Syd Barrett

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Roger Keith "Syd" Barrett
Ritratto digitale di Barrett
Ritratto digitale di Barrett
Nazionalità Regno Unito Regno Unito
Genere Rock psichedelico[1]
Pop psichedelico[1]
Art rock[1]
Folk rock[1]
Periodo di attività 1964-1974
Strumento voce, chitarra, mandolino, banjo, ukulele, basso, organo, percussioni
Etichetta EMI/Harvest
Gruppi Pink Floyd
Sigma 6
Stars
Album pubblicati 7
Studio 4
Raccolte 3
Sito web
« - La sua band ha un nome molto originale. Ma chi le ha suggerito il nome Pink Floyd?
- Gli alieni! »
(Syd Barrett e un giornalista discutono sull'origine del nome della band[2][3])

Roger Keith "Syd" Barrett (Cambridge, 6 gennaio 1946Cambridge, 7 luglio 2006) è stato un cantautore, chitarrista, compositore e pittore britannico, fondatore e leader dei Pink Floyd dal 1965 al 1968, quando lasciò il gruppo.

Prima di ritirarsi a vita privata incise due album da solista, The Madcap Laughs e Barrett, pubblicati nel 1970.[1] La sua vicenda influenzò parte della successiva produzione del gruppo, in particolare album come The Dark Side of the Moon, Wish You Were Here, a lui dedicato, e The Wall.

L'innovativo stile chitarristico di Barrett e la sua propensione all'esplorazione di nuove tecniche sperimentali, come l'utilizzo di dissonanze, distorsione, e feedback, ebbero un enorme impatto su molti musicisti, da David Bowie a Brian Eno a Jimmy Page. Dopo il suo ritiro dalle scene, Barrett condusse una vita appartata dipingendo e dedicandosi al giardinaggio, disinteressandosi del tutto della popolarità e facendo perdere le proprie tracce alimentando così, senza volerlo, ancora di più la sua leggenda. Su di lui sono state scritte numerose biografie sin dagli anni ottanta, e i Pink Floyd composero e registrarono diversi tributi musicali a lui dedicati dopo la sua uscita dalla band.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Infanzia[modifica | modifica sorgente]

Roger Barrett nacque il 6 gennaio 1946, quarto di cinque figli. Suo padre Max era un anatomista,[2] che nel tempo libero si dedicava alla pittura e alla coltivazione di funghi.[2] Inoltre, suonava nella Cambridge Philharmonic Society, cosa che suscitò la passione per la musica nel giovane Roger. Sino ai 14 anni, però, il ragazzo pose la musica in secondo piano, preferendo la scrittura e il disegno: si concentrò in particolare sui giochi di parole e altri espedienti letterari del genere, come onomatopee e assonanze.[2] Il suo eroe letterario di questo periodo era Edward Lear, che, come lui, amava la pittura.

Roger iniziò ad appassionarsi veramente alla musica attorno all'età di 14 anni, mentre suo fratello maggiore Alan imparava a suonare il sassofono: a questo punto, visto l'exploit delle skiffle bands, Syd acquistò il suo primo strumento musicale, un ukulele.[2]

Prima di passare alla chitarra, Roger si interessò al banjo (nel periodo della Elvis-mania), ma l'unica corrente del rock and roll che lo interessava era quella di Bo Diddley, gli spettrali riff dei The Shadows e di Buddy Holly.[2] A 14 anni, iniziò a suonare la chitarra folk, insieme a un suo amico, John Gordon. Cominciò a questo punto ad avvicinarsi sempre più al mondo della musica e divenne amico di un batterista chiamato Sid Barrett; i frequentatori del locale chiamavano entrambi "Sid", ma per differenziare Roger dal batterista, sostituirono la i con una y.[2]

Syd non fu l'unico soprannome che venne dato a Barrett. A scuola divenne noto come Syd the Beat, Syd-Knee e Sydernee. Rimase Roger, anzi Rog, per la sua fidanzata, Libby Gausden, con la quale intrattenne una relazione dal 1961 al 1964.[2]

La prima chitarra di Syd Barrett

Adolescenza[modifica | modifica sorgente]

Le cose iniziarono a cambiare molto presto: dai 14 anni in poi molti studenti della nuova Cambridge, appena entrata negli anni sessanta, sperimentavano le droghe du jour, come speed e cannabis. A partire dal 1963, dagli Stati Uniti iniziò poi a diffondersi l'LSD, il primo degli allucinogeni di larga diffusione, che si diffuse più rapidamente nella piccola Cambridge che in tutto il resto d'Europa.[2]

La città natia di Barrett andava diventando sempre più piccola: metà della popolazione sognava di sfondare nell'emergente scena della Swinging London. Nel 1961 accaddero diverse cose che segnarono Barrett: iniziò la relazione con Libby, comprò la sua prima chitarra elettrica e assistette alla morte del padre Max (sul suo diario, a questo proposito, scrisse solo la frase Poor Dad died todayIl povero papà è morto oggi).[2]

Presto casa Barrett divenne il quartier generale per la prima band di cui Roger fece parte: i Geoff Mott and the Mottoes. Roger Waters, amico di Barrett, stava iniziando a suonare il basso e, di tanto in tanto, prendeva parte alle prove. La band si dilettava in alcune cover rhythm and blues. Questo primo gruppo si sciolse dopo uno spettacolo.[2]

Waters andò a studiare al Regent Street Poly di Londra, insieme a un altro amico di Barrett, Bob "Rado" Klose, mentre Syd iniziò un corso alla Camberwell School of Art.[2] Nelle vacanze, Roger e Syd pensarono di mettere su un nuovo gruppo, cosa che però non si verificherà prima del 1965. Intanto Syd iniziò a comporre due delle sue prime canzoni: Golden Hair e Effervescing Elephant, la prima tratta dal Chamber Music di James Joyce e la seconda da un testo di Lear.[2]

L'unica persona che in questo periodo riuscì ad accedere completamente alla mente di Syd era la fidanzata, Libby Gausden. Il giovane continuò a dipingere e comporre, sempre giocando sul non-sense e le assonanze. Già da quel periodo, però, Barrett iniziò ad assumere, sebbene in piccole dosi, droghe leggere come la marijuana,[2] come è riportato da svariate lettere inviate, da Londra, alla sua fidanzata. Dopo un po' di tempo, Barrett e la Gausden si lasciarono. Avevano due personalità totalmente diverse: la Gausden era una ragazza di buona famiglia, mentre Barrett era un beat. Ciò nonostante, Syd la ricorderà nella trilogia dell'amore dell'album The Madcap Laughs.[2]

Al college l'irrequieta personalità di Barrett si fece notare immediatamente. Syd riallacciò i contatti con il chitarrista John Gordon e con l'amico d'infanzia David Gilmour, nel frattempo diventato un musicista di serie A.[2] Non a caso, Gilmour metterà su di lì a poco, insieme a Gordon e altri ex Mottoes, i Joker's Wild, band che eseguiva cover dei Four Seasons e dei Beach Boys.[2]

Carriera musicale[modifica | modifica sorgente]

La sua Fender Esquire specchiata

All'Art School il tempo era sufficiente sia per dipingere che per suonare, così Barrett iniziò a seguire il proprio sogno di formare una band insieme a Waters e Klose.[2] I due avevano iniziato senza di lui, unendosi ad altri studenti, formando i Sigma 6 (conosciuti anche come Abdabs, Screaming Abdabs, Meggadeaths e T-Set) e suonando durante alcune feste al college.[2] Da quando Barrett si aggregò, il gruppo divenne noto come Spectrum Five. Questa prima formazione prevedeva Waters al basso, Klose alla chitarra e due colleghi di Waters alla tastiera e alla batteria: Richard Wright e Nick Mason. Barrett era la chitarra ritmica e sostituiva l'ormai sempre più assente Chris Dennis. La cantante Juliet Gale, che diventerà la moglie di Wright, partecipava occasionalmente come corista.[2]

Appena entrato nel gruppo, Barrett comprò una Fender Esquire, adornata con dei piccoli specchi circolari.[2] In molti diranno comunque che, almeno in questa prima fase, Barrett si limitava a recitare un ruolo e non a viverlo.[2] Presto la band conobbe Mike Leonard, un tecnico delle luci che mise a disposizione dei quattro futuri Floyd la propria abitazione a Highgate: mentre i ragazzi suonavano i loro brani, Leonard li accompagnava con i cosiddetti light shows, proiettati su una parete o sulla band stessa. In quel periodo, il gruppo si faceva chiamare anche Leonard's Lodgers.[2]

Nella residenza di Highgate, tra una pausa e l'altra, Syd iniziò a comporre canzoni come Astronomy Domine: lo aiutarono i molteplici libri messi a disposizione da Leonard e la biblioteca di suoni incisi su nastro che il tecnico delle luci possedeva e che tornerà poi utile in svariate canzoni del primo album del gruppo, The Piper at the Gates of Dawn.[2]

Pink Floyd[modifica | modifica sorgente]

Nel 1965 Barrett inventò il nome Pink Floyd Sound. Sempre nel 1965, Barrett diede poi al gruppo il nome definitivo: Pink Floyd, dal nome di due dei suoi bluesmen preferiti Pink Anderson e Floyd Council.[2] Barrett disse tuttavia ai giornalisti che il nome gli era stato suggerito da creature extraterrestri. Pink e Floyd erano anche i nomi dei suoi due gatti.[2] Il passo successivo fu il furgone Floyd, che serviva a trasportare l'attrezzatura da un concerto all'altro: Barrett vi dipinse sul parafango il nome Pink Floyd con vernice nera e rosa.[2]

All'estate del 1965 risalgono i primi bootleg dei Pink Floyd Sound, due canzoni composte da Barrett e Klose: Lucy Leave e la cover di (I'm A) King Bee di Slim Harpo, già incisa l'anno precedente dai Rolling Stones per l'omonimo album di debutto. Davanti allo stile che la band stava acquisendo sempre di più, alla delirante follia dell'ultima trovata di Syd, la canzone Bike, il primo chitarrista Bob Klose, purista del blues, decise di abbandonare il gruppo di Barrett e compagni.[2]

Pochi giorni dopo, Barrett tornò a Cambridge, dove iniziò una relazione con Lindsay Corner e partecipò al film amatoriale di Nigel Lesmoir-Gordon, intitolato Syd's First Trip. La trama della pellicola vede Barrett assumere svariate droghe.[2] A seguire, Barrett si recò a Saint-Tropez con diversi amici di Cambridge, tra cui il chitarrista David Gilmour. Tornati in Inghilterra, i due si separarono di nuovo: Gilmour andò in tour con i Joker's Wild, mentre Barrett tornò a Londra con la sua nuova fidanzata.[2]

Barrett continuò a scrivere canzoni, fortemente influenzato dai gruppi che ascoltava in quel periodo: i Mothers of Invention, i Byrds e i sardonici Fugs.[2] Seguì un periodo sentimentale tumultuoso per l'artista: si lasciò più volte con Lindsay, stando temporaneamente con le sue concittadine Jenny Spires (la Jennifer Gentle di Lucifer Sam) e Kari-Ann Moller.[2]

I Pink Floyd si esibivano prevalentemente in locali della cosiddetta scena underground: nel 1965 fecero solamente due concerti, mentre l'anno successivo riuscirono a farsi notare nel clima della Swinging London. Attraverso Nigel Lesmoir-Gordon, conobbero il promoter Steve Stollman, che li ingaggiò per una serie di concerti al Marquee Club di Londra.[2] Già ad aprile del 1966, i più grandi fan di Barrett erano la futura rockstar David Bowie e il futuro manager dei Sex Pistols Malcolm McLaren.[2] A notare Barrett e i Pink Floyd furono Peter Jenner e Andrew King, due imprenditori di etichette musicali indipendenti che colsero subito il loro potenziale commerciale.[2] Il 31 ottobre di quell'anno, i Pink Floyd firmarono un contratto con i manager, con il quale si impegnavano in una serie di concerti in cambio di nuova attrezzatura e uno stipendio di 5 sterline a settimana.[2]

Gli spettacoli e i concerti, in tutta Londra, divennero sempre più frequenti e sempre più bizzarri: all'inaugurazione dell'International Times, ad esempio, oltre all'abbondante quantità di LSD, acidi e altri generi di droghe, il pubblico poté assistere alla presenza di un alquanto stravagante Paul McCartney vestito da sceicco arabo e una altrettanto appariscente Marianne Faithfull travestita da suora.[2] Fu in questo periodo che la creatività di Barrett venne spinta al massimo: accanto alla ballata psichedelica Matilda Mother, compose il classico dell'acid pop See Emily Play.[2]

Durante i primissimi concerti della band, Barrett era in grado di ipnotizzare il pubblico, come ricorda Pete Brown: «Syd Barrett faceva un incredibile lavoro sul palco. Era estremamente poetico e potevi quasi dire che prendeva vita in quegli spettacoli di luce, "light shows": una creatura dell'immaginazione. I suoi movimenti parevano orchestrati per armonizzarsi con le luci e sembrava un'estensione naturale, l'elemento umano, di quelle immagini liquide».[3]

1967: il debutto discografico e i primi problemi[modifica | modifica sorgente]

Il 1967 fu il vero anno della svolta per Barrett e compagni: dopo una serie di fortunati successi in vari college in tutto il Regno Unito, la band divenne attrazione fissa per il locale più gettonato della nuova Londra, l'UFO Club.[2] Joe Boyd, amico di Peter Jenner, portò i Pink Floyd in sala di registrazione a gennaio di quell'anno, per registrare il primo 45 giri per l'etichetta discografica EMI. Il lato A del singolo sarebbe stato Arnold Layne, un pezzo che Barrett aveva composto basandosi su un personaggio realmente esistito, vissuto a Cambridge, mentre il lato B non era altro che una rivisitazione meno esplicita di Let's Roll Another One, intitolata Candy and a Currant Bun.[2]

Per promuovere il primo singolo, i Floyd si fecero aiutare da un loro amico regista e girarono un breve video in bianco e nero per Arnold Layne e un altro a colori per una traccia di Barrett ancora non pubblicata ma già composta: The Scarecrow.[2] Ad aprile si verificò l'evento forse più prolifico per quell'anno: dopo una serie di concerti in Olanda, Barrett e i suoi Floyd si precipitarono nella periferia di Londra, dove si stava svolgendo il 14 Hour Technicolor Dream, un lungo concerto a cui la band iniziò a contribuire solo alle prime luci dell'alba. Già allora, tra i troppi concerti e la continua richiesta di nuovo materiale da parte della casa discografica, Barrett iniziava a essere profondamente stanco.[2]

Sue Kingsford, amica di Barrett, dichiara che in quel periodo Syd si recava spesso da uno spacciatore di LSD soprannominato capitano Bob;[2] Andrew Rawlinson, conoscente di Barrett, aggiunse che «in quel periodo era talmente tanta la gente che prendeva acido che, se avevi già assunto ingenti quantità di LSD in passato, era normale "fare un trip" anche solo guardando chi lo stava facendo».[2] Rawlinson aggiunge poi: «A quei tempi l'acido era cinque volte più potente di quello in circolazione oggi; prendendo 250 microgrammi potevi fare un "trip" lunghissimo; alcuni però credevano che potevi apparire normale e contemporaneamente fare brevi "trip" prendendone 50 al giorno: forse era questo ciò che faceva Syd».[2]

A queste dosi già piuttosto pesanti, Barrett aggiungeva cannabis e qualche sporadica pillola di Mandrax, un farmaco che induce effetti simili alla morfina se assunto in concomitanza ad alcol.[2] Nei cinque mesi a seguire, Barrett e compagni si chiusero in studio per lavorare al primo LP, The Piper at the Gates of Dawn, prodotto questa volta da Norman Smith.[2]

Smith era una persona più severa di Boyd e forse meno adatta a dirigere le sessioni con Barrett. Il produttore ricorda infatti in questo modo le prove con Syd: «Mi domando spesso come abbiamo fatto a terminare l'album, a creare qualcosa. Lavorare con Syd era veramente un inferno. Non penso di avere mai lasciato una singola sessione per quell'album senza una fortissima emicrania. Syd non sembrava aver entusiasmo per niente. Lui cantava una canzone, io lo chiamavo in studio e gli davo qualche dritta. Poi lui tornava in sala registrazione e continuava a cantare quella parte allo stesso modo di prima, infischiandosene dei consigli che gli davo. A volte cambiava anche le parole, non aveva disciplina. Parlare con lui era come provare a parlare a un muro di mattoni, perché il suo viso era senza espressione. I suoi testi erano semplici e infantili, come lui: proprio come un bambino, per un attimo era su, e il secondo dopo giù».[2]

Lindsay Corner pensa invece che a Syd piacesse la parte del pazzo e che si divertisse a recitarla, apparendo sempre più strano di minuto in minuto.[2] Jenner, invece, ne parla ammirando lo stile che utilizzava nelle registrazioni: «Syd aumentava e diminuiva il volume di tutte le tracce, apparentemente senza alcuna regola. Non faceva nulla se non era fatto in maniera artistica. Voleva essere una sorta di Jackson Pollock della musica».[2] Ma il comportamento di Syd non era ancora giunto alle estreme conseguenze, e la band continuava a tollerare anche le sue sparate più stravaganti.

Crollo psicologico[modifica | modifica sorgente]

Il primo netto cambiamento in Syd venne rilevato da Boyd. Quando i Pink Floyd si presentarono all'UFO Club per promuovere le tracce del loro primo LP, Boyd notò che mentre gli altri membri del gruppo erano amichevoli, Barrett «mi guardava negli occhi [...] e nel suo sguardo non c'era un singolo battito di ciglia o un accenno di vitalità, come se non ci fosse nessuno in casa».[2] Quando David Gilmour lo incontrò, due mesi dopo l'uscita dell'album, Syd quasi non lo riconobbe.[2] Grazie al successo avuto con il secondo singolo (See Emily Play/The Scarecrow, uscito qualche mese prima dell'album) i Pink Floyd entrarono ufficialmente nella Top of the Pops inglese. Gli episodi che iniziarono a delineare la personalità irregolare di Barrett presero luogo di lì a poco. Quando venne invitato per la seconda settimana di seguito in studio, Syd si presentò in pigiama, mentre alla terza settimana, come ricorda Roger Waters, annunciò di non volere più partecipare alla trasmissione televisiva perché «se non lo faceva John Lennon, perché lui avrebbe dovuto?».[2]

Di lì a poco, Barrett iniziò a trasportare questo suo atteggiamento a metà tra l'anticonformismo e il non sense anche nelle esibizioni dal vivo.[2] A volte, mentre il resto della band suonava un pezzo, Syd si andava a sedere vicino ad un amplificatore, scordava la chitarra sino a quando era impossibile suonare e stava per tutta la durata del concerto fermo ad agitare il plettro su una nota.[2] A volte non cantava nemmeno, lasciando che fossero Roger o Rick a occuparsi della voce.[2] A questo proposito, intervenne Juliet Wright: «A volte, pensavamo che stesse soltanto recitando la parte dell'anticonformista nella situazione "standard" di una band».[2]

Di lì a poco Syd divenne gravemente malato, cosa che forse egli stesso era riuscito a capire. Il fratello maggiore Alan tentò più volte di convincerlo a farsi controllare da un buon medico, ma la risposta di Barrett, dice Andrew Rawlinson, era uno dei suoi enigmatici sorrisi assenti.[2] Cambiamenti del genere vennero notati anche dalla sorella minore di Syd, Roe: quando lei lo aveva chiamato per congratularsi del successo avuto con Arnold Layne, Barrett si era dimostrato quello di sempre; quando lo andò a trovare per complimentarsi del secondo successo, ottenuto con See Emily Play, Syd non era più sé stesso.[2]

I concerti andarono sempre peggio, tanto che la compagnia Blackhill cancellò tutta la scaletta dei Pink Floyd e prenotò una vacanza per Syd Barrett, Richard Wright, la moglie Juliette e Sam Hutt sull'isola di Formentera. Riviste del settore come Melody Maker diffusero la notizia che i Pink Floyd stavano per sciogliersi.[2] Intanto, l'album continuava ad avere un inaspettato successo di pubblico e critica: l'unica cosa che il pubblico contestava (tra i molteplici, ad esempio Pete Townshend) era che l'LP risultava essere, al confronto con le esibizioni dal vivo, solo un surrogato di fabbrica che non riusciva a ricreare totalmente certi momenti mistici.[2]

Il risultato, però, fu che la EMI iniziò a premere per nuovo materiale. Poco prima della vacanza, Barrett scrisse Scream Thy Last Scream (Old Woman with a Casket), un singolo che ben delineava il suo stato mentale. La EMI lo rifiutò e aspettò il ritorno di Barrett da Formentera per incidere qualcosa d'inedito.[2]

Tornato a Londra, Syd passò parecchio tempo a nascondersi dalla EMI nei De Lane Lea Studios a Kingsway, sfruttando quel tempo per comporre un nuovo singolo. Un tentativo fu la lunatica Vegetable Man, canzone che viene spesso citata come prova della sua malattia.[2] Se le stravaganze dei singoli di Barrett rimanevano ancora tollerabili, ciò che il gruppo iniziò a non sopportare più era il comportamento del suo frontman, che andava diventando sempre più erratico.[2]

Per l'album successivo, A Saucerful of Secrets, Waters pensò che le tracce da inserire potevano essere alcuni pezzi scritti da lui e Wright. Barrett ideò a questo punto una nuova traccia, Jugband Blues, un brano che si contraddistingue per il lungo intervallo improvvisato dall'Esercito della Salvezza Britannico e per il suo testo a metà tra l'ironico e il malinconico.[2] Per questo album, Syd suonò la slide guitar in Remember a Day e diede un minimo contributo per Let There Be More Light.[2] Ma il mercato continuava a esigere un altro singolo.

Ancora problemi con i Pink Floyd[modifica | modifica sorgente]

Dovendo partire per un tour negli Stati Uniti, Barrett si affrettò a comporre un nuovo singolo e il risultato fu Apples and Oranges, che divise la critica e venne ignorato dal pubblico. Di contro, la band si sentì sollevata, sebbene temporaneamente, perché era riuscita a soddisfare le esigenze dell'etichetta discografica.[2]

Il gruppo partì alla volta della California, dove la scena musicale era molto più esigente rispetto ai piccoli club underground inglesi. Questo viaggio fu determinante per il futuro della band: in seguito ai comportamenti sempre più erratici e compromettenti di Barrett, che non era riuscito a seguire il playback in una trasmissione, aveva dato di matto in un'altra e, secondo alcune voci, aveva anche abbandonato un concerto per scappare a bordo di una Cadillac verso un luogo indefinito,[2] Waters disse a King di volere risolvere il problema con Syd.[2]

I Pink Floyd tornarono poi in Olanda, dove Barrett non accennò nemmeno a suonare e si limitò a sfiorare con le dita le corde della sua chitarra. Il giorno dopo parteciparono a una serie di concerti insieme a Jimi Hendrix, gli Amen Corner, i Move e i Nice.[2] Dave O'List dei Nice suonò al suo posto in diverse occasioni per quei concerti; quando la rivista Melody Maker gli chiese il perché dello scarso successo di Apples and Oranges, Barrett rispose «Non me ne frega molto».[2]

Lindsay Corner ricorda che Syd iniziò a chiudersi sempre di più e a diventare sempre più strano, di giorno in giorno. Fino al dicembre del 1967, Barrett continuò a suonare sporadicamente con la sua band, ma arrivati a Natale di quell'anno, Waters chiese al chitarrista David Gilmour, vecchio amico di Barrett, di unirsi ai Floyd come chitarrista di supporto; in verità, Gilmour entrò a far parte della band come chitarra solista, mentre a Syd vennero assegnati voce e chitarra ritmica.[2]

Inizialmente, Barrett quasi ignorò l'ingresso di un nuovo membro: sapeva soltanto che Gilmour era un chitarrista molto bravo; anche Nick Mason lo sapeva, avendo già suonato con lui in uno spettacolo a Soho. Gilmour entrò ufficialmente nella band il 3 gennaio 1968.[2] La band si chiuse negli studi di registrazione per una settimana, prima di ritornare in tour. L'avvenimento più grave accadde proprio in quella settimana: Barrett si recò in sala prove e annunciò di avere composto una canzone intitolata Have You Got It, Yet?.[2] Secondo l'idea di Barrett, lui doveva cantare Have You Got It, Yet? e Waters doveva rispondere No!, suonando un ritmo molto semplice sia alla chitarra che al basso.[2] Ma Barrett iniziò a suonare la canzone con la chitarra scordata e andò cambiando tonalità sempre di più, sino a quando Waters non riuscì più a seguirlo. Decenni più tardi, Waters rivelerà ciò che aveva pensato qualche ora dopo aver assistito a quella scena: secondo lui, Barrett stava chiedendo di non comprendere una canzone (e una persona) che non voleva essere compresa.[2]

Abbandono dei Pink Floyd[modifica | modifica sorgente]

La settimana successiva, i Floyd fecero quattro spettacoli, in cui Syd sembrò essersi ripreso, anche se di poco: tutto il lavoro sul palco veniva svolto dal nuovo promettente chitarrista. Per il quinto concerto, che si tenne il 26 gennaio,[2] il gruppo doveva recarsi a Richmond. Passando da Holland Park Avenue, vicino casa di Syd, uno dei componenti, nessuno ricorda chi, chiese: «Non dobbiamo passare a prendere Syd?». A tale domanda non seguì alcuna risposta. Ebbe così inizio l'abbandono di Syd.[2] David Gilmour e Roger Waters confermano questa versione degli eventi. Fu così, dunque, che tutto finì e tutto iniziò.[4] Waters aggiunse poi: «Syd era la gallina che aveva scoperto l'uovo d'oro».[2][4] Ma ora Barrett era diventata una vera e propria minaccia per i tour dei Floyd.[2]

Syd possedeva ancora la scaletta dei concerti, così, qualche settimana dopo si presentò all'Imperial College, per una loro esibizione dal vivo. Waters ricorda quanto fu orribile dovere cacciare il loro amico dal palco, dicendogli che quella sera non avrebbe suonato con loro.[2] Al Middle Earth, Syd si sedette di fronte al palco, fissando Gilmour negli occhi durante tutto il concerto.[2] Secondo il "piano iniziale", Gilmour doveva supportare Barrett, non soppiantarlo. Barrett venne sicuramente ferito da questo comportamento.[2]

Altri ricordano una proposta che venne fatta a Barrett: diventare come il Brian Wilson dei Beach Boys, il genio e compositore del gruppo che non suonava più dal vivo per problemi simili.[2] Un paio di settimane dopo i concerti, durante un incontro tra King, Jenner e Barrett, Waters rimase esterrefatto nello scoprire che Syd, lontano dall'accettare il suo "ruolo Wilson", parlava di tornare nella band, «magari insieme a un sassofonista e qualche corista».[2] Ma gli altri quattro membri del gruppo non supportarono l'idea di Barrett e la Blackhill Enterprises,la compagnia che si occupava dei tour in tutta la Gran Bretagna, si sciolse. Barrett uscì ufficialmente dalla band il 6 aprile 1968: i suoi manager continuavano a essere Jenner e King, che inaspettatamente avevano più fiducia nella carriera musicale di Barrett che in quella del resto dei Pink Floyd.[2]

In quel periodo Barrett toccò il fondo, per poi lentamente risalire.[2]

Carriera solista[modifica | modifica sorgente]

Tra maggio e luglio del 1968, Jenner portò Barrett in studio, per registrare del materiale nuovo. Il risultato furono delle versioni embrionali di canzoni che avrebbero visto la luce sui suoi due LP da solista e due lunghe improvvisazioni chiamate Rhamadan e Lanky. Barrett non era più una persona adatta a suonare; a volte dimenticava la chitarra, in casi più gravi rompeva l'attrezzatura messa a disposizione dalla EMI, altre volte non riusciva neanche a tenere in mano il plettro.[2] Da agosto in poi, Jenner e King videro Barrett sempre di meno; e fu lo stesso per i suoi coinquilini.[2]

Secondo Aubrey "Po" Powell, «Syd sapeva ancora essere molto lucido e divertente, ma anche alienato. Ti fissava, a volte anche per ore, senza aprire bocca. In quell'appartamento, avevamo tutti a che fare con gli eccessi di acido degli anni passati, e quando ci si sente così fragili, come tutti noi, non vuoi sapere molto di uno che è lì per grazia di Dio».[2] In molti cercarono di aiutarlo: Waters, per esempio, prenotò una visita dallo psichiatra Ronald Laing, che però disse di non avere mai visto Barrett nel suo studio.[2] È in questo periodo che si colloca molto probabilmente l'episodio riferito più tardi da Jonathan Meades, secondo cui Syd era stato chiuso nell'armadio: la realtà è forse ancora più cruda. Powell riferisce di avere visto Syd prendere a colpi di martello un lavandino rosso, nel bagno del suo appartamento, urlando «Fatemi uscire! Fatemi uscire!».[2]

Barrett sfogava la sua frustrazione su Lindsay, picchiandola o scottandola con i mozziconi di sigaretta. Quando i suoi amici gli dicevano di smetterla, Syd si arrabbiava con loro, a volte anche in maniera brutale. Quando Syd ruppe una chitarra contro Lindsay, Powell e Storm Thorgerson abbandonarono l'appartamento. Anche Lindsay abbandonò l'appartamento di lì a poco, perché Barrett le aveva bruciato tutti i vestiti.[2]

«Per un po' di tempo, Liz visse nei sedili posteriori della Mini Cooper di June Child», ricorda Juliet Wright, «poi la convincemmo a trasferirsi a casa di Storm, a Hampstead».[2] Ma Barrett venne a conoscenza del posto dove Liz si era rifugiata e cominciò a spiarla, pedinarla e suonare il citofono; poi, forse per vendetta, iniziò una relazione con un'amica di Liz chiamata Gala Pinion.[2] Frequentò anche una ragazza eschimese chiamata Iggy, poi immortalata nella canzone di Barrett Dark Globe, nella frase («with Eskimo chain / I tattered my brain all the way»), e nelle foto interne della copertina di The Madcap Laughs.[2][5]

Dall'autunno del 1968, Syd era senza una casa fissa. Ritornava con una certa regolarità a Cambridge, dove anche Win, la madre, gli consigliava di consultare un medico. A Londra, stava fuori fino a tarda notte con amici e conoscenti casuali. Una volta dovette addirittura scappare dalla polizia, dopo essere stato tutta la notte con dei drogati a Holland Park. Spesso, a piedi nudi, si recava a Battersea, un piccolo sobborgo appena fuori Londra, dove vivevano alcuni suoi vecchi amici: Anthony Stern, ex-collega alla Camberwell School of Art, Jenny Spires, ex-fidanzata, Rusty e Greta, due consumatori abituali di acido.[2]

Syd iniziò ad aggiungere anche eroina alla sua "dose quotidiana" di hashish e Mandrax, cosa che viene testimoniata da alcuni suoi amici dell'epoca: «Syd spariva, ogni 40 minuti, agitato come mai. Poi tornava ed era stranamente molto, molto calmo».[2]

All'inizio del 1969, Barrett affittò un appartamento a Earls Court Square, insieme a Duggie Fields, un suo amico pittore. In questo momento, Syd, mentre in pubblico era fidanzato con Gala Pinion, frequentava Iggy l'eschimese in privato. Inoltre, come riporta Fields, «aveva a che fare con dozzine di groupie, che gli si gettavano letteralmente addosso».[2][4]

Entrambi si chiusero nelle loro rispettive camere: Fields per concentrarsi sui suoi dipinti, Barrett per proteggere i quadri che diceva di dipingere, ma in realtà non stava dipingendo.[2] Ricorda sempre Fields: «Passava la maggior parte del tempo a letto, sul materasso che aveva collocato sul pavimento. Aveva un potenziale infinito. Una decisione avrebbe limitato le sue possibilità».[2]

The Madcap Laughs[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi The Madcap Laughs.

In questo periodo Syd iniziò ad ideare le canzoni che sarebbero poi apparse sul suo primo LP da solista, The Madcap Laughs. A fine marzo, vari musicisti, tra cui i Soft Machine, accettarono di fare da session man per il nuovo album di Syd Barrett. Syd contattò il dirigente della Harvest, la nuova etichetta alternativa della EMI, Malcolm Jones, e gli chiese se era possibile registrare del nuovo materiale agli studi di Abbey Road.[2] Jones si recò a Earls Court per ascoltare i nastri delle sessioni con Jenner e le nuove tracce che Syd aveva composto: Clowns and Jugglers (poi rinominata semplicemente Octopus), Terrapin, Love You e due ripescaggi del passato, Golden Hair e Here I Go.[2]

Nonostante lo stile di Barrett fosse profondamente mutato — in quanto le nuove tracce erano per lo più acustiche, con molto poco di psichedelico — Jones accettò la proposta di Barrett e iniziò le registrazioni il 10 aprile del '69.[2] Tre settimane dopo, Barrett aveva registrato abbastanza materiale per metter su un album. A causa dei repentini cambiamenti di tonalità e accordi, della sua riluttanza a ripetere una canzone più volte, a causa della sua follia, i suoi problemi con la droga e la sua impossibilità a comunicare in maniera limpida, queste sessioni ebbero una pessima fama.[2] Ad esempio, una mattina, Barrett decise di dover inserire nella canzone Rhamadan il rombo di una motocicletta; a metà mattina, perse interesse nella cosa e piantò tutti in asso, senza preoccuparsene minimamente. Gilmour, a proposito delle sessioni di Madcap, dice: «Dieci prove per una canzone non è certo il massimo, ma non è neanche una cosa così tremenda».[2]

La stravaganza di Barrett coinvolse anche queste sessioni. Robert Wyatt, session man per Barrett, chiese una volta a Syd in che accordo fosse la canzone che stavano registrando e Syd si limitò a rispondere «Divertente!»;[2] e quando Wyatt gli sottolineò il fatto che il tempo era stato cambiato da due battute e mezzo a cinque, Barrett rispose: «Oh, davvero? Forse potremmo fare la parte centrale più buia e quella finale più da pomeriggio, perché per ora è troppo ventosa e glaciale».[2] Per questo suo stile reminiscente un quadro mai completato, Wyatt definisce oggi il nuovo stile di Syd Barrett come una sorta di proto-punk.[2]

David Gilmour, che lavorò insieme a Roger Waters alle sessioni di Madcap, aggiunge poi che le sessioni con Barrett erano difficili, ma ispirate, e descrive poi un aneddoto riguardante la canzone Octopus: «Avevamo tutti il testo davanti, ma [Syd] inserì lì una frase dal nulla: "Little minute gong coughs and clears his throat". Non ha niente a che fare, musicalmente parlando, con la canzone, ma funziona perfettamente. L'unica altra persona che poteva spezzare il tempo — ignorando il numero di battute in favore dei testi — era John Lennon».[2]

La EMI era spazientita dall'atteggiamento di Barrett: aveva lavorato per tre settimane di fila, ma il risultato era un album caotico e completato solo in parte. Jones chiamò allora i due ex compagni di Barrett, Waters e Gilmour, per completare l'album nel più breve tempo possibile. Syd prese poi una vacanza all'isola di Formentera, dove, a parte qualche altro episodio di lunatismo tipicamente Barrettiano, egli apparve agli occhi di tutti in gran forma.

In autunno, Gilmour lavorò per due giorni di seguito — insieme a Barrett — all'album, terminandolo. Gilmour stesso gli diede il titolo, pescato casualmente nel delirante testo di Octopus ("The madcap laughs at the man on the border").[2] La copertina venne demandata a Storm e Po, che ora lavoravano regolarmente al reparto grafico dei Pink Floyd. Mick Rock fu incaricato di scattare una fotografia nella residenza di Syd, a Earls Court Square. Rock notò subito che Barrett aveva messo il materasso, il giradischi, la chitarra e gli amplificatori tutti contro una parete, lasciando un grande vuoto al centro del pavimento ora dipinto a strisce arancio e blu. Iggy si aggirava nuda per casa. La foto per la copertina venne da sé. Gilmour aggiunge «Alcune parti del suo cervello erano ancora brillanti».[2]

Barrett[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Barrett (album).

I comportamenti di Syd divenivano sempre più bizzarri, come ricorda il suo coinquilino Duggie Fields: vendette la propria Mini per una Pontiac, lasciandola con le sicure aperte e una scritta Please Clean Me, fino a quando non venne data via.[2] Iniziò a rimanere più tempo da solo; una volta scatenò addirittura un incendio in cucina, mentre cucinava delle patatine fritte. Fields ricorda che comunque, per i tempi, Syd non era tanto strano. «Una volta andai a stare a casa di un'amica, ma lei era peggio di Syd, quindi tornai a casa».[2]

Nonostante il successo di Madcap, Syd era ancora particolarmente frustrato. Molto spesso andava dall'amico Duggie, nella stanza accanto, dicendogli «Guardati! Hai 23 anni e non sei ancora famoso!», aggiungendo poi, tra sé e sé, «E io lo sono già stato...»[2] Seguirono altre decine di eventi bizzarri. Barrett iniziò a non curarsi più del proprio aspetto, lasciando che i vestiti si usurassero, i suoi capelli e la sua barba crescessero a dismisura.[2] Dal 6 ottobre 1969, Syd iniziò a lavorare ufficialmente al suo secondo LP, recandosi in studio anche per registrare la chitarra solista sul brano di Kevin Ayers Religious Experience (Singing a Song in the Morning), sull'album Joy of a Toy.[2]

Il 24 febbraio 1970, Barrett registrò una sessione radiofonica per Top Gear, con il suo amico David Gilmour al basso e Jerry Shirley alla batteria. Gilmour ricorda che quel giorno Syd fu grandioso.[2] Gilmour fu talmente impressionato dalle capacità che Syd dimostrò quel giorno da decidere di produrre il suo secondo LP, al quale partecipò in veste di tastierista Rick Wright.[2] Tra le out-take dell'album, Bob Dylan Blues (inclusa poi nell'antologia Wouldn't You Miss Me?) può essere considerato come un ritorno, anche se acustico, ai fasti di canzoni come Bike.[2][3]

Quell'estate, Barrett si esibì alla Olympia Extravaganza, confermando tutto ciò che la maggior parte delle persone sospettava da tempo: il vecchio Syd non esisteva più.[2] Cosa provata anche da un altro bizzarro aneddoto raccontato dal vecchio amico Roger Waters: questi incontrò Syd ai grandi magazzini Harrods di Londra, ma non appena Barrett lo riconobbe, scappò via correndo, lasciando cadere a terra due buste piene di caramelle e dolciumi.[2] Di lì a poco, Syd decise di abbandonare l'appartamento di Earls Court e di trasferirsi per un breve periodo di tempo a Cambridge, dove invitò anche Gala. Tornato alla propria casa d'infanzia, si stabilì nel seminterrato dove si divertiva a provare con Mott, Waters e John Gordon. Fu qui, tra i ricordi d'infanzia, che trovò il dipinto con gli insetti che diventerà la copertina di Barrett, il suo secondo LP in studio.[2][3]

Di lì a poco, Syd iniziò a sostenere di voler diventare un medico, come il padre, e di voler fare coppia fissa con Gala. La madre di Syd organizzò una cena per fare incontrare i genitori dei ragazzi alla casa di Hills Road.[2] Durante questa riunione, Syd sfoggiò un'altra volta il suo comportamento erratico: nel bel mezzo di un discorso con Gala, le gettò addosso della salsa di pomodoro, senza che nessuno gli dicesse nulla. Mentre gli altri mangiavano dell'arrosto, Barrett si alzò da tavola e si chiuse in bagno. Quando scese al piano di sotto, aveva tagliato i propri capelli di più di metà della loro lunghezza.[2]

Ma questo fu solo l'inizio: nei giorni a seguire, Barrett diventò sempre più ossessivo nei confronti di Gala, tanto da spiarla durante i suoi turni lavorativi e da accusarla di frequentare Jerry Shirley, batterista degli Humble Pie. A quel punto, Gala abbandonò Londra e si trasferì definitivamente a Ely; nei giorni a seguire, ricevette una lettera indirizzata alla signorina Pinion e firmata R. K. Barrett, a cui presto si aggiunse un'altra lettera in cui Barrett riprendeva l'idea del matrimonio e si firmava con un amichevole Syd.[2] I nervi di Gala erano già a pezzi, ma si distrussero completamente quando, mentre faceva da dogsitter per Shirley intanto che questi era in concerto con gli Humble Pie, Syd si presentò in casa, iniziando a trattarla male. Gala lo cacciò di casa. Si dice che da allora Barrett non abbia più avuto una fidanzata.[2]

La settimana successiva, Syd iniziò a rilasciare delle interviste per pubblicizzare il suo secondo LP da solista, comportandosi sempre in maniera piuttosto bizzarra.[2] In una di queste, rilasciata a Steve Turner della rivista Beat Instrumental, arrivò a dichiarare di non sentirsi del tutto soddisfatto del disco appena registrato: «Le canzoni devono raggiungere un certo standard, che in Madcap viene raggiunto probabilmente un paio di volte... In quest'altro disco solo un po', solo una eco».[6] L'anno successivo (1971), Barrett non lavorò a nessun progetto musicale e rilasciò la sua ultima intervista a Mick Rock, che lo fotografò per Rolling Stone.[2]

Wish You Were Here[modifica | modifica sorgente]

(EN)
« Remember when you were young

You shone like the sun
Shine on you crazy diamond
Now there's a look in your eyes
Like black holes in the sky »

(IT)
« Ricordi quando eri giovane

Splendevi quanto il sole
Continua a brillare pazzo diamante
ora l'espressione dei tuoi occhi
ricorda i buchi neri nel cielo »

(Shine On You Crazy Diamond, Pink Floyd)

Nel 1975 i Pink Floyd pubblicarono l'album Wish You Were Here, contenente numerosi riferimenti a Barrett.

Durante la produzione dell'album, il 5 giugno 1975, negli studi di Abbey Road si presentò uno strano personaggio, completamente calvo, con in mano una busta della spesa, che si aggirava tra i presenti con aria distratta. Si trattava proprio di Barrett, visibilmente poco curato e molto ingrassato, che venne riconosciuto da David Gilmour, tra lo stupore generale. Qualcuno gli chiese come avesse fatto a ingrassare tanto e Barrett rispose di avere a casa un grande frigorifero, pieno di carne di maiale. Poi i Pink Floyd, insieme a Barrett e alcuni altri collaboratori, ascoltarono Shine On You Crazy Diamond, paradossalmente la canzone sull'album che maggiormente conteneva riferimenti a lui, e andarono a pranzo. Finito di mangiare, Barrett sparì senza salutare così come era comparso, lasciando Waters e compagni inebetiti e con le lacrime agli occhi. Nessuno degli altri Floyd avrebbe mai più visto Syd, solo Roger Waters lo incontrò per l'ultima volta alcuni anni dopo mentre si trovava a fare spese nei magazzini di Harrods, a Londra.[7]

Il comportamento di Barrett durante la sessione fu erratico; egli passò gran parte del tempo a lavarsi i denti,[8][9] e quando Roger Waters finalmente si decise a chiedergli cosa ne pensasse della canzone appena ascoltata, Syd rispose semplicemente: «suona un po' vecchia».[9]

Ultimo trentennio e morte[modifica | modifica sorgente]

Cambridge: St Margaret's Square n. 6, dove Barrett visse gli ultimi anni della sua vita.

Di Syd Barrett da allora si persero apparentemente le tracce. In realtà, era tornato a vivere nella sua vecchia casa a Cambridge assieme alla madre. Il materiale per il suo terzo lavoro musicale mai uscito, insieme ad altro materiale scartato e ad alcuni bootleg, fu pubblicato nel 1988 nella raccolta Opel.

Negli ultimi anni, l'ex leader dei Pink Floyd si faceva chiamare semplicemente Roger e continuò a vivere a Cambridge, ormai solo, in seguito alla morte della madre, isolato da tutto ciò che in qualche maniera poteva ricordargli il passato. Coltivava la sua passione per la pittura, dipingendo secondo uno stile prevalentemente astratto, e si dedicava al giardinaggio. I suoi vecchi compagni ormai non lo contattavano più.

Nel 2005, durante il Live 8 che vide i Pink Floyd riunirsi eccezionalmente per quell'occasione, Roger Waters ricordò l'ex compagno, dedicandogli l'esecuzione di Wish You Were Here:

(EN)
« Anyway, we're doing this for everyone who's not here, and particulary of course, for Syd. »
(IT)
« Comunque, stiamo facendo questo per tutti coloro che non sono qui. In particolare, naturalmente, per Syd. »

Syd Barrett morì a Cambridge il 7 luglio 2006, all'età di 60 anni, per un tumore al pancreas, non per complicanze dovute al diabete come alcuni sostengono.

La notizia fu resa pubblica il 10 luglio. Il giorno seguente, Roger Waters, durante il concerto tenutosi a Lucca, dedicò all'amico scomparso Wish You Were Here, facendo apparire immagini dei primi Pink Floyd su un maxischermo dietro al palco.

Influenza e lascito artistico[modifica | modifica sorgente]

Indubbiamente, l'influenza esercitata da Barrett sui primi Pink Floyd fu enorme, basti pensare che oltre ad aver ideato il nome della band, egli scrisse i primi fortunati singoli pubblicati dal gruppo che ne decretarono l'affermazione definitiva, e fu l'autore di ben otto delle undici canzoni presenti sul loro album di debutto.[10] La sua presenza inoltre continuò ad aleggiare sopra il gruppo come una sorta di fantasma anche dopo la sua fuoriuscita dalla band. Brani dei Pink Floyd quali Brain Damage (su The Darkside of the Moon) e, soprattutto, Wish You Were Here, e Shine On You Crazy Diamond (su Wish You Were Here) furono composti espressamente come a lui dedicati. Il declino di Barrett ebbe inoltre profondo effetto sullo stile compositivo di Roger Waters, e la tematica della malattia mentale permeò tutti gli album successivi dei Pink Floyd.[11][11][12][11][13] Molti altri artisti al di fuori della cerchia dei Pink Floyd riconobbero l'influenza esercitata da Barrett sulle loro opere. Paul McCartney,[14] Pete Townshend,[14] Blur,[15][16][17] Kevin Ayers,[18] Gong,[18] Marc Bolan,[16][19] Tangerine Dream,[20] Julian Cope[21] e David Bowie[16][19] ammisero apertamente di essersi ispirati alla folle genialità di Barrett; Jimmy Page,[22] Brian Eno,[22] e The Damned[23] espressero tutti interesse nella possibilità di eventualmente collaborare con lui durante gli anni settanta. In particolare Bowie, da sempre grande ammiratore di Barrett, registrò una cover di See Emily Play includendola nel suo album del 1973 Pin Ups.[24] La traccia Grass, presente sull'album degli XTC Skylarking fu scritta dopo che Andy Partridge fece ascoltare al compagno di band Colin Moulding la sua collezione di dischi di Barrett.[21] La carriera di Robyn Hitchcock fu dedicata quasi del tutto all'emulazione della creatività di Syd Barrett; egli arrivò persino a suonare Dominoes (canzone di Barrett) per il documentario del 2003 della BBC The Pink Floyd and Syd Barrett Story.[21]

Nel 1987 venne pubblicato un album interamente dedicato a reinterpretazioni di canzoni di Barrett (con e senza i Pink Floyd) intitolato Beyond the Wildwood. Gli artisti che parteciparono al progetto inclusero gruppi indie inglesi ed americani quali The Shamen, Opal, The Soup Dragons, e Plasticland.[25]

Altri artisti che hanno composto tributi o omaggi a Barrett includono il suo contemporaneo Kevin Ayers, che scrisse O Wot a Dream in suo onore. Robyn Hitchcock ha reinterpretato molti dei brani di Syd in carriera, e ha reso omaggio a lui nelle canzoni The Man Who Invented Himself e (Feels Like) 1974. I Phish reinterpretarono Bike, No Good Trying, Love You, Baby Lemonade, e Terrapin. I Television Personalities pubblicarono un singolo intitolato I Know Where Syd Barrett Lives ("So dove vive Syd Barrett")[17] estratto dal loro album del 1981 And Don't the Kids Love It.[26] Nel 2008, i The Trash Can Sinatras pubblicarono un singolo in onore alla vita e alle opere di Syd Barrett intitolato Oranges and Apples. I proventi ricavati dalle vendite del 45 giri andarono alla fondazione Syd Barrett Trust in supporto agli artisti affetti da disagi mentali.

Negli anni successivi al suo ritiro dalle scene, il suo culto è aumentato a dismisura con il passare degli anni, passando dallo status di semplice popstar quale era negli anni sessanta, a vera e propria icona dell'artista psichedelico visionario e maledetto. Sono state create delle fanzine esclusivamente a lui dedicate (la più famosa delle quali è stata Terrapin) ed addirittura una Syd Barrett Appreciation Society che si occupava di documentare scrupolosamente tutti i suoi avvistamenti più recenti e si prefiggeva come scopo principale il far tornare Barrett alla musica.

Malattia mentale[modifica | modifica sorgente]

Molti si sono chiesti di quale malattia realmente soffrisse Syd Barrett. Sono state avanzate le ipotesi della schizofrenia, della psicosi maniaco-depressiva e della sindrome di Asperger senza che la sua patologia fosse mai chiarita del tutto.[senza fonte]

L'uso di droghe psicotrope da parte di Barrett, negli anni sessanta, è ampiamente documentato. In parecchi ritengono che le droghe siano state il fattore scatenante della sua follia.

« Di certo l'acido ha avuto qualcosa a che fare con tutto ciò. Il punto è, non sappiamo se è stato l'acido ad accelerare il processo che avveniva nel suo cervello, oppure se ne sia stata la causa. Nessuno lo sa. Io sono sicuro che le droghe un effetto lo hanno avuto.[27] »
(Richard Wright)

Ben documentate sono anche le sue "performance" sul palco e fuori da esso. Per June Bolan, i campanelli d'allarme iniziarono quando Syd tenne prigioniera in camera la sua ragazza per tre giorni, lasciando occasionalmente scivolare sotto la porta una porzione di biscotti. Secondo il critico Jonathan Meades, in un'occasione fu compiuto un atto di crudeltà verso Barrett, da parte dei roadies. Secondo il racconto, smentito da Storm Thorgerson, «Raggiunsi l'appartamento [di Barrett] per vedere Harry, e sentii questo gran fracasso, come tubi del riscaldamento che vibrano. Io dissi "Cosa sta succedendo?" Lui ridacchiò e mi rispose: "Questo è Syd che sta avendo un bad trip. L'abbiamo messo nell'armadio"».[2][3] Sempre Storm Thorgerson racconta dell'umore estremamente incostante di Syd, raccontando come, in un'occasione, dovette tirarlo via a forza da Lynsey (la sua ragazza), perché smettesse di colpirla in testa con un mandolino.

David Gilmour, in un'intervista al National Post, diede una sua possibile diagnosi. Secondo lui Barrett era epilettico, ma soffriva solo di crisi parziali; le luci del palco e le droghe avrebbero provocato le crisi, scambiate per malattia mentale.

Discografia solista[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e (EN) Syd Barrett in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 28 giugno 2013.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd be bf bg bh bi bj bk bl bm bn bo bp bq br bs bt bu bv bw bx by bz ca cb cc cd ce cf cg ch ci cj ck cl cm cn co cp cq cr cs ct cu cv cw cx cy cz da db dc dd de df dg dh di dj dk dl dm dn do dp dq dr ds dt du dv dw dx dy dz Tim Willis, Madcap. The Half-life of Syd Barrett, Pink Floyd's Lost Genius, Londra, Short Books, 2002, ISBN 1-904095-50-X.
  3. ^ a b c d e Mike Watkinson, Pete Anderson, Crazy Diamond. Il viaggio psichedelico di Syd Barrett, Londra, Arcana, 1991, ISBN 978-88-7966-433-2.
  4. ^ a b c The Pink Floyd and Syd Barrett Story, documentario disponibile su DVD della Zeit Media Limited.
  5. ^ What Colour is Sound?, booklet allegato al boxset Crazy Diamond.
  6. ^ Heylin, Clinton. All the Madmen - il lato oscuro del rock britannico, Odoya, 2013, pag. 127, ISBN 978-88-6288-204-0
  7. ^ Intervista a Roger Waters  min 42:30 http://www.youtube.com/watch?v=QQKTT8Ta_to
  8. ^ The Syd Barrett story. URL consultato il 1º luglio 2011.
  9. ^ a b Palacios 2010, p. 408
  10. ^ M. Watkinson, P. Anderson. Crazy Diamond - il viaggio psichedelico di Syd Barrett, Arcana, Roma, 2008, pag. 11, ISBN 978-88-7966-433-2
  11. ^ a b c Schaffner 2005, p. 16
  12. ^  . BBC, , 2003
  13. ^ Schaffner 2005, p. 18
  14. ^ a b Manning 2006, p. 246
  15. ^ Blur's Graham Coxon on Syd Barrett, YouTube. URL consultato il 14 luglio 2012.
  16. ^ a b c Pink Floyd - Syd Barrett Article - Q Magazine January 2004
  17. ^ a b John Harris, John Harris on Syd Barrett's influence | Music, The Guardian, 12 luglio 2006. URL consultato il 30 luglio 2012.
  18. ^ a b Manning 2006, p. 285
  19. ^ a b Manning 2006, p. 286
  20. ^ Manning 2006, p. 285–286
  21. ^ a b c Manning 2006, p. 287
  22. ^ a b CRACKED BALLAD OF SYD BARRETT - 1974, Luckymojo.com. URL consultato il 18 luglio 2012.
  23. ^ Schaffner 2005, p. 214
  24. ^ Bruce Eder, Pin Ups - David Bowie : Songs, Reviews, Credits, Awards, AllMusic. URL consultato il 3 ottobre 2012.
  25. ^ Jack Rabid, Beyond the Wildwood - Various Artists : Songs, Reviews, Credits, Awards, AllMusic. URL consultato il 3 ottobre 2012.
  26. ^ Schaffner 2005, p. 123
  27. ^ Schaffner, Nicholas. Pink Floyd - Uno scrigno di segreti, Arcana, 1993, Milano, pag. 91, ISBN 88-85859-83-6

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Tim Willis, Madcap. The Half-life of Syd Barrett, Pink Floyd's Lost Genius, Londra, Short Books, 2002, ISBN 1-904095-50-X.
  • Mike Watkinson, Pete Anderson, Crazy Diamond. Il viaggio psichedelico di Syd Barrett, Londra, Arcana, 1991, ISBN 978-88-7966-433-2.
  • The Lunatics, Pink Floyd Storie e Segreti, Giunti, 2012, ISBN 978-88-09-77374-5.
  • Rob Chapman, Syd Barrett. Un pensiero irregolare, Nuovi Equilibri, 2012, ISBN 978-88-6222-294-5.
  • Andy Mabbett, Pink Floyd. La musica e il mistero. La guida illustrata alla discografia completa, Arcana, 2012, ISBN 978-88-6231-265-3.
  • Alessandro Besselva Averame, Pink Floyd. The Lunatic. Testi commentati, Arcana, 2009, ISBN 978-88-6231-023-9.
  • Nicholas Schaffner, Pink Floyd. Lo scrigno dei segreti, Arcana, 2010, ISBN 978-88-6231-124-3.
  • Alfredo Marziano, Mark Worden, Floydspotting. Guida alla geografia dei Pink Floyd, Giunti, 2007, ISBN 978-88-09-05961-0.
  • Cesare Rizzi, Pink Floyd, Giunti, 2007, ISBN 978-88-09-05655-8.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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