Gucci

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Gucci
Logo
1960s Gucci Logo.svg
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione1921 a Firenze
Fondata daGuccio Gucci
Sede principaleFirenze
GruppoKering
Settore
Fatturato9.628 miliardi(2018)[1] (2018)
Sito webwww.gucci.com/

Gucci è una casa di moda italiana attiva nei settori dell'alta moda e degli articoli di lusso con sede a Firenze. I suoi prodotti includono pelletteria, scarpe, accessori, abbigliamento, gioielli, orologi, make up, profumi, e una collezione di complementi d'arredo e accessori decorativi.

Fondata da Guccio Gucci nel 1921 a Firenze, Gucci è diventato un brand di fama internazionale e un’icona della Dolce Vita. Durante gli anni ‘80, la famiglia Gucci ha ceduto progressivamente le quote dell’azienda e nel ‘99 Gucci è stata acquisita dal gruppo francese Pinault-Printemps-Redoute, oggi Kering.[2]

Nel 2019 Gucci conta 487 negozi con 17,157 dipendenti, e ha generato vendite di €9.628 miliardi (€8.2 miliardi nel 2017).[3] Il CEO della maison è Marco Bizzarri dal dicembre 2014,[4] e Alessandro Michele è il direttore creativo da gennaio 2015.[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1898, Guccio Gucci (1881-1953) ha 17 anni, quando decide di emigrare all'estero da solo per fare fortuna. Nato da una famiglia storicamente fiorentina, la lascia in polemica e in lite col padre, Gabriello Gucci, la cui bottega artigiana di cappelli di paglia è fallita, vittima di una crisi del settore. La sua meta è prima Parigi, poi Londra, allora capitali di Imperi mondiali: cerca lavoro immediatamente e viene assunto come cameriere (liftman: i.e., portava i bagagli) al Savoy Hotel, uno dei più esclusivi al mondo.[6] Mentre lavora, egli rimane a stretto contatto con gente altoborghese o di alto rango, circondato dal lusso e dalla ricchezza, acquistando uno spiccato senso del gusto, della qualità e dello stile.[7] Ad affascinarlo sono i preziosi bagagli, le borse e valigie dei prestigiosi ospiti.[8]

Dopo 4 anni, Guccio torna a Firenze, dove sposa Aida Calvelli, che lavorava nella sartoria del padre Gabriello. Poi lavora per altri 4 anni alla Compagnie Internationale des Wagons-Lits, la società di treni europea specializzata in viaggi di lusso. Al ritorno dal servizio militare durante la Prima Guerra Mondiale, Guccio lavora a Milano, prima per la valigeria Botto e poi in un negozio di pelletteria dei Franzi - un'altra rinomata azienda di accessori di lusso - negozio del quale Guccio diventa direttore. Sono queste le esperienze formative decisive per lui, sia nel campo della lavorazione delle pelli che in quello della vendita di prodotti.

1921, gli esordi a Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Negozio Gucci a Sydney

Fu la nostalgia, nonostante i frequenti viaggi che vi compiva per rivederla, a spingerlo a tornare definitivamente in Toscana. Nel 1921 Guccio si stabilisce a Firenze: in Via della Vigna Nuova 7 apre il suo primo negozio, Azienda Individuale Guccio Gucci, una piccola bottega dove vende valigie in pelle importate. Inoltre, apre un piccolo laboratorio - in Via del Parione 11 - che produce pelletterie comuni, ma anche articoli da viaggio e selleria per l'equitazione, realizzati da locali artigiani: per finanziarne l'apertura, la moglie Aida trova un socio investitore (più tardi Guccio rileverà le quote per mantenere la proprietà esclusiva). Per le pelli, si rifornisce in Inghilterra e Germania. Si ingrandisce realizzando una fabbrica più grande per ospitare i 60 artigiani al suo servizio. Gli accessori di pelletteria della casa faranno sempre riferimento all'ambito equestre: il morsetto e la staffa prima, un nastro verde-rosso-verde ispirato dal sotto-pancia della sella poi, rimanendo fedele alle tipiche pelli fiorentine. É nel 1925 che Gucci diventa famosa grazie anche a un particolare modello di sacca da viaggio che riscosse un enorme successo.

Dopo l’ascesa fascista negli anni ‘30, costretto a cimentarsi con la scarsità dei materiali, Guccio Gucci sperimenta la iuta, la canapa e il lino, creando modelli diventati iconici.[9] Negli stessi anni Guccio lancia le prime handbags, diventando sempre più conosciuto e apprezzato. I figli e la moglie sono coinvolti nell’azienda di famiglia e grazie al crescente riconoscimento il brand apre nel ‘38 il suo primo negozio a Roma, in via Condotti; e in seguito un’altra boutique a Milano[10][11].

Il Dopoguerra e la Dolce Vita[modifica | modifica wikitesto]

Un tipico negozio Gucci a Toronto

Dopo la guerra l’azienda è in mano a Guccio e ai suoi tre figli (Aldo, Rodolfo e Vasco). Il brand Gucci si prepara a vivere un periodo particolarmente positivo: nel ‘47 viene lanciata sul mercato la famosa bamboo bag,[12] e nel ‘52 l’iconico mocassino.[13] Sono gli anni del motto “Quality is remembered long time after price is forgotten” (la qualità si ricorda a lungo, mentre il prezzo si dimentica). Nonostante la morte di Guccio Gucci nel ‘53, l’azienda continua a prosperare e alla fine dello stesso anno apre una boutique a New York, alla quale ne seguiranno diverse tanto che un’area della Grande Mela è conosciuta come Gucci City.[14]

Seguono Londra, Palm Beach, Parigi, e viene introdotto il logo della doppia G.[15][16]. Nel ‘66 Rodolfo Gucci si rivolge a Vittorio Accornero per realizzare Flora, il foulard disegnato per la principessa di Monaco Grace Kelly[17], negli stessi anni il brand diventa molto popolare tra le star di Hollywood. Il successo di Gucci negli Stati Uniti porta al suo sviluppo globale, con aperture di nuovi negozi in Asia (Tokyo e Hong Kong) e in Medio Oriente, oltre al primo store in franchising a Brussels. Alla fine degli anni 60, Gucci conta 10 negozi negli stati Uniti, tanto che John F. Kennedy definisce Aldo Gucci il primo “Italian ambassador to the United States”. I prodotti Gucci sono sfoggiati da tutte le personalità più in vista del tempo tra cui Audrey Hepburn e Jackie Kennedy, a cui è dedicata la borsa Jackie O.[18] Gucci è anche la prima casa di moda a collaborare con altri settori, famosa la partnership con Rolls-Royce e American Motors Corporation. Dal 1978 al 1984, un carrozziere di Miami commercializza un'edizione Gucci della berlina Cadillac Seville (il modello del 1978 è esposto al Museo Gucci).[19][20]

Durante gli anni '70, la popolarità di Gucci esplode, e il marchio si trasforma in un obiettivo primario dell'industria della contraffazione. I laboratori Gucci hanno elaborato particolari tecniche di concia molto difficili da contraffare, ciò nonostante solo nel 1977, Gucci ha avviato 34 azioni legali per contraffazione. A metà degli anni '80, il marchio è stato coinvolto in «migliaia di confische e azioni legali in tutto il mondo».[21][22] Nel 1985 il mocassino Gucci entra a far parte della collezione permanente del Moma di New York.[23]

1980, la faida famigliare[modifica | modifica wikitesto]

Sulla fine degli anni’70 la famiglia Gucci vive diverse tensioni, Paolo, uno dei figli di Aldo, apre un negozio indipendente usando il brand Gucci e scatenando non poche reazioni. Il negozio viene riassorbito dalla maison e nel 1982 Gucci diventa una società per azioni di cui Rodolfo possiede il 50% mentre il restante 50% era diviso tra Aldo e i suoi figli.[24] Alla sua morte, nel 1983, il figlio Maurizio inizia una guerra legale contro lo zio Aldo Gucci per ottenere il controllo totale del marchio.[25] Nel 1986, a 81 anni, Aldo Gucci viene condannato a un anno di prigione negli Stati Uniti per evasione fiscale. Nel 1988 il 47.8% di Gucci viene venduto al fondo d’investimento Investcorp, che arriva a possedere il 100% delle azioni nel 1993, estromettendo la famiglia toscana.[26][27]

Nel 1995 Maurizio Gucci viene assassinato, il mandante dell’omicidio è la ex moglie Patrizia Reggiani, condannata a 26 anni di carcere.[28][29]

Porno Chic Revival[modifica | modifica wikitesto]

Negozio Gucci sulla Strip di Las Vegas

Nel 1989 viene assunta Dawn Mello come vice presidente per risollevare le sorti del marchio e ripristinare l’esclusività, che nella ultima decade aveva lasciato spazio a una produzione di massa. Nel 1994, Tom Ford, un giovane designer texano, viene scelto come direttore creativo della maison.

Ford e Mellow insieme rilanciano il brand toscano[30], numerose sono le fashion icons rivisitate, e lo stile del marchio viene completamente rivisto. La donna è sexy e provocatrice, spesso porta inserti di pelle, metallo e pellicce;[31], così come provocatorie sono le campagne pubblicitarie, come quella che vedeva il logo della maison formato dai peli pubici di una modella.[32]

Domenico de Sole, consulente legale della famiglia dagli anni 80 e nominato CEO di Gucci nel 1994, rivede i prezzi di tutti i prodotti, portando gradualmente il bilancio pubblicitario dell’azienda da $6 milioni nel 1993 a $70 milioni nel 1997. Nell'ottobre 1995, la società viene quotata alla Borsa di New York con un valore iniziale delle azioni fissato a $ 22. Dal 1995 al 1997 Investcorp vende i suoi interessi in Gucci per circa $1.9 miliardi.[33] A gennaio 1999, il colosso francese del lusso LVMH, era arrivato a possedere il 34% delle azioni di Gucci. Cercando una via d’uscita dal controllo di LVMH, Tom Ford e Domenico de Sole si rivolgono all’ imprenditore francese François Pinault, a capo del gruppo Pinault-Printemps-Redoute e concorrente di LVMH, che, a marzo dello stesso anno, arriva a possedere il 40% delle azioni Gucci. PPR acquista Yves Saint Laurent da Sanofi e lo rivende per lo stesso prezzo al gruppo Gucci; questa mossa darà il via a una sorta di guerra fredda tra PPR e LVMH.[34]

La faida termina nel settembre 2001, quando le parti trovano finalmente un accordo.[35]

Alla fine del 2003 Tom Ford e Domenico De Sole annunciano ufficialmente che intendono lasciare Gucci.[36] Vengono quindi nominati tre diversi designer: John Ray, Alessandra Facchinetti, che diventa Direttore Creativo per l’abbigliamento donna nel 2004, e Frida Giannini,[37] designer di Gucci dal 2002, nominata direttore creativo del brand nel 2006. Nel 2008, Patrizio di Marco, prima CEO di Bottega Veneta, diventa CEO di Gucci.[38]

Frida GIannini attenua l’esplosione Porno Chic del suo predecessore, trasformando il brand «da sexy a sensuale», sperimentando nuovi stili "bohémien androgini" con una reminiscenza del XIX secolo,[39] e la rivisitazione di icone del passato, come la New Bamboo bag e la New Jackie.[40] Nel 2011 Gucci apre il Museo Gucci a Firenze, per celebrare i 90 anni di attività.[41] Tra il 2010 e il 2015 Gucci ha aperto 220 nuovi negozi, portando il totale degli store a 500.

[42][43]

Postgender Geek-Chic[modifica | modifica wikitesto]

Negozio Gucci a New York

A dicembre 2014 il duo Di Marco - Giannini viene sostituito: Marco Bizzarri, ex CEO di Bottega Veneta diventa CEO di Gucci e nel gennaio 2015 nomina Alessandro Michele, già designer del brand dal 2002, direttore creativo del marchio.[44][45]

Nasce una “nuova Gucci” dal gusto sofisticato, intellettuale e androgino;[46] Alessandro Michele lancia il Renaissance di Gucci, gioca con presente e passato rivisitando icone del brand e ispirazioni storiche come il logo con la doppia G e la borsa Jackie O.,[47] creando inoltre nuove icone del marchio come la borsa Dionysus.

Con un menswear dai toni femminili e un forte impatto Geek-Chic, Alessandro introduce in Gucci la tendenza postgender.[48] Nel 2016 viene inaugurato il Gucci Hub a Milano,[49] il nuovo quartier generale del brand, ex fabbrica aeronautica Caproni. Nel 2017 Gucci lancia la collezione Décor, la prima linea di complementi di arredo e accessori per la casa, mentre nel 2018 viene aperto il Gucci ArtLab, il nuovo laboratorio creativo artigianale poco fuori Firenze. A novembre dello stesso anno invece viene inaugurato il Gucci Wooster Bookstore a New York.[50]

Il brand ha lanciato anche una collezione make up[51] e una di gioielleria.[52]

Dal 2015 al 2019, le vendite annuali di Gucci sono aumentate da 3,9 miliardi di euro[53] a 9,6 miliardi di euro.[54]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Gucci è una casa di moda di lusso che produce borse, prêt-à-porter, scarpe e accessori (compresi gioielli e orologi). Gucci produce anche make up, profumi e ha sviluppato una collezione di decorazioni per la casa (Gucci Décor).

La holding di Gucci Guccio, Gucci S.p.A., ha sede a Firenze e fa parte del gruppo di lusso francese Kering. Nel 2018, Gucci gestiva 540 negozi per 14.628 dipendenti. Nel 2019 la società ha generato ricavi per 9,628 miliardi di euro (8,2 miliardi di euro nel 2018) e 3.947 miliardi di euro di utili (3,2 miliardi di euro nel 2018).[55]

Governance[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1921 fino alla fine dell'era della famiglia Gucci, il design, la promozione e la produzione dei prodotti Gucci sono stati gestiti dai membri della famiglia Gucci.[56][57]

Amministratori delegati[modifica | modifica wikitesto]

  • dal 2014: Marco Bizzarri
  • 2008-2014: Patrizio di Marco
  • 2004-2008: Mark Lee
  • 1994-2004: Domenico De Sole

Direttori Creativi[modifica | modifica wikitesto]

Iniziative[modifica | modifica wikitesto]

Vestiti disegnati da Alessandro Michele

Arte e cultura[modifica | modifica wikitesto]

Per celebrare il suo 90º anniversario, l'azienda ha aperto nel 2011 il Museo Gucci, che si trova all'interno del Palazzo della Mercanzia a Firenze,[58] nel 2016 Alessandro Michele cura due stanze aggiuntive dedicate a Tom Ford.[59] Nel 2018 il museo Gucci viene rinnovato e rinominato Gucci Garden, al suo interno troviamo anche la Gucci Osteria gestita da Massimo Bottura, a cui a novembre 2019 è stata assegnata una stella Michelin. A febbraio 2019 una seconda Gucci Osteria ha aperto sul rooftop dello store di Rodeo Drive a Los Angeles[60][61]. Nell'aprile 2017, Gucci ha finanziato il restauro del Giardino di Boboli alla Galleria degli Uffizi di Firenze[62], mentre nel 2019 ha finanziato il restauro della storica Rupe Tarpea e dei Giardini del Belvedere a Roma.[63]

Impegno nel sociale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008, Gucci ha lanciato il Gucci Tribeca Documentary Fund, un fondo di $ 80.000 per finanziare film che promuovono il cambiamento sociale, presentato al Tribeca Film Festival. Dal 2011 il fondo è stato incrementato a 150,000 dollari.[64] Nello stesso anno, al Festival del Cinema di Venezia, viene istituito il Gucci award for women, per sottolineare l’importanza delle donne nel cinema.[65]

Dal 2005 al 2015, Gucci ha donato 20 milioni di dollari al programma Schools for Africa dell'UNICEF, fino alla fondazione del programma Chime for Change, oggi veicolo di finanziamento della partnership Gucci-UNICEF.[66] Fondato nel 2013 da Frida Giannini, Salma Hayek and Beyoncé, Chime for Change è un movimento per migliorare l’educazione e le condizioni delle donne in tutto il mondo.[67][68] Numerose le iniziative con questo focus: dal Sound of Change Live concert, alla partnership con Twitter e Women Who Code nel 2013, fino alla T-shirt « My Body My Choice » nel 2019, i cui ricavati vengono redistribuiti alle attività del programma Chime for Change.[69]

Nel 2019 Chime for Change ha realizzato dei murales, disegnati dall’artista romana MP5, per la campagna «To Gather Together», con lo scopo di promuovere la parità di genere e nel 2020 Gucci ha lanciato la campagna «Unconventional Beauty», a cui ha partecipato anche una modella affetta dalla sindrome di Down.

Durante la pandemia COVID-19, Gucci ha donato 2 milioni di euro a due campagne di crowdfunding: la prima a sostegno della Protezione Civile italiana e la seconda per il Fondo Solidale di Risposta COVID-19.[70]

Sostenibilità[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2015, Gucci ha lanciato la propria iniziativa per ridurre l’impatto ambientale. Su questa scia nell'ottobre 2017, Gucci annuncia la sua filosofia fur free, smettendo di usare le pellicce animali dal 2018.[71] Nel giugno dello stesso anno il marchio lancia Equilibrium, la piattaforma per monitorare e comunicare i suoi progressi sociali e ambientali.[72] A settembre 2019, Marco Bizzarri ha annunciato l'intenzione di Gucci di diventare completamente carbon neutral[73], e nel 2020, Gucci ha aderito al Lion's Share Fund guidato dall'UNDP per sostenere la conservazione della fauna selvatica.[74]

Nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Film[modifica | modifica wikitesto]

A novembre 2019, il regista Ridley Scott ha annunciato che realizzerà un film sulla dinastia Gucci, nel cast ci sarà anche Lady Gaga nei panni di Patrizia Reggiani, la moglie di Maurizio Gucci, condannata a 26 anni di carcere nel 1998 per aver commissionato l'omicidio del suo ex marito.[75]

Nel 2000 anche Martin Scorsese aveva annunciato l'intenzione di realizzare un film sulla famiglia Gucci.[76]

Guinnes World Record[modifica | modifica wikitesto]

  • 1974: L'orologio Gucci modello 2000 ha battuto il record di vendita di oltre 1 milione di unità in 2 anni.
  • 1998: I "Genius Jeans" di Gucci hanno battuto il record del paio di jeans più costosi di sempre. Questi jeans consumati, strappati e ricoperti di perline africane, erano in vendita a Milano per 3.134 dollari.[77]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gucci supera Hermès e spinge i conti di Kering, su repubblica.it, 13 febbraio 2018. URL consultato il 2 agosto 2018.
  2. ^ (EN) Gucci geek chic sparkles in Milan rain, Fashion News & Top Stories, su Straitstimes, 24 settembre 2015. URL consultato il 30 gennaio 2021.
  3. ^ (EN) Financial document 2018 (PDF), su Kering.com. URL consultato il 14 gennaio 2021.
  4. ^ Kering conferma: Alessandro Michele è il nuovo direttore creativo di Gucci. Pinault: «Pronti per un nuovo capitolo», su Sole 24 ore, 21 gennaio 2015. URL consultato il 14 gennaio 2021.
  5. ^ Elisa Rossi, Alessandro Michele: biografia del direttore creativo Gucci, su Esquire, 21 giugno 2018. URL consultato il 14 gennaio 2021.
  6. ^ GUCCI, su MAM.e. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  7. ^ MIRIANA KUNTZ, Gucci, dai primordi al caso Armine harutyunyan, su EroicaFenice, 21 settembre 2020. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  8. ^ https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/11/27/la-dinasty-della-famiglia-gucci.html
  9. ^ LA STORIA DELLA MODA ITALIANA, camera nazionale della Moda Italiana, su camera nazionale della Moda Italiana. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  10. ^ Gucci Logo, su loghi-famosi.com. URL consultato il 14 gennaio 2021.
  11. ^ Giulia Ferri, le più belle boutique di Gucci nel Mondo I parte, su Lussuosissimo. URL consultato il 14 gennaio 2021.
  12. ^ Borsa icona: la Bamboo bag di Gucci, su Donna Moderna. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  13. ^ Mocassino evergreen: Gucci lo celebra con una mostra a Firenze, su Il Messaggero, 29 aprile 2013. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  14. ^ Riccardo Giumelli, Gucci, la qualità che creò il Made in Italy, su La voce di New York, 2 gennaio 2016. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  15. ^ Gucci: storia del brand, su Phantomag. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  16. ^ Gucci: forever doppia G, su Vogue, 12 luglio 2019. URL consultato il 30 gennaio 2021.
  17. ^ Flora di Gucci - Il foulard disegnato per la principessa di Monaco Grace Kelly, su Artwave, 2 gennaio 2016. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  18. ^ Flavia Cardoso, Gucci Museo, tradizione e bellezza nel cuore di Firenze, su Green-mag, 22 dicembre 2016. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  19. ^ (EN) Flavia Cardoso, "A look at 40 years of Gucci edition cars from American Motors to Cadillac to Fiat". Archived from the original on 13 April 2017, su Classic Cars Today Online., 28 June 2017. URL consultato il 14 gennaio 2021 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2017).
  20. ^ (EN) Cadillac Seville "Gucci", Hellenic Motor Museum, su Hellenic Motor Museum. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  21. ^ Falsi vestiti di lusso: fatti in Italia o contraffatti in Turchia?, su Le Iene, 30 ottobre 2019. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  22. ^ Sequestrate 600 confezioni di profumo contraffatte, su Milano Today, 3 dicembre 2012. URL consultato il 14 gennaio 2021.
  23. ^ I 60 anni del mocassino con morsetto di Gucci - fermoeditore, su Fermoeditore, 24 aprile 2013. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  24. ^ (EN) Deirdre Pirro, Guccio Gucci, a leather lineage, su The Florentine, 18 giugno 2009. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  25. ^ Raffaella Silipo, “Sono io l’autentica Patrizia Gucci. Difendo il mio nome”, su La Stampa, 17 settembre 2020. URL consultato il 13 gennaio 2021.
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