Romanzo cortese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Questa raffigurazione ritrae il tema dell'Amor Cortese, dove vengono messe in risalto le doti e le virtù umane, elementi tipici del Romanzo Cortese. L'opera si intitola "Buona fortuna!" Olio su tela di Edmund Blair Leighton, 1900.
Un vassallo con il proprio valvassore: il classico esempio di fedeltà e onore all'interno di una corte medievale.

Il romanzo cortese è un genere letterario che si diffuse in Europa dalla seconda metà del XII secolo al XIV secolo. L'aggettivo "cortese" è riferito al contesto medioevale dell'ambiente di corte. Questo genere letterario venne adoperato perlopiù nella Francia settentrionale e in Inghilterra.[1]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del romanzo cortese risalgono alla corte di Enrico II d'Inghilterra e di Eleonora d'Acquitania. In questo ambiente, frequentato dai maggiori poeti in lingua d'oc, crebbe sempre di più l'interesse verso la poesia in volgare, che insieme all'esaltazione di leggende sulla dinastia inglese, diede vita al romanzo in prosa. Uno tra i primi scritti di questo genere ricordiamo il Romanzo di Troia di Benoît de Sainte-Maure, in cui l'origine della casata dei Plantageneti viene fatta risalire ai troiani, secondo la leggenda.[2]

Un altro pilastro portante fu Il Romanzo di Bruit del 1155 di Robert Wace, nel quale si alternano la narrazione avventurosa e le tematiche di natura amorosa.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La figura dell'eroe[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del romanzo cortese i personaggi si rifanno al comportamento tipico della società cortese idealizzata nella quale si esaltata il ruolo dell'eroe che è disposto a sacrificare la propria vita nell'interesse collettivo. Clamoroso esempio di ciò è la figura del cavaliere Orlando, l'eroe che si batté a lungo contro i Saraceni per liberare i territori in Spagna da loro occupati. L'eroe, per raggiungere i suoi ideali, oltre all'abilità nella cavalleria, deve possedere le cosiddette virtù cortesi come l'amore, la fedeltà e la gentilezza che possono essere stuzzicati solo attraverso l'amore di una dama.[3]

L'interpretazione dell'ideale[modifica | modifica wikitesto]

I romanzi danno largo spazio a vicende in cui primeggia l'amore e la magia, più che ai valori epici e religiosi tipici della chanson de geste. I contenuti si collegano prevalentemente al ciclo bretone o ciclo arturiano o della Tavola Rotonda. I personaggi agiscono secondo i principi della vita di corte, in cui primeggia la servitù verso il sovrano e l'onore nei confronti dei cavalieri e gente d'armi.[4]

Oltre all'amore, interpretato secondo la concezione che viene definita appunto dell'amor cortese, emergono i valori tipici della società cavalleresca, ovvero il desiderio d'avventura, l'esaltazione del valore individuale, l'idealizzazione del personaggio nobile contrapposto al "villano". Lo scopo dei testi era innanzitutto l'intrattenimento di un pubblico costituito da persone aristocratiche e di gusti raffinati.
I romanzi, scritti in lingua d'oïl, dapprima furono composti in versi, poi, nel XIII secolo, cominciarono ad essere scritti in prosa. Erano concepiti per la lettura privata e silenziosa, non per la recitazione pubblica come le chansons de geste. Una prova di questa modalità di lettura si ha nel famoso episodio di Paolo e Francesca nel canto V dell'Inferno:

«Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto, come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto»
(Dante, Inferno, V, vv.127-129)

Principali filoni narrativi[modifica | modifica wikitesto]

Fra i più famosi autori di romanzi cortesi occorre ricordare Chrétien de Troyes. Egli verso la fine del XII secolo scrisse cinque romanzi su cavalieri della Tavola Rotonda, tra i quali Lancillotto.
Un altro romanzo assai famoso è dedicato alla leggenda di Tristano e Isotta, anch'essa collegata al ciclo bretone. Mentre il Tristano di Chrétien de Troyes è perduto, restano frammenti di testi scritti da Béroul e da Tommaso d'Inghilterra. Vi sono traduzioni e rifacimenti in molte lingue dell'Europa settentrionale, nonché una versione in volgare di origine tosco-umbra. Si tratta del Tristano Riccardiano, così chiamato dalla Biblioteca Riccardiana di Firenze in cui fu scoperto il manoscritto.

Il ciclo Bretone di re Artù[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ciclo bretone.

I romanzi del ciclo bretone sono ispirati al folclore delle popolazioni celtiche di Francia e Inghilterra, che tali tradizioni furono raccolte nel XII secolo da Goffredo di Monmouth nella sua opera "Storia dei re di Britannia". Elemento tipico del ciclo bretone è l'elemento mistico, qualcosa di magico sconosciuto, come la ricerca del Santo Graal, la coppa dotata di virtù miracolose e che tutti tentano di trovarlo.

Il ciclo di Tristano e Isotta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tristano e Isotta.

Un'altra fonte di ispirazione per gli scrittori dei romanzi cortesi era la leggenda, che partendo da una base di vero, ad essa mescola elementi fantastici e surreali. Esempio di ciò è il tragico amore di Tristano e Isotta, una relazione travagliata segnata da vicende di amore e morte che legò i due amanti. Numerosi scrittori narrarono le vicende di Tristano e Isotta, tra questi si possono ricordare Thomas (1170) e Béroul, giullari vissuti entro la metà del XII secolo.

I cavalieri della tavola rotonda[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cavalieri della Tavola Rotonda.

Nel ciclo dei Cavalieri della Tavola Rotonda, essi erano coloro che possedevano un rango elevato all'interno della corte di Re Artù. Il numero di questi cavalieri variava da 12 a 150 a seconda dei racconti. Per essere ammessi dovevano presentare un codice di condotta ben definito.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Allen Lane, Arthur's Britain: History and Archaeology AD 367 - 634, The Penguin Press, 1971, ISBN 0-7139-0245-0.
  2. ^ Maria Leach, "Arthur", Funk and Wagnalls Standard Dictionary of Folklore, Mythology and Legend., New York, 1972.
  3. ^ Roger S. Loomis, "The Arthurian Legend precedente 1139", in The Romanic Review, 1941.
  4. ^ Daniel Mersey, Arthur King of the Britons: From Celtic Hero To Cinema Icon, Chichester, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]