Ummagumma

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Ummagumma
Artista Pink Floyd
Tipo album Studio, live
Pubblicazione 25 ottobre 1969[1]
Durata 39:19 (Live Album)
46:52 (Studio Album)
Dischi 2
Tracce 4 (Live Album) + 5 (Studio Album)
Genere Rock progressivo[1]
Rock psichedelico[1]
Art rock[1]
Rock sperimentale
Etichetta EMI
Produttore Pink Floyd, Norman Smith
Registrazione Live Album
27 aprile 1969, Mothers Club, Birmingham (Regno Unito)
2 maggio 1969, Manchester College of Commerce, Manchester (Regno Unito)
Studio Album
agosto–settembre 1969, Abbey Road Studios, Londra (Regno Unito)[2]
Formati LP, CD, download digitale
Certificazioni
Dischi d'argento Regno Unito Regno Unito[3]
(vendite: 60 000+)
Dischi di platino Stati Uniti Stati Uniti[4]
(vendite: 1 000 000+)
Pink Floyd - cronologia
Album successivo
(1970)

Ummagumma è il quarto album in studio del gruppo musicale britannico Pink Floyd, pubblicato il 25 ottobre 1969 nel Regno Unito e il 10 novembre dello stesso anno negli Stati Uniti dalla Harvest Records.

Si tratta di uno degli album più sperimentali della discografia del gruppo, nonché uno dei primi a presentare influenze tratte dal rock progressivo.[5][6]

Alla sua uscita, Ummagumma raggiunse la quinta posizione delle classifiche di vendita nel Regno Unito ed il 74º negli Stati Uniti d'America,[2] facendo entrare i Pink Floyd nella top 100 degli Stati Uniti per la prima volta in carriera. In quest'ultimo Paese, l'album venne certificato disco d'oro il 28 febbraio 1974 e disco di platino l'11 marzo 1994.[4]

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicato dall'allora neonata etichetta discografica Harvest della EMI, gestita da Malcolm Jones e da Norman Smith, con la caratteristica etichetta gialla/verde senza logo EMI a sinistra, l'album venne ritenuto da molti appassionati, critici e addetti ai lavori uno dei capolavori del gruppo,[5] quello più sfaccettato e multiforme, che chiaramente anticipa le tendenze ed i percorsi artistici che la band avrebbe seguito da lì in avanti. Tuttavia, il gruppo stesso non è mai stato soddisfatto del lavoro, criticandolo a più riprese. Parlando dell'album in anni successivi, Roger Waters lo definì un "disastro",[7] mentre nel 1995, David Gilmour descrisse il disco giudicandolo "orribile".[8] Nel 1984, Nick Mason disse: «Pensavo fosse un piccolo esercizio molto buono ed interessante, ma credo anche che sia il più classico esempio della somma migliore delle singole parti»,[9] e in seguito lo descrisse come un "esperimento fallito".[10]

La struttura dell'album è particolare, si tratta infatti di un doppio album di cui il primo disco è registrato dal vivo e il secondo in studio di registrazione. La parte dal vivo fu registrata presso il Mothers Club di Birmingham il 27 aprile 1969 e al Manchester College of Commerce il 2 maggio, con l'aggiunta in studio di alcune parti vocali. I brani inediti vennero invece registrati presso gli Abbey Road Studios di Londra a partire dal 1º agosto e fino alla fine di settembre del 1969.[2] In particolare, per il brano The Narrow Way, Gilmour, che non aveva mai scritto un brano per i Pink Floyd ad esclusione di A Spanish Piece (presente in Soundtrack from the Film More) chiese a Waters di scrivere le parole per la sua The Narrow Way, ma il bassista rifiutò dicendogli di fare da solo.[5] Il disco dal vivo può essere visto come una summa di quelli che erano diventati i Pink Floyd dell'epoca, tra ricerca sonora, sperimentazione e voglia di rinnovarsi profondamente. Le registrazioni vennero affidate al mixer di Peter Watts e rispecchiarono fedelmente ciò che fu il suono dei Pink Floyd dal vivo: molto potente, profondo e raffinato. Nella parte dal vivo sarebbero dovute apparire Interstellar Overdrive ed Embryo (quest'ultimo brano mai inciso ufficialmente dal gruppo, sebbene fosse presente per anni nei loro concerti, come attestano numerosi bootleg), ma per motivi di spazio furono escluse dalla lista tracce.

Nel disco dal vivo si trova la somma delle parti, ovvero dei contributi dei singoli componenti, mentre il disco in studio è caratterizzato dalla scomposizione del gruppo in quattro parti distinte e separate, in ciascuna delle quali è possibile ascoltare le influenze musicali di ciascuno dei componenti dei Pink Floyd.

Nel 1994 l'album venne rimasterizzato in digitale. Nel 2011, sebbene pubblicato nella serie Why Pink Floyd...? che presenta tutti e quattordici gli album del gruppo nuovamente rimasterizzati, solo il disco in studio di Ummagumma è stato rimasterizzato, mentre il disco dal vivo contiene ancora la vecchia rimasterizzazione del 1994 che presenta alcune imperfezioni come una massiccia presenza di fruscio di sottofondo.

Il titolo[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo dell'album si riferisce a un'espressione in slang utilizzata per indicare l'atto sessuale.[5][11] Nel libro Lo scrigno dei segreti. L'odissea dei Pink Floyd di Nicholas Shaffner è riportato tuttavia che Ummagumma era anche il verso tipico di strane creature che, secondo una leggenda, infestavano una palude vicino Cambridge.[12] Alfredo Marziano e Mark Worden, autori del libro Floydspotting. Guida alla geografia dei Pink Floyd, confermano la prima versione: l'opinione corrente è che si tratti di un'espressione gergale di Cambridge per indicare l'atto sessuale, aggiungendo però che tale espressione sarebbe stata inventata da Ian "Imo" Moore, un amico di Syd Barrett, anche se i Pink Floyd non avrebbero mai confermato ufficialmente la cosa.[13]

La copertina[modifica | modifica wikitesto]

La copertina dell'album, realizzata dallo studio di design Hipgnosis,[5] varia dalla versione inglese e canadese a quella statunitense. La foto nel retro di copertina è una composizione grafica con tutto il materiale usato nelle rappresentazioni live (strumenti, camioncini, luci, i due tecnici). Infatti, sulla pista dell'aeroporto di Biggin Hill, nel Kent, sono presenti tutti gli strumenti e le amplificazioni della band, con annesse unità di riverbero e di effettistica speciale, come le chitarre Telecaster e Stratocaster di Gilmour, la Premier doppia cassa di Mason, i bassi Fender di Waters e l'organo Farfisa Compact Duo di Wright, le unità eco Binson Echorec, gli amplificatori Hiwatt e, in mezzo, le figure dell'ingegnere del suono Peter Watts e del responsabile stage Allan Styles. In biografia dei Pink Floyd, Nick Mason racconta che l'idea gli era venuta dopo aver visto una fotografia che ritraeva un bombardiere Phantom con tutti gli armamenti che poteva trasportare, disposti a raggiera intorno all’aereo.[14]

Per quanto concerne la copertina frontale si nota un collage, a detta dello stesso autore Storm Thorgerson[5] dello studio Hipgnosis, composto in maniera quasi amatoriale, di più foto scattate nella stessa stanza, ma curiosamente con una sorta di rotazione dei membri del gruppo nelle varie postazioni, a giro, per dare proprio l'illusione di più spazi e di più realtà, apparentemente simili, molto probabilmente per invitare gli ascoltatori a cercare più dimensioni nella musica contenuta nel supporto vinilico. Le copertine delle edizioni originali in LP di Ummagumma pubblicate in Gran Bretagna, America/Canada, e Australia differiscono per qualche particolare. La versione britannica contiene la copertina dell'album della colonna sonora del musical Gigi visibile appoggiata contro la parete immediatamente sopra la scritta "Pink Floyd". In molte copie statunitensi e canadesi invece, la copertina di Gigi venne cancellata con l'aerografo per motivi di copyright; tuttavia le prime copie circolate sul mercato americano non erano ancora censurate e la copertina di Gigi apparve.[15] Per le successive ristampe in formato CD la grafica venne riportata all'originale equiparandola con la versione europea. Sull'edizione australiana, infine, la copertina di Gigi venne completamente cancellata, non lasciando solo un quadrato bianco, ma eliminata del tutto.

Le foto interne mostrano invece degli scatti raffiguranti i quattro membri del gruppo separatamente, in bianco e nero, cominciando da sinistra con David Gilmour fotografato davanti all'Elfin Oak, un tronco d'albero di oltre 900 anni presente nei giardini di Kensington, scavato e abitato da elfi e gnomi colorati. Roger Waters è raffigurato in compagnia della moglie di allora, in un'immagine quasi domestica, mentre, sotto, Nick Mason al posto di un'unica immagine come i compagni, ha preferito una sequenza di scatti nel giardino della villa di copertina. A destra della copertina interna, chiude la serie Rick Wright, fotografato a fianco della sua amata tastiera del pianoforte, quasi a ribadire un concetto artistico profondo che lo animava.

Nessuna delle due versioni su CD contiene, stampata nel libretto, la fotografia della prima moglie di Roger Waters, che è invece contenuta nella versione in vinile.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Recensioni professionali
Recensione Giudizio
AllMusic 3.5/5 stelle[1]
Ondarock Pietra miliare[5]
Rolling Stone 2.5/5 stelle[16]

L'album venne accolto da recensioni generalmente positive alla sua pubblicazione. Il recensore di International Times lodò in particolare la parte dal vivo dell'album, definendolo "probabilmente uno dei migliori dischi dal vivo che abbia mai ascoltato".[17]

I Pink Floyd, insoddisfatti del risultato finale (Roger Waters disse semplicemente: «Ummagumma? What a disaster!»), non riuscivano a spiegarsi tale successo. Con il passare degli anni l'opera ha goduto di alterne fortune presso la critica.

In retrospettiva, la rivista Paste, recensendo la ristampa del 2011 dell'album, non fu altrettanto favorevole descrivendo il disco un "eccesso rock della peggior specie", pur lodando la versione live di Careful with that Axe, Eugene. Robert Christgau affermò ironicamente che le ipnotiche melodie presenti sull'album lo rendono "il disco ideale per addormentarsi...".[18]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Live Album[modifica | modifica wikitesto]

Lato A
  1. Astronomy Domine – 8:29 (Syd Barrett)
  2. Careful with That Axe, Eugene – 8:50 (Roger Waters, Richard Wright, Nick Mason, David Gilmour)
Lato B
  1. Set the Controls for the Heart of the Sun – 9:12 (Roger Waters)
  2. A Saucerful of Secrets – 12:48 (Roger Waters, Richard Wright, Nick Mason, David Gilmour)

Studio Album[modifica | modifica wikitesto]

Lato A
  1. Richard Wright – Sysyphus – 13:26 (musica: Richard Wright)
    • Part 1
    • Part 2
    • Part 3
    • Part 4
  2. Roger Waters – Grantchester Meadows – 7:26 (Roger Waters)
  3. Roger Waters – Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving with a Pict – 4:59 (Roger Waters)
Lato B
  1. David Gilmour – The Narrow Way – 12:17 (David Gilmour)
    • Part 1
    • Part 2
    • Part 3
  2. Nick Mason – The Grand Vizier's Garden Party – 8:44 (Nick Mason)
    • Part 1: Entrance
    • Part 2: Entertainment
    • Part 3: Exit

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Crediti adattati dal libretto dell'album:[19]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e (EN) Bruce Eder, Ummagumma su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 14 giugno 2013.
  2. ^ a b c Ummagumma. URL consultato il 9 dicembre 2011.
  3. ^ (EN) Certified Awards, British Phonographic Industry. URL consultato il 24 maggio 2015. Digitare "Ummagumma" in "Keywords", dunque premere "Search".
  4. ^ a b (EN) Gold & Platinum Searchable Database, RIAA. URL consultato il 24 maggio 2015.
  5. ^ a b c d e f g Pink Floyd - Ummagumma :: Le pietre miliari di Onda Rock. URL consultato il 14 giugno 2013.
  6. ^ The History of Rock Music. Pink Floyd: biography, discography, reviews, links. URL consultato il 9 dicembre 2011.
  7. ^ (CD) Pink Floyd: Ummagumma su audio-music.info. URL consultato il 12 ottobre 2012.
  8. ^ Der Spiegel, vol. 23, giugno 1995.
  9. ^ Gilmour, Waters, Mason, Wright: Shakes of Pink – The Source, 1984 – All Pink Floyd Fan Network. URL consultato il 12 ottobre 2012.
  10. ^ Omnibus – Pink Floyd , BBC, novembre 1994.
  11. ^ Cesare Rizzi, Pink Floyd (Atlanti musicali Giunti), Prato, Giunti Editore, 2008, p. 45, ISBN 978-88-09-05655-8.
  12. ^ Nicholas Shaffner, Lo scrigno dei segreti. L'odissea dei Pink Floyd, Arcana, 2010, ISBN 978-88-6231-124-3.
  13. ^ Alfredo Marziano, Mark Worden, Floydspotting. Guida alla geografia dei Pink Floyd, Giunti, 2008, p. 87, ISBN 978-88-09-05961-0.
  14. ^ Nick Mason, INSIDE OUT (a personal history of Pink Floyd), W&N (Weidenfeld & Nicolson - The Orion Publishing Group), 2004, ISBN 0-297-84387-7.
  15. ^ Neil Umphred, Goldmine Price Guide to Collectible Record Albums, Fifth, Krause Publications, 1996.
  16. ^ (EN) Pink Floyd, Rolling Stone. URL consultato il 14 giugno 2013.
  17. ^ Glenn Povey, Echoes: The Complete History of Pink Floyd, New, Mind Head Publishing, 2006, p. 115, ISBN 978-0-9554624-0-5. URL consultato il 10 settembre 2012.
  18. ^ Robert Christgau, Pink Floyd: Atom Heart Mother su Consumer Guide. URL consultato il 18 dicembre 2013.
  19. ^ (EN) Note di copertina di Ummagumma, Pink Floyd, EMI, CD, 25 ottobre 1969.
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