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Dom Pérignon (champagne)

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Il Dom Pérignon (pronuncia italiana: [domperiɲˈɲɔn][1]; in francese: /dɔ̃ peʁiɲɔ̃/) è un marchio francese di champagne, prodotto dalla Moët et Chandon a Épernay, comune della regione Champagne-Ardenne. Il nome di questa bevanda deriva, sebbene vi siano opinioni discordanti, dall'inventiva enologica del monaco benedettino Pierre Pérignon[2].

Tappi di champagne di varie marche. Il tappo centrale, nella fila superiore, appartiene ad una bottiglia di Dom Pérignon.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dom Pierre Pérignon

Il Dom Pérignon fu, secondo lo studioso inglese Laurence Venn [3], il primo champagne definito "di prestigio". La prima vendemmia risale al 1921, ma il prodotto fu commercializzato e venduto al pubblico solamente nel 1936, dopo la Grande depressione. Il Dom Pérignon è prodotto esclusivamente durante gli anni migliori della vendemmia, e l'uva usata per produrlo proviene dal raccolto del medesimo anno, a differenza di altri tipi di champagne.

Produzione attuale[modifica | modifica wikitesto]

Ad ogni vendemmia, vengono prodotti all'incirca 5 milioni di bottiglie.[3] Il vino è composto al 55% da Chardonnay ed al 45% da Pinot "Noir", con un dosaggio di 7 grammi/litro.[3] La corrente distribuzione di Dom Pérignon deriva, stando a quanto riportato dal sito ufficiale della casa vinicola, dalla vendemmia dell'anno 2006,[4] mentre quella della varietà Rosé dalla vendemmia del 2004.

Una bottiglia di Dom Pérignon

[5]Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luciano Canepari, Dom Pérignon, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
    Accettabile anche [domperiɲˈɲon].
  2. ^ D. & P. Kladstrup Champagne pg 38 Harper Collins Publisher ISBN 0-06-073792-1
  3. ^ a b c Stevenson, Tom (2007) The Best A Man Can Get pag.65 dicembre 2007 Decanter
  4. ^ Dom Pérignon Champagne - Official Website, su www.domperignon.com. URL consultato il 10 gennaio 2016.
  5. ^ Dom Pérignon Champagne - Official Website, su www.domperignon.com. URL consultato il 10 gennaio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • el cachudo de Cristian

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]