Spagna (poema)

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La Spagna è un poema cavalleresco in ottava rima, composta da 40 canti (o cantari) ognuno di circa 40 ottave. Il poema, che non risale al XIV secolo come si pensava ma piuttosto alla metà del 1400 (più precisamente 1453, contemporaneamente alla caduta di Costantinopoli), è di un anonimo, forse attribuibile a Sostegno di Zanobi da Fiorenza. Ogni canto si apre e si chiude con una frase o invocazione religiosa, cosa non inusuale nel XIV secolo e ripresa poi dal Pulci nel Morgante.

Incipit[modifica | modifica wikitesto]

Il poema viene spesso citato come Altissimo Signore eterno lume. Le prime due ottave del poema recitano:

« 

"Altissimo Signore, eterno lume,
misericordia e pace e caritate,
somma giustizia e perfetto fiume,
principio se' delle anime create;
o via di verità senza volume,
da cui son tutte cose governate;
o sommo Padre, re dell'universo,
da cui il nemico fu dal ciel somerso,
a te ricorro sempre e col tuo nome
vo' far principio, mezo e compimento;
della tua grazia mi dà tanta, come
desti a san Pier col tuo proponimento;
benché io non sia degno di tal some,
deh non guardar al mio gran fallimento!
Donami grazia ch'io principio faccia
di questa storia, sicché a tutti piaccia."
(...)

 »
(Spagna, incipit)

Trama e personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Il poema ripercorre le vicende storiche (ma come in tutti i poemi molto romanzate) della guerra di Carlo Magno contro i Mori di Spagna comandati dal re Marsilio. Fatti storici sono l'assedio di Pamplona, l'assedio di Saragozza e la rotta di Roncisvalle. Altri elementi però sono meno puntuali e più fantasiosi: in realtà, la campagna si concluse negativamente per Carlo (Roncisvalle appunto) e molti dei nemici erano Baschi e non Saraceni.

L'autore ci racconta nel primo canto di come Carlo intendesse soggiogare la Spagna per poi darne la corona al nipote, il conte Orlando, e di come avesse inviato un messaggero a Marsilio per dichiarare guerra ai Saraceni. Questo viene già dalla Chanson de Roland, che canta però solo la parte finale dell'epopea. Successivamente Carlo si reca in Spagna con il suo esercito ed espugna via via le maggiori città, soprattutto Pamplona, retta dal re Isolieri. Orlando sfida a duello ed uccide il forte Ferraù, che si converte in punto di morte (tema ripreso da altri successivamente). Orlando in seguito viene creduto morto e passa attraverso una serie di viaggi e di avventure che lo conducono in Nordafrica, nei territori arabi.

Alla fine, vi è il famoso episodio del tradimento di Gano di Maganza, invidioso della gloria della famiglia di Orlando. Nella grande battaglia di Roncisvalle (non così grande nella realtà), perdono la vita i principali personaggi, salvo poi essere vendicati da Carlo, che riesce infine a conquistare la Spagna e a condannare il fraudolento Gano.

L'autore de La Spagna non è l'unico a cantare questi fatti, già molto noti al tempo. In particolare l'autore ripercorre le vicende del precedente poema Entrèe d'Espagne, trasponendoli in lingua italiana e in ottava rima.

L'Ariosto mostrerà di conoscerlo quando si troverà a fare alcune anticipazioni di eventi che non tratterà nel suo poema, relativi all'epopea della Spagna, come per esempio quando si trova ad anticipare la notizia della morte di Ferraù per mano di Orlando.

Nonostante non elegante e raffinato quanto i più moderni e celebri Orlando innamorato e Orlando furioso del Boiardo e dell'Ariosto, traspare comunque la parvenza di un lavoro di devozione e ricerca. Elegante la "confezione" di ogni canto, intendendo con ciò l'apertura e la chiusura, non che l'ultima ottava col nome dell'autore.[senza fonte]

Autore[modifica | modifica wikitesto]

Il presunto autore del poema è Sostegno di Zanobi da Fiorenza, anche se l'attribuzione è dubbia e il lavoro viene ancora indicato come opera di un anonimo. L'autore riporta il suo nome nell'ultima ottava del poema, nome che occupa esattamente un endecasillabo), ma questa non appare in tutti i manoscritti. Di questo Sostegno di Zanobi comunque non si sa pressoché nulla.

Temi religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Il poema è dedicato ad un generico "signor": probabilmente doveva trattarsi di uomo molto religioso, data l'apertura di ogni canto con un'invocazione religiosa e vista anche la chiusa con una benedizione di uno o due versi in nome di Dio.

Inoltre, la narrazione è pervasa da uno spirito di crociata, talora molto accentuato, probabilmente anche dovuto alla religiosità medievale.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]