Interstellar Overdrive

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Interstellar Overdrive
Artista Pink Floyd
Autore/i Pink Floyd
Genere Space rock
Rock psichedelico
Acid rock
Edito da Columbia/EMI (UK), Capitol (US)
Pubblicazione
Incisione The Piper at the Gates of Dawn
Data 1967
Durata 9:41
The Piper at the Gates of Dawn – tracce
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Interstellar Overdrive è una canzone dei Pink Floyd, tratta dall'album The Piper at the Gates of Dawn, uscito nel 1967. Una versione più lunga del brano appare nel film Tonite Let's All Make Love in London, alla cui colonna sonora hanno partecipato i Pink Floyd (e pubblicata nell'omonimo album Tonite Lets All Make Love in London).

È sicuramente il brano più famoso di tutto l'album[senza fonte] ed è la cronaca di un viaggio umano nell'universo, portandoci negli angoli più remoti e bui del cosmo.

Il brano[modifica | modifica sorgente]

Composizione[modifica | modifica sorgente]

Interstellar Overdrive è una delle prime sperimentazioni strumentali psichedeliche registrate dalla band.[1] Il brano è stato inoltre descritto come la prima incursione dei Pink Floyd nello space rock[1] (insieme a Astronomy Domine),[2] anche se il gruppo rifiutò sempre questa definizione per la propria musica. Interstellar Overdrive ebbe origine quando il manager dei Pink Floyd Peter Jenner canticchiò a Syd Barrett una canzone della quale non riusciva a ricordare il titolo (probabilmente My Little Red Book dei Love di Arthur Lee).[3][4] Barrett iniziò a seguire il canto di Jenner improvvisando alla chitarra e sviluppando poi il tema come la base per la melodia principale del riff di Interstellar Overdrive. Il bassista Roger Waters disse a Barrett che il riff della canzone gli ricordava la sigla del telefilm Steptoe and Son (di Ron Grainer).[1] Barrett trasse ispirazione anche da Frank Zappa e dai Byrds di Eight Miles High per la sezione free-form di Interstellar Overdrive.[3]

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Il brano lungo poco meno di 10 minuti si apre con un riff discendente suonato dalla chitarra distorta di Syd Barrett, dal basso graffiante di Roger Waters, e dall'organo di Rick Wright. Nick Mason entra all'inizio della terza esecuzione del riff. Dopo che questo è stato ripetuto circa quattro volte, il pezzo perde tutta la sua omogeneità e lascia spazio a varie improvvisazioni, che possono essere sia frenetiche e prettamente psichedeliche, sia calme e pacate. La canzone diventa quasi priva di struttura ritmica e non si riesce più a scandire il tempo. Al settimo minuto, vi è un inquietante crescendo che sfocia nel riff iniziale, che poi chiude la composizione, insieme ad alcuni rumori meccanici. All'incirca al minuto 8.40 grazie all'alternanza dei canali stereofonici si crea un effetto vertiginoso simile a quello che provoca la labirintite.

Altre versioni[modifica | modifica sorgente]

La versione di Interstellar Overdrive, che si può trovare nell'album è quella più famosa, ma è anche una delle tante versioni che hanno fatto i Pink Floyd. È stata inizialmente registrata una demo del pezzo il 31 ottobre 1966 ma esistono altre versioni ancora più vecchie e rare, una di esse fu utilizzata come traccia di accompagnamento durante un colloquio della Canadian Broadcasting Company. Questo brano è ricordato anche per il grande impatto live. I Pink Floyd lo suonavano ogni sera all'UFO. Le versioni live erano lunghe oltre venti minuti e quasi del tutto improvvisate, mentre quella sull'album è molto più corta e sintetizzata, in modo da poter reggere ascolti ripetuti.

La versione di Interstellar Overdrive eseguita dai Pink Floyd nel corso dell'Actuel Rock Festival svoltosi in Belgio nell'ottobre (24-27) del 1969, vide la presenza di un ospite d'eccezione. Con la band infatti salì sul palco Frank Zappa che suonò insieme a loro in un'estemporanea jam session.[5]

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Toby Manning, The Rough Guide to Pink Floyd, 1st, London, Rough Guides, 2006, p. 180, ISBN 1-84353-575-0.
  2. ^ Piero Scaruffi, Pink Floyd. Summary in The History of Rock Music. URL consultato l'11 settembre 2013.
  3. ^ a b Manning 2006, p. 26
  4. ^ Chapman 2010, pp. 125–6
  5. ^ INTERSTELLAR ZAPPADRIVE: WHEN FRANK ZAPPA JAMMED WITH PINK FLOYD

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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