. ^ (Tribunale di Milano,Corriere della Sera 22 aprile 2010, Corriere della Sera 2 aprile 2011)
  43. ^ Coop Liguria perde la causa contro “Falce e carrello”
  44. ^ Corriere della Sera - «Falce &Carrello», vince la Coop Esselunga concorrente sleale
  45. ^ 'Falce e carrello', Caprotti torna in libreria (Lettera 43 - 26 dicembre 2011)
  46. ^ Comunicato stampa ACGM, su agcm.it.
  47. ^ Corriere della Sera 11/05/1996 "Armani patteggia condanna a 9 mesi - Krizia: fu rapina"
  48. ^ a b Commercio schiacciato dal fisco Corriere Della Sera 16/03/1999
  49. ^ Rapporto Arthur Andresen Coop per Esselunga marzo 1999, su digilander.libero.it.
  50. ^ La Guerra dei Caprotti Il Mondo 4 febbraio 2000, su digilander.libero.it.
  51. ^ Esselunga, torna il vecchio Caprotti: licenziati tre delegati Archiviato il 15 maggio 2006 in Internet Archive. di Giampiero Rossi, da L'Unità del 9 ottobre 2004
  52. ^ stime di IriInfoscan in L'Espresso n. 43 anno LII del 2 novembre 2006 (o archiviato).
  53. ^ Non sono in vendita, su Panorama. URL consultato il 14 aprile 2016.
  54. ^ Bernardo Caprotti, Falce e carrello. Le mani sulla spesa degli italiani, Milano, Marsilio, 2007.
  55. ^ Esselunga, la verità del figlio, su l'Espresso. URL consultato il 14 aprile 2016.
  56. ^ Sole 24 Ore, scorporo immobili Esselunga Archiviato il 10 marzo 2008 in Internet Archive..
  57. ^ Esselunga - Dopo la riorganizzazione, la struttura e i ruoli con i quali il retailer affronta le sfide del futuro
  58. ^ Riorganizzazione societaria e smentita della vendita alla Tesco e Rifiuto di vendere alle Coop.
  59. ^ La Repubblica del 21 ottobre 2006, p. 41.
  60. ^ Caprotti rimanda la vendita: mai a Wal-Mart e Tesco, Affari Italiani, 21 settembre 2007 Archiviato l'11 marzo 2008 in Internet Archive.
  61. ^ Esselunga Dynasty L'Espresso 26-06-2008
  62. ^ Esselunga, diritti corti corti, di Alessandro Gilioli, Diario.it 1º agosto 2002 Archiviato il 29 ottobre 2003 in Internet Archive.
  63. ^ Saga Esselunga, il figlio di Caprotti a processo per diffamazione contro il padre, in Repubblica.it, 12 novembre 2014. URL consultato il 23 gennaio 2018.
  64. ^ Bernardo Baprotti morto: addio al fondatore di Esselunga, aveva 90 anni
  65. ^ Daniela Polizzi, Esselunga, un bond da 900 milioni per finanziare il riassetto in famiglia, in Corriere della Sera. URL consultato il 22 gennaio 2018.
  66. ^ Il Giorno Milano, pagina 17, del 5-10-201 e Il Sole 24 Ore, pagina 23, del 4-10-2011

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN143168925 · LCCN (ENn88020889 · NLA (EN35479964