Esselunga

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Esselunga
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Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Fondazione 1957 a Milano
Fondata da Bernardo Caprotti, Guido Caprotti, Claudio Caprotti, Nelson Rockfeller
Sede principale Limito di Pioltello (MI)
Filiali
  • 153 punti vendita
  • 38 EsserBella
  • 83 Bar Atlantic
Settore Grande distribuzione organizzata
Prodotti Alimentari e beni di largo consumo
Fatturato Green Arrow Up.svg 7,01 miliardi di [1] (2014)
Risultato operativo 212 milioni (2014)
Dipendenti 21.135 (2014)
Slogan «Trionfo di freschezza»
Sito web www.esselunga.it/

Esselunga S.p.A. è una società italiana della grande distribuzione organizzata operante nell'Italia settentrionale e centrale con supermercati e superstore. È una controllata di Supermarkets Italiani. Esselunga controlla[2] circa l'8,7% delle vendite in supermercati e ipermercati italiani con oltre 150 punti vendita per la maggior parte concentrati in Lombardia, Toscana, Piemonte ed Emilia-Romagna, oltre che a Verona, La Spezia e Aprilia (LT).

Nell'anno 2007 la Supermarkets Italiani S.p.A. è, grazie alla sua controllata, la ventitreesima azienda italiana per fatturato, e prima nella grande distribuzione organizzata italiana, seguita da Auchan, al quarantasettesimo posto.[3]

Nel 2014 Esselunga è al sedicesimo posto nella Lista delle maggiori aziende italiane per fatturato[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita di Supermarkets italiani S.p.A.[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei primi "Supermarket" a Milano, in viale Zara

A metà degli anni cinquanta l'imprenditore Nelson Rockefeller fondò, tramite la sua International Basic Economy Corporation (Ibec), assieme ad alcuni soci italiani, la prima catena italiana di supermercati, la Supermarkets Italiani S.p.A. Dopo alcuni contatti con importanti gruppi industriali e commerciali, tra cui la Rinascente- falliti per sfiducia nel progetto o perché questi propendevano per una società su basi paritarie al cinquanta per cento-, grazie anche ai contatti alla Camera di commercio italo-americana, fu possibile reperire soci interessati alla proposta[5].

La nascita della società avvenne casualmente: nel 1957 Guido Caprotti e Marco Brunelli si trovavano per il fine settimana a Saint Moritz. Nei saloni dell'hotel Palace ascoltarono i due fratelli Brustio (che erano nel top management del gruppo La Rinascente) discutere sul fatto che alcuni americani erano in trattative con Rockefeller per aprire dei supermercati in Italia.

“I due amici capiscono al volo che si tratta di un'opportunità unica. A Milano convincono Bernardo e parte subito l'operazione per battere la Rinascente. Grazie alla mediazione della contessa Laetitia Boncompagni Pecci Blunt, contattano il magnate di New York e riescono ad averlo ospite nella dimora alle spalle della Scala: una cena lombarda, con risotto e involtini, che sancisce la nascita di Esselunga”[6].

“ Il 13 aprile 1957 fu costituita a Milano una società, in via Leopardi 27, con il nome Supermarkets Italiani S.p.A e un capitale sociale di 1'000'000 di lire sottoscritto per il 51% dall'Ibec e per il restante da azionisti italiani: gli industriali tessili Bernardo e Guido Caprotti (18%), gli imprenditori e proprietari del Corriere della Sera Mario e Vittorio Crespi (16,5%), Marco Brunelli, figlio di un notorio antiquario milanese (10,3%), la principessa Laetitia Boncompagni, amica personale di Nelson Rockefeller (3%) e Franco Bertolini, consigliere finanziario dei Crespi (1,2%). Nel giro di tre mesi il capitale sociale fu elevato dapprima a 60 e quindi a 420 milioni; consiglieri furono nominati Franco Bertolini, Marco Brunelli, Bernardo Caprotti, Ruggero di Palma Castiglione, Roland H. Hood, Wallace D. Bradford. I nuovi soci non solo si dimostrarono pienamente disposti ad accettare le condizioni poste dall'Ibec in fatto di proprietà, di amministrazione e di gestione, ma si dichiararono anzi desiderosi di contribuire alla creazione di negozi che fossero esatte repliche dei supermercati statunitensi, condotti in modo esclusivo da management americano, come ricordò Boogart[7]:

Inoltre(…) non volevano che i nostri negozi subissero l'influenza degli italiani. Volevano che i nostri negozi fossero, tanto nella gestione quanto nell'aspetto, perfettamente identici a quelli americani. (…) … Volevano un top management americano che durasse e il motivo per cui accettavano questa sfida era che glielo avevano promesso.

Non solo: anche nel nome non dovevano esserci dubbi sul modello scelto come riferimento, per cui i soci italiani bocciarono la proposta americana di utilizzare insegne come Mercado o Mercato, in favore del termine Supermarket:

Abbiamo discusso a lungo sul nome da dare e sono stati i fratelli Caprotti a suggerire di chiamarlo semplicemente Supermarket…”[5]

Il primo punto vendita della Supermarkets Italiani S.p.A. fu inaugurato il 27 novembre 1957 in una ex-officina di viale Regina Giovanna a Milano dai Rockefeller. L'insegna costituita dalla scritta "Supermarket", disegnata da Max Huber, era caratterizzata da una S la cui parte superiore era molto allungata. Quell'insegna darà poi il nome all'"Esselunga".

Esselunga[modifica | modifica wikitesto]

Superstore Esselunga della Spezia

Il 9 febbraio 1961 il gruppo sbarcò in Toscana con il primo supermercato aperto a Firenze in via Milanesi.[8]

I fratelli Caprotti (Bernardo, Guido e Claudio) nel '61 acquistarono il 51% detenuto da Rockefeller, pagando 5 milioni di dollari.

Marianne Maire in Caprotti, madre dei tre fratelli Caprotti contribuì, con 300 milioni di lire, all'acquisto delle azioni dal gruppo di Rockefeller[6].

Il management americano, capitaneggiato non più da Richard W. Boogart, ma da Dick Simpson e Roland Hood, lasciò la gestione della Supermarkets Italiani nei primi anni ‘60.

Gli americani, oltre a lasciare la loro impronta gestionale sui supermercati, avevano impostato il magazzino e avviato la produzione di alcuni prodotti a marchio privato inesistenti sul mercato italiano (es.: pane in cassetta).

Bernardo Caprotti divenne amministratore delegato nel 1965 e venne coadiuvato da Ferdinando Schiavoni (allora direttore commerciale e, nel tempo, vice – presidente e azionista) e da Claudio Caprotti[6] che si occupò dello sviluppo e della gestione della filiale fiorentina fino al 1972[5].

Nel tempo i Caprotti e Schiavoni verranno affiancati da Paolo De Gennis, che diventerà prima direttore generale e poi vice presidente.

De Gennis svilupperà, in seguito, i reparti dei prodotti freschi.

Nel 1974, grazie all'apporto di Charles Fitzmorris Junior, l'azienda costruì il suo primo magazzino informatizzato[9].

Nel 1979, in collaborazione con l'Armando Testa, vennero lanciati i surgelati Esselunga,[10] i primi prodotti a marchio con il nome della catena[11].

Ai prodotti Esselunga seguiranno, nel tempo, i marchi Fidel, Naturama, Bio e Top che rimpiazzeranno i marchi di fantasia creati negli anni '60. Dagli anni '60 agli anni '80 la catena sviluppò supermercati sempre più grandi.

Tra il 1987 e il 1988 l'agenzia Armando Testa diede al logo Esselunga la sua versione attuale.

Nel 1989, sul modello degli store americani della catena Dominick's nei quali stava lavorando Giuseppe Caprotti, venne inaugurato il primo Superstore della catena a Firenze in via di Novoli[12].

Nel 1991, su impulso del vicepresidente Giovanni Maggioni venne inaugurato il primo centro commerciale a Marlia (LU).

Nel 1994, Esselunga, sotto l'impulso di Giuseppe e Violetta Caprotti, introdusse la Fidaty con i suoi programmi di fidelizzazione della clientela e nel 1995 -su un'idea di Violetta Caprotti- fece la sua prima campagna improntata sulla qualità (“Da noi la qualità è qualcosa di speciale”) in collaborazione con l'Armando Testa.

Giuseppe Caprotti impostò invece la campagna “Famosi per la qualità”. Le affiches delle due campagne sono esposte al Louvre.

Nel 1989, sempre sul modello americano importato da Giuseppe Caprotti, si aprì il primo reparto profumeria. In seguito quel settore diventerà una catena a parte e il 26 giugno 2002 viene inaugurata la prima profumeria (il primo marchio della profumeria è Olimpia Beautè che poi diventerà EsserBella), nella galleria di via Ripamonti a Milano.[13]

A metà degli anni '90, su iniziativa di Giuseppe Caprotti, vennero testati i primi due bar nei punti di vendita di Parma e Sarezzo. [14] Nel 2002 venne aperto, in via Ripamonti, il primo “bio bar” Esselunga che poi diventerà "Bar Atlantic".

Nel 2003, a Pantigliate (MI), si ebbe l'apertura di uno dei primi bar del gruppo, solitamente associato ai Superstore più grandi, con marchio Bar Atlantic.[15]

Da un'idea imprenditoriale[16] di Giuseppe Caprotti (figlio di Bernardo), la catena è stata tra le prime nella GDO italiana a vendere prodotti biologici[17].

Filippo Astone attribuisce a Giuseppe Caprotti la paternità della creazione in Esselunga del settore non food (e di conseguenza l'impostazione dei superstore), la normalizzazione dei rapporti con i sindacati, la creazione dell'ufficio stampa e comunicazione, la nascita del biologico e dell'equo e solidale, le promozioni Fidaty e la possibilità di fare la spesa on–line.

Bernardo Caprotti, nel 2001, scrive a tutti i dirigenti: "La grande evoluzione commerciale dell'azienda è stata fatta in questi ultimi dieci anni con l'inserimento di nuovi reparti e di nuove merceologie dal Non Food al Bio. Di questo va dato merito al Dottor Giuseppe (Caprotti)"[18]

Andrea Meneghini attribuisce a Giuseppe il merito della creazione della Fidaty, la paternità del BIO e del NON FOOD in Esselunga, [19] dell'E- Commerce (Esselunga a casa) e della Centrale ESD[20].

Secondo Andrea Montanari, Giuseppe Caprotti è stato “forte di capacità manageriali e gestionali comprovate dalle tante iniziative (Fidelity e altre)[21]. Mario Portanova ricorda invece che con Giuseppe Caprotti, Esselunga, oltre a introdurre la linea di prodotti equo e solidali ha raggiunto, con la linea bio e Naturama, nel 2003 il fatturato di 598 miliardi di lire, pari al 10% di tutto l'alimentare presente in Esselunga[22].

Secondo Gianluca di Feo e Carlo Nanni, parlando di Giuseppe Caprotti: “La sua gavetta è lunga: da direttore degli acquisti dal 1993 ad amministratore delegato nel 2002. Giuseppe cerca di dare una svolta al gruppo e migliora i profitti. Introduce sugli scaffali prodotti diversi da cibo e detersivi, intuisce il potenziale del mercato biologico e della spesa on line di "Clicca sul pomodoro". La sorella Violetta si fa anche lei le ossa nel delicatissimo settore degli acquisti, si occupa delle fortunate campagne pubblicitarie dell'Armando Testa e punta sulla fidelizzazione dei clienti con la Fidaty Card che oggi è nelle tasche di milioni di italiani. Giuseppe tenta di sostituire i metodi padronali all'antica con uno stile manageriale”[6]

Le polemiche e le vicende societarie[modifica | modifica wikitesto]

Supermarket Esselunga di via Losanna a Milano

Bernardo Caprotti nel 1996 patteggiò 9 mesi di condanna, come cita l'articolo del Corriere della Sera dal titolo: "Armani patteggia condanna a 9 mesi - Krizia: fu rapina" più una multa pari all'importo della bustarella pagata alla Guardia di Finanza.[23]

Il 25 maggio 1996 Bernardo Caprotti indisse la sua prima conferenza stampa all'Hotel Principe di Savoia a Milano per presentare uno studio della Arthur Andersen. Nella medesima si dichiarò "schiacciato dal fisco"[24].

All'incontro erano presenti Savona, Tremonti, Giovanardi e anche il presidente dell'ANNC Giorgio Riccioni che, sentendosi preso di mira dallo studio che evidenziava una minor tassazione per le coop rispetto a Esselunga (vedi pagina 25 dello studio della Arthur Andersen[25].), prese la parola per difendere il mondo della cooperazione.”[24].

Nel febbraio del 2000 un articolo su Il Mondo intitolato "La guerra dei Caprotti"[26] stigmatizzò il rapporto tra padre e figlio. Nel 2002 un'inchiesta giornalistica del settimanale Diario accusò Esselunga di angherie continue sui dipendenti e di comportamenti antisindacali[27].

Nel 2004 Giuseppe, il figlio di Bernardo Caprotti allora amministratore delegato, fu estromesso dalla gestione dal padre che riprese personalmente la gestione della società[28] con un rapporto conflittuale coi sindacati (i cui iscritti sono aumentati del 25% nel 2005)[senza fonte], riducendo da cinquecento a trecento i prodotti biologici venduti, decidendo un taglio del 9% sul prezzo di vendita di 8.000 articoli (marzo 2005), limitando il servizio di acquisto in rete a Parma e Milano in quanto questo si era dimostrato economicamente non remunerativo.[2]

Nel 2005, in un articolo uscito su “Panorama”[29] Bernardo Caprotti accusò pubblicamente il figlio di mala gestione, accusa riconfermata poi sul libro “Falce e carrello” uscito nel 2007[30]

Nel 2013 Giuseppe replicò alle accuse di mala gestione di Esselunga mossegli dal padre tramite il settimanale “L'Espresso”[31]

Fra il 2005 e il 2006 il gruppo fu riorganizzato: gli immobili di Esselunga (circa 150, per un valore di oltre 2 miliardi di euro)[32] confluirono in parte nella neo-costituita società "La Villata Immobiliare di Investimento e Sviluppo S.p.A.", e il resto (circa quaranta immobili) in Orofin SpA, entrambe controllate da Supermarkets italiani[33].

Il Sole 24 ore interpretò le operazioni di riassetto societario come segnale di una possibile cessione dell'attività operativa al gruppo britannico Tesco o a un altro gruppo estero.[34] In seguito alle preoccupazioni espresse da una parte della classe politica italiana per la cessione a proprietà straniera di un gruppo italiano della GDO, furono fatte ipotesi di un interessamento da parte di Coop.

Tuttavia Bernardo Caprotti smentì entrambe le ipotesi, dichiarando in particolare – con un'inserzione pubblicitaria in 32 quotidiani nazionali – che «Esselunga e Coop sono due aziende inconciliabili e incompatibili».[35] Bernardo Caprotti dichiarò il 21 settembre 2007 che la sua azienda non era in vendita, perlomeno non in tempi brevi, ventilando la possibilità di una quotazione in Borsa della società.[36] A oggi i conflitti tra la visione di Bernardo e quella del figlio Giuseppe non si sono ancora sopiti come racconta l'inchiesta de L'espresso[37] dell'estate del 2008. Nell'estate del 2009 uscì nelle librerie italiane il libro di Filippo Astone "Gli Affari di Famiglia"[38] sulle vicende della famiglia Caprotti.

Punti vendita[modifica | modifica wikitesto]

L'azienda opera prevalentemente nel nord-ovest dell'Italia, con una forte concentrazione soprattutto in Lombardia.

Questo è il dettaglio della presenza di Esselunga:[39]

Regione Numero
di negozi
Bar
Atlantic
Profumerie
EsserBella
Emilia-Romagna Emilia-Romagna 12 8 4
Lazio Lazio 1 1 0
Liguria Liguria 1 1 0
Lombardia Lombardia 94 49 24
Piemonte Piemonte 15 13 3
Toscana Toscana 28 10 7
Veneto Veneto 2 0 0

Concorrenza e prezzi[modifica | modifica wikitesto]

Gli effetti della concorrenza tra Esselunga e Coop ebbero ripercussioni dirette sull'andamento dei prezzi al consumo: nel settembre 2007 l'associazione Altroconsumo rese noti i risultati di un'indagine di mercato dalla quale emerse come la concorrenza tra le grandi catene di distribuzione, Esselunga e Coop in testa, sia stata strettamente legata a una sostanziale riduzione dei prezzi rispetto alla media italiana.[40].

Falsa accusa di mobbing[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 febbraio 2008 una dipendente del punto vendita Esselunga di Viale Papiniano a Milano affermò che le fosse stato impedito di recarsi alla toilette per un intero turno di lavoro. Al termine del turno, recatasi in ospedale, le venne diagnosticata una cistite emorragica. Tornata al lavoro dichiarò d'essere stata aggredita da uno sconosciuto nei bagni del supermercato[41]. La donna intentò una causa,[42] e i sindacati indissero uno sciopero.

Un articolo di un giornalista di "Tempi" di marzo 2008 affermò che il bagno oggetto della presunta aggressione fosse così angusto da lasciare a malapena lo spazio per una persona. Ma i clienti del supermercato solidarizzarono con i dipendenti, boicottando l'esercizio commerciale e stracciando le tessere fedeltà. Esselunga rispose acquistando una pagina su alcuni quotidiani nazionali minacciando querele per il danno d'immagine subito e sminuendo le dimensioni dell'accaduto.[43]

A novembre 2009 la vicenda venne archiviata dalla magistratura perché la donna mentì; decisiva fu la perizia dell'ex psichiatra nella quale venne dichiarata affetta da disturbi psichici.[42] L'archiviazione era stata richiesta a ottobre dallo stesso pubblico ministero.[44]

La dipendente fu anche colta in flagranza di reato dal personale di sorveglianza per aver sottratto diversi pacchetti di pile dagli scaffali e alcune confezioni di alimentari. La donna avrebbe ammesso la propria responsabilità e la società di Bernardo Caprotti, dopo aver presentato una denuncia-querela, la licenziò il 15 ottobre.[45]

Falce e carrello e le vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla pubblicazione del libro Falce e carrello nel quale Bernardo Caprotti sostenne di aver incontrato ostacoli all'espansione del suo gruppo nelle regioni «rosse» e accusato Coop locali di gravi scorrettezze commerciali, oltre che di intrecci indissolubili con la politica, Coop Liguria e Coop Estense citarono in giudizio Esselunga e il suo proprietario.

Nel 2010 e 2011 le prime sentenze diedero ragione a Bernardo Caprotti ed Esselunga, sollevandoli dalle accuse di diffamazione.[46][47]

Il 16 settembre 2011, il Tribunale di Milano condannò Esselunga per "concorrenza sleale", accogliendo il ricorso presentato tre anni prima a seguito della pubblicazione del volume edito da Marsilio, "Falce e carrello".[48]

Il 21 dicembre 2011 però, il giudice della prima sezione civile della Corte d'Appello di Milano accolse la richiesta di sospensiva presentata da Esselunga contro la precedente sentenza che, nel condannare Caprotti per concorrenza sleale contro la Coop, aveva disposto il ritiro del libro. Conseguentemente, in attesa del giudizio di secondo grado, il libro edito da Marsilio è stato ristampato e ridistribuito nel circuito commerciale. Venne sospeso anche il risarcimento da 300 000 euro a favore di Coop Italia disposto dallo stesso Tribunale di Milano sempre a metà settembre. Nell'ordinanza la Corte rilevò tra l'altro che il ritiro delle copie di Falce e carrello e il divieto di pubblicazione aveva «una sostanziale valenza di sequestro e censura», provvedimenti che possono essere attivati solo in presenza di stampa oscena, plagio, apologia del fascismo e scritti privi dei requisiti per individuare i responsabili.[49]

Il 28 giugno 2012 si aggiunge un ulteriore capitolo alla vicenda con l'Autorità garante della concorrenza e del mercato che sanziona Coop Estense con 4,6 milioni di Euro per aver sistematicamente ostacolato i tentativi effettuati dalla concorrente Esselunga di avviare punti vendita di medie e grandi dimensioni nella Provincia di Modena. Come pena accessoria Coop Estense viene condannata a sbloccare la situazione di stallo che si è creata e (a) farsi promotrice di iniziative che, entro sei mesi, consentano l'avvio di attività commerciali da parte del concorrente.[50]

La scomparsa di Bernardo Caprotti[modifica | modifica wikitesto]

Bernardo Caprotti è morto a Milano il 30 settembre 2016[51], aveva 90 anni. Per espressa volontà di Caprotti i funerali si sono svolti in forma strettamente privata, e per suo desiderio non sono stati seguiti necrologi.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

La catena e il suo cofondatore e proprietario Bernardo Caprotti sono stati protagonisti del cortometraggio di Giuseppe Tornatore: "Il mago di Esselunga", distribuito gratuitamente dal 10 ottobre 2011 in 5 milioni di copie a tutti i clienti della catena[52].

Design[modifica | modifica wikitesto]

Molti dei supermarket e superstore della catena sono stati disegnati da architetti famosi come Mario Botta, Luigi Caccia Dominioni, Norman Foster, Ignazio Gardella, Jacopo Gardella, Angelo Lorenzi, Carlo Alberto Maggiore, Vico Magistretti, Fabio Nonis, Renzo Piano e Giò Ponti.

Nelle canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Esselunga viene citata nelle seguenti canzoni:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esselunga, verso 2.500 assunti in 2 anni - Economia - ANSA.it
  2. ^ a b stime di IriInfoscan in L'Espresso n. 43 anno LII del 2 novembre 2006 (o archiviato).
  3. ^ Reuters, le Imprese del 2007.
  4. ^ Le 20 società italiane con il fatturato più alto, in Il Post, 27 ottobre 2015. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  5. ^ a b c Emanuela Scarpellini, La spesa è uguale per tutti. L'avventura dei supermercati in Italia, Marsilio, 2007.
  6. ^ a b c d Caprotti dynasty, segreti e liti, su l'Espresso. URL consultato il 13 aprile 2016.
  7. ^ Supermarket, la rivoluzione ha 50 anni - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 14 aprile 2016.
  8. ^ Esselunga in Toscana. Insieme da 50 anni
  9. ^ Charles Fitzmorris, un pezzo di storia di Esselunga, su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 13 aprile 2016.
  10. ^ Una curiosità sull’immagine di un prodotto a marchio privato di Esselunga, su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 14 aprile 2016.
  11. ^ La nascita del Marketing in Esselunga, su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 14 aprile 2016.
  12. ^ Dai Supermercati ai Superstore Esselunga (parte 1). Gli inizi e il metodo, su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 14 aprile 2016.
  13. ^ Esselungajob - EsserBella
  14. ^ Superstore, su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 26 febbraio 2016.
  15. ^ Foodweb - Bar Atlantic, l'altra faccia di Esselunga
  16. ^ Acquisti online Esselunga leader mentre Coop rilancia il sito 11 novembre 2009
  17. ^ Corriere della sera.it - Italia sempre più biologica
  18. ^ Bernardo Caprotti riconosce i meriti di Giuseppe, su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 26 febbraio 2016.
  19. ^ "Esselunga: gli anni di Giuseppe Caprotti e dei nuovi progetti", su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 26 febbraio 2016.
  20. ^ "Esselunga: gli anni della crisi ed il futuro", su giuseppecaprotti.it. URL consultato il 29 febbraio 2016.
  21. ^ Andrea Montanari, MF 9-04-2006
  22. ^ Mario Portanova, l'8 settembre della globalizzazione
  23. ^ Corriere della Sera 11/05/1996"Armani patteggia condanna a 9 mesi - Krizia: fu rapina"
  24. ^ a b Commercio schiacciato dal fisco Corriere Della Sera 16/03/1999
  25. ^ Rapporto Arthur Andresen Coop per Esselunga marzo 1999
  26. ^ La Guerra dei Caprotti Il Mondo 4 febbraio 2000
  27. ^ Esselunga, diritti corti corti, di Alessandro Gilioli, Diario.it 1º agosto 2002
  28. ^ Esselunga, torna il vecchio Caprotti: licenziati tre delegati di Giampiero Rossi, da L'Unità del 9 ottobre 2004
  29. ^ Non sono in vendita, su Panorama. URL consultato il 14 aprile 2016.
  30. ^ Bernardo Caprotti, Falce e carrello. Le mani sulla spesa degli italiani, Milano, Marsilio, 2007.
  31. ^ Esselunga, la verità del figlio, su l'Espresso. URL consultato il 14 aprile 2016.
  32. ^ Sole 24 Ore, scorporo immobili Esselunga.
  33. ^ Esselunga - Dopo la riorganizzazione, la struttura e i ruoli con i quali il retailer affronta le sfide del futuro
  34. ^ Riorganizzazione societaria e smentita della vendita alla Tesco e Rifiuto di vendere alle Coop.
  35. ^ La Repubblica del 21 ottobre 2006, p. 41.
  36. ^ Caprotti rimanda la vendita: mai a Wal-Mart e Tesco, Affari Italiani, 21 settembre 2007
  37. ^ Esselunga Dynasty L'Espresso 26-06-2008
  38. ^ Gli affari di Famiglia Capitolo sesto
  39. ^ Elenco punti vendita sul sito aziendale
  40. ^ La concorrenza tra Esselunga e Coop fa abbassare i prezzi
  41. ^ Repubblica.it - Cassiera, mobbing
  42. ^ a b TgCom.it Mobbing, cassiera Esselunga mentì
  43. ^ Repubblica.it - Esselunga minaccia querela
  44. ^ La Repubblica - Esselunga, chiesta l'archiviazione, la cassiera non subì mobbing
  45. ^ (Da Il Sole 24 Ore pagina 26 del 19-10-2011 "Dal falso mobbing al furto: licenziata").
  46. ^ (Tribunale di Milano,Corriere della Sera 22 aprile 2010, Corriere della Sera 2 aprile 2011)
  47. ^ Coop Liguria perde la causa contro “Falce e carrello”
  48. ^ Corriere della Sera - «Falce &Carrello», vince la Coop Esselunga concorrente sleale
  49. ^ 'Falce e carrello', Caprotti torna in libreria (Lettera 43 - 26 dicembre 2011)
  50. ^ Comunicato stampa ACGM
  51. ^ Bernardo Baprotti morto: addio al fondatore di Esselunga, aveva 90 anni
  52. ^ Il Giorno Milano, pagina 17, del 5-10-201 e Il Sole 24 Ore, pagina 23, del 4-10-2011

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]