The KLF

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The KLF
Paese d'origine Inghilterra Inghilterra
Genere Acid house
Dance
Ambient house
Mash-up
Periodo di attività 19871992
Album pubblicati 8

The KLF (sigla di "Kopyright Liberation Front")[1] è stato un gruppo musicale inglese. Composti fondamentalmente da Bill Drummond e Jimmy Cauty, il loro genere musicale è di difficile classificazione, poiché spazia dalla musica ambient a quella house. Noti per essere stati gli autori di brani quali What Time Is Love?, I KLF furono il gruppo house di maggior successo in Inghilterra durante i primi anni novanta.[2] Il loro album Chill Out è spesso considerato una delle prime pubblicazioni dello stile ambient house.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo, originalmente nominato The Justified Ancients of Mu Mu, (nome ispirato alla Trilogia degli Illuminati dello scrittore Robert Anton Wilson),[1] venne fondato nel 1987 quando Bill Drummond, ex membro dei Big in Japan e fondatore dell'etichetta discografica Zoo Records, conobbe l'artista Jimmy Cauty.[1][3] Il loro album d'esordio 1987 (What the Fuck is Going On?), ispirato alla musica da ballo elettronica, è basato quasi esclusivamente sui campionamenti "rubati" a brani di altri musicisti, inclusi Beatles, Led Zeppelin e ABBA.[3] A causa di un'azione legale da parte di questi ultimi, che accusarono il duo di aver violato il copyright della loro traccia Dancing Queen (in parte riprodotta nel brano The Queen and I), vennero ritirate dal mercato tutte le copie non vendute dell'album.[1][3] In seguito all'uscita di Who Killed the JAMS?, simile al precedente 1987 ed uscito nel 1988, il duo cambiò nome in The Timelords è pubblicò il singolo Doctorin' the Tardis (1988) che godette di vasta notorietà.[3][4]

Nel 1988, Cauty iniziò parallelamente una carriera musicale negli Orb. Abbandonò quel progetto due anni più tardi.[5]

Dopo aver cambiato nome in The KLF nel 1989, Cauty e Drummond pubblicarono Chill Out nel 1990. Oltre a segnare un distacco stilistico dalla musica elettronica da ballo degli esordi, l'album è il risultato di un "collage ambientale" che narra "la storia di un viaggio immaginario negli Stati Uniti".[4] Durante lo stesso anno venne pubblicato Space, attribuito all'omonimo progetto (in realtà Cauty e Alex Paterson degli Orb) e stilisticamente simile a Chill Out.

A cavallo fra il 1990 e il 1991, vennero pubblicati i singoli What Time is Love, 3 a.m. Eternal e Last Train To Trancentral. Questi tre brani, che costituiscono quella che Cauty definì la "Trilogia Stadium House", vennero pubblicati nel loro album di maggior successo commerciale, The White Room del 1991,[5] che ritornava a sonorità ballabili. In seguito alla pubblicazione di alcuni singoli, quali America: What Time is Love? e Justified and Ancient (Stand by The JAMs), il duo si sciolse nel 1992.[6]

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Album[modifica | modifica sorgente]

  • 1987 - 1987 (What the Fuck Is Going On?) (attribuito ai Justified Ancients of Mu Mu)
  • 1988 - Who Killed The JAMs? (attribuito ai Justified Ancients of Mu Mu)
  • 1988 - Shag Times (attribuito ai Justified Ancients of Mu Mu/The Timelords/KLF)
  • 1989 - The History of The JAMs a.k.a. The Timelords (attribuito ai Justified Ancients of Mu Mu/The Timelords/KLF)
  • 1989 - The "What Time Is Love?" Story (attribuito ai KLF e ad artisti vari)
  • 1990 - Chill Out
  • 1990 - Space (attribuito a Space)
  • 1991 - The White Room

Singoli[modifica | modifica sorgente]

  • 1988 - What Time Is Love?
  • 1988 - 3AM Eternal
  • 1989 - Kylie Said to Jason
  • 1990 - What Time Is Love? (Live at Trancentral)
  • 1991 - 3AM Eternal (Live at the SSL)
  • 1991 - Last Train to Trancentral (Live from the Lost Continent)
  • 1991 - Justified and Ancient
  • 1991 - America: What Time Is Love?
  • 1992 - 3AM Eternal

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Massimo Cotto, Il grande libro del rock (e non solo), musica per tutti i giorni dell'anno, Bur Rizzoli, 2011, p. 705.
  2. ^ Ian Ellis, Brit Wits: A History of British Rock Humor, University of Chicago Press, 2012, p. 158.
  3. ^ a b c d Peter Buckley, The Rough Guide to Rock, Rough Guides Ltd, 2003, p. 564.
  4. ^ a b Vladimir Bogdanov, AllMusic guide to electronica, Backbeat Books, 2001, pp. 283-284.
  5. ^ a b Richard King, How Soon is Now?: The Madmen and Mavericks who made Independent Music 1975-2005, Faber and Faber Rock Music, 2012, p. 388.
  6. ^ The KLF Biography AllMusic. URL consultato il 10 febbraio 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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