Danza medievale

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Suono e danza, tacuina sanitatis casanatensis (vvvv secolo)

Le danze medievali hanno lasciato moltissime tracce scritte e, se qualche chronicon dell'epoca ne parla, nessuno le descrive.

A questa difficoltà vi si aggiunge il problema del deciframento musicale: la notazione musicale si faceva in quest'epoca tramite un tetragramma (e non pentagramma come oggi), il che rende l'interpretazione delle frasi melodiche abbastanza aleatorie.

Le fonti per una comprensione della danza in Europa durante il medioevo sono perciò limitate e frammentarie, composte perlopiù da qualche raffigurazione in dipinti e miniature; alcuni esempi possono essere le danze e le allusioni sparse nei testi letterari. In Italia, le primi descrizioni dettagliate della danza risalgono appena al 1450, dopo l'inizio del Rinascimento.

Forme[modifica | modifica sorgente]

La basse danse alla corte di Borgogna.

Ci sono molte forme di danze medievali:

  • Balade o ballata, vale a dire, un danza generica, di solito in file;
  • Rondeau, rotta, rondellus, o rond, cioè, una danza in cerchio;
  • Virelai (da virer, i.e. contorcersi), ovvero, una danza con movimenti a torsione;
  • Carola (termine generico), karol, querole, vale a dire, una danza in cerchio;
  • Estampie (secolo XIII).
  • Branle (secolo XIV).
  • Saltarello (secolo XIV).
  • Tresca (secolo XIV).
  • Basse danse (fine secolo XIV).
  • Tarantella (secolo XV).

Carola[modifica | modifica sorgente]

La forma più documentata di danza durante il Medioevo è la carola, nota già dal XII e XIII secolo nell'Europa occidentale in ambienti di corte e rurali.[1] È costituita da due gruppi di danzatori che di solito si tengono le mani formando un cerchio, con un capogruppo che conduce la danza e il canto e gli altri che ripetono il ritornello.[2] Non sono stati identificati né testi né musica per la carola.[1]

Chretien de Troyes[modifica | modifica sorgente]

Alcune delle prime menzioni in merito alla carola si hanno nei lavori del poeta francese Chretien de Troyes nel suo ciclo arturiano. Nella scena del matrimonio in Erec ed Enide (circa 1170)

(FR)
« Puceles carolent et dancent,
Trestuit de joie feire tancent[3]»
(IT)
« Pulzelle carolano e danzano
a gara la gioia mostrando.[4] »

Nel Lancillotto o il cavaliere della carretta, (probabilmente alla fine del decennio 1170-1180) in un prato dove vi sono cavalieri e signore, si fanno vari giochi mentre:

(FR)
« Li autre, qui iluec estoient,
Redemenoient lor anfances,
Baules et queroles et dance;
Et chantent et tunbent et saillent[5] »
(IT)
« Gli altri, che stanno giocando
i lor giochi d'infanzia d'un tempo
in vortice con carole e danze
cantano e saltano capriolando[6]»

In quello che è probabilmente l'ultima lavoro di Chretien, Le Roman de Perceval ou le conte du Graal, probabilmente scritto nel 1181-1191, troviamo che:

"Uomini e donne danzano in tondo per ogni strada e piazza"[7]

e successivamente nell'ambiente di corte:

"La regina ... aveva con tutte le sue dame unite per mano nella danza dato il via al divertimento. In suo onore iniziavano i loro canti, danze e girotondi"[8]

Nell'era moderna, il canto natalizio (in inglese Christmas carol) sopravvive come forma nusicale.

Estampie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Estampie.

Se è vera la storia riguardo al fatto che il trovatore Raimbaut de Vaqueiras (circa 1150-1207) scrisse la famosa canzone provenzale Kalenda Maya onde adattare il motivo di un estampie che aveva sentito suonare da due joglars, allora la storia dell'estampie risale al XII secolo.[9] I soli esempi musicali realmente identificati come "estampie" o "istanpita" sono contenuti in due manoscritti del XIV secolo. Gli stessi manoscritti contengono anche altre composizioni chiamate "danse real" o altri nomi di danza. Queste sono simili nella struttura musicale alle estampies, ma il consenso rimane diviso in merito al fatto se debbano essere considerate le stesse.[9][10]

Oltre a queste composizioni di musica strumentale, si menziona l'estampie anche in varie fonti letterarie del XIII e XIV secolo. Una di queste "stampenie" si trova nel Tristano di Gottfried von Strassburg del 1210 in un catalogo correlato:

(DE)
« ouch sang er wol ze prise
schanzune und spaehe wise,
refloit und stampenie[11][12] »
(IT)
« suonano anche magnificamente
'chansons', e arie leggere
'refloits' e 'estampies'[13] »

Successivamente, in una descrizione di Isolde:

(DE)
« Si videlt ir stampenie,
leiche und so vremediu notelin,
diu niemer vremeder kunden sin,
in franzoiser wise
von Sanze und San Dinise.[14][12] »
(IT)
« Lei suonava la sua 'estampie',
i suoi lai e motivi strani
........
in stile francese
su Sanze e St Denis[15] »

Un secolo e mezzo più tardi nella poesia La Prison amoreuse (1372-73)[12] del cronachista e poeta francese Jean Froissart (1337 ca. - 1405), troviamo:[16]

(FR)
« La estoient li menestrel
Qui s'acquittoient bien et bel
A piper et tout de novel
Unes danses teles qu'il sorent,
Et si trestot que cessé orent
Les estampies qu'il batoient,
Cil et celes qui s'esbatoient
Au danser sans gueres atendre
Commencierent leurs mains a tendre
Pour caroler.
 »
(IT)
« Qui ci sono i menestrelli
che si apprestan ben e belli
a suonare e di novelle
lor danze che san fare
e ben presto scivolando
l'estampie battono a tempo,
uomini e donne in allegria
senz'attendere a danzare
inizieran le mani a tendere
per carolare. »

L'opinione è divisa riguardo al fatto se la estampie fosse stata in realtà una danza o semplicemente la prima musica strumentale. Sachs[17] crede che il forte ritmo della musica, la derivazione del nome da un termine che significa "battere [i piedi]" e la citazione della precedente poesia di Froissart, consentono di classificare definitivamente la estampie come una danza. Tuttavia, altri[12] pongono in rilievo in alcuni esempi il fatto che la complessa musica sia insolita nelle melodie della danza, e interpretano la poesia di Froissart nel senso di una danza iniziante con la carola. Vi è anche un dibattito sulla derivazione della parola "estampie".[18] In ogni caso, non si conosce nessuna descrizione di passi di danza o figure per la estampie.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b "Carole" in (EN) Don Michael Randel (a cura di), New Harvard Dictionary of Music, Cambridge, MA, Harvard University Press, 1986. ISBN 0-674-61525-5.
  2. ^ (EN) Richard H. Hoppin, Medieval Music, New York, W. W. Norton, 1978, p. 296. ISBN 0-393-09090-6.
  3. ^ (versi 2047-2048)(EN) Erec et Enide, éd. Foerster, v. 1845-2924, www.uhb.fr/alc/medieval. URL consultato il 24-02-2009.
  4. ^ (EN) Chrétien de Troyes - Arthurian Romances (tradotto in ing. da Carleton W. Carroll), Londra, Penguin Books, 1991, p. 62. ISBN 0-14-044521-8.
  5. ^ (versi 1656-1659) (EN) Manuscript U, www.princeton.edu. URL consultato il 24-02-2009.
  6. ^ Chrétien de Troyes - Arthurian Romances (tradotto in ing. da William W. Kibler), Londra, Penguin Books, 1991, p. 228. ISBN 0-14-044521-8.
  7. ^ (EN) Chrétien de Troyes - Arthurian Romances (tradotto in ing. da William W. Kibler), Londra, Penguin Books, 1991, p. 415. ISBN 0-14-044521-8.
  8. ^ (EN) Chrétien de Troyes - Arthurian Romances (tradotto in ing. da William W. Kibler), Londra, Penguin Books, 1991, p. 491. ISBN 0-14-044521-8.
  9. ^ a b "Estampie" in (EN) Don Michael Randel (a cura di), New Harvard Dictionary of Music, Cambridge, MA, Harvard University Press, 1986. ISBN 0-674-61525-5.
  10. ^ (EN) Richard H. Hoppin, Medieval Music, New York, W. W. Norton, 1978, pp. 349–352. ISBN 0-393-09090-6.
  11. ^ (versi 2293-2295)
  12. ^ a b c d (EN) Kees Vellekoop, Die Estampie: Ihre Besetzung und Funktion, Basler Jahrbuch für historische Musikpraxis VIII, 1984, pp. 51–66.
  13. ^ (EN) Gottfried von Strassburg - Tristan (tradotto in ing. da A. T. Hatto), Baltimore, Maryland, Penguin Books, 1960, p. 71.
  14. ^ (versi 8058-8062)
  15. ^ (EN) Gottfried von Strassburg - Tristan (tradotto in ing. da A. T. Hatto), Baltimore, Maryland, Penguin Books, 1960, p. 147–148.
  16. ^ citazione e traduzione in (EN) Curt Sachs, World History of the Dance, New York, W. W. Norton, 1963, p. 284. ISBN 0-393-00209-8.
  17. ^ (EN) Curt Sachs, World History of the Dance, New York, W. W. Norton, 1963, p. 292. ISBN 0-393-00209-8.
  18. ^ (EN) Helene Wagenaar-Nolthenius, Estampie / Stantipes / Stampita, L'Ars Nova Italiana Del Trecento II, 1970, pp. 399–409.