Canzone di gesta

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Con l'espressione canzone di imprese o gesta (francese chanson de geste) si indica un genere letterario di tipo epico, sviluppatosi originariamente nella zona centro-settentrionale della Francia e attestato per circa tre secoli a partire dalla fine dell'XI secolo. Esso comprende un'ottantina di componimenti. Si caratterizza per essere «il primo genere poetico ben definito e strutturato» espresso in lingua romanza. Le sue origini, ed in particolare il suo rapporto con la poesia orale, sono tuttora oggetto di ampia discussione.

Coordinate storico-geografiche[modifica | modifica wikitesto]

La cavalleria, nell'Europa postcarolingia, aveva assunto un ruolo centrale nella pratica militare, e si era venuta ad identificare, dal punto di vista sociale, con la classe dominante. All'interno di questo stesso ceto si presentavano certamente grandi disparità dal punto di vista economico e sociale, ma il grande proprietario aveva in comune con il semplice armato a cavallo un insieme di valori e di modi di vita, originati dal comune esercizio bellico. Essi, inoltre, si definivano per opposizione rispetto al resto della società: costituivano il gruppo dei potentes che si opponeva a quello dei pauperes, ovvero gli uomini non abituati alla vita militare e bisognosi di difesa.

Ad una iniziale avversione della Chiesa verso lo stile di vita praticato dagli uomini d'arme, caratterizzato da continue violenze e prevaricazioni, si sostituì nel corso dell'XI secolo un atteggiamento più conciliante, volto a regolamentare l'attività dei cavalieri e di metterli al servizio della causa cristiana; proprio questo cambiamento di prospettiva, che a livello di avvenimenti storici originerà le crociate, si incarna, nell'immaginario letterario, nella figura del cavaliere “giusto”, ben raffigurato nella canzone di gesta di tipo “rolandiano”. Il mutato punto di vista della Chiesa trova una delle sue cause anche nel progressivo indebolirsi della monarchia centrale in Francia; per mantenere l'efficacia del proprio operato, l'autorità religiosa ritenne necessario dunque rivolgersi ai veri detentori del potere, i signori territoriali. Ad essi si cercò di proporre un'etica che indirizzasse la loro attività ad un fine provvidenziale, contemplando la difesa dei più deboli (poveri, vedove, bambini) e la possibilità di tregue in concomitanza di determinate festività religiose.

Il genere letterario che si sviluppò insieme a questo cambiamento di mentalità fu la chanson de geste, che, nata nel nord della Francia, si diffuse presto in tutta Europa, incontrando una grandissima fortuna per almeno duecento anni, fino al secolo XIII. A partire da allora, infatti, l'evolversi della società cortese porterà ad un cambiamento di gusto anche nella letteratura; la maggior attenzione alla profondità psicologica e alle tematiche amorose segnò l'inizio del declino della canzone di gesta e lo sviluppo di nuovi generi, come la lirica ed il romanzo cavalleresco di natura tendenzialmente carolingia.

Caratteristiche formali[modifica | modifica wikitesto]

Il metro[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista metrico, l'unità fondamentale della canzone di gesta è la lassa, un gruppo di versi di numero estremamente variabile (da tre a più di mille) legati dalla stessa assonanza (nei testi più antichi) oppure rima (nei testi più recenti).

Nei poemi arcaici (in particolare il Gormont et Isembart) il verso è l'ottonario, composto di due emistichi separati da cesura variabile. Successivamente, fino al 1180 circa, prevale invece il decasillabo, con cesura di quarta (4 + 6) o di sesta (6 + 4), più rara. Ancora più tardo è l'uso del dodecasillabo, reso popolare dal Roman d'Alexandre e che con il nome di alessandrino diventerà il verso classico della poesia francese.

Questa struttura metrica, semplice e variabile, favorisce il fenomeno del rimaneggiamento, tratto particolarmente caratterizzante della canzone di gesta: da un manoscritto all'altro, i poemi vanno incontro a macroscopiche variazioni nel contenuto, nella lunghezza delle strofe, nella disposizione degli episodi.

La forma epica si distingue per la sua semplicità: il verso coincide con la frase, la lassa è un breve segmento narrativo in sé autosufficiente. Quando la narrazione raggiunge un punto saliente, si susseguono lasse “incatenate” (in cui l'inizio della lassa riprende gli ultimi versi della precedente) o “similari” (gruppi di due o tre versi che si ripetono in forma molto simile, sospendendo l'azione con la narrazione di uno stesso evento, con un sottile gioco di variazioni).

Le formule[modifica | modifica wikitesto]

L'uso di formule è tipico della poesia epica: dalle formule esornative (es. “Achille piè veloce”) allo schematismo ripetuto costantemente delle descrizioni dei combattimenti. Molti altri episodi narrativi hanno schemi formulari ricorrenti, come la vestizione degli eroi o il compianto dei caduti.

L'uso di formule è strettamente legato alla recitazione orale: studiando le zone dove la tradizione epica è ancora vitale o lo è stato fino a tempi recenti (ad esempio la Serbia) gli studiosi Lord e Parry mostrarono come il cantore di professione sia in grado di improvvisare un poema proprio grazie all'uso di schemi ritmico-sintattici e di formule, a partire da un repertorio di trame.

Temi e motivi[modifica | modifica wikitesto]

La canzone di gesta e il genere epico[modifica | modifica wikitesto]

La poesia epica, di cui fa parte la canzone di gesta, è un genere diffuso sin da tempi antichissimi, come attestano i poemi omerici o l'epica mesopotamica di Gilgamesh, e in uno spazio geografico che giunge fino alle steppe dell'Asia Centrale. Gli studi di letteratura comparata (in particolare la sintesi di Bowra, 1952) hanno riscontrato come comuni a tutto il genere epico una serie di caratteristiche che ritroviamo anche in quasi tutte le canzoni di gesta. I tratti caratterizzanti dell'epica possono essere così riassunti:

  • il tema ha pretese di storicità (vera o simulata), senza però che si presti necessariamente attenzione a fornire un corretto contesto storico degli eventi e dei personaggi;
  • l'azione si incentra su uno scontro fra due parti contrapposte, rappresentato come decisivo per un'intera comunità e i suoi ideali;
  • la presenza di un eroe in cui quella comunità si riconosce, che si batte per essa fino alla morte, se necessario: della comunità fanno parte l'autore ed i primi destinatari;
  • la voce dell'autore come individuo non compare quasi per nulla;
  • il testo è destinato ad una recitazione ad opera di un “professionista” (aedo, giullare, ecc.) che effettua il suo spettacolo, accompagnando la sua melodia con uno strumento musicale, nelle adiacenze di un luogo di culto o di una reggia, corte, ecc.;
  • vari elementi formali hanno carattere topico e formulare, consentendo amplificazioni, soppressioni e varianti.

Concetti principali[modifica | modifica wikitesto]

Una parte essenziale dell'azione della canzone di gesta ruota, solitamente, intorno allo scontro armato. Il motore dell'azione è una campagna di conquista da parte di un re cristiano o la minaccia rappresentata dai Pagani invasori; la trama si configura assai spesso come una serie di battaglie dagli esiti alterni, ma dall'inevitabile finale favorevole ai cristiani.

I concetti più importanti sono la volontà cavalleresca di lotta, l'onore, la reciproca fedeltà tra compagni d'armi, la relazione di parentela, il dogma cristiano. La tematica amorosa è quasi del tutto assente; i casi in cui un ruolo di rilievo è affidato alle donne sono molto ristretti (ad esempio, nella Chanson de Guillaume). Si nota subito come gran parte dei motivi principali discendano, oltre che dalla tematica guerresca, dai legami sociali e personali al centro dell'organizzazione feudale. Nelle canzoni di gesta l'autorità suprema è il re. Se questi è energico, capace, autorevole, è Carlo Magno o a volte Carlo Martello; se invece è inetto e incapace, si tratta solitamente di suo figlio Luigi, nel quale si riflette il ricordo di Ludovico o Luigi il Pio, meno frequentemente di Pipino.

Il sentimento cristiano si accompagna alla netta contrapposizione ideologica bene/male. L'armata dei Franchi, quando contrapposta ai pagani, è identificata con il Bene, mentre l'esercito degli infedeli incarna invariabilmente il Male e l'oscurità. Il concetto è ben riassunto da un celebre verso del Roland: «Paien unt tort e chrestïens unt dreit» (Chanson de Roland, v. 1015). In realtà, nemici ben peggiore degli infedeli - per i quali è pur sempre contemplata la possibilità che si convertano - sono i traditori, che mettono a repentaglio in modo più rischioso le fondamenta della società feudale. Dal punto di vista dell'analisi dei personaggi, l'individualità è di scarsa importanza, sia per l'assenza di qualsiasi scavo psicologico, sia perché ogni azione, anche del protagonista, è in realtà un'azione corale, che si compie in mezzo a compagni e viene ripetuta con termini quasi identici molte altre volte.

Nonostante la tematica guerriera e la tendenziale assenza di scavo psicologico, la dimensione comica non è aliena a molti dei testi del genere, raggiungendo l'apice nel Moniage Guillaume e nel Moniage Rainouart, dove si intreccia alla satira contro i monaci; la presenza dell'elemento umoristico può essere messa in collegamento con la predisposizione dell'epopea all'iperbole. Due testi infine sono aperte parodie del genere epico: il breve poema Audigier e il più celebre Pèlerinage de Charlemagne. In quest'ultimo testo, i voti eroici di Rolando e Vivien vengono presi in giro nei vanti spropositati ed imprudenti che i paladini di Carlomagno fanno durante la loro trasferta alla corte di Costantinopoli.

L'organizzazione della materia narrativa[modifica | modifica wikitesto]

Il materiale narrativo delle canzoni di gesta attinge alla cosiddetta materia di Francia. Essa deve essere ben distinta dalla cosiddetta materia di Bretagna, che tratta di re Artù e dei suoi cavalieri nell'estremo nordovest della Francia e in Inghilterra, e fornisce una parte essenziale dei contenuti di un genere diverso e più tardo, quello romanzesco; deve mantenersi distinta anche dalla cosiddetta materia di Roma, che mescola la mitologia greca a racconti di Alessandro il Macedone, Giulio Cesare ed altre figure dell'antichità presentate come esempi di cavalleria.

La produzione occupa un periodo di almeno tre secoli; è costituita da settanta-ottanta di canzoni di gesta, per la maggior parte anonime. Esistono inoltre sicure testimonianze di altri testi perduti.

Il processo di ciclizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Già i contemporanei raggruppavano molte canzoni, secondo l'argomento ed i personaggi, in diversi gruppi o cicli o gesta (termine che significa impresa, racconto dell'impresa, ma anche casata illustre). Tra XII e XIII secolo, Bertran de Bar-sur-Aube scrive in apertura del Girart de Vienne:

«N'ot ke III gestes en France la garnie: Dou roi de France est la plus seignorie... Et l'autre apres... Est de Doon a la barbe florie... La tierce geste qui mout fist a proisier Fu de Garin de Monglane le fier».

Infatti, a partire dalla fine del XII secolo, la materia epica andò incontro ad un processo di organizzazione ciclica: per andare incontro alle richieste del pubblico, gli autori si dedicarono ad un lavoro di creazione delle genealogie poetiche e leggendarie degli eroi che avevano riscontrato il maggior successo. Una volta esaurite le possibilità “biografiche”, si passò a storie che avevano come protagonisti gli avi dell'eroe. Di un personaggio come Rolando vennero proposte una serie di avventure precedenti la rotta di Roncisvalle (ad es. nelle canzoni di gesta Aspremont, Otinel, Entrée d'Espagne) o come uno dei cavalieri di spicco della corte di Carlo. Questa concezione “genealogica” ebbe tuttavia il suo maggiore sviluppo nel “ciclo” di Guillaume, che risalgono fino al capostipite, Garin de Monglane, trisavolo di Guillaume. Tyssens ha dimostrato come gran parte di queste canzoni siano state concepite appositamente per entrare a far parte di un corpus ciclico.

I cicli[modifica | modifica wikitesto]

I testi che afferiscono al genere si dividono solitamente in tre cicli principali, il ciclo “del Re”, la cosiddetta “gesta dei Narbonesi”, infine il ciclo “dei vassalli ribelli”. Questa distinzione, non vincolante, lascia comunque fuori molti componimenti, che si possono a loro volta dividere in altri gruppi.

Il ciclo del re[modifica | modifica wikitesto]

In esso, il ruolo di protagonista è affidato a Carlo Magno o a un eroe del suo lignaggio, quasi sempre il nipote Rolando.

  • Chanson de Roland: la più antica canzone di gesta pervenutaci, composta nella versione anglonormanna del manoscritto O (ms. Digby della Bodleian Library di Oxford), è composta da circa quattromila décasyllabes in lasse assonanzate. Opera di grandissima fortuna, dato il suo alto valore artistico e la sua grande coesione strutturale, essa è considerata comunemente l'esponente di spicco del genere, anche se proprio queste caratteristiche, in realtà, la definiscono come una sorta di eccezione nel quadro della canzone di gesta.
  • Berte aus grans piés, che narra le avventure di Pipino e di Berta, figlia del re d'Ungheria, genitori di Carlomagno;
  • Mainet, che tratta delle enfances di Carlo;
  • Chanson d'Aspremont, che si occupa delle enfances di Rolando e narra l'antefatto della campagna di Spagna e della rotta di Roncisvalle;
  • Pèlerinage o Voyage de Charlemagne à Jérusalem et Constantinople, di tono comico.

Canzoni sulla crociata[modifica | modifica wikitesto]

Solamente la prima e la terza crociata sono stati ambientazioni di canzoni di gesta, l'una per il suo esito vittorioso, l'altra per la caduta di Gerusalemme e la riscossa musulmana, a cui fece seguito, a partire dal XIV secolo, l'avanzata turca. Le sei canzoni sulla prima crociata sono comunque le più importanti:

che trattano, su basi leggendarie e favolose, la storia di Goffredo di Buglione a partire dalla sua infanzia.

Rispetto alle altre chansons, le canzoni di crociata si caratterizzano per un più massiccio intervento divino e miracoloso. L'etica feudale ha un ruolo minore, anche perché sono spesso sulla scena, in modo inedito per il genere, gli strati umili della società.

Canzoni tardive e influenza del romanzo[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal XIII secolo, la mutata atmosfera letteraria porta a nuovi sviluppi nella canzone di gesta:

  • in primo luogo, l'utilizzo strutturale del fantastico e del meraviglioso, con la sempre maggiore presenza di elementi folklorici;
  • su influenza del genere romanzesco, un inedito spazio dato alle situazioni amorose, in particolare con il tema dell'amore tra il cavaliere cristiano e la principessa saracena;
  • maggior risalto dato al contenuto didattico del testo, con l'inserimento di sentenze e proverbi;
  • il personaggio si arricchisce di caratteristiche fino ad allora aliene al genere, come tratti non cavallereschi (ad es., Baudoin de Sebourc è un grande seduttore).

Questo interferire di tratti epici e romanzeschi è ben rappresentato dal Roman d'Alexandre, che, a differenza degli altri romanzi considerati “d'argomento classico”, è formalmente una canzone di gesta. In essa l'eroe, affiancato da dodici eletti, sempre vincitore sul campo ed ucciso solo grazie ad un tradimento, presenta alcuni tratti comuni con Rolando.

Altre canzoni tardive:

La canzone di gesta fuori dal territorio oitanico[modifica | modifica wikitesto]

L'importanza centrale della letteratura oitanica ha fatto sì che anche la canzone di gesta, come il romanzo cavalleresco, incontrassero un'ampia diffusione in altre zone del dominio linguistico romanzo. A fianco di traduzioni e rifacimenti, si svilupparono anche creazioni originali nelle lingue locali, che risentirono dei mutati contesti linguistici, sociali e culturali.

L'epica in Provenza[modifica | modifica wikitesto]

Gli studi di Paul Meyer hanno definitivamente fatto piazza pulita dell'ipotesi, avanzata da Fauriel, che dietro il ristretto numero di testi epici provenzali si celasse una tradizione epica in lingua d'oc precedente alla stagione dei trovatori, e di cui la successiva fioritura in lingua oitanica sarebbe stata una filiazione.

I testi in nostro possesso si possono dividere in quattro gruppi:

  1. Due testi con caratteristiche comuni anche al genere agiografico: la S. Fede di Agen e il Boecis, frammento di 257 versi per forma e tematica parte del genere epico, composto nello stesso metro del Roland, ossia in decasillabi riuniti in lasse assonanzate.
  2. Testi di argomento rolandiano: testi come il Ronsasvals ed il Rolant a Saragossa, tràditi in un codice piuttosto corrotto della fine del Trecento, sono rimaneggiamenti tardi di precedenti redazioni. Di modesto livello letterario, essi interessano soprattutto perché ci trasmettono alcuni caratteri del mito di Carlomagno di possibile origine precedente al resto della tradizione.
  3. Canzoni di gesta di argomento vario (non rolandiano), tra cui ricordiamo il Girart de Rossilhó, canzone di gesta dall'elevato valore artistico, nonché, accanto al Raoul de Cambrai, «una delle opere più rappresentative del Medioevo feudale».
    • Di minore interesse altri testi, come Daurel et Beton, Aigar et Maurin e il Roman de Tersin ou de la Prise d'Arles.
  4. Canzoni di gesta su temi di storia contemporanea. Narrano avvenimenti molto vicini nel tempo, tanto da apparentarsi quasi con il genere cronachistico. Tra queste, sia per la rilevanza storica dell'avvenimento, sia per il ruolo acquisito negli studi, spicca la Canzone della crociata contro gli Albigesi. Più antico il frammento, di circa 700 versi, che tratta della prima crociata, conosciuta come Cansó de Antiochia. Un terzo testo è la Canzone della guerra di Navarra.

Principali orientamenti critici[modifica | modifica wikitesto]

L'interesse degli studiosi per la canzone di gesta si risvegliò nel corso dell'Ottocento. Conobbe, nel corso di un secolo e mezzo, un dibattito particolarmente ricco, che si può dividere in varie scuole.

Filone tradizionalista[modifica | modifica wikitesto]

Gaston Paris, nella prima metà dell'Ottocento, era convinto che i primi canti fossero nati subito dopo gli avvenimenti, dunque nell'VIII e IX secolo, e che si fossero poi ampliati nel tempo. Le sue ricerche sono raccolte nel saggio Histoire poétique de Charlemagne, uscito nel 1865 a cura del suo allievo Paul Meyer.

Pio Rajna, nelle Origini dell'epopea francese (1884), pose l'accento sul fatto che le cronache del periodo merovingio presentavano temi narrativi comuni anche all'epica germanica: quei racconti “storici” sarebbero stati in realtà travestimenti di epopee. Le canzoni di gesta, dunque, erano frutto di una “tradizione” (scritta) ininterrotta da collegarsi direttamente con l'antica epopea germanica, dalla quale discendevano attraverso mediazioni delle epoche successive; una di queste, appunto, erano le cronache merovinge.

Filone individualista[modifica | modifica wikitesto]

Joseph Bédier, allievo di Paris, cresciuto in un clima ormai venato di nazionalismo filofrancese e antitedesco, espresse invece una teoria del tutto differente, e destinata ad avere grande fortuna, nell'opera capitale Les légendes épiques (quattro volumi, 1908-1913). In opposizione alla visione “tradizionalista” del suo maestro, Bédier ammise che alla base delle canzoni di gesta ci fossero avvenimenti del periodo carolingio, ma negò che esse fossero nate contemporaneamente ai fatti storici. La loro genesi si situerebbe invece intorno al 1100, quando nei santuari situati lungo le vie di pellegrinaggio monaci colti avrebbero trasmesso oralmente ai giullari illetterati le gesta degli eroi. I giullari poi ne avrebbero tratto la materia con cui intrattenere i pellegrini.

In molti casi, era possibile ricostruire dagli accenni interni al poema il santuario intorno a cui si sarebbero sviluppate le leggende. Così l'origine della Canzone di Rolando si poteva situare intorno a Roncisvalle, sulla strada per Santiago di Compostela; il ciclo di Guglielmo intorno al monastero di Gellona, e così via.

Nel caso del Roland, Bédier aggiunse che il poema, così come ci è pervenuto, è sicuramente frutto dell'ingegno di un singolo autore, che ha messo per iscritto una leggenda frutto di una creazione collettiva: di qui il nome di “individualismo” che designa la teoria di Bédier e degli studiosi che attribuiscono le varie canzoni di gesta a singoli autori.

La teoria delle strade di pellegrinaggio incontrò ben presto molti oppositori (tra i primi, Ferdinand Lot. L'obiezione principale sta nel fatto che nulla impedisce di rovesciare il processo descritto da Bédier: i riferimenti ai santuari e ai pellegrinaggi contenuti nelle canzoni potrebbero essere stati introdotti successivamente, dopo la “clericalizzazione” dell'epica. Al di là della genesi storica dei componimenti, il principio “individualista” (l'attribuzione dei singoli testi a singoli autori) è tuttora il più comunemente diffuso, essendo probabilmente il più consono alle attuali teorie estetiche, che privilegiano la creazione individuale dell'artista.

Oralisti[modifica | modifica wikitesto]

Ramón Menéndez Pidal (1869-1968), figura centrale della cultura ispanica tra i due secoli, mise in discussione la filiazione dell'epica spagnola dalle chansons de geste oitaniche e riprese le posizioni del Rajna, sostenendo la comune origine germanica delle epopee francese e spagnola e il loro sviluppo in parallelo sin da tempi remoti. La sua corrente, cosiddetta “neotradizionalista”, preparò il campo a un testo di fondamentale importanza, tuttora alla base di molte discussioni: La chanson de geste. Essai sur l'art épique des jongleurs (1955) dello svizzero Jean Rychner.

Punto di partenza dello studioso furono le ricerche di due grecisti americani tra gli anni trenta e cinquanta del XX secolo, Milman Parry e Albert Lord, che verificarono le loro ipotesi sulla poesia omerica confrontandole “sul campo” con l'arte ancora viva dei cantori epici serbi. Basandosi sui dati da loro raccolti, Rychner centrò la propria analisi sulla figura del jongleur e analizzò nove canzoni di gesta volendo dimostrare come molte delle loro caratteristiche si spiegassero alla luce delle modalità di composizione e di espressione proprie della poesia orale. Una poesia destinata alla recitazione, accompagnata dal canto, basata sull'improvvisazione e sull'impiego di formule fisse.

Nelle chansons de geste sarebbe dunque possibile ritrovare un repertorio di temi, motivi e formule attraverso i quali il giullare era in grado di ricreare improvvisando. Gli studiosi, oggi, sono per gran parte nettamente divisi fra “oralisti” e “anti-oralisti”. Nodo della questione è che, se «sull'oralità dell'esecuzione nessuno ha mai avuto dubbi [...] gli studiosi di orientamento individualista hanno recisamente negato che fossero orali la composizione e la trasmissione.