The Great Gig in the Sky
| The Great Gig in the Sky | |
|---|---|
| Artista | Pink Floyd |
| Autore/i | Wright, Torry |
| Genere | Rock progressivo |
| Edito da | EMI |
| Pubblicazione | |
| Incisione | The Dark Side of the Moon |
| Data | 1973 |
| Durata | 4:47 |
| The Dark Side of the Moon – tracce | |
| Precedente | Successiva |
| Time + Breathe (Reprise) | Money |
"The Great Gig in the Sky" (letteralmente "Il Grande Carro[1] nel Cielo") è la quinta traccia[2] dell'album The Dark Side of the Moon, pubblicato nel 1973 dai Pink Floyd. La canzone è divenuta celebre in tutto il mondo per il lungo assolo vocale che contiene, eseguito da Clare Torry.
Indice |
[modifica] L'assolo di Clare Torry
Clare Torry fu suggerita da Alan Parsons al gruppo, dato che aveva già lavorato con lei, così la fece chiamare agli Abbey Road Studios[3][4][5].
Il gruppo racconta che Torry fece probabilmente "una mezza dozzina" di registrazioni[6], per le quali le fu detto letteralmente:
| (EN)
« There's no lyrics. It's about dying. »
|
(IT)
« Non ci sono parole. Riguarda la morte. »
|
prima che registrasse[3].
Furono fatte più registrazioni per trovarne una che fosse soddisfacente. Nella prima registrazione Torry disse che cantò "Ooh-aah, baby, baby - yeah, yeah, yeah". Il risultato non fu ritenuto soddisfacente. Nella seconda quindi Torry provò ad imitare uno strumento[4] (registrazione che poi apparirà nell'album). Ne provò anche una terza, in cui si fermò subito perché affermò di essersi accorta del fatto che stava ripetendo la registrazione precedente e in più quest'ultima sembrava "sforzata". Quando uscì dalla sala di registrazione, la cantante si scusò, imbarazzata, per la performance, mentre il gruppo e tutti i presenti rimasero stupefatti per quell'improvvisazione[7].
La cantante lasciò lo studio convinta che non avrebbero usato la sua voce nell'album; dovette ricredersi quando vide il disco in un negozio e vide il suo nome tra i riconoscimenti[4].
[modifica] Problemi legali
Nel 2004, Clare Torry fece causa alla band e alla casa discografica EMI richiedendo i diritti sulla canzone, dato che sarebbe dovuta essere considerata co-autrice del brano insieme a Richard Wright. Per la registrazione, infatti, fu pagata solo 30 £ e nel 2005 la Corte Suprema del Regno Unito sentenziò a favore della cantante.[8]. Tutte le edizioni successive al 2005 contengono il nome di Clare Torry nei riconoscimenti[9].
[modifica] Composizione
Il brano è diviso in quattro parti.
La prima parte si apre con una sequenza di accordi di pianoforte in 4/4 di Richard Wright, a cui si aggiungono in seguito la steel guitar di David Gilmour e il basso di Roger Waters. Sulla melodia assai dolce si inseriscono due frasi pronunciate da Gerry O'Driscoll che, all'epoca, era uno dei portieri dello studio di Abbey Road. Il testo recita "I'm not frightened of dying, anytime will do, I don't mind... Why should I be frightened of dying? There's no reason for it, you gotta go sometime" (Non ho paura di morire, in qualsiasi momento capiterà, non m'importa... Perché dovrei aver paura di morire? Non ce n'è ragione, prima o poi te ne devi andare.). Queste due frasi, insieme alla frase pronunciata da Puddie Watts al minuto 3:33 sono le uniche emissioni vocali di senso compiuto presenti in tutto il brano.
Dopo un breve stacco si apre la seconda parte, dove i vocalizzi di Clare Torry entrano, insieme ad organo hammond e batteria, come un'esplosione. Contrariamente alla prima parte, che è una lunga serie di accordi diversi, questo pezzo si basa solo sugli accordi di Sol-7 e di Do+9 alternati, fino al climax che chiude anche la seconda parte.
La terza parte è, armonicamente, uguale alla prima. La batteria sparisce, e rimangono basso e pianoforte a far da base al canto molto più lieve della cantante e alla fine del giro si sente sussurrare, ricollegandosi al testo della prima parte, "I never said I was afraid of dying" (non ho mai detto di aver paura di morire), pronunciata dalla succitata Puddie Watts.
La quarta parte torna sui giri di Sol-7 e Do+9 ma resta calma e priva di batteria, il cantato diventa man mano più lieve fino a svanire al minuto 4:29, attimo in cui viene suonato l'ultimo accordo di pianoforte e chitarra, che viene tenuto lungo fino all'esaurirsi del suono alla fine del brano, eccezion fatta per un lieve bending eseguito dalla chitarra in questi momenti.
[modifica] Significato
Una delle domande che Nick Mason poneva agli intervistati nelle registrazioni che furono poi usate in vari punti del disco era "Hai paura della morte?" (lett. "Are you frightened of dying?")[7].
Il tema della canzone, la morte, è quindi esplicito sia nel testo (gli stralci dell'intervista a Gerry Driscoll, portiere irlandese degli studi di Abbey Road), sia nel titolo a doppio significato, come già spiegato sopra.
Il brano è infatti la naturale prosecuzione di Time: in cui una persona si rende conto di aver sprecato troppo tempo nella propria vita e inevitabilmente resta spaventato all'idea che dovrà morire, spesso senza avere il tempo di realizzare tutti i progetti che ha in mente. La risposta a questo è filosofica: la paura della morte è insensata in quanto tutti, prima o poi, se ne devono andare.
[modifica] Parti parlate
| (EN)
« And I am not frightened of dying. Any time will do; I don't mind.
Why should I be frightened of dying? There's no reason for it—you've gotta go sometime. » |
(IT)
« E non ho paura di morire. In qualsiasi momento accadrà; non mi interessa. Perché dovrei averne paura? Non c'è una ragione... devi andartene prima o poi »
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(Gerry O'Driscoll)
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| (EN)
« I never said I was frightened of dying. »
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(IT)
« Non ho mai detto di aver paura di morire. »
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(Puddie Watts)
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[modifica] Altre versioni
Nei concerti dal vivo del tour 1974-1975 della band, David Gilmour suonava sia la lap steel guitar che l'organo hammond, consentendo così a Richard Wright di concentrarsi esclusivamente sul pianoforte. Questo sistema cambiò con l'assunzione del tastierista Jon Carin nel 1987. La parte di Clare Torry, durante i concerti, era svolta da tre cantanti, che eseguivano ognuna una parte della canzone.
Una cover del brano fu usata agli inizi degli anni novanta come sottofondo per una pubblicità mandata in onda nel Regno Unito (l'analgesico Neurofen). Per questa versione non fu coinvolta la band, ma fu richiamata Clare Torry a cantare.[10]
Nel 2011 viene pubblicata una nuova, estesa edizione di "Dark Side of the Moon" in diverse configurazioni. Nella "Immersion Edition" è, tra le altre, presente una versione del 1972 del disco denominata "early mix", in cui The Great Gig in the Sky viene presentato in una versione strumentale priva della voce di Clare Torry, e con l'aggiunta di altre voci registrate, simili ad altre già presenti in diversi brani del disco. In questa versione, l'assenza della parte vocale mette in evidenza il piano e tastiere di Richard Wright, rendendoli la parte "solista" del brano.
[modifica] Cover
Nell'album Dub Side of the Moon degli Easy Star All-Stars sono presenti due versioni differenti del brano: uno omonimo e l'altro Great Dub in the Sky (solo musica).
[modifica] Esecutori
- Richard Wright - pianoforte, organo hammond
- David Gilmour - steel guitar
- Roger Waters - basso
- Nick Mason - percussioni
- Clare Torry - voce
[modifica] Note
- ^ "Gig", in inglese, può essere tradotto anche come "concerto" o "spettacolo", da qui il gioco di parole fra la costellazione (il Grande Carro) e "Il grande concerto nel cielo". Vedi English-Italian Dictionary. WordReference.com. URL consultato il 5 maggio 2010.
- ^ Il numero delle tracce dipende dalla versione dell'album; in alcune, infatti, Speak to Me e Breathe sono unite.
- ^ a b (EN)«'Dark Side' at 30: Roger Waters». Rolling Stone, 12 marzo 2003. URL consultato in data 18 febbraio 2009.
- ^ a b c (EN)John Harris. «Interviewed by author John Harris for his book "Dark Side of the Moon"». Brain Damage, 2005. URL consultato in data 18 febbraio 2009.
- ^ (EN)«'Dark Side' at 30: Alan Parsons». Rolling Stone, 12 marzo 2003. URL consultato in data 15 gennaio 2010.
- ^ (EN)«'Dark Side' at 30: David Gilmour». Rolling Stone, 12 marzo 2008. URL consultato in data 15 gennaio 2010.
- ^ a b Making of The Dark Side of the Moon, Matthew Longfellow, 1997
- ^ «Seventies Singer», 2005. URL consultato in data 22 gennaio 2010.
- ^ Glenn Povey, Echoes: the complete history of Pink Floyd (in inglese), Bovingdon, Mind Head Publishing, 2007, pp. 368. ISBN 0-9554624-0-1.
Anteprima limitata: (EN) Echoes: the complete history of Pink Floyd. Mind Head Publishing, 2007. URL consultato il 7 maggio 2010. - ^ Echoes FAQ . URL consultato il 22-01-2010.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
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