Atom Heart Mother

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Atom Heart Mother
Artista Pink Floyd
Tipo album Studio
Pubblicazione 10 ottobre 1970
Durata 52 min : 06 s
Dischi 1
Tracce 5
Genere Rock progressivo[1]
Art rock[1]
Rock psichedelico[1]
Etichetta Harvest Records, EMI
Produttore Pink Floyd, Norman Smith
Registrazione Abbey Road, Londra
Note n. 55 Stati Uniti
n. 1 Regno Unito
n. 22 Italia
Certificazioni
Dischi d'oro 1
Pink Floyd - cronologia
Album precedente
(1970)
Album successivo
(1971)
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Ondarock[2] Pietra Miliare
Allmusic[1] 3/5 stelle
Rolling Stone[3] 1/5 stelle
Storiadellamusica.it[4] 9/10 stelle
Piero Scaruffi[5] 7/10 stelle
Robert Christgau[6] D+

Atom Heart Mother è il quinto album discografico del gruppo rock inglese Pink Floyd. È considerato un classico degli anni settanta. È uno dei primi album pubblicati da una major (EMI) a non recare il nome del gruppo in copertina. Massiccio fu il lavoro in fase di mixaggio, opera di Peter Bown e Alan Parsons (allora giovane ma promettente assistente), e fondamentale l'apporto di Ron Geesin per l'arrangiamento orchestrale della title track.[7]

Il disco[modifica | modifica sorgente]

Il disco apre la seconda fase della storia dei Pink Floyd[8] e segna un punto di svolta nella loro carriera. Per abbandonare l'immagine di rock spaziale-psichedelico dei lavori precedenti, il gruppo tornò in studio dopo numerosi concerti intento a costruirsi una nuova immagine. Avendo sperimentato tutte le possibili varianti tecniche e sonore dei loro brillanti esordi, la strada da imboccare verso il progressive rock puro si presentava ardua e senza un punto focale. David Gilmour ricorda che si andava avanti per forza d’inerzia aspettando che qualcuno avesse una buona idea. Si decise allora di procedere come era avvenuto per il brano A Saucerful of Secrets, dell'omonimo album, lavorando tutti insieme e giustapponendo le diverse parti, derivate da altrettante improvvisazioni in studio. A collegare le varie sezioni strumentali, intermezzi parlati oppure complesse sfumature di raccordo tra i vari strumenti. Tra marzo e agosto furono prodotte due strumentali lunghe e tre brani semplici. La title track (in origine intitolata provvisoriamente Untitled Epic) era un semplice pezzo per quattro strumenti, ma dopo averlo messo insieme i Pink Floyd si resero conto che era troppo debole e pensarono che un arrangiamento orchestrale l’avrebbe reso più corposo. Ron Geesin, compositore sperimentale, amico di Nick Mason e Roger Waters, conosciuto dal bassista in occasione del lavoro fatto insieme per Music from "The Body", colonna sonora del documentario The Body di Anthony Battersby e Tony Garnett, era la persona giusta. Pioniere della musica sperimentale in Gran Bretagna, aveva molti sostenitori, tra cui il compositore di musica d’avanguardia Cornelius Cardew. Il riff fiatistico principale ricorrente nella suite, era stato ideato da David Gilmour che lo aveva chiamato Theme from an Imaginary Western,[9][10] pensando che il tono "epico ed eroico" della melodia ben si sarebbe adattato a fungere da colonna sonora di un western tipo I magnifici sette.[11]

Il titolo dell’album venne fuori in modo del tutto casuale. Durante una seduta di registrazione alla BBC per un programma di John Peel, il pezzo fu indicato anche come The Amazing Pudding. Il titolo definitivo fu pensato da Nick Mason su suggerimento dello stesso Ron Geesin, che aveva consigliato di leggere qualche buon articolo sul giornale. La notizia di una donna con un pace-maker atomico in attesa di un bambino era suggestiva: Atom Heart Mother titolava il trafiletto.

Sebbene privo di un punto focale l’album diede buoni risultati nelle vendite, raggiungendo la prima posizione nella classifica inglese e la posizione 55 in quella americana. La potenza dell'immagine in copertina ha fatto discutere per mesi i disc jockey dell'epoca sul significato che potesse avere. Nel 1994 è diventato disco d'oro. Una versione rimasterizzata da James Guthrie è stata pubblicata nel 1994 in Inghilterra e nel 1995 negli Stati Uniti. Atom Heart Mother è un disco figlio dei primi anni settanta, in cui il rock stava cercando una strada verso la maturità, e va quindi a schierarsi al fianco di quei lavori sperimentali di altri gruppi, protagonisti del genere nel decennio appena cominciato. Sono gli anni del rock sinfonico, che vanno dalle prime prove di gruppi come Moody Blues, The Nice (e poi Emerson Lake & Palmer) Jefferson Airplane, Frank Zappa, parzialmente i Procol Harum e i Deep Purple eccetera, allo sperimentalismo della scuola di Canterbury (Soft Machine, Caravan, Nucleus, New Jerusalem, Hatfield and the North, Mike Oldfield eccetera). A distanza di anni il lavoro dei Pink Floyd, insieme a pochi altri, regge meglio l’usura del tempo e si lascia apprezzare ancora, se non altro per la sua perizia tecnica e l'equilibrio musicale.

Copertina[modifica | modifica sorgente]

Una mucca di razza Frisona, come quella ritratta sulla copertina dell'album.

Ispirata dalla carta da parati con le mucche di Andy Warhol, realizzava un’idea del gruppo che aveva chiesto qualcosa di ordinario ed estremamente semplice, il più lontano possibile dalle immagini dello space rock degli esordi. Famosi per essere un gruppo di rock psichedelico, un’etichetta di cui volevano sbarazzarsi, i Pink Floyd affidarono al grafico Storm Thorgerson della Hipgnosis il compito di confezionare la copertina di Atom Heart Mother. Thorgerson si recò nella campagna a nord di Londra, immortalando alcuni splendidi esemplari bovini: la mucca vincitrice (con tanto di pedigree) era una frisona di nome Lulubelle III appartenente al signor Arthur Chalke (che in seguito proverà invano a chiedere un compenso).[12] "La foto definitiva di una mucca", era stata definita dallo stesso autore.

« La copertina faceva una gran figura, in mezzo alle altre dell’epoca che cercavano di attirare l’attenzione in modo provocatorio. La mucca attirava lo sguardo più di quanto potessi sperare: era diversa perché così normale. »
(Storm Thorgerson)

Il grafico aveva sottoposto al gruppo altre due idee: un tuffatore su un trampolino e una donna davanti ad una scalinata. I Pink Floyd scelsero la mucca. La scelta risultò essere anche la più economica: costò poco più di 30 sterline. Quando Storm Thorgerson mostrò la copertina a un funzionario della EMI, ricevette questa risposta: "Ma sei matto? Vuoi rovinare questa casa discografica?'".

La copertina dell’album non riporta né il titolo né il nome del gruppo, è apribile e mostra sul retto la celebre Lulubelle III e sul verso tre mucche ravvicinate che sovrastano lo spazio sulla destra dell'art-work. L'interno è bucolico: un'immagine in bianco e nero sgranato di una brughiera inglese con animali al pascolo.

Non esiste alcun collegamento tra la mucca e i brani presenti sul disco anche se recentemente lo stesso Nick Mason ha accennato ad una simbologia classica che vede la mucca come rappresentazione della Madre Terra e quindi un riferimento indiretto alla "madre dal cuore atomico", con l'assonanza fra le parole "Heart" ("Cuore") e "Earth" ("Terra").

La copertina compare nel film Tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci.

Pubblicazione[modifica | modifica sorgente]

Atom Heart Mother venne lanciato nel mercato discografico nell'ottobre 1970 sia nel Regno Unito, dove raggiunse la posizione numero uno delle classifiche musicali, sia negli Stati Uniti, dove si attestò alla posizione numero 55. L'album fu realizzato in un formato quadrofonico nel Regno Unito, in Germania e in Australia. Nel 1994 il disco venne rimasterizzato nel Regno Unito e negli Stati Uniti, in questi ultimi fu realizzata dal Mobile Fidelity Sound Lab una versione in CD d'oro di 24KT ed anche una versione LP. Nel 2011 l'album fu nuovamente rimasterizzato nella campagna "Why Pink Floyd...?".

Critica e lascito artistico[modifica | modifica sorgente]

Le reazioni critiche alla suite sono sempre state sia negative che positive, e tutti i membri del gruppo negli ultimi tempi si son mostrati insoddisfatti nei confronti di questo brano. David Gilmour, ad esempio, ha detto che l'album era "un mucchio di rifiuti. Eravamo veramente in una fase discendente...penso che in quel periodo abbiamo davvero raschiato il fondo del barile" e "inizialmente era una buona idea, ma successivamente diventò terribile... Atom Heart Mother suona come se tra noi membri del gruppo non ci fossero idee comuni, ma negli album seguenti diventammo molto più prolifici." Allo stesso modo, in un'intervista del 1984 a Radio 1 della BBC, Waters disse: «Se qualcuno ora mi dicesse - bene, se esci sul palco e suoni Atom Heart Mother ti darò un milione di sterline - io gli risponderei: mi stai facendo un fottuto scherzo?».

Inizialmente la band era entusiasta di eseguire la suite nei primi anni Settanta: una primissima performance fu registrata il 28 aprile 1970 per l'emittente televisiva di San Francisco KQED, con solo la band; in due esibizioni dei mesi seguenti la band fu accompagnata dal John Alldis Coro e il Brass Ensemble Philip Jones, per l'esecuzione dello stesso brano. In seguito la band ingaggiò una completa sezione di fiati e un coro col solo scopo di eseguire la suite ma, a causa di problemi di microfonaggio, dei costi troppo elevati e di problemi con singoli musicisti, la band si ritrovò ad ingaggiare di volta in volta solo i musicisti che erano disponibili. Per questi motivi il brano fu progressivamente tagliato in molte sue parti nelle esibizioni dal vivo, rimanendo come pezzo della scaletta fino al 1972: l'ultima performance live documentata della suite fu suonata ad Amsterdam il 22 maggio 1972.

Stanley Kubrick voleva usare la title track dell'album in Arancia Meccanica, ma il gruppo non gli diede il permesso in quanto Kubrick non era sicuro di quali pezzi del brano inserire nel suo film. Col senno di poi, Waters disse che "forse è stato meglio che non sia stato utilizzato, dopo tutto".

Storia e curiosità dei brani[modifica | modifica sorgente]

I due brani più lunghi sono una progressione dei primi pezzi strumentali dei Pink Floyd, come A Saucerful of Secrets. La suite di Atom Heart Mother è divisa in sei parti, mentre Alan's Psychedelic Breakfast è divisa in tre: le sezioni sono unite tra loro da dialoghi e strani effetti sonori. Il motivo è dovuto a questioni economiche: nei primi anni settanta i gruppi ricevevano le royalties in base al numero di tracce che si trovavano sull'album. Oltre alle due suite citate, troviamo anche tre canzoni da cinque minuti, ognuna interpretata dal rispettivo autore. Sono delle ballate che stilisticamente sembrano non collegarsi né con la suite, né con il pezzo di chiusura.

If è un brano quasi folk, scritto e interpretato da Roger Waters, ripreso frequentemente negli anni novanta in supporto al suo album solista Radio K.A.O.S. e ritenuto esemplificativo della psicologia del suo autore. In esso Waters mette in pratica una severa disanima dei propri atteggiamenti caratteriali verso il prossimo con frasi quali: «Se fossi una brava persona / Capirei le distanze tra gli amici», senza dimenticare un riferimento al vecchio compagno di band Syd Barrett: «Se dovessi impazzire / Per favore non mettetemi i vostri fili nel cervello». Summer '68, di Richard Wright, è una critica allo stile di vita rock and roll, che diventerà un tema ricorrente nei Pink Floyd (si veda per esempio Young Lust nell'album The Wall). Per finire, il pezzo di David Gilmour, Fat Old Sun, che sarà una delle canzoni centrali degli show della band nei due anni seguenti la pubblicazione dell'album. È giusto ricordare che il chitarrista in una recente intervista ha dichiarato di considerare gran parte del disco "una vera porcheria", con particolare accanimento nei confronti della title track e del contributo strumentale del gruppo a Alan's Psychedelic Breakfast.[13] Anche Nick Mason non fu mai soddisfatto del risultato finale, lamentando una supervisione generale mancante per via dei tour a cui era sottoposta la band all'epoca. Per il batterista la sensazione era quella di un lavoro affidato a qualcun altro. I musicisti accusarono la casa discografica di aver pubblicato un lavoro che non poteva definirsi realmente floydiano. David Gilmour, tuttavia, nel recente tour del suo ultimo disco, On a Island, ha riproposto spesso in scaletta proprio Fat Old Sun.

Tracce (edizione in vinile)[modifica | modifica sorgente]

Lato A

  1. Atom Heart Mother – 23:45 (Mason, Gilmour, Waters, Wright, Geesin)Strumentale
    • Father's Shout - [0:00]
    • Breast Milky - [5:20 (EMI/MFSL) o 2:59 (Echoes-L)]
    • Mother Fore - [10:09 (EMI/MFSL) o 5:22 (Echoes-L)]
    • Funky Dung - [15:26 (EMI/MFSL) o 10:11 (Echoes-L)]
    • Mind Your Throats Please - [17:44 (EMI/MFSL) o 15:25 (Echoes-L)]
    • Remergence - [19:49 (EMI/MFSL) o 17:44 (Echoes-L)]

Lato B

  1. If – 4:31 (Waters)Voce di Waters
  2. Summer '68 – 5:29 (Wright)Voce di Wright
  3. Fat Old Sun – 5:24 (Gilmour)Voce di Gilmour
  4. Alan's Psychedelic Breakfast – 13:01 (Waters, Mason, Gilmour, Wright)Strumentale
    • Rise and Shine - [0:00]
    • Sunny Side Up - [4:22]
    • Morning Glory - [8:17]

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Pink Floyd
Musicisti aggiuntivi

Tour promozionale[modifica | modifica sorgente]

Per promuovere l'album, il gruppo intraprese l'Atom Heart Mother World Tour durante il 1970 e il 1971.

Italia

Per quanto riguarda l'Italia, il tour fece tappa nelle seguenti date:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d allmusicguide. URL consultato il 18 maggio 2010.
  2. ^ Ondarock
  3. ^ Rolling Stone Album Guide
  4. ^ Recensione: Pink Floyd - Atom Heart Mother - storiadellamusica.it
  5. ^ [1]
  6. ^ CG: Pink Floyd, Robert Christgau. URL consultato il 4 settembre 2012.
  7. ^ Nicholas Schaffner, Saucerful of Secrets: The Pink Floyd Odyssey, New, London, Helter Skelter, 2005, pp. 161–162, ISBN 1-905139-09-8.
  8. ^ 1° periodo 1967-1969, 2° periodo 1970-1977, 3° periodo 1979-1983, 4° periodo 1987-1996)
  9. ^ Nicholas Schaffner, Saucerful of Secrets: The Pink Floyd Odyssey, New, London, Helter Skelter, 2005, p. 157, ISBN 1-905139-09-8.
  10. ^ Toby Manning, The Rough Guide to Pink Floyd, 1st, London, Rough Guides, 2006, p. 62, ISBN 1-84353-575-0.
  11. ^ Glenn Povey, Echoes : The Complete History of Pink Floyd, New, Mind Head Publishing, 2006, p. 181, ISBN 978-0-9554624-0-5.
  12. ^ Marziano Alfredo, Worden Mark. Floydspotting - guida alla geografia dei Pink Floyd, Giunti, 2008, pag. 111, ISBN 978-88-09-05961-0
  13. ^ Bratus Alessandro. Pink Floyd 1965-2005 40 anni di suoni e visioni, Editori Riuniti, Roma, 2005, pag. 79, ISBN 88-359-5667-6
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