Rodomonte

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Rodomonte
Orlando Furioso 56.jpg
Rodomonte difende il ponte dall'attacco nemico, illustrazione di Gustave Doré
Sagaciclo carolingio
Specieumana
Sessomaschio
Professionere

Rodomonte (o Rodamonte) è un personaggio dell'Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo e successivamente dell'Orlando furioso di Ludovico Ariosto. Rodomonte è il re di Sarza, figlio di Ulieno re d'Algeri di cui ha preso il posto.

Il personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Rodomonte viene introdotto, insieme alla corte d'Africa, nel secondo libro dell'Orlando innamorato. Essendo saraceno è alleato del re di Biserta Agramante e con lui invade la Francia di Carlo Magno. Innamorato della bella Doralice, figlia del re moro di Granada Stordilano, si rivela, nonostante la sua bravura in armi quasi senza pari e il suo coraggio, un amante inesperto (questo contrasto non è nel poema un caso isolato, ma ricorrente, come per lo stesso Orlando). Per gelosia combatte prima con Ferraù e in seguito anche con Mandricardo figlio di Agricane. Doralice finisce col preferire quest'ultimo lasciando Rodomonte senza il coraggio di alzare neppure la fronte. Egli inizia così a maledire le donne. A questo punto (canto XXVIII) l'Ariosto ci pone innanzi una divertente novella misogina, raccontata al re di Sarza da un oste. Essa riguarda il fatto che, secondo l'oste, l'infedeltà è un carattere intrinseco femminile (il poeta si scusa scherzosamente più volte di questo fatto con le donne, anche nei Cinque Canti, giustificandosi dicendo che sono parole dell'oste e lui la pensa in modo diverso).

Successivamente Rodomonte volge le sue attenzioni alla casta Isabella, amata dall'ormai morto Zerbino. Per preservare la sua fedeltà all'amante e raggiungerlo nella tomba, ella escogita un piano in modo da far sì che il pagano colposamente l'uccida, senza averne intenzione. Egli rimane tanto scosso dall'accaduto che (ricalcando un canto boiardesco) costruisce un sepolcro per lei e vi sta a guardia, fin quando Bradamante con la lancia magica di Argalia non lo sconfigge, costringendolo ad andarsene per un anno, un mese e un giorno e a liberare i suoi prigionieri avuti in queste giostre (tra cui Brandimarte e Oliviero).

Dopo il tempo prescritto il moro fa irruzione al matrimonio di Bradamante e Ruggiero per sfidare quest'ultimo a duello, ma viene da lui ucciso e la sua anima s'invola bestemmiando e fuggendo quindi "alle squalide ripe d'Acheronte" dell'Inferno. Così si chiude il Furioso.

Differenze tra Rodomonte boiardesco e Rodomonte ariostesco[1][modifica | modifica wikitesto]

Il personaggio da lui descritto incarna il valore, la superbia e il coraggio, tant'è che anche tra i mori, ci dice il poeta, "ognuno n'ha paura". Ariosto lo connota invece più negativamente, facendogli conservare le sopraccitate qualità, ma portando il pagano ad essere un attaccabrighe e un violento, che non rifiuta mai una battaglia, per il solo gusto di combattere. Per questo basta leggere la parte dell'assalto moro alle porte di Parigi, dove il pagano si avventa anche su gente civile e inerme, senza distinzione di età o sesso, arrivando a non curarsi degli stessi mori in difficoltà.

Non avendo rispetto per nessuno, anche fuggendo all'inferno bestemmia. Forse nessun altro verso mai ha potuto connaturarlo meglio che gli ultimi due versi del Furioso

«Bestemmiando fuggì l'alma sdegnosa
Che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa»

(Ludovico Ariosto, Orlando furioso)

che quasi ricalcano la fine dell'Eneide virgiliana descriventi la morte di Turno nel duello con Enea (con la differenza che nell'esalare l'anima Turno non bestemmia ma emette un gemito atroce).

Influenza sulla lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

Dal carattere del personaggio di Rodomonte derivano i termini italiani rodomontata e rodomonteria, che stanno a significare "millanteria, fanfaronata"[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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