LVMH

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LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton
Logo
22 avenue Montaigne Paris.jpg
Sede LVMH a Parigi
StatoFrancia Francia
Forma societariaSocietà europea
Borse valoriEuronext: MC
ISINFR0000121014
Fondazione3 giugno 1987 a Parigi
Fondata da
  • Alain Chevalier
  • Henry Racamier
Sede principaleParigi
GruppoChristian Dior SE (Gruppo Arnault)
Controllate
Persone chiave
Settore
Prodotti
Fatturato 53,7 miliardi[1] (2019)
Utile netto€ 7,2 miliardi[1] (2019)
Dipendenti145.247 (2017)
Sito webwww.lvmh.com/

LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SE, abitualmente accorciata in LVMH, è una multinazionale e conglomerata francese con sede a Parigi. È proprietaria di oltre settanta marchi divisi in aziende di alta moda come Christian Dior, Bulgari, DKNY, Fendi, Céline, Guerlain, Marc Jacobs, Givenchy, Kenzo, Loro Piana e Louis Vuitton, di orologi come TAG Heuer, di gioielli come Tiffany & Co., di vini e liquori come Moët & Chandon, Veuve Clicquot, Hennessy, di editoria come Les Échos e Le Parisien, di distribuzione come Sephora e Le Bon Marché, di alberghi di lusso.

È quotata alla Borsa di Parigi e componente dell'indice CAC 40.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo LVMH è stato creato nel 1987 con la fusione di due società (da cui l'acronimo, ottenuto dalle iniziali): Louis Vuitton, impresa specializzata negli accessori di moda, fondata nel 1854, e Moët Hennessy, un'impresa specializzata nei vini e alcolici creata nel 1971.

A causa di disaccordi profondi intervenuti tra le due parti, una terza parte interviene nella negoziazione: Bernard Arnault, già presidente e proprietario del gruppo. Arnault, grazie all'aiuto della banca Lazard, ha implementato una struttura finanziaria sofisticata che gli ha permesso di controllare il gruppo con una partecipazione minoritaria del 4%, suddivisa in 10 holding. Quindici anni dopo, e dopo numerose acquisizioni LVMH diviene leader mondiale del lusso. Oggi il suo portafoglio è composto da più di 60 brand di tradizione e prestigio.

L'espansione internazionale[modifica | modifica wikitesto]

LVMH cerca di ampliare la propria internazionalizzazione prendendo il controllo di grandi marchi italiani ed americani della moda. Questa strategia si è tradotta nell'acquisizione recente di marche principalmente straniere: nel corso degli anni 1999 e 2000 più di 25 marche sono acquisite. Operazioni realizzate in un contesto di concorrenza causa l'entrata nel settore del gruppo Pinault-Primtemps-Redoute (PPR) che ha impedito ad LVMH di prendere il controllo del gruppo fiorentino Gucci nel marzo del 1999. Nel marzo 2011 Bulgari entra a far parte del gruppo .[2] Nel luglio 2013 la famiglia Loro Piana cede l'80% dell'azienda al gruppo per 2 miliardi di euro. Sergio e Pier Luigi Loro Piana conserveranno una partecipazione del 20% nella società e manterranno le loro funzioni alla guida dell'azienda.[3]

Rafforzamento nell'editoria[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2014 apre la Louis Vuitton Corporate Foundation. Nell'aprile 2015 LVMH acquisisce, tramite L Capital Asia, un fondo di investimento controllato da LVMH, M1 Fashion e Pepe Jeans[4], e nell'ottobre 2015 il quotidiano Le Parisien per circa 50 milioni di euro, rafforzando la sua divisione stampa che già possiede il quotidiano economico-finanziario Les Échos.[5] Nel luglio 2016 LVMH vende i marchi Donna Karan e DKNY per 650 milioni di dollari a G-III Apparel.[6]. Tre mesi più tardi, nell'ottobre 2016, rileva per 640 milioni di dollari l'80% di Rimowa, una società tedesca specializzata in valigie.[7][8].

Nel marzo 2017 LVMH rileva una partecipazione di maggioranza in Maison Francis Kurkdjian, società di profumi creata nel 2009.[9]. Nello stesso mese, De Beers annuncia l'acquisizione da parte di LVMH della loro joint venture "De Beers Diamond Jewelers", comprendente 32 negozi.[10].

L'acquisizione di Christian Dior[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 2017 LVMH acquisisce la casa di moda Christian Dior, detenuta dal gruppo Christian Dior, per 6,5 miliardi di euro. Allo stesso tempo, Bernard Arnault, tramite l'Arnault Family Group, aumenta la sua partecipazione nel gruppo Christian Dior (che detiene una partecipazione del 41% in LVMH, dal 74,1% al 100%. Quasi contemporaneamente Arnault Family Group vende la sua partecipazione dell'8% in Hermès.[11].

Nel dicembre 2018 LVMH annuncia l'acquisizione della catena alberghiera di lusso Belmond per 3,2 miliardi di dollari[12] (25 dollari per azione con un premio del 42% sull'ultima chiusura dei titoli Belmond) pagando in contanti 2,6 miliardi di dollari (2,3 miliardi di euro.[13] La catena Belmond, quotata alla Borsa di New York ma con sede a Londra, possiede o gestisce 46 tra alberghi (tra cui il Cipriani di Venezia e lo Splendido di Portofino), ristoranti, treni (il leggendario Orient Express che, con 17 carrozze art dèco, attraversa l'Europa) e navi da crociera fluviale.[13]

Il difficile accordo con Tiffany[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 2019, LVMH ha annunciato la sua partecipazione del 55% in Château d'Esclans, il produttore più noto per il marchio Whispering Angel.

Sempre nel novembre 2019 LVMH acquisisce il primo marchio del lusso americano, Tiffany & Co., per 16,2 miliardi di dollari dopo aver rialzato l'offerta a 135 dollari per azione dai 120 proposti in ottobre.[14] L'intenzione di LVMH è di irrobustire la divisione gioielli e orologi che è la più piccola del gruppo pur disponendo dei marchi Bulgari e Tag Heuer e di rafforzare la propria presenza negli Stati Uniti.[15]

Nel 2019 Tiffany operava con 321 negozi nel mondo con vendite nette per 4,44 miliardi di dollari[16] e utili di 586 milioni di dollari.[17] Le aeree in cui Tiffany opera includono le due Americhe, l'Asia e il Pacifico, il Giappone, l'Europa e gli Emirati arabi.[18][19]

L'accordo avrebbe dovuto concludersi entro la metà del 2020[20] ma è stato annullato da LVMH nel settembre 2020.[21] A quel punto Tiffany ha intentato una causa in Delaware chiedendo al tribunale di obbligare LVMH all'acquisizione o di valutare i danni. A sua volta LVMH ha avviato un'altra causa sostenendo che una cattiva gestione dell'azienda aveva invalidato il contratto di acquisto[22] in quanto veniva "bruciata liquidità".[23] A metà settembre 2020, una fonte affidabile ha dichiarato alla rivista Forbes che LVMH aveva deciso di annullare l'accordo perché Tiffany stava pagando milioni di dividendi agli azionisti nonostante le perdite finanziarie durante la pandemia. Tiffany aveva già pagato circa 70 milioni di dollari, con ulteriori 70 milioni di dollari da pagare nel novembre 2020.[24] Si è parlato anche di un intervento del ministero degli Esteri francese su LVMH per far slittare l'intesa in seguito alla minaccia di nuovi dazi statunitensi sui prodotti francesi.[15]

Alla fine di ottobre 2020 si è giunti ad una nuova intesa: LVMH acquisisce Tiffany & Co ad un prezzo di 16 miliardi di dollari con uno sconto quindi di 425 milioni di dollari; il prezzo per azione passa infatti da 135 dollari a 131,5.[25][26][15]

Azionisti[modifica | modifica wikitesto]

L'azionista principale è Bernard Arnault che la controlla sia direttamente (5%) che indirettamente tramite la Christian Dior SE (42%). Complessivamente la Arnault Family Group, la holding di Bernard Arnault, ha il controllo del 46,84% delle azioni con il 63,13% dei diritti di voto. Secondo Forbes, la famiglia di Bernard Arnault occupa nel 2018 il 4º posto nella graduatoria delle più ricche del mondo e il 53° in quella delle più potenti.[27]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La LVMH si è da sempre caratterizzata per scelta di vendere i propri prodotti solo nei propri negozi (circa 2.400 in giro per il mondo) o in alcuni negozi ben determinati (per esempio i magazzini Harrods) mantenendo così il carattere elitario del marchio e il conseguente prezzo elevato. Dalla holding dipendono una sessantina di società ognuna delle quali gestisce alcuni marchi.

Marchi controllati[modifica | modifica wikitesto]

La LVMH include al suo interno i seguenti marchi:

Vini e alcolici[modifica | modifica wikitesto]

Orologi e gioielli[modifica | modifica wikitesto]

Prodotti di moda[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Profumi[modifica | modifica wikitesto]

Editoria[modifica | modifica wikitesto]

Altri settori d'attività[modifica | modifica wikitesto]

Bar, Ristorazione e ospitalità[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione Louis Vuitton[modifica | modifica wikitesto]

La Louis Vuitton Corporate Foundation, ex Louis Vuitton Foundation for Creation, lanciata nell'ottobre del 2006, è creata dal gruppo LVMH per promuovere l'arte e la cultura e continuare le azioni di mecenatismo intraprese dal 1990.

L'edificio, progettato dall'architetto Frank Gehry e inaugurato il 27 ottobre 2014,[28] si trova nel Jardin d'Acclimatation, nel Bois de Boulogne a Parigi. Il progetto è una risposta alla "Fondazione Pinault" con sede a Venezia ed è l'espressione mediatica della competizione tra Bernard Arnault e il suo rivale François Pinault.[29].

L'edificio, la cui costruzione ha inizialmente un valore di 100 milioni di euro, alla fine costa circa otto volte la cifra iniziale secondo un articolo pubblicato sulla rivista Marianne nel maggio 2017[30]. Nel novembre 2018, il FRICC (Fronte repubblicano di intervento contro la corruzione) presenta un reclamo all'ufficio finanziario nazionale per frode, evasione fiscale e riciclaggio di denaro relativo alla Louis Vuitton Foundation e al Gruppo LVMH in connessione con la costruzione dell'edificio.[31][32].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b LVMH, i risultati annuali 2017, su investir.lesechos.fr.
  2. ^ A Lvmh la maggioranza del gruppo Bulgari - Un simbolo del lusso italiano cambia bandiera- Il titolo vola in borsa
  3. ^ Anche Loro Piana ai francesi di Lvmh. Un affare da due miliardi di euro Archiviato il 9 luglio 2013 in Internet Archive.
  4. ^ (FR) LVMH: Bruxelles autorise l'opération Pepe Jeans, in abcbourse.com.
  5. ^ (FR) Alexis Delcambre, Le rachat du «Parisien» par LVMH est définitif, in Le Monde, 21 ottobre 2015.
  6. ^ (FR) Nicole Vulser, LVMH cède la marque de prêt-à-porter Donna Karan, in Le Monde, 25 luglio 2016.
  7. ^ (FR) LVMH acquiert le malletier allemand Rimowa, in Le Monde, 4 ottobre 2016.
  8. ^ (FR) Nicole Vulser, Le fabricant de valises Rimowa se fait la malle chez LVMH, in Le Monde, 4 ottobre 2016.
  9. ^ (EN) LVMH buys Maison Francis Kurkdjian stake in luxury perfume push /autore= Dominique Vidalon e Pascale Denis, in Reuters, 20 marzo 2017.
  10. ^ (EN) Diamond group De Beers buys out retail partner LVMH, in Reuters, 23 marzo 2017.
  11. ^ (EN) Juliette Garnier, LVMH compte racheter Christian Dior couture, in Le Monde, 25 aprile 2017.
  12. ^ (EN) Dominique Vidalon e Inti Landauro, LVMH splashes out on luxury hotels with $3.2 billion Belmond deal, su Reuters, 14 dicembre 2018.
  13. ^ a b LVMH compra gli hotel e i viaggi di lusso Belmond (con il Cipriani) per 3,2 miliardi di dollari, su ilsole24ore.com, 14 dicembre 2018. URL consultato il 15 dicembre 2018.
  14. ^ Lvmh compra Tiffany: trovato l'accordo per 16,2 miliardi di dollari, su ilsole24ore.com, 25 novembre 2019. URL consultato il 27 novembre 2019.
  15. ^ a b c Nuova intesa tra LVMH e Tiffany, su aifi.it, 30 ottobre 2020. URL consultato il 30 ottobre 2020.
  16. ^ (EN) Number of Tiffany & Co. stores by region worldwide in 2018, by region, in Statista, 9 agosto 2019. URL consultato il 30 novembre 2019.
  17. ^ (EN) Tiffany report: net sales and net earning growth full year 2018, su investor.tiffany.com.
  18. ^ (EN) Tiffany & Co, in Bloomberg, 11 luglio 2019. URL consultato il 30 novembre 2019.
    «and also engages in direct selling through internet, catalog, and business gift operations».
  19. ^ (EN) Number of Tiffany & Co. stores by region worldwide in 2018, by region, in Statista, 9 agosto 2019. URL consultato il 30 novembre 2019.
  20. ^ (EN) LVMH Acquires Tiffany & Co. For $16.2 Billion, in Forbes, 26 novembre 2019. URL consultato il 30 novembre 2019.
    «LVMH will "develop this jewel with the same dedication and commitment that we have applied to each and every one of our Maisons. We will be proud to have Tiffany sit alongside our iconic brands and look forward to ensuring that Tiffany continues to thrive for centuries to come"».
  21. ^ (EN) LVMH Says Tiffany's Handling of Pandemic invalidates deal, su Market Screener. URL consultato l'11 settembre 2020.
  22. ^ (EN) Grandmaster Bernard Arnault looks to the Tiffany endgame, su 247 News. URL consultato il 12 settembre 2020.
  23. ^ (EN) LVMH files countersuit against Tiffany over US$14.5B deal, in CTV News, 29 settembre 2020. URL consultato il 1º ottobre 2020.
  24. ^ (EN) Billionaire Arnault On The Offensive After Tiffany Pays Out $140 Million Pandemic Dividends Despite $32 Million In Losses, in Forbes. URL consultato il 16 settembre 2020.
  25. ^ (EN) Cara Lombardo e Dana Cimilluca, Tiffany Agrees to New Deal Terms With LVMH, in Wall Street Journal, 29 ottobre 2020. URL consultato il 29 ottobre 2020.
  26. ^ (EN) Sarah White e Greg Roumeliotis, LVMH, Tiffany agree on lower price in $16 billion takeover deal, in Reuters, 28 ottobre 2020. URL consultato il 29 ottobre 2020.
  27. ^ Bernard Arnault, su forbes.com, 2018. URL consultato il 10 gennaio 2019.
  28. ^ (FR) Soirée prestigieuse à la Fondation Louis Vuitton, in Le figaro, 21 ottobre 2014.
  29. ^ (FR) Arnault défie Pinault dans l'art contemporain, su lexpansion.lexpress.fr, 2 ottobre 2006.
  30. ^ (FR) Les comptes fantastiques de la fondation Louis-Vuitton, in Marianne, 13 maggio 2017.
  31. ^ (FR) La Fondation Louis Vuitton visée par une plainte pour escroquerie et fraude fiscale, in Le Figaro, 1º dicembre 2018.
  32. ^ (FR) La Fondation Louis Vuitton soupçonnée de fraude fiscale, in L'Express, 30 novembre 2018.

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