Weland il fabbro

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Un'illustrazione del fabbro Völundr.
Da sinistra: La figlia di Níðuð, Völund in forma di aquila mentre si allontana volando, la sua fucina e i figli morti di Níðuð nascosti dietro essa. Pietra Ardre VIII.

Weland il fabbro (inglese antico Wēland; norreno Völundr, Velentr; antico alto-tedesco Wiolant; proto-germanico Wēlandaz, cioè Wēla-nandaz, lett. "coraggioso in battaglia -combattente coraggioso"[1]) Nella Mitologia germanica e nordica, è un mastro fabbro leggendario. Nelle vecchie fonti norvegesi, Völundr compare in Völundarkviða, un poema epico in l'Edda poetica, e in Þiðrekssaga, e la sua leggenda è anche raffigurata sull'VIII Pietra di Ardre. Nelle fonti in antico inglese, appare in Deor, Waldere e in Beowulf e la leggenda è raffigurata sul Cofanetto Franks. Viene menzionato nei poemi tedeschi sull'eroe Dietrich von Bern come il padre di Witige.

Ha avuto una grande notorietà nel Medioevo con il nome di Galan, in lingua francese medioevale.

Leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Nella Thidrekssaga[modifica | modifica wikitesto]

La versione più completa del mito di Velent il fabbro è riportata nella Saga di Teodorico da Verona. Qui si narra che Velent fosse figlio del gigante Vadi e nipote del re Vilcinus e di un Ondina. Compiti i nove anni, egli fu portato dal padre al fabbro Mimir, che gli insegnò il mestiere per tre anni. In seguito, a causa delle prepotenze di Sigurđ, figlio adottivo del maestro fabbro, il padre fu costretto a riportarlo a casa.

Trascorso qualche tempo, Vadi si decise ad affidare il figlio a due abili fabbri nani che, pagati, lo dovevano istruire nel lavoro per un anno. Trascorso l'anno essi chiesero però di tenere ancora per dodici mesi il ragazzo, che iniziava a mostrare un abilità straordinaria, e si dissero disposti a pagare il suo lavoro; tuttavia, se Vadi non fosse venuto a prendere il figlio al compiersi del tempo stabilito, essi lo avrebbero ucciso. Vadi accettò, ma nascose la propria spada non lontano dalla dimora dei nani, dicendo al figlio di usarla in caso di necessità.

Passati i dodici mesi, Vadi si presentò presso la montagna ove abitavano i nani e, trovandola chiusa, di accampò lì vicino. Una forte tempesta notturna causò una frana che uccise il gigante, così che quando i nani uscirono per vedere se il padre del loro apprendista era giunto non trovarono nessuno. Velent, vedendo la frana, intuì l'accaduto e, recuperata la spada del padre, uccise i nani e fuggì con i loro tesori.

Giunto ad un fiume in piena, il giovane fabbro si costruì un rifugio all'interno di un tronco cavo, dove nascose provviste e gioielli, per poi entrare lui stesso e solcare la acque per diversi giorni. Dopo qualche tempo il tronco si spiaggiò e fu ritrovato dagli uomini del re Nidung: Velent sosterrò tesori e attrezzatura da fabbro, quindi si fece condurre da un certo Regin, lì di passaggio, alla dimora del re.

Messosi al servizio di Nidung, Velent perse accidentalmente i coltelli del re mentre li lavava nel fiume e, entrato di nascosto nella fucina del palazzo, ne fabbricò di nuovi e migliori. Quando il re si accorse dei nuovi coltelli, capì che a farli non poteva essere stato Amilias, il fabbro di corte, e intuì che Velent stesso doveva esserne l'artefice. Amilias, vedendo quanto il re lodava Velent, sfidò quest'ultimo a costruire una spada che fosse in grado di perforare l'armatura fatta dallo stesso Amilias: il perdente avrebbe pagato con la vita.

Velent accettò la sfida, ma quando torno alla spiaggia per recuperare tesori e attrezzi che aveva nascosto, scoprì che erano stati rubati. Riferito al re l'accaduto, questi gli chiese se sapesse di chi fosse la colpa e Velent rispose che doveva essere stato l'uomo che lo aveva accompagnato a corte, di cui ricordava l'aspetto ma non il nome. Nidung fece allora radunare tutti gli uomini del regno, perché Velent cercasse tra essi il presunto ladro; il fabbro però non trovò colui che cercava e il re, credendo di essere stato preso in giro, lo mise a lavorare come servo nelle cucine. Velent si infiltrò ancora una volta nella fucina e costruì una statua del ladro, poi la nascose in un angolo del palazzo. Così, quando Nidung vi passò davanti, credendo si trattasse di una persona in carne e ossa, esclamò: "Regin, cosa fai qui? Sei già tornato dalle tue missioni diplomatiche?". Velent saltò fuori e disse al re che si trattava di una statua e che Regin era il ladro che cercava. Il re fece allora richiamare Regin, che confessò il furto e restituì i beni rubati.

Grazie ai suoi attrezzi, Velent fabbricò la spada Mimung, con la quale vinse la sfida uccidendo Amilias. Forgiò poi un'altra copia della spada, un poco inferiore alla prima, e la donò al re.

Accadde in seguito che Nidung si trovasse in guerra e che, accortosi di aver dimenticato le "pietre della vittoria", promise in sposa la figlia a chi fosse tornato al palazzo per recuperarle. Velent si offrì volontario e, mentre tornavo con le pietre, fu fermato dal luogotenente del re, che gli imtumò di consegnarle a lui, poiché desiderava sposare la principessa. Al rifiuto di Velent scoppiò un aspra lite e il re, informato dei fatti, non volendo dare in sposa la propria figlia a Velent, che reputava essere un semplice fabbro, lo esiliò con l'accusa di aver tradito il luogotenente.

Velent però non si rassegnò e, infiltratosi nelle cucine reali, tentò di avvelenare Nidung. Il re, grazie ad un coltello magico, riuscì a scoprire che il cibo era avvelenato e, trovato che il colpevole era Velent, gli fece recidere i tendini perché non potesse fuggire e lo fece rinchiudere in una fucina perché lavorasse per lui.

Velent meditò allora la propria vendetta: attirati con l'inganno i due giovani figli di Nidung nella fucina, li uccise e costruì con le loro ossa oggetti e stoviglie per il re. Poi inviò un messaggio di aiuto al fratello Egil, che si mise a sua volta al servizio di Nidung: Egil, abile arcere e cacciatore, procurò numerose piume di uccelli al fratello, che con esse si fabbricò due ali.

Nel frattempo la principessa si recò, di nascosto dal padre, da Velent, per chiedergli di aggiustarle un bracciale che si era rotto. Velent ne approfitto per sedurla e la mise incinta di un figlio. Quindi chiese a Egil di provare le ali da lui costruite: non ne rivelò però al fratello il pieno funzionamento, tenendo che questi, preso dall'euforia del volo, lo abbandonasse. Egil testò le ali, constatò che potevano funzionare e le restituì al fratello. Allora Velent spiccò il volo: quando Nidung vide il prigioniero fuggire, ordinò a Egil, il suo migliore arcere, di colpirlo. Egil, secondo quanto accordato col fratello, mirò alla sacca piena di sangue che Velent nascondeva sotto il braccio, così che al re parve che il fuggitivo fosse ferito a morte.

In seguito Velent tornò alle terre appartenute a Vadi e, alla morte di Nidung, sposò la principessa, dalla quale già aveva avuto un figlio, Vidga.

Riferimenti nella mitologia norrena[modifica | modifica wikitesto]

Völund aveva due fratelli, Egil e Slagfiðr (o Slagfidur o Slagfin). Secondo la Völundarkviða, i tre fratelli sorpresero tre Valchirie, Œlrun, Alvit e Svanhvit, mentre queste facevano il bagno in un lago vicino alla dimora dei tre giovani. Per impedire che esse fuggissero, Völund e i suo fratello sottrassero alle fanciulle i mantelli magici che permettevano loro di trasformarsi in cigni e volare via, quindi presero come loro spose le tre ragazze. Dopo sette anni di serenità le Valchirie incominciarono a sentire nostalgia per la vita precedente e, il nono inverno, le ritrovati i costumi da cigno, fuggirono in volo dalla casa.

L'accaduto gettò nello sconforto i tre fratelli: Egil parti a est in cerca di Œlrun, sua sposa, mentre Slagfiðr si diresse a sud per ritrovare Svanhvitdi. Völund rimase a casa, sperando che Alvit tornasse da lui, e iniziò a lavorare giorno e notte per forgiare copie del suo anello nuziale: ne produsse settecento.

Successivamente venne catturato mentre dorme da re Nidud di Svezia. Per evitarne la fuga, Nidud gli fa tagliare i tendini della gamba e viene imprigionato nell'isola di Saeverstod. Viene poi costretto a forgiare i pezzi di ferro per il re e la sua famiglia. L'anello di Vølundr viene dato a sua figlia, Bodvild. Nidud prese la sua spada.

Vølund per vendetta uccide i due figli di Nidud che erano venuti a trovarlo in segreto. Coi loro crani fa delle coppe che offre al re, gioielli con i loro occhi, offerti alla regina, e una spilla con i loro denti, offerta alla loro figlia. Quando questa a sua volta viene a trovarlo, lui la seduce mettendola incinta, poi fugge grazie a delle ali che si era costruito.

Riferimenti nella mitologia germanica[modifica | modifica wikitesto]

Nella leggenda tedesca si dice che ha forgiato una spada a suo figlio Heime, che fu maneggiata da Miming poi da Höðr. Si dice anche che egli è il principe degli Elfi oscuri, del regno di Svartálfaheimr.

Riferimenti nell'antico inglese[modifica | modifica wikitesto]

Il fabbro Weyland paralizzato nel pannello frontale del cofanetto Franks (vedi testo).

Nel poema in Antico inglese Deor, che narra le sofferenze famose di varie figure prima di rivolgersi a quelle di Deor, il suo autore, comincia con "Welund":

Welund tasted misery among snakes.
The stout-hearted hero endured troubles
had sorrow and longing as his companions
cruelty cold as winter - he often found woe
Once Nithad laid restraints on him,
supple sinew-bonds on the better man.
That went by; so can this.
To Beadohilde, her brothers' death was not
so painful to her heart as her own problem
which she had readily perceived
that she was pregnant; nor could she ever
foresee without fear how things would turn out.
That went by, so can this.[2]

Weland ha modellato la maglia di ferro indossata da Beowulf secondo le linee 450–455 del poema epico dello stesso nome:

"No need then
to lament for long or lay out my body.
If the battle takes me, send back
this breast-webbing that Weland fashioned
and Hreðel gave me, to Lord Hygelac.
Fate goes ever as fate must." (traduzione in inglese di Seamus Heaney)

Poema con traduzione[modifica | modifica wikitesto]

Traduzione dall'antico inglese all'italiano del lamento di Deor. Le prime tredici righe si riferiscono a Weland e Beadohilde, figlia di re Níðuðr.

  Deor's lament il lamento di Deor
1 Welund him be wurman wræces cunnade, Weland tra le serpi conobbe sventura,
2 anhydig eorl earfoþa dreag, l'uomo risoluto patì sofferenze,
3 hæfde him to gesiþþe sorge ond longaþ, ebbe a compagni dolore e desiderio,
4 wintercealde wræce; wean oft onfond, desolazione invernale; trovò spesso affanno,
5 siþþan hine Niðhad on nede legde, dopo che Nithhad a lui impose vincoli,
6 swoncre seonobende on syllan monn. flessuosi lacci a miglior uomo.
7 Þæs ofereode, þisses swa mæg. Quello è passato, passerà anche questo.
8 Beadohilde ne wæs hyre broþra deaþ Beadohild non fu per la morte dei suoi fratelli
9 on sefan swa sar swa hyre sylfre þing – così affranta in cuore come per il suo proprio stato –
10 þæt heo gearolice ongieten hæfde s'era con certezza accorta
11 þæt heo eacen wæs; æfre ne meahte d'esser gravida; mai seppe
12 þriste geþencan, hu ymb þæt sceolde. pensare fiduciosa cosa ne sarebbe stato.
13 Þæs ofereode, þisses swa mæg. Quello è passato, passerà anche questo.
14 We þæt Mæðhilde monge frugnon – Di Mæthhild molti di noi hanno sentito –
15 wurdon grundlease Geatas frige, divenne sconfinata la passione del Geata,
16 þæt him seo sorglufu slæp ealle binom. così che il tormentoso amore gli tolse del tutto il sonno.
17 Þæs ofereode, þisses swa mæg. Quello è passato, passerà anche questo.
18 Ðeodric ahte þritig wintra Theodric tenne per trenta invern
19 Mæringa burg – þæt wæs monegum cuþ. la fortezza dei Mæring – questo fu noto a molti.
20 Þæs ofereode, þisses swa mæg. Quello è passato, passerà anche questo.
21 We geascodan Eormanrices Di Eormanric conosciamo i pensieri
22 wylfenne geþoht – ahte wide folc di lupo – resse in largo il popolo
23 Gotena rices. Þæt wæs grim cyning. del regno goto. Fu re feroce.
24 Sæt secg monig sorgum gebunden, Più d'uno sedette nella stretta del dolore,
25 wean on wenan, wyscte geneahhe in attesa di sventura, desiderò spesso
26 þæt þæs cynerices ofercumen wære. che fosse rovesciato quel potere.
27 Þæs ofereode, þisses swa mæg. Quello è passato, passerà anche questo.
28 Siteð sorgcearig, sælum bidæled, Siede l'affranto privo di gioie,
29 on sefan sweorceð, sylfum þinceð s'incupisce nell'animo, gli pare
30 þæt sy endeleas earfoða dæl; senza fine la sua parte d'affanni;
31 mæg þonne geþencan þæt geond þas woruld può allora pensare che a questo mondo
32 witig dryhten wendeþ geneahhe, il saggio signore spesso rivolge le sorti,
33 eorle monegum are gesceawað a molti uomini mostra favore,
34 wislicne blæd, sumum weana dæl. sicura prosperità, ad altri porzione di pene.
35 Þæt ic bi me sylfum secgan wille, Questo voglio dire di me stesso,
36 þæt ic hwile wæs Heodeninga scop, che per un tempo sono stato il poeta degli Heodening,
37 dryhtne dyre – me wæs Deor noma; caro al signore – Deor era il mio nome;
38 ahte ic fela wintra folgað tilne, per molti inverni ho avuto buona posizione,
39 holdne hlaford, oþþæt Heorrenda nu, grazioso signore, finché ora Heorrenda,
40 leoðcræftig monn londryht geþah uomo esperto di canti, ha ricevuto le terre
41 þæt me eorla hleo ær gesealde. che a me aveva dato il protettore d'uomini.
42 Þæs ofereode, þisses swa mæg. Quello è passato, passerà anche questo[3]

Altri riferimenti anglosassoni[modifica | modifica wikitesto]

Il Cofanetto Franks è uno dei numerosi altri riferimenti Anglosassoni di Wayland, la cui storia era evidentemente ben nota e popolare, anche se nessuna versione estesa in antico inglese è rimasta. Il riferimento a Waldere è simile a quello in Beowulf; la spada dell'eroe è forgiata da Weland[4]. Nella parte anteriore del Franks Casket, incongruamente accoppiato con una Adorazione dei Magi, Wayland si trova all'estrema sinistra nella fucina dove egli è tenuto come schiavo dal Re Niðhad, che gli ha fatto tagliare i tendini della coscia rendendolo zoppo. Sotto la fucina è il corpo senza testa di uno dei figli di Niðhad, che Wayland ha ucciso, facendo un calice dal suo cranio; la testa è probabilmente l'oggetto tenuto dalle tenaglie in mano a Wayland. Con l'altra mano Wayland offre il calice, che contiene birra drogata, a Bodvild, la figlia di Niðhad, che poi stuprò quando non era cosciente. Un'altra figura femminile è visualizzata al centro, forse una aiutante di Wayland, o ancora Bodvild. A destra della scena Wayland (o suo fratello) cattura uccelli; poi fa ali dalle loro piume, con le quali egli è poi in grado di fuggire.[5]

Durante l'epoca Vikinga nell'Inghilterra del nord, Wayland è raffigurato nella sua fucina, circondato dai suoi strumenti, a Halton nel Lancashire, e in fuga dal suo carceriere reale aggrappato a un uccello in volo, sulle croci a Leeds, West Yorkshire, e a Sherburn-in-Elmet e Bedale, sia in North Yorkshire[6].

Toponimi[modifica | modifica wikitesto]

È anche associato con la Forge de Wieland (Fucina di Wieland), un sepolcro funerario nella Contea di Oxford. Questo monumento megalitico è stato chiamato così dai Sassoni, ma il loro è di molto tempo prima. Da questa assimilazione viene la superstizione secondo la quale un cavallo lasciato una notte intera con una piccola moneta d'argento (Groat) sarà trovato l'indomani completamente ferrato, il pezzo d'argento sparito...
Questa superstizione è menzionata nel primo episodio di Puck of Pook's Hill di Rudyard Kipling, "The Sword of Weland" (la spada di Weland), che narra l'ascesa e la caduta del dio.

Spade che sarebbero state forgiate da Weland[modifica | modifica wikitesto]

Dalla corrispondente voce in inglese e dalle opere citate a fianco risulterebbero le seguenti spade attribuite a Weland:

Böðvildr in Weyland's Smithy
John Gehring (1883)

Nella fantascienza moderna[modifica | modifica wikitesto]

  • The Winter of the World (L'inverno del mondo), una serie TV di fantasia di Michael Scott Rohan combina elementi mitici da fonti norrene e antico inglese, tra cui la forgiatura di una spada rassomigliante alla Curtana. Uno dei personaggi viene catturato e costretto a forgiare oggetti di metallo per il re; dopo che viene paralizzato e imprigionato su un'isola, crea una serie di ali per fuggire dalla sua prigionia. Le storie di Elof the Smith (Elof il fabbro) nella trilogia in qualche modo parallela alle leggende di Wayland Smith.
  • Northworld: Justice di David Drake si basa sulle storie di Weyland.
  • Wieland il fabbro è un personaggio dei Fumetti Fables di Bill Willingham.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) Hellmut Rosenfeld, Der Name Wieland, Beiträge zur Namenforschung, 1969.
  2. ^ Translation by Steve Pollington
  3. ^ Traduzione italiano Università di Padova -Elegies/DEOR.
  4. ^ R.K. Gordon, ed. Anglo-Saxon Poetry. (London: Dent) 1954:65. testo parziale dei frammenti di Waldere in inglese modern - vedi l'inizio del frammento A per Wayland
  5. ^ G. Henderson, Early Medieval Art, 1972, rev. 1977, Penguin, p. 157
  6. ^ All noted in Richard Hall, Viking Age Archaeology (series Shire Achaeology) 1995:40.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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