Siamo uomini o caporali

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Siamo uomini o caporali
Siamo uomini o caporali.png
Totò in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1955
Durata 92 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere comico, drammatico
Regia Camillo Mastrocinque
Soggetto Antonio de Curtis
Sceneggiatura Antonio de Curtis, Camillo Mastrocinque, Vittorio Metz, Mario Mangini, Francesco Nelli
Produttore Alfredo De Laurentiis
Fotografia Aldo Tonti, Riccardo Pallottini
Montaggio Gisa Radicchi Levi
Musiche Alessandro Cicognini
Scenografia Piero Filippone
Costumi Gaia Romanini
Trucco Giuliano Laurenti
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
« L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e caporali. »
(Totò Esposito)

Siamo uomini o caporali è un film del 1955 diretto da Camillo Mastrocinque e interpretato da Totò.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Totò Esposito è una comparsa teatrale. Stanco delle angherie che subisce quotidianamente dall'amministratore del teatro di posa in cui occasionalmente lavora, minaccia di uccidere il suo superiore. Viene bloccato e sbattuto in una clinica psichiatrica perché considerato pazzo.

Allo psichiatra Totò racconta la storia della sua vita e di tutti i soprusi che gli sono capitati. La sua "odissea" - come la definisce lui stesso - inizia durante la guerra. Per sbarcare il lunario, si mette al servizio di quanti non vogliono o non possono attendere nelle lunghe file per il cibo davanti ai negozi in tempo di guerra. Totò, per passare avanti agli altri clienti, ricorre a piccoli trucchi. Li distrae verso un inesistente "puntino nero", suscitando in loro il dubbio che si tratti di un aeroplano, si traveste da gerarca fascista e da ufficiale nazista). Alla fine viene scoperto da un milite fascista che lo fa arrestare dai tedeschi.

Imprigionato in un campo di concentramento, Totò compie un furto al magazzino dei viveri degli ufficiali. Distribuisce il cibo agli altri prigionieri, incluse le donne, che si trovavano in un settore separato. Addestra, a tale scopo, un pastore tedesco, che porta il cibo in un sacco alle prigioniere. Tra queste: Sonia, amica di Totò, della quale è innamorato. Con lei ogni sera comunica con un rudimentale telefono a barattoli. Scoperto il furto, il colonnello nazista Hammler fa condurre tutti i prigionieri sulla piazza del campo di concentramento. Una pernacchia interrompe il suo discorso. Così dà un ultimatum di quindici secondi al colpevole per consegnarsi, passato il quale farà fucilare cento di loro. Totò si fa avanti. Un attimo prima di essere fucilato, è richiesto da un ufficiale scienziato che ne ha bisogno per un esperimento. Lo scopo dello scienziato è quello di realizzare una macchina in grado di rendere gli uomini velocissimi, così da trasformare l'esercito tedesco in un'armata invincibile. L'esperimento crea però una grande confusione e Totò ne approfitta per fuggire con Sonia.

I due giungono a Roma, dove Totò vive in una modesta baracca, il giorno in cui la città viene liberata dagli Alleati (4 giugno 1944). I due si stabiliscono nella baracca, dove Totò cerca di far capire a Sonia l'amore che prova per lei cantandole la canzone, scritta appositamente per l'amata, Còre analfabbeta. Sonia, tuttavia, non manifesta interesse. I due vengono assunti al teatro gestito dai soldati americani, sotto la direzione del colonnello Black. Il colonnello punta soprattutto a Sonia. Con la scusa di congraturalarsi, dopo lo spettacolo in cui, con Totò, recita nella celebre E llevate 'a cammesella), la chiama nel suo ufficio. Il suo scopo è però quello d'insidiarla. Totò, insospettitosi, interviene appena in tempo. I due lasciano, il teatro americano.

Poco dopo, Totò viene contattato dal direttore di un periodico (Ieri, oggi, domani), il quale lo convince a firmare un memoriale nel quale asserisce di essere stato testimone oculare di un delitto avvenuto tempo prima, a cui, in realtà, Totò non ha mai assistito. Il direttore e i suoi stretti collaboratori cercano di sfruttare l'ingenuo Totò per incrementare la vendita delle copie del periodico, ma Sonia gli fa capire la verità. Per evitare che ritratti, il direttore e gli altri giornalisti sequestrano Totò nella camera dell'hotel dove alloggia, lasciandolo con la sola biancheria. Totò riesce però a entrare, passando per il cornicione e poi attraverso la finestra, nella camera accanto, dove trova un abito da donna, che indossa per evitare di essere riconosciuto. Uscito in strada, viene scambiato per una prostituta e portato al commissariato per accertamenti. Totò cerca di chiarire l'equivoco con il commissario. Giunge il direttore di Ieri, oggi, domani che, giocando abilmente sul travestimento di Totò, lo fa passare per persona poco credibile e lo denuncia per truffa. Gli farà, così, scontare alcuni mesi di carcere.

Al termine del colloquio, il medico capisce le angherie che il povero Totò ha subìto in vita e lo lascia andar via. All'uscita, Totò trova inaspettatamente Sonia, con la quale si era perso di vista. La gioia di aver ritrovato la propria amata viene però subito spezzata quando lei gli presenta suo marito, un ricco industriale milanese: per Totò è l'ennesima beffa della vita.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Stoppa interpreta tutti i "caporali": il direttore del teatro, il soldato fascista, il criminale nazista, l'ufficiale americano, il giornalista senza scrupoli e l'imprenditore lombardo. Inizialmente avrebbe dovuto interpretare la stessa persona nelle diverse vesti professionali e sociali assunte dal fascismo al dopoguerra, come sarà per Totò, che infatti è sempre lo stesso. La censura temette che in tal modo si sarebbe raffigurata la classe dominante come opportunista e trasformista, ancor più senza scrupoli, capace di cambiare colore a ogni giro di boa.[senza fonte]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Censura[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia degli anni cinquanta aveva assunto la legge del 1923, senza avervi apportato modifiche importanti. Le sceneggiature venivano consegnate dai produttori cinematografici, prima che il film avesse inizio.[1] Le motivazioni sono comprensibili: evitare il danno causato dall'eventuale censura o dall'aver urtato la suscettibilità di parte della classe politica di governo e di opposizione.

Siamo uomini e caporali, nonostante i tagli, se letto attentamente, conserva la forza della satira. Sono numerose le scene tagliate, sia quelle di «signore nude, indossatrici semi svestite» ma anche di frasi come: «questi ministri (...) sono brutti, brutte espressioni, brutti visi»; o anche: «si stava meglio quando si stava peggio».[1]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Nel film Totò canta la canzone Còre analfabbeta, da lui composta, e quella d'avanspettacolo E llevate 'a cammesella.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo del film nasce da una espressione usata quattro anni prima in Totò le Mokò. [2] Venne sottovalutato dalla critica dell'epoca che non ne riconobbe il talento, vedendo solo la figura comica, senza riuscire a comprendere come la comicità potesse, anche, essere un espediente, come lo era già stato nell'avanspettacolo.

È uno dei primi film italiani, [3] visto l'anno della sua uscita, il 1955, a trattare, seppur nel breve spezzone e con sarcasmo, la tragica realtà del lager. Basti pensare che Kapò è uscito nel 1959. [4]

Nelle parole che seguono, tratte dal dialogo fra Totò e il medico che lo esamina, è racchiuso il senso del film:

« L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e caporali.

La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza.
Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama.
I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque.
Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera! »

(Totò Esposito)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Polese Ranieri, Totò, il governo e le forbici della censura in Corriere della Sera, 28 gennaio 2005.
  2. ^ Siamo uomini o caporali in antoniodecurtis.org. URL consultato il 1 settembre 2014.
  3. ^ Kezich Tullio, Siamo uomini o caporali?» Le disavventure di Totò figurante cinematografico in Corriere della Sera, 19 ottobre 2003.
  4. ^ Rassegna di film che hanno trattato il tema della deportazione e dei Lager nazisti in deportati.it. URL consultato il 1 settembre 2014.

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