Angelica (Orlando furioso)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
Angelica
Giambattista Tiepolo, Angelica e Medoro si congedano dai pastori che li hanno ospitati, affresco nella Sala dell'Orlando Furioso di Villa Valmarana
UniversoOrlando furioso
Lingua orig.Italiano
Autori
1ª app.1483
1ª app. inOrlando innamorato
Caratteristiche immaginarie
SessoFemmina
Professioneprincipessa

Angelica è la principale figura femminile del poema cavalleresco Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, e del seguente Orlando furioso di Ludovico Ariosto. In queste opere letterarie si narra delle vicende avventurose dei Paladini di Francia, protagonisti dell'epopea carolingia.

Angelica nell'epica cavalleresca[modifica | modifica wikitesto]

Angelica e l'Orca di Ebuda in un'illustrazione di Gustave Doré
Giovanni Lanfranco, Angelica soccorre Medoro, 1633-1634

Figlia di Galafrone re del Catai, nell'Orlando innamorato Angelica giunge in Europa con suo fratello Argalìa,[1] ma viene contesa fra due dei più importanti paladini di Francia, Orlando e Rinaldo, entrambi al servizio di Carlo Magno. Dopo la morte di suo fratello, ucciso in duello da Ferraù, Angelica fugge dai paladini e dai soldati saraceni invaghitisi di lei. In seguito, Angelica trova la fonte dell’amore e ne beve l’acqua, innamorandosi di Rinaldo, il quale invece respinge la principessa poiché aveva bevuto dalla fonte dell’odio.[2] La principessa poi fugge in Oriente e manda Malagigi alla ricerca di Rinaldo. Si rifugia nella rocca di Albracca (forse Bucara, una città usbeca), situata nel regno del padre, ma i sovrani nemici cingono d’assedio la città: la principessa fugge alla ricerca di aiuto, mentre Orlando sconfigge e uccide il re tartaro Agricane in duello.[3] L’assedio viene poi interrotto.

Angelica possiede un anello magico che garantisce l’invisibilità a chi lo mette in bocca, ma questo viene rubato dal ladro Brunello, che fugge in Europa: pertanto Angelica e tutti i paladini ritornano in quel continente. Lì Angelica trova la fonte dell’odio e, dopo averne bevuto l’acqua, cessa di amare Rinaldo, il quale a sua volta aveva bevuto dalla fonte dell’amore.

Di lei nell'Orlando Furioso si innamorano anche altri personaggi tra cui Ferraù, Sacripante e Ruggero, che la salverà dall'Orca di Ebuda:[4] infatti, durante la sua fuga, Angelica era stata catturata dagli abitanti dell’isola e incatenata ad uno scoglio per essere offerta in sacrificio al mostro marino. Ruggero la riporta nel continente in sella al suo ippogrifo e le restituisce l'anello magico.[5] Angelica poi si imbatte in Medoro, un fante saraceno rimasto ferito in uno scontro, e si innamora di lui:[6] dopo averlo curato e averne suggellato l'amore incidendo i loro nomi sui tronchi di alcuni alberi, se ne andrà con lui per far rientro nel Catai, scatenando così la pazzia di Orlando.[7]

La sua storia è legata a quella dei Paladini di Francia nell'Opera dei Pupi siciliana che viene ancora oggi rappresentata in alcuni teatri di Catania, Palermo, Acireale e Siracusa con l'utilizzo di pupi del XIX secolo. La messa in scena fa riferimento all'Orlando furioso di Ludovico Ariosto, ma anche alle imprese raccontate nella Chanson de Roland francese, opera in cui il personaggio di Angelica non appare.

Nazionalità di Angelica[modifica | modifica wikitesto]

Si è molto discusso sulla provenienza di Angelica: a lungo comunemente creduta una principessa cinese, in conseguenza del fatto che "Cataio" denomina, nel Milione di Marco Polo, la Cina settentrionale, si ritiene oggi che Cataio sia piuttosto, in Boiardo, una città dell'India o comunque dell'Asia Centrale. In una chiosa d'autore alle Vite di Cornelio Nepote, tradotte dallo stesso Boiardo, egli menziona inequivocabilmente il Cataio come città: "Media è una provincia che ha da mezodì Persia, da levante Hyrcania, da Ponente Armenia, da tramontana il mare Caspio, nella quale è hogidì la grande citade del Chatayo soto lo Almansore di Persia". Non solo: tutte le menzioni del Catai nel poema si adattano infatti molto meglio a una città, luogo chiuso e cinto da mura, che non ad una regione aperta. Angelica sarebbe dunque una principessa dal fascino sì orientale, ma non cinese.[8]

Angelica nella letteratura successiva[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Angelica fu ripresa da Giovanni Dolfin nella sua tragedia Il Medoro. In Spagna incentrarono invece opere su di lei gli scrittori Luis Barahona de Soto (Le lacrime di Angelica), Lope de Vega (La bellezza di Angelica)[4] e Luis de Góngora (En un pastoral albergue).[9]

Angelica nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Angelica e Medoro.
Arnold Böcklin, Ruggiero e Angelica, 1873

Angelica è rappresentata, insieme ad altri personaggi, negli affreschi nella Sala dell'Orlando Furioso di Villa Valmarana "Ai Nani": la loro realizzazione si deve a Giambattista Tiepolo e a suo figlio Giandomenico. Tra le innumerevoli altre opere a lei dedicate, si ricorda anche una celebre tela di Jean-Auguste-Dominique Ingres: Ruggero libera Angelica.

Angelica nell'opera lirica[modifica | modifica wikitesto]

Angelica nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Angelica alla corte di Francia (PDF), su online.scuola.zanichelli.it. URL consultato il 17 settembre 2021.
  2. ^ Le fontane dell'odio e dell'amore (PDF), su online.scuola.zanichelli.it. URL consultato il 17 settembre 2021.
  3. ^ L’amore folle di Orlando per Angelica raccontato da Ariosto, su libreriamo.it. URL consultato il 17 settembre 2021.
  4. ^ a b Orlando furioso nell'Enciclopedia Treccani, su treccani.it. URL consultato il 17 settembre 2021.
  5. ^ Orlando furioso (1928)/Canto 10 - Wikisource, su it.wikisource.org. URL consultato il 17 settembre 2021.
  6. ^ Orlando furioso (1928)/Canto 19 - Wikisource, su it.wikisource.org. URL consultato il 17 settembre 2021.
  7. ^ Angelica nell'Enciclopedia Treccani, su treccani.it. URL consultato il 17 settembre 2021.
  8. ^ La Letteratura italiana, Storia e testi, Volume 18, Numero 1, Parte 1, 1999, p. 35; Opere, Volume 18, Parte 1, Matteo Maria Boiardo, Antonia Tissoni Benvenuti, Cristina Montagnani, 1999, p. 35.
  9. ^ (ES) En un pastoral albergue, su index.html. URL consultato il 17 settembre 2021 (archiviato dall'url originale il 5 maggio 2008).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Roger Baillet, Le Monde poétique de l'Arioste. Essai d'interprétation du Roland furieux, Parigi, L'Hermès, 1977, ISBN 2-85934-012-2.
  • Maria Cristina Cabani, Costanti ariostesche. Tecniche di ripresa e memoria interna nell'Orlando furioso, Pisa, Scuola Normale Superiore, 1990, ISBN 88-7642-031-2.
  • (EN) Jo Ann Cavallo, The World Beyond Europe in the Romance Epics of Boiardo and Ariosto, University of Toronto Press, 2013, ISBN 978-1-4426-4683-4.
  • Giovanni Ponte, La personalità e l'opera del Boiardo, Genova, 1972, ISBN non esistente.
  • Sergio Zatti, Il Furioso fra epos e romanzo, Lucca, Pacini Fazzi, 1990, ISBN 88-7246-464-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura