Ummagumma

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Ummagumma
Artista Pink Floyd
Tipo album Studio, live
Pubblicazione 25 ottobre 1969[1]
Durata 86 min : 11 s
Dischi 2
Tracce 9
Genere Rock progressivo[1]
Rock psichedelico[1]
Art rock[1]
Rock sperimentale
Etichetta Harvest Records
EMI
Produttore Pink Floyd e Brian Humphries (disco dal vivo)
Norman Smith (disco in studio)
Registrazione Brani dal vivo registrati al Mothers Club di Birmingham il 27 aprile 1969 e al Manchester College of Commerce il 2 maggio 1969, brani in studio registrati agli Abbey Road Studios di Londra nei mesi di agosto e settembre 1969.[2]
Certificazioni
Dischi d'oro 1
Dischi di platino 1
Pink Floyd - cronologia
Album successivo
(1970)

Ummagumma è il quarto album in studio del gruppo musicale britannico Pink Floyd, pubblicato il 25 ottobre 1969 nel Regno Unito e il 10 novembre dello stesso anno negli Stati Uniti dalla Harvest Records.

Alla sua uscita raggiunge la quinta posizione delle classifiche di vendita nel Regno Unito ed il 74º negli USA,[2] facendo entrare i Pink Floyd nella top 100 degli Stati Uniti per la prima volta. L'album viene certificato disco d'oro nel febbraio del 1974 e disco di platino nel marzo del 1994.

Si tratta di uno degli album più sperimentali della discografia del gruppo ed è anche quello in cui, per la prima volta, si comincia a respirare una certa aria di rock progressivo.[3][4]

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicato dalla neonata etichetta discografica Harvest della EMI, gestita dal giovane Malcolm Jones e da Norman Smith, con la caratteristica etichetta gialla/verde senza logo EMI a sinistra, l'album viene ritenuto da molti appassionati, critici e addetti ai lavori uno dei capolavori del gruppo,[3] quello più sfaccettato e multiforme, che chiaramente anticipa le tendenze ed i percorsi artistici che la band avrebbe seguito da lì in avanti.

Tuttavia, il gruppo stesso non è mai stato soddisfatto del lavoro, criticandolo a più riprese. Parlando dell'album in anni successivi, Roger Waters lo definì un "disastro",[5] mentre nel 1995, David Gilmour descrisse il disco giudicandolo "orribile".[6] Nel 1984, Nick Mason disse: «Pensavo fosse un piccolo esercizio molto buono ed interessante, ma credo anche che sia il più classico esempio della somma migliore delle singole parti»,[7] e in seguito lo descrisse come un "esperimento fallito".[8]

La struttura dell'album è particolare, si tratta infatti di un doppio album di cui il primo disco è registrato dal vivo e il secondo in studio di registrazione. La parte live è stata registrata al Mothers Club di Birmingham il 27 aprile 1969 e al Manchester College of Commerce il 2 maggio, con l'aggiunta in studio di alcune parti vocali. I brani inediti sono stati invece registrati agli Abbey Road Studios di Londra, a partire dal 1º agosto e fino alla fine di settembre del 1969.[2] Il disco dal vivo può essere visto come una summa di quelli che erano diventati i Pink Floyd dell'epoca, tra ricerca sonora, sperimentazione e voglia di rinnovarsi profondamente. Le registrazioni vennero affidate al mixer di Peter Watts e rispecchiano fedelmente quello che era il suono dei Pink Floyd dal vivo: molto potente, profondo e raffinato.

Nel disco dal vivo si trova la somma delle parti, ovvero dei contributi dei singoli componenti. Il disco in studio, invece, vede la scomposizione del gruppo in quattro parti distinte e separate, in ciascuna delle quali l'ascoltatore può ritrovare la formazione, le scelte, la propensione artistica e il percorso musicale di ciascuno dei musicisti, uniti da un denominatore comune: la propensione verso il futuro.

Nel 1994 l'album viene rimasterizzato in digitale. Nel 2011, sebbene pubblicato nella serie Why Pink Floyd...? che presenta tutti e quattordici gli album del gruppo nuovamente rimasterizzati, solo il disco in studio di Ummagumma è stato rimasterizzato, mentre il disco dal vivo contiene ancora la vecchia rimasterizzazione del 1994 che presenta alcune imperfezioni come una massiccia presenza di fruscio di sottofondo.

Il titolo[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo dell'album si riferisce a un'espressione in slang utilizzata per indicare l'atto sessuale.[3][9] Nel libro Lo scrigno dei segreti. L'odissea dei Pink Floyd di Nicholas Shaffner è riportato tuttavia che Ummagumma era anche il verso tipico di strane creature che, secondo una leggenda, infestavano una palude vicino Cambridge.[10] Alfredo Marziano e Mark Worden, autori del libro Floydspotting. Guida alla geografia dei Pink Floyd, confermano la prima versione: l'opinione corrente è che si tratti di un'espressione gergale di Cambridge per indicare l'atto sessuale, aggiungendo però che tale espressione sarebbe stata inventata da Ian "Imo" Moore, un amico di Syd Barrett, anche se i Pink Floyd non avrebbero mai confermato ufficialmente la cosa.[11]

La copertina[modifica | modifica wikitesto]

La copertina dell'album, realizzata dallo studio di design Hipgnosis,[3] varia dalla versione inglese e canadese a quella statunitense. La foto nel retro di copertina è una composizione grafica con tutto il materiale usato nelle rappresentazioni live (strumenti, camioncini, luci, i due tecnici). Infatti, sulla pista dell'aeroporto di Biggin Hill, nel Kent, sono presenti tutti gli strumenti e le amplificazioni della band, con annesse unità di riverbero e di effettistica speciale, come le chitarre Telecaster e Stratocaster di Gilmour, la Premier doppia cassa di Mason, i bassi Fender di Waters e l'organo Farfisa Compact Duo di Wright, le unità eco Binson Echorec, gli amplificatori Hiwatt e, in mezzo, le figure dell'ingegnere del suono Peter Watts e del responsabile stage Allan Styles. Nella sua biografia dei Pink Floyd, Nick Mason racconta che l'idea gli era venuta dopo aver visto una fotografia che ritraeva un bombardiere Phantom con tutti gli armamenti che poteva trasportare, disposti a raggiera intorno all’aereo.[12]

Per quanto concerne la copertina frontale si nota un collage, a detta dello stesso autore Storm Thorgerson[3] dello studio Hipgnosis, composto in maniera quasi amatoriale, di più foto scattate nella stessa stanza, ma curiosamente con una sorta di rotazione dei membri del gruppo nelle varie postazioni, a giro, per dare proprio l'illusione di più spazi e di più realtà, apparentemente simili, molto probabilmente per invitare gli ascoltatori a cercare più dimensioni nella musica contenuta nel supporto vinilico. Le copertine delle edizioni originali in LP di Ummagumma pubblicate in Gran Bretagna, America/Canada, e Australia differiscono per qualche particolare. La versione britannica contiene la copertina dell'album della colonna sonora del musical Gigi visibile appoggiata contro la parete immediatamente sopra la scritta "Pink Floyd". In molte copie statunitensi e canadesi invece, la copertina di Gigi venne cancellata con l'aerografo per motivi di copyright; tuttavia le prime copie circolate sul mercato americano non erano ancora censurate e la copertina di Gigi apparve.[13] Per le successive ristampe in formato CD la grafica venne riportata all'originale equiparandola con la versione europea. Sull'edizione australiana, infine, la copertina di Gigi venne completamente cancellata, non lasciando solo un quadrato bianco, ma eliminata del tutto.

Le foto interne mostrano invece degli scatti raffiguranti i quattro membri del gruppo separatamente, in bianco e nero, cominciando da sinistra con David Gilmour fotografato davanti all'Elfin Oak, un tronco d'albero di oltre 900 anni presente nei giardini di Kensington, scavato e abitato da elfi e gnomi colorati. Roger Waters è raffigurato in compagnia della moglie di allora, in un'immagine quasi domestica, mentre, sotto, Nick Mason al posto di un'unica immagine come i compagni, ha preferito una sequenza di scatti nel giardino della villa di copertina. A destra della copertina interna, chiude la serie Rick Wright, fotografato a fianco della sua amata tastiera del pianoforte, quasi a ribadire un concetto artistico profondo che lo animava.

Nessuna delle due versioni su CD contiene, stampata nel libretto, la fotografia della prima moglie di Roger Waters, che è invece contenuta nella versione in vinile.

I brani[modifica | modifica wikitesto]

Astronomy Domine inizia col caratteristico tintinnare dell'organo Farfisa di Wright, impostato con la ripetizione di percussione e filtrato attraverso un Binson Echorec. A ruota, uno alla volta, entrano gli altri con i loro strumenti, e il viaggio attraverso i pianeti ha inizio. Batteria e basso pulsano, mentre Gilmour qui imbraccia con la giusta potenza la Telecaster. Una pausa si ha durante l'assolo modale di organo di Wright, in cui ci si ritrova in compagnia unicamente di un filo di organo trattato che ci tiene sospesi, per poi riprendere la marcia fino alla singhiozzante fine con le voci di Gilmour, Waters e Wright.

Il secondo brano Careful with That Axe, Eugene inizia con le caratteristiche due note di basso, per poi essere arricchito da un fraseggio organistico in eco, molto spaziale, da un arpeggio efficace della Stratocaster di Gilmour e dai piatti e dalla doppia cassa di Mason. L'urlo di Waters indica il cambio di marcia, e il clima diviene claustrofobico, inquietante, fino alla sfumatura finale, in cui uno ad uno i musicisti si congedano, lasciando alla fine un sospiro del solo Wright alla tastiera inferiore del suo Compact duo.

Terzo brano è Set the Controls for the Heart of the Sun, in cui il quartetto invita l'ascoltatore seguirlo in una processione, in un rito universale quasi ancestrale, scandito dai potenti timpani di Mason e dal consueto pulitissimo fraseggio all'organo, che nel climax cambia registro diventando più aspro e virando sulle pentatoniche in alcuni passaggi. Poi improvviso lo stop e il Farfisa di Rick Wright ricama su delle scale modali in eco e in swell del Binson, dando un'immagine completamente fuori fuoco per quanto riguarda lo spazio ed il tempo, mentre la conclusione subisce una sfumatura in studio nel missaggio, rispetto all'esibizione originale.

Ultimo pezzo del primo disco è A Saucerful of Secrets, nel quale i quattro musicisti sfoggiano tutto ciò che hanno imparato fino a quel momento in tema di atonalità, loop, musica aleatoria ed effettistica, mentre il tour de force alla batteria di Mason, con un potente ostinato, è supportato dalle svisate atonali di chitarra e organo, e dalla rabbia di Waters scaricata contro due piatti della batteria ed un gong. In mezzo, alla fine del turbine, un temporale creato dai bassi terribili dell'organo Farfisa di Wright e dagli effetti della Stratocaster, per sfociare in Celestial Voices, l’ultima parte del brano, dove il Farfisa torna etereo al punto giusto, nel supportare il canto a vocalizzi di Gilmour.

Si può parlare di questi pezzi registrati dal vivo come di versioni definitive di brani già pubblicati in precedenza su disco, suonati con grande espressività, energia, padronanza tecnica e, in aggiunta, con la giusta dose di psichedelia ancora nel sangue, sul finire degli anni sessanta.

Recentemente, grazie alla pubblicazione non ufficiale Ummagumma Outtakes, si è scoperta una traccia esclusa originariamente dall'album, una versione di Interstellar Overdrive di oltre 11 minuti, nella quale i membri del gruppo conducono gli spettatori dell'epoca in un viaggio attorno alla terra in una navicella spaziale costruita di grandi e profonde note musicali. Un'esperienza di ascolto unica e coinvolgente.

Il secondo disco contiene invece cinque tracce composte ognuna da un singolo componente del gruppo. Il componimento unico di Richard Wright è in realtà diviso in quattro tracce distinte, che altro non sono che le rispettive parti in cui esso è stato scisso. Allo stesso modo il componimento di David Gilmour e quello di Nick Mason sono stati divisi entrambi in tre parti distinte. Le due tracce di Roger Waters, invece, non sono divise in più parti, ma costituiscono due tracce singole e dunque distinte, intitolate rispettivamente Grantchester Meadows e Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving with a Pict.

È proprio l'insistenza di Rick Wright a dare l'input decisivo per la composizione e l'incisione di questo secondo disco e chiaramente è il tastierista ad indicare la via maestra con la sua Sysyphus, una mini-suite che racchiude al suo interno frammenti neoclassici, come una parte dell'intro di pianoforte, che poi sfocia in una sorta di terremoto con tecnica two-fists sui tasti d'avorio, e anche allusioni all'avanguardia, e una certa scuola contemporanea para-cageana che si ritrova nel pianoforte preparato del terzo movimento. La strada del Prog è decisamente tracciata, poi, dal saggio e ottimo uso che Wright fa del Mellotron, i cui sospiri ora leggeri, ora più marcati, ricreano alla perfezione uno stato di sogno e di inquietudine profonda.

Nick Mason compone un saggio di percussioni varie con chiarissimi riferimenti all'avanguardia, in maniera saggia e competente, introducendo per la prima volta dopo A Saucerful of Secrets l'uso dei nastri in eco e dei loop, non fini a sé stessi con fare esibizionistico, ma per completare il discorso meramente compositivo. Lo sostiene, in questo sforzo, la moglie di allora, Lindy, al flauto in apertura ed in chiusura.

Waters si esibisce in una composizione per chitarra e voce, in chiave bassa, elemento che contraddistinguerà la sua produzione futura a partire già da If sull'album Atom Heart Mother. Grantchester Meadows è un pezzo ottimamente cantato, ambientato e composto, dall'atmosfera rilassata e bucolica, che trasporta l'ascoltatore lontano dalla città e dai suoi stress, future tematiche del quartetto. Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving with a Pict invece è un collage sonoro composto da Waters, manipolando voci, nastri e strumenti, per ottenere pienamente l'immagine di una claustrofobica grotta in cui creature misteriose lavorano e vivono. La conclusione di tale scenario vede lo stesso Waters imitare uno scozzese alterato e infastidito dai rumori della caverna.

Gilmour, coinvolto a forza nella sua prima e vera composizione, suona delle partiture in tre atti di chitarra acustica, elettrica trattata e poi entrambe, per chiudere la sua The Narrow Way con la prima canzone mai scritta dal chitarrista, con un'ottima atmosfera notturna e sussurata, che coinvolge per l'aria tra l'incubo e il sonno tranquillo in una casa isolata di campagna.

Giudizio della critica[modifica | modifica wikitesto]

Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Ondarock Pietra miliare[3]
Allmusic 3.5/5 stelle[1]
Rolling Stone 2.5/5 stelle[14]

L'album venne accolto da recensioni generalmente positive alla sua pubblicazione. Il recensore di International Times lodò in particolare la parte live dell'album, definendolo "probabilmente uno dei migliori dischi dal vivo che abbia mai ascoltato".[15]

I Pink Floyd, insoddisfatti del risultato finale (Roger Waters disse semplicemente: «Ummagumma? What a disaster!»), non riuscivano a spiegarsi tale successo. Con il passare degli anni l'opera ha goduto di alterne fortune presso la critica.

In retrospettiva, la rivista Paste, recensendo la ristampa del 2011 dell'album, non fu altrettanto favorevole descrivendo il disco un "eccesso rock della peggior specie", pur lodando la versione live di Careful with that Axe, Eugene. Robert Christgau affermò ironicamente che le ipnotiche melodie presenti sull'album lo rendono "il disco ideale per addormentarsi...".[16]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Live album[modifica | modifica wikitesto]

  1. Astronomy Domine – 8:29 (Syd Barrett)
  2. Careful with That Axe, Eugene – 8:50 (David Gilmour, Nick Mason, Roger Waters, Richard Wright)
  3. Set the Controls for the Heart of the Sun – 9:12 (Roger Waters)
  4. A Saucerful of Secrets – 12:48 (David Gilmour, Nick Mason, Roger Waters, Richard Wright)
    • Something Else - 00:00
    • Syncopated Pandemonium - 03:57
    • Storm Signal - 07:16
    • Celestial Voices - 10:14

Durata totale: 39:19

Studio album[modifica | modifica wikitesto]

  1. Sysyphus – 13:26 (musica: Richard Wright)
    • Part I
    • Part II
    • Part III
    • Part IV
  2. Grantchester Meadows – 7:26 (Roger Waters)
  3. Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving with a Pict – 4:59 (Roger Waters)
  4. The Narrow Way – 12:17 (David Gilmour)
    • Part I
    • Part II
    • Part III
  5. The Grand Vizier's Garden Party – 8:44 (Nick Mason)
    • Part I: Entrance
    • Part II: Entertainment
    • Part III: Exit

Durata totale: 46:52

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • I due roadies sul retrocopertina sono Alan Styles (che appare in Alan's Psychedelic Breakfast) e Peter Watts (padre dell'attrice Naomi Watts).
  • David Gilmour, che non aveva mai scritto un brano per i Pink Floyd a parte la breve A Spanish Piece sull'album Soundtrack from the Film More, chiese a Roger Waters di scrivere le parole per la sua The Narrow Way, ma Waters rifiutò dicendogli di fare da solo.[3]
  • Il parco citato in Grantchester Meadows esiste veramente e si trova vicino all'Università frequentata da Roger Waters.
  • Inizialmente nella parte live erano comprese Interstellar Overdrive ed Embryo (mai incisa ufficialmente dal gruppo, anche se presente per anni nei loro concerti, come attestano numerosi bootleg), ma poi per motivi di spazio furono tolte.
  • L'intenzione originaria era quella di suonare i brani compresi nella parte live per un'ultima volta, ma il successo dell'album costrinse i Pink Floyd a risuonarli negli anni seguenti.
  • A Saucerful of Secrets è composta da due parti incise in sere diverse e unite in fase di mixaggio
  • Il rapper Caparezza ha citato il disco nella canzone Io diventerò qualcuno dell'album Le dimensioni del mio caos insieme a Zenyatta Mondatta dei Police.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e (EN) Bruce Eder, Ummagumma in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 14 giugno 2013.
  2. ^ a b c Ummagumma. URL consultato il 9 dicembre 2011.
  3. ^ a b c d e f g Pink Floyd - Ummagumma :: Le pietre miliari di Onda Rock. URL consultato il 14 giugno 2013.
  4. ^ The History of Rock Music. Pink Floyd: biography, discography, reviews, links. URL consultato il 9 dicembre 2011.
  5. ^ (CD) Pink Floyd: Ummagumma in audio-music.info. URL consultato il 12 ottobre 2012.
  6. ^ Der Spiegel, vol. 23, giugno 1995.
  7. ^ Gilmour, Waters, Mason, Wright: Shakes of Pink – The Source, 1984 – All Pink Floyd Fan Network. URL consultato il 12 ottobre 2012.
  8. ^ Omnibus – Pink Floyd, BBC, November 1994, 60 min.
  9. ^ Cesare Rizzi, Pink Floyd (Atlanti musicali Giunti), Prato, Giunti Editore, 2008, p. 45, ISBN 978-88-09-05655-8.
  10. ^ Nicholas Shaffner, Lo scrigno dei segreti. L'odissea dei Pink Floyd, Arcana, 2010, ISBN 978-88-6231-124-3.
  11. ^ Alfredo Marziano, Mark Worden, Floydspotting. Guida alla geografia dei Pink Floyd, Giunti, 2008, p. 87, ISBN 978-88-09-05961-0.
  12. ^ Nick Mason, INSIDE OUT (a personal history of Pink Floyd), W&N (Weidenfeld & Nicolson - The Orion Publishing Group), 2004, ISBN 0-297-84387-7.
  13. ^ Neil Umphred, Goldmine Price Guide to Collectible Record Albums, Fifth, Krause Publications, 1996.
  14. ^ (EN) Pink Floyd, Rolling Stone. URL consultato il 14 giugno 2013.
  15. ^ Glenn Povey, Echoes: The Complete History of Pink Floyd, New, Mind Head Publishing, 2006, p. 115, ISBN 978-0-9554624-0-5. URL consultato il 10 settembre 2012.
  16. ^ Robert Christgau, Pink Floyd: Atom Heart Mother in Consumer Guide. URL consultato il 18 dicembre 2013.
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