Goodbye Blue Sky

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Goodbye Blue Sky
Artista Pink Floyd
Autore/i Pink Floyd
Genere Rock progressivo
Art rock
Stile
Edito da Harvest Records (GB)
Columbia Records (USA)/Capitol Records (USA)
Tempo (bpm)
Riferimento (Real Book)
Esecuzioni notevoli
Pubblicazione
Incisione The Wall
Data 1979
Data seconda pubblicazione
Etichetta
Durata 2:45
Note
Campione audio
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The Wall – tracce
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Mother Empty Spaces

Goodbye Blue Sky è una canzone dei Pink Floyd contenuta nell'album The Wall, pubblicato nel 1979.

Indice

[modifica] Composizione

Il brano dura circa 2 minuti e 45 secondi.

È introdotto dal suono di alcuni uccelli che cinguettano e dalla frase "Look mummy, there's an airplane up in the sky!", pronunciato da un bambino (il piccolo Harry Waters, figlio di 2 anni di Roger). Durante tutta la canzone una chitarra acustica e, in alcune sezioni, un coro accompagnano la voce di David Gilmour.

La canzone inizia con un tono tranquillo e sereno, ma, man mano che va avanti, assume un tono sempre più aspro e sinistro. Durante gli ultimi secondi del brano si sentono distintamente rumori di un aeroporto.

Il brano presenta alcune somiglianze con la canzone Grantchester Meadows presente nell'album Ummagumma.

[modifica] Trama

Come le altre canzoni nell'album The Wall, Goodbye Blue Sky narra una parte della storia di Pink, il protagonista e alter-ego di Roger Waters. Nonostante la fine della guerra faccia cessare un periodo di sofferenza non per questo l'infanzia di Pink, orfano di padre e schiacciato da una madre iperprotettiva, diventa più felice: "the flames are all long gone, but the pain lingers on", vale a dire "le fiamme si sono spente da tempo, ma il dolore continua".

I rumori di un aeroporto che si sentono in sottofondo alla fine del brano suggeriscono che Pink stia andando negli Stati Uniti, per cercare di diventare una rock star e dimenticare il passato.

[modifica] Video

Nel film Pink Floyd The Wall il filmato consiste in una serie di animazioni create da Gerald Scarfe. Solo la prima scena è filmata nella realtà.

Il filmato inizia con l'immagine di un colomba in un giardino di una casa che, inseguita da un gatto, vola via. Da questo punto in poi il filmato è interamente composto da animazioni. La colomba esplode violentemente nel cielo e viene rimpiazzata da un enorme uccello nero dall'aspetto meccanico, allusione all'aquila simbolo del Terzo Reich (detta Reichsadler). L'enorme volatile simile ad un aereo sorvola il territorio inglese[1] e chinandosi a terra strappa con gli artigli un pezzo di suolo, dal quale esce del sangue come se fosse una ferita. Nella scena seguente appare un gigantesco verme[2] dal terreno, che si trasforma in un'enorme costruzione a metà tra un hangar e una cattedrale dalla quale escono numerosi aerei da combattimento che bombardano Londra[1]. Il video è dichiaratamente una citazione del Blitz, la campagna di bombardamenti a tappeto che i tedeschi scatenarono sul suolo inglese dal 7 settembre 1940 al 10 maggio 1941. La scena cambia inquadrando persone nude che indossano una maschera antigas (the frightened ones cioè gli spaventati) e che cercano di ripararsi dallo sgancio di bombe.

Nelle scene successive viene sottolineata la distruzione che la guerra ha portato al Regno Unito: la Union Jack e gli aerei militari si trasformano in croci e l'aquila sorvola le rovine della città. Il filmato termina con la colomba che lo ha aperto, che vola tra scheletri in divisa, simbolo degli aviatori inglesi caduti, il cui sangue rifluisce in una fogna. Si tratta di una delle sequenze più drammatiche di tutto il film; contiene un chiaro messaggio pacifista, e forse una velata critica all'incapacità da parte degli Stati (in questo caso l'Inghilterra) di difendere i civili dagli orrori della guerra.

[modifica] Formazione

[modifica] Cover

[modifica] Note

  1. ^ a b Durante molte scene del filmato si vede chiaramente sullo sfondo il London Bridge.
  2. ^ Simbolo della dittatura, dell'ingiustizia e dell'oppressione nel corso del film, in varie forme.
  3. ^ a b c d Fitch, Vernon e Mahon, Richard, Comfortably Numb - A History of The Wall 1978-1981, 2006, p.81

[modifica] Bibliografia

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