The Division Bell

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The Division Bell
Artista Pink Floyd
Tipo album Studio
Pubblicazione 28 marzo 1994(G.B.)
5 aprile 1994 (U.S.A.)
Durata 66 min : 32 s
Dischi 1
Tracce 11
Genere Rock progressivo
Soft rock
Album-oriented rock
Etichetta EMI
Produttore David Gilmour e Bob Ezrin
Registrazione Abbey Road Studios, Astoria Studios, Britannia Row Studios, Metropolis Studios, Londra
Note n. 1 Stati Uniti
n. 1 Regno Unito
n. 1 Italia
Certificazioni
Dischi d'oro 6
Dischi di platino 21 Svezia Svezia[1]
(40.000+)
Pink Floyd - cronologia
Album precedente
(1992)
Album successivo
(1995)
Singoli
  1. Take It Back (edit)/Astronomy Domine (live)
    Pubblicato: 16 maggio 1994
  2. High Hopes (edit)/Keep Talking (edit)
    Pubblicato: 17 ottobre 1994
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Robert Christgau "Bomb" (F)[2]
Allmusic 2/5 stelle[3]
Rolling Stone 1/5 stelle[4]
Piero Scaruffi 4/10 stelle[5]

The Division Bell è il quattordicesimo album in studio dei Pink Floyd pubblicato nel 1994. Il disco ha venduto più di 12 milioni di copie nel mondo.[6]

Le musiche furono scritte principalmente da David Gilmour e Richard Wright; dal punto di vista testuale, l'album affronta temi quali la mancanza di comunicazione tra le persone. Le sedute di registrazione si svolsero in diverse località differenti, inclusi i Britannia Row Studios di proprietà della band, e lo studio galleggiante di Gilmour, l'Astoria. La nuova moglie di Gilmour, Polly Samson, contribuì firmando diversi testi sull'album, e Wright canta la sua prima parte vocale solista su un disco dei Pink Floyd sin da The Dark Side of the Moon del 1973.

Nonostante le recensioni non esaltanti, l'album raggiunse la vetta delle classifiche in Gran Bretagna e Stati Uniti. Alla pubblicazione del disco fece immediatamente seguito un tour negli Stati Uniti ed in Europa.

Al momento attuale, The Division Bell rappresenta l'ultimo disco di inediti dei Pink Floyd.

Il disco[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1994 i Pink Floyd ritornano sulle scene con un nuovo disco, l'ultimo nella loro vita discografica, ma soprattutto il loro secondo album in studio senza Roger Waters, a sette anni dal precedente A Momentary Lapse of Reason. Della formazione originaria sono rimasti in tre: David Gilmour, che dopo l'abbandono di Roger Waters avvenuto nel 1984 è rimasto il leader del gruppo, Nick Mason e Richard Wright, finalmente ritornato a pieno titolo. I tre si circondano di vari collaboratori, tra cui i membri della band collaudata in occasione del precedente tour di fine anni ottanta, più qualche vecchia guardia come Dick Parry. Come il precedente disco, anche The Division Bell è stato registrato nello studio Astoria, di David Gilmour.

Il tema principale del disco è l'incomunicabilità tra gli individui, problema con cui tutti e tre i componenti avevano avuto, in qualche modo, a che fare tra cause legali sulla questione dei diritti sull'utilizzo del nome del gruppo e divorzi. Proprio su quest'ultimo aspetto, Gilmour, all'epoca, era molto sensibile in quanto reduce dal recente divorzio, dopo quasi 20 anni di matrimonio, con la ex moglie Ginger e dalla fresca relazione iniziata con la giornalista Polly Samson.

Fu proprio la nuova compagna del chitarrista a fornirgli lo spunto e lo stimolo per la stesura dei testi, spingendolo ad analizzare ed esternare le sue frustrazioni e i suoi sentimenti nei confronti degli ex compagni di gruppo. Sono, infatti, molti i riferimenti e, soprattutto, le frecciate rivolte a Waters (come in Lost for Words), alla sua progressiva chiusura verso il mondo e alla sua mania di protagonismo. Non mancano, inoltre, accenni al mai dimenticato amico Syd Barrett (come in Poles Apart).

Gilmour è co-autore di quasi tutte le canzoni (alcuni testi delle quali furono scritti anche dalla compagna Polly Samson), ma, per la prima volta dopo molti anni, tutti e tre i componenti forniscono al disco la propria creatività musicale. Vi è il ritorno all'interpretazione vocale di Wright (in Wearing the Inside Out), il quale non cantava brani da solista dal 1973.

Alcuni brani come Marooned, Keep Talking e High Hopes hanno trovato posto in Echoes: The Best of Pink Floyd, la penultima raccolta in studio del gruppo inglese.

L'album incontrò senza difficoltà un buon successo raggiungendo la prima posizione in classifica negli Stati Uniti per quattro settimane, nel Regno Unito, in Cile, Norvegia, Australia, Svizzera, Italia, Austria, Francia, Olanda, Nuova Zelanda e Svezia ed ha ricevuto tre Dischi di platino negli Stati Uniti, e nel Regno Unito, 2 in Francia, 4 in Canada, uno in Germania, Brasile ed Austria ed il Disco d'oro in Polonia. Per i brani Take it back e High Hopes vengono tratti due videoclip che vengono messi in alta rotazione sulle tv musicali, nonostante la loro durata sfori rispetto agli standard dei videoclip tradizionali.

Copertina e titolo[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio del 1994, la band era ancora indecisa su quale titolo dare al nuovo album. La lista di titoli provvisori presa in considerazione aveva incluso nomi quali Pow Wow e Down to Earth. Nel corso di una serata, durante una cena con Gilmour, di cui era amico, e Mason, lo scrittore Douglas Adams, si offrì di trovare un titolo al disco in cambio di un'offerta di 5,000 sterline da devolvere alla sua associazione benefica Environmental Investigation Agency. Egli suggerì l'idea di intitolarlo The Division Bell (parole tratte dal testo di High Hopes, brano presente sul disco), e il gruppo accettò.[7][8] Il titolo del disco è un riferimento alla "division bell" del parlamento inglese. Lo stesso Adams comparve, come regalo per il suo quarantaduesimo compleanno, in una serata del tour che fece seguito al disco suonando la chitarra ritmica in Brain Damage ed Eclipse (due canzoni tratte da The Dark Side of the Moon).

Il collaboratore di lunga data dei Floyd, Storm Thorgerson, si occupò della grafica di copertina. Ispirandosi a quella del libro del matematico statunitense Norbert Wiener The Human Use of Human Beings del 1950,[9] egli eresse due grandi teste metalliche in un campo vicino alla cattedrale di Ely. Le statue furono posizionate in modo da fronteggiarsi vicine l'una verso l'altra, e le fotografò di profilo, per dare l'illusione che non solo si guardassero negli occhi ma anche che parlassero tra di loro, formando inoltre una terza faccia agli occhi dell'osservatore se viste frontalmente. Le due sculture furono posizionate da Keith Breeden, e costruite da John Robertson. La cattedrale di Ely è visibile sullo sfondo all'orizzonte tra le bocche delle due facce.[10][11] Attualmente, le sculture sono nella Rock and Roll Hall of Fame a Cleveland, in Ohio.

L'album venne pubblicato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti in vinile, CD, e audiocassetta; ogni formato aveva una sua grafica specifica con piccole variazioni della stessa foto. La custodia della prima stampa in CD ha il nome "Pink Floyd" scritto in braille sulla costina di sinistra.

Pubblicazione ed accoglienza[modifica | modifica sorgente]

« Robaccia... senza senso dall'inizio alla fine...  »
(Roger Waters a proposito di The Division Bell.[12])

L'album venne pubblicato nel Regno Unito dalla EMI Records il 28 marzo 1994, e negli Stati Uniti il 4 aprile, raggiungendo la prima posizione in classifica in entrambi i Paesi.[13] The Division Bell fu certificato disco d'argento e d'oro in Gran Bretagna il 1º aprile 1994, disco di platino il mese successivo e doppio platino il 1º ottobre. In America, venne certificato oro e doppio platino il 6 giugno 1994, e triplo platino il 29 gennaio 1999.[14]

Nonostante il grande successo commerciale, il disco ricevette recensioni per lo più negative.[15] Tom Sinclair di Entertainment Weekly diede all'opera una "D", scrivendo: "la cupidigia è l'unica spiegazione plausibile per la pubblicazione di un album così vacuo ed inutile, notevole solo per la sua pomposità progressive-rock e le sonorità new age da voltastomaco".[16] Tom Graves su Rolling Stone criticò aspramente la performance di Gilmour, affermando come i suoi assoli di chitarra "un tempo di cruciale importanza nell'economia della band, articolati, melodici e ben definiti, ora si fossero ridotti a pallida imitazione del passato diventando del tutto trascurabili", aggiungendo poi che "solo in What Do You Want from Me Gilmour suonava come sapeva fare e sembrava lui".[15] Michele Paparelle del mensile Buscadero, così recensì The Division Bell: "Potrebbe essere il successore di Wish You Were Here e nessuno ci troverebbe alcunché da dire... The Division Bell è rilassante come un letto di contenzione, è un ipnotico che rende lucidi, quieti e disperati, lasciando al paziente solo una soluzione, continuare ad assumerlo, per placare l’angoscia...". Molto critico nei confronti dell'album, invece, fu Stefano Ronzani de Il Mucchio Selvaggio che scrisse: "gli ultimi dischi dei Pink Floyd non sono tutti uguali come sembra, ma sono loro stessi delle controfigure e questo vanifica ogni tentativo di rinnovamento. Mason, Gilmour e Wright sono ormai dei musicisti da laboratorio informatico. Non che sia un reato, ma l’esagerata ridondanza di The Division Bell ci fa pensare ad un database mal progettato. Già dall'inizio sembra di trovarci di fronte ad un prodotto divulgativo di una casa di campionatori. Mi chiedo perché insistano con queste robe mastodontiche...".[17]

Nonostante tutto, l'album ricevette una nomination nel 1995 ai Brit awards come "Best Album by a British Artist",[18] anche se perse in favore di Parklife dei Blur. Nel marzo dello stesso anno, la band ricevette un Grammy Award come "Best Rock Instrumental Performance" per la traccia Marooned.[19]

Con il passare degli anni la reputazione dell'album presso la critica è migliorata. Scrivendo sulla rivista Uncut, Graeme Thomson dichiarò quanto segue: "The Division Bell potrebbe essere l'album più sottovalutato dell'intera discografia dei Pink Floyd. Il terzetto di canzoni iniziale è un impressionante ritorno molto vicino all'eterna essenza dei Pink Floyd, e gran parte del resto dei brani possiede una forza e una qualità riflessiva che mostra un genuino senso di unitarietà".[20]

Tracce[modifica | modifica sorgente]

  1. Cluster One – 5:58 (Wright, Gilmour)Strumentale
  2. What Do You Want from Me – 4:21 (Gilmour, Samson – Gilmour, Wright)Voce di Gilmour
  3. Poles Apart – 7:04 (Gilmour, Samson, Laird-Clowes – Gilmour)Voce di Gilmour
  4. Marooned – 5:28 (Wright, Gilmour)Strumentale
  5. A Great Day for Freedom – 4:17 (Gilmour, Samson – Gilmour)Voce di Gilmour
  6. Wearing the Inside Out – 6:47 (Moore – Wright)Voce di Wright
  7. Take It Back – 6:12 (Gilmour, Samson, Laird-Clowes – Gilmour, Ezrin)Voce di Gilmour
  8. Coming Back to Life – 6:19 (Gilmour)Voce di Gilmour
  9. Keep Talking – 6:09 (Gilmour, Samson – Gilmour, Wright)Voci di Gilmour e Stephen Hawking
  10. Lost for Words – 5:14 (Gilmour, Samson – Gilmour)Voce di Gilmour
  11. High Hopes – 8:31 (Gilmour, Samson – Gilmour)Voce di Gilmour

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Pink Floyd
Altri musicisti
Produzione
  • Bob Ezrin, David Gilmour - produzione
  • David Gilmour, Nick Mason, Jon Carin - programmazione
  • Andrew Jackson - ingegnere del suono
  • Michael Kamen - arrangiamenti orchestrali
  • Edward Shearmur - orcherstrazioni
  • Steve McLoughlin - registrazione orchestra
  • Chris Thomas - mixaggio
  • Tony May, Rupert Truman, Stephen Piotrowski - fotografie
  • Peter Curzon, Ian Wright - grafiche

Il tour[modifica | modifica sorgente]

Non poteva mancare un tour successivo al disco. Così, Gilmour, Wright e Mason mettono in piedi una serie di mastodontici show che riempiono dappertutto piazze e stadi. Nel 1995 viene pubblicata la testimonianza di quei concerti tramite un doppio CD e una VHS intitolati P·U·L·S·E. In seguito, nel corso del 2006, viene pubblicata una versione dello stesso video su doppio DVD, in cui a un'impareggiabile qualità audio si abbinano suggestivi e, spesso inediti, video.

Tour promozionale (Italia)[modifica | modifica sorgente]

Per promuovere l'album, il gruppo intraprese il Division Bell Tour durante il 1994. Per quanto riguarda l'Italia, il tour fece tappa nelle seguenti date:

Publius Enigma[modifica | modifica sorgente]

Durante il Division Bell Tour del 1994, iniziò a circolare su internet una presunta leggenda metropolitana collegata a The Division Bell denominata "Publius Enigma" ("l'enigma di Publius"), un mistero che prometteva una "ricompensa" a chi avesse trovato la soluzione.[21] La leggenda ebbe inizio a causa di ripetuti messaggi che furono immessi in rete da qualcuno molto vicino all'entourage della band che si firmava "Publius",[22] presumibilmente come astuta forma di promozione per il nuovo disco ed il tour ad esso collegato, anche se questa versione non è mai stata confermata ufficialmente. Diversi indizi furono trovati dai fan nell'album stesso (grafica di copertina compresa) e in successive uscite collegate ai Pink Floyd. La soluzione dell'enigma non venne mai svelata e gradualmente anche l'interesse del pubblico verso esso iniziò a scemare fino a quando gli stessi sconosciuti creatori non abbandonarono il progetto che non è mai giunto ad una conclusione ufficiale.

Nell'aprile 2005, il batterista Nick Mason riferendosi esplicitamente al Publius Enigma, suggerì l'idea che tutto fosse stato orchestrato dalla casa discografica piuttosto che dai Pink Floyd stessi.[23]

Le considerazioni di Mason sembrarono concordare con quanto affermato in una precedente intervista da Marc Brickman, tecnico delle luci e production designer dei Floyd, apparentemente responsabile di aver fatto apparire le parole "ENIGMA PUBLIUS" sullo schermo dietro al gruppo nel corso di un concerto nel New Jersey.[24] Poco tempo dopo però, Brickman ritrattò quanto dichiarato.[25]

Indizi[modifica | modifica sorgente]

Riferimenti al Publius Enigma possono essere trovati in varie pubblicazioni a nome Pink Floyd successive al 1994:

  • La versione video di P*U*L*S*E, filmata il 20 ottobre 1994 e contenente la ripresa televisiva di un concerto della band a Earls Court, Londra; contiene la parola ENIGMA proiettata a grandi lettere sullo schermo dietro al gruppo durante l'esecuzione della canzone Another Brick in the Wall (Part II).
  • Nell'artwork della versione su MiniDisc dell'album A Momentary Lapse of Reason, la parola "PUBLIUS" è stata inserita nella foto di un uomo ritratto in piedi in una campo di grano. Inoltre, la parola "ENIGMA" appare nell'angolo inferiore dell'immagine di un uomo in piedi sul bordo di una scogliera.
  • Le parole "Publius Enigma" si sentono prima della canzone One of These Days nella ristampa in DVD del 2003 di Pink Floyd: Live at Pompeii.
  • La copertina del libro The Dark Side of the Moon del critico John Harris, ideata da Storm Thorgerson, include la parola "ENIGMA" insieme ad una ellisse.
  • La pagina 13 del booklet del CD di The Division Bell contiene l'anagramma della parola "enigma" nascosto nella terza colonna da destra dei primi versi del brano Wearing the Inside Out.[26] Anthony Moore, autore del testo della canzone in questione, negò qualsiasi anagramma inserito intenzionalmente.[27]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • La voce robotica che scandisce l'inizio e la parte finale di Keep Talking è tratta da uno spot pubblicitario televisivo della British Telecom, società di telecomunicazioni britannica ed è, in particolare, la voce registrata al telefono generata dal sintetizzatore vocale computerizzato con cui il fisico Stephen Hawking è costretto a comunicare a causa di una grave affezione del sistema nervoso.
  • L'accorata richiesta apparentemente rivolta ai fan presente in What Do You Want from Me ("Cosa vuoi da me?"), in realtà è una frase scappata nel corso di una lite tra Gilmour e Polly Samson.[28]

Ventesimo anniversario[modifica | modifica sorgente]

A Maggio del 2014 i Pink Floyd si preparano a festeggiare il ventesimo anniversario dell'uscita di The Division Bell. Sulla loro pagina Facebook sono apparse delle immagini che sembrano frammenti di un puzzle, ed il 19 Maggio è stato aperto il sito http://www.divisionbell20.com/ dove viene passato in continuazione un nuovo video di Marooned con ambientazione prima nello spazio e poi a Pripyat, città fantasma nei pressi della centrale nucleare di Chernobyl. Sulla pagina campeggia un conto alla rovescia, il 20 Maggio il mistero verrà svelato.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.ifpi.se/wp-content/uploads/ar-20001.pdf
  2. ^ Robert Christgau, Robert Christgau: CG: Pink Floyd. URL consultato il 2013-12-01.
  3. ^ William Ruhlmann, The Division Bell - Pink Floyd | Songs, Reviews, Credits, Awards | AllMusic. URL consultato il 2013-12-01.
  4. ^ Pink Floyd: Album Guide | Rolling Stone Music, Rolling Stone. URL consultato il 2013-12-01.
  5. ^ The History of Rock Music
  6. ^ Royal Mail, Post Rock - Royal Mail and Pink Floyd issue special souvenir stamp sheet (Registration required), Royal Mail, 5 marzo 2010. URL consultato il 24 maggio 2010.
  7. ^ Mason 2005, pp. 319–320
  8. ^ Mabbett 1995, pp. 119–120
  9. ^ Prismi, autosomiglianza, comunicazione: l'artwork floydiano tra fisica, metafisica e oltre - torinoscienza.it
  10. ^ Mason 2005, p. 320
  11. ^ Division Bell — Metal Heads, hypergallery.com. URL consultato il 13 January 2010. [collegamento interrotto]
  12. ^ Manning 2006, p. 144
  13. ^ Blake 2008, p. 359
  14. ^ Povey 2007, p. 351
  15. ^ a b Tom Graves, The Division Bell, rollingstone.com, 16 June 1994. URL consultato il 3 January 2010 (archiviato dall'url originale il 19 June 2008).
  16. ^ Tom Sinclair, The Division Bell, ew.com, 22 April 1994. URL consultato il 9 January 2010.
  17. ^ [1]
  18. ^ The Nominees, Billboard, 18 February 1995, p. 48. URL consultato il 13 January 2010.
  19. ^ Browne 2001, p. 611
  20. ^ Graeme Thomson, The Division Bell in Uncut: Ultimate Music Guide - Pink Floyd, nº 6, 07/06/2011, p. 128.
  21. ^ Neil Strauss, The Pop Life, The New York Times, February 16, 1995. URL consultato il 2008-07-22.
  22. ^ The original Publius post at Google Groups
  23. ^ A Fleeting Glimpse | pinkfloydz.com
  24. ^ Interview with Marc Brickman
  25. ^ ENIGMA PUBLIUS • View topic - Marc Brickman. URL consultato il 2009-10-11.
  26. ^ Enigma Anagram.
  27. ^ ENIGMA PUBLIUS • View topic - Anthony Moore. URL consultato il 2009-10-11.
  28. ^ Mabbett, Andy. Pink Floyd - La musica e il mistero, Arcana, 2012, pag. 129
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