Palidone da Moncalieri

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Palidone da Moncalieri
Moncalieri castel.jpg
Il castello di Moncalieri, città dove Ariosto ritiene fosse nato Palidone
Saga ciclo carolingio
Lingua orig. Italiano
Autore Ludovico Ariosto (Orlando furioso)
Sesso Maschio
Luogo di nascita Moncalieri
Professione cavaliere

Palidone da Moncalieri è un personaggio dell' Orlando furioso di Ludovico Ariosto, menzionato in un verso del diciottesimo libro del poema.

Il personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Palidone, giovane cavaliere nato a Moncalieri, presso Torino, accorre in soccorso di Carlo Magno che è assediato a Parigi dai Mori di Agramante.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Due guerrieri mori di nome Cloridano e Medoro penetrano una notte nell'accampamento cristiano per recuperare il corpo del loro comandante Dardinello appena caduto in combattimento. Nell'attraversare il campo non resistono alla tentazione di uccidere alcuni nemici addormentati. Nella prima tenda in cui entra, Cloridano sgozza sei cristiani, tra cui appunto Palidone, disteso tra le zampe dei suoi cavalli:

 " Così disse egli, e tosto il parlar tenne,
ed entrò dove il dotto Alfeo dormia,
che l'anno inanzi in corte a Carlo venne,
medico e mago e pien d'astrologia:
ma poco a questa volta gli sovenne;
anzi gli disse in tutto la bugia.
Predetto egli s'avea, che d'anni pieno
dovea morire alla sua moglie in seno:
ed or gli ha messo il cauto Saracino
la punta de la spada ne la gola.
Quattro altri uccide appresso all'indovino,
che non han tempo a dire una parola:
menzion dei nomi lor non fa Turpino,
e 'l lungo andar le lor notizie invola:
dopo essi Palidon da Moncalieri,
che sicuro dormia fra duo destrieri. "

(Ludovico Ariosto, Orlando furioso, canto 18, ottave 174-75)

Interpretazione dell'episodio[modifica | modifica wikitesto]

Molti guerrieri nel poema recitano da comparse, e tra questi anche le vittime di Cloridano e Medoro, le quali si distinguono però per le analogie che il passo ariostesco presenta con l'episodio dell'Eneide che descrive la strage dei giovani Rutuli sorpresi nel sonno dai due grandi amici troiani Eurialo e Niso. In particolare, per la caratterizzazione di Palidone, vittima della sua irriflessività giovanile che lo induce ad addormentarsi sotto i suoi stessi cavalli (" sicuro " = "ritenendosi al sicuro da ogni pericolo"), Ariosto si è rifatto a una delle vittime di Niso, il ragazzo che fa da auriga a Remo:

 " e lo scudiero di Remo uccide, e l'auriga, trovato
là sotto i cavalli; col ferro il collo riverso ne squarcia "

(Virgilio, Eneide, libro IX)

Da notare, in entrambi i poemi, l'accortezza del guerriero uccisore, che dopo aver scorto il nemico addormentato piomba su di lui riuscendo a non spaventare i cavalli.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]