Excalibur

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Illustrazione da La morte di Artù di Thomas Malory

Excalibur è la più nota delle mitologiche spade di re Artù.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia e la leggenda di re Artù sono intimamente legate alla magica e misteriosa spada: come mago Merlino aveva annunciato, solamente l'uomo in grado di estrarre la spada nella roccia sarebbe diventato re; Artù, inginocchiato di fronte alla roccia, fece proprio questo: prese la spada, la portò con sé fino alla Cattedrale e la depose sull'altare. Artù fu unto con l'olio santo e, alla presenza di tutti i baroni e della gente comune, giurò solennemente di essere un sovrano leale e di difendere la verità e la giustizia per tutti i giorni della sua vita.

Va detto, però, che sebbene Excalibur sia spesso identificata con la spada nella roccia, specie nelle versioni recenti del mito arturiano, in numerose opere sono due spade distinte.

La leggenda e la storia si sono mischiate tra loro nel tempo e per questo re Artù, i Cavalieri della Tavola Rotonda e la magica spada Excalibur, sono giunte intimamente unite fino ai nostri giorni.

Le spade di re Artù[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Excalibur significa in grado di tagliare l'acciaio ed è probabilmente una deformazione di "Caliburn", nome originale della spada e latinizzazione di Caledfwlch (nome della spada nella tradizione celtica).

Originariamente si parla solo di una spada magica venuta da Avalon mentre la versione in cui Artù estrae la spada dalla roccia appare per la prima volta nel racconto in versi francese Merlino, di Robert de Boron.

Sebbene spesso si identifichi Excalibur come la spada nella roccia, in realtà si dovrebbe parlare di due spade distinte. L'autore inglese Thomas Malory, ne La morte di Artù, infatti scrive che la spada che Artù estrae dalla roccia non è Excalibur, poiché Artù aveva rotto la sua prima spada in uno scontro con re Pellinor; lo stesso viene affermato nella francese Suite du Merlin (Prosa di Merlino) nel 1240 circa. Sempre Malory scrive inoltre che Artù, dopo la rottura della prima, ricevette una nuova spada dalla Dama del Lago, e questa era chiamata esplicitamente Excalibur. Questo ci fa capire che siano tre le spade citate: una prima spada andata distrutta, Excalibur come seconda spada e la spada nella roccia.

Excalibur viene citata anche da Chrétien de Troyes nella seconda parte del Perceval: Galvano, partito dalla corte di Artù per rispondere alle accuse che gli sono state mosse da Guingabresil, la usa per difendersi dall'attacco dei borghigiani che intendono vendicare la morte del loro signore (v. 5828 nell'edizione del ms. 354 di Berna a cura di Méla).

Il fodero di Excalibur avrebbe il potere magico di proteggere il suo proprietario dal sanguinamento ed è proprio il furto di questo da parte di Morgana la Fata che porta alla morte di Artù. In Morte Arthure (circa 1400) si dice che Artù avesse due spade; la seconda era Clarent, rubata dal malvagio Mordred, che con essa diede al re il colpo mortale.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La parola Excalibur ha origini molto controverse, che possono farsi risalire a due ceppi linguistici ben differenti: quello latino e quello sassone. Dal latino abbiamo diversi significati, ma quello più plausibile deriva dal nome dei Calibi, antico popolo dell'Anatolia inventore della siderurgia, da cui il termine latino chalybs [-bis], acciaio, per cui Excalibur si può scindere nelle parole ex con l'ablativo chalybi, che tradotto letteralmente significa 'd'acciaio'. Altre sfumature latine riportano alla capacità della spada e al suo aspetto come, per esempio, ex "calibro" che tradotto significa in perfetto equilibrio. Dal ramo celtico il nome deriverebbe da Caliburn, arcaico nome della leggendaria spada, che in antichità significava "acciaio lucente" o "acciaio indistruttibile" e potrebbe quindi così ricondursi allo stesso etimo latino.

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo romanzo L'ultima legione, lo scrittore Valerio Massimo Manfredi ipotizza che Excalibur sia in realtà la leggendaria spada Calibica, forgiata dai Calibi per Gaio Giulio Cesare ed appartenuta di diritto all'Imperatore fino a Tiberio, che la nascose, e portata in Britannia al seguito di Romolo Augusto, l'ultimo Cesare. Sulla lama era incisa l'iscrizione CAI • IVL • CAES • ENSIS CALIBVRNVS, della quale la rovina del tempo avrebbe poi lasciato leggibile solo E S CALIBVR.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Opere dedicate al soggetto:

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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